I VANGELI CANONICI: SOTTO LA LENTE DELLA STATISTICA

di Alessandro Conti Puorger

 

SUI VANGELI CANONICI

I Vangeli definiti “canonici”, com’è ben noto ai cristiani, sono soltanto quattro, quelli pervenuti con i nomi attribuiti dalla tradizione ai loro autori che sono in genere presentati nel seguente ordine, detto orientale:

 

Matteo, Marco, Luca e Giovanni.

 

È questa una successione che, come vedremo, pare rispecchiare l’idea sedimentata del riferimento al tempo della loro formazione.

L’evangeliario di Vercelli - che si dice anteriore alla Volgata di Girolamo - il testimone più antico dei quattro Vangeli nel testo latino detto europeo, attribuito a sant’Eusebio di Vercelli, morto intorno al 371, invece, li presenta nella successione detta occidentale che premette i due apostoli ai due discepoli, quindi, nell’ordine: Matteo, Giovanni, Luca e Marco.

Quei quattro Vangeli sono detti “canonici” perché sin dai primi secoli furono ritenuti “legittimi” e “regolari”, quindi, dichiarati, “conformi” da parte dell’autorità deputata allora dalle comunità dei fedeli cristiani al riconoscimento della corretta dottrina per la tutela della purezza dell’annuncio apostolico.

L’autorità era quella dei vescovi “επίσκοπος - “episcopo”, che significa "supervisore", "sorvegliante", eletti per imposizione delle mani da parte degli apostoli di Gesù di Nazaret nelle varie comunità catechizzate da loro o dai propri discepoli, comunità che costituivano allora, per la volontaria unione fraterna, il corpo di Cristo in terra riunito dalle grandi Chiese di Gerusalemme, Antiochia, Roma, Alessandria e Corinto, poi passata a Costantinopoli.

Il termine Vangelo viene anche lui dal greco “εὐαγγέλιον o “eu anghélion"buona notizia", mentre l’aggettivo “canonico” è da connettere al termine latino “canon” che, appunto, significa “regola”.

San Giustino, già nel 160, nello scrivere la propria “Apologia” affermò che le “Memorie degli apostoli” erano chiamate Vangeli, il che appunto restringe in quell’ambito il cerchio ove trovare i “canonici”.

I nomi di Matteo e Giovanni, infatti, ricordano quello di due dei dodici apostoli scelti da Cristo, mentre Luca e Marco sono rispettivamente i nomi degli accompagnatori di San Paolo e di San Pietro nella loro predicazione.

Tutti gli Evangelisti nello scrivere quei Sacri Testi del cristianesimo attingono, allora, a un diretto ascolto di Gesù.

Matteo, Giovanni e Pietro, maestro di Marco, infatti, ebbero direttamente da Cristo prima e dopo la sua risurrezione l’illuminazione della Verità, mentre Paolo, già persecutore dei cristiani, poi maestro di Luca, ricevette sulla via di Damasco la rivelazione diretta dal Risorto, come è testimoniato nel libro degli Atti degli Apostoli.

Marco, quindi, riporta le testimonianze e le esperienze dello stesso San Pietro mentre Luca quelle di San Paolo e dichiara nel proprio Vangelo, che resoconta i fatti, “...come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola”. (Luca 1,2)

 

Per contrastare alcune comunità definite poi sette eretiche che usavano anche loro scritti attribuiti agli apostoli, in genere più tardivi, poi chiamati “Vangeli apocrifi”, già nel II secolo, quindi, ben prima che l’imperatore Costantino desse autorità pubblica alla Chiesa Cristiana, il primo a insistere che i Vangeli “regolari” erano solo quei quattro fu il teologo Ireneo di Lione (130-202 d.C.).

La motivazione che portò Ireneo fu che "il Verbo creatore di ogni cosa rivelandosi agli uomini, ci ha dato un Vangelo quadruplice, ma unificato da un unico Spirito. (Contro eretici, 3.11.8)

Vangelo quadruplice è, quindi, il combinato dei quattro Vangeli canonici, definito anche come il “Tetramorfo”, termine che trasferisce ai quattro Evangelisti le figure dei quattro esseri viventi, tutti alati, perché immagine di un’allegoria celeste, ricavati dalle visioni della “merkabah” o carro celeste del libro del profeta Ezechiele, riprese poi da quella dei "quattro esseri viventi" dall’Apocalisse.

Questi "quattro esseri viventi", che sono detti anche la “sacra quadriga” della “Merkabah” o cocchio di Dio, avevano l’immagine di:

 

 

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, peraltro, sottolinea:

 

102 - Dio, attraverso tutte le parole della Sacra Scrittura, non dice che una sola Parola, il suo unico Verbo, nel quale esprime se stesso interamente. (Ebrei 1,1-3) Ricordatevi che uno solo è il discorso di Dio che si sviluppa in tutta la Sacra Scrittura e uno solo è il Verbo che risuona sulla bocca di tutti gli scrittori santi, il quale, essendo in principio Dio presso Dio, non conosce sillabazione perché è fuori del tempo. (Sant’AgostinoEnarratio in Psalmum 103,4,1)

 

Il Verbo creatore, nelle antiche Sacre Scritture definite poi come Antico Testamento, è il Signore che per gli Ebrei ha un nome ineffabile, ossia impronunciabile, espresso dal Tetragramma Sacro, costituito in ebraico, appunto, da quattro consonanti, IHWH.

La finalità, poi, di tutta la TWRH, Torah o Legge, nome in ebraico pure formato da quattro lettere, non è altra che quella di far conoscere il Santo Nome del Signore, quadruplice per le lettere tenute assieme da un solo medesimo Santo Spirito. (Vedi: www.bibbiaweb.net/lett107s.htmTetragramma sacro nella Torah”)

 

Nachmanide Moses, mistico spagnolo ebreo (1194-1270 d.C.), commentatore biblico, infatti, ricordò che scopo dell’intera Torah è proprio presentare il Santo Nome e al riguardo scrisse: "Noi possediamo una tradizione autentica secondo cui la Torah è formata dai Nomi di Dio. Le parole che vi leggiamo possono essere anche suddivise in modo completamente diverso, componendo Nomi...”

 

I quattro Vangeli, in effetti, ci fanno proprio conoscere il Nome del Signore.

La “Buona Notizia” è di Lui, venuto nella carne per la salvezza di tutti gli uomini. I Vangeli sono quattro, proprio come le lettere del Suo Santo Nome!

Come vedremo Giovanni ci presenta con la teologia del Verbo la Sua essenza (iod) teologica, Marco fa da collegamento (waw) tra gli altri due, Matteo (he) e Luca (he) di analoga estensione che appunto aprono e narrano la sua storia completa nel mondo; in tal modo è tratteggiato il Santo Nome IHWH (he-waw-he-iod).

(Vedi: significati grafici delle lettere ebraiche nelle schede delle 22 lettere di quel alfabeto cliccando sui relativi simboli a destra della Home del sito www.bibbiaweb.net)

 

La formazione del canone cristiano della Bibbia - Antico e Nuovo Testamento - fu la conclusione di un lungo processo, portato avanti per oltre tre secoli dopo la nascita della prima Chiesa il cui sorgere fu la Pentecoste del 30 d.C., cinquanta giorni dopo la risurrezione di Cristo.

L’iter di formazione di quel canone si concluse soltanto verso la fine del IV secolo, dopo che erano apparse varie sette eretiche ( Docetismo, Cerintianesimo, Modalismo, Adozionismo, Marcionismo, Montanismo, Manicheismo, Novazianismo, Donatismo, Arianesimo, Apollinarismo, Priscillianesimo, Pelagianesimo, Monofisismo, Nestorianesimo, Monotelismo, Abeliani, Adelofagi, Macedonianismo).

Quel processo passò per le tappe del Concilio di Roma - 382, del Sinodo di Ippona - 393 e dei Sinodi di Cartagine - 397 e 419, fino a pervenire al riconoscimento, dopo il primo Sinodo di Cartagine, da parte di Innocenzo I (401-417) di quei quattro Vangeli come canonici.

La più antica lista dei libri “canonici” di tutta la Bibbia, corrispondente al canone attuale, si rinviene per la prima volta in una lettera del 367 di Atanasio d’Alessandria e poi nel decreto del 382 di papa Damaso.

Le comunità cristiane con tale decisione a difesa dalle eresie fissarono quel “canone” basato su solidi criteri, tra cui:

 

 

In aggiunta, ai Vescovi fu affidato il controllo sulle copie dei Vangeli man mano che erano prodotte.

Da quasi due millenni, vale a dire da quando sono stati scritti quei quattro Vangeli, libri sacri per il cristianesimo, i testi sono stati scrutati ed esaminati in tanti modi e sotto vari aspetti, linguistici e di contenuto teologico, sociale e morale.

La dimensione complessiva dei quattro Vangeli è di 89 capitoli con un totale di 3739 versetti, ma ciascuno, per dimensioni, è diverso, anche di molto, rispetto agli altri e singolarmente risultano così formati:

 

 

Gli scritti di Matteo e Luca sono i più ampi, mentre lo scritto più breve è quello di Marco e, in posizione intermedia, si trova quello di Giovanni.

Indipendentemente dalla dimensione, unico è il soggetto: la persona di Gesù di Nazaret, che per i cristiani è il Cristo, il Messia, il Figlio di Dio fattosi uomo e unico è lo Spirito di verità e di Sapienza che gli scritti annunciano ed in cui circola.

I quattro testi si sviluppano con molti episodi, alcuni appena abbozzati e non sempre riportati da tutti e quattro gli Evangelisti.

I Vangeli, infatti, non sono solo cronaca della vita di Cristo, ma in primo luogo sono la presentazione di una persona, la Parola Vivente, quindi, di fatto è anche tutta una “teologia” che investe il lettore e che intende rivelargli profonde verità di fede sul “Regno di Dio” e sull’incarnazione di Dio nel Figlio dell’Uomo e si comportano per il lettore iniziato e attento da catechesi efficaci che preparano il cuore e la mente a ricevere la grazia della comunione con la Sua divina persona.

La redazione scritta dei Vangeli di fatto fu il seguito di una tradizione orale, elaborata nelle comunità cristiane per almeno quasi tre decenni dalla morte di Cristo e che ha guidato e sostenuto la vita comunitaria dei primi cristiani.

Luca stesso nello scrivere il suo Vangelo nelle premesse - capitolo 1, versetti da 1 a 3 - sottolinea l’esistenza di diversi resoconti dei fatti di Gesù, precedenti al suo Vangelo.

 

Com’è noto, l’analisi storico-filologica di vari biblisti ha tra l’altro messo in evidenza che i primi tre Vangeli - Matteo, Marco e Luca - sono da ritenere scritti tra il 70 e l’85-90 d.C. e hanno una struttura letteraria praticamente parallela come se da quegli autori fosse stata seguita una stessa linea guida che poi molti individuano proprio nel Vangelo di Marco.

Nel XVIII secolo, infatti, lo studioso Johann Jacob Griesbach (1745-1812), filologo e biblista tedesco dell’Università di Jena, iniziò a far costatare che è possibile raffrontare versetto con versetto di quei tre Vangeli e disporli in forma sinottica, il che per le parti principali evidenzia, appunto, una radice comune di una fondata esperienza da cui furono estratti.

Secondo vari studiosi gli sviluppi della produzione dei quattro Vangeli canonici sarebbero i seguenti:

 

 

I più antichi documenti pervenuti contenenti parti di Vangeli sono:

 

 

Dei “sinottici”, l’epoca di redazione più vicina ai fatti pare proprio essere quella del Vangelo di Marco, che è riconosciuto contenere le catechesi di Pietro, morto martire a Roma nel 67, messe in buona forma da Marco che lo seguiva nel suo predicare.

Verso il 120, infatti, Papia di Ierapoli, come citato nella “Storia ecclesiastica” di Eusebio di Cesarea riferisce che "Marco, divenuto interprete di Pietro, scrisse accuratamente, ma non in ordine, tutto ciò che ricordava delle cose dette o fatte dal Signore" ed, inoltre, cita le parole dello stesso Papia: "Matteo raccolse quindi i detti di Gesù nella lingua degli Ebrei".

Al Vangelo di Marco, quindi, avrebbe fatto seguito l’edizione finale di Matteo in lingua greca dopo la prima edizione diretta agli ebrei in lingua ebraica o forse aramaica.

Del resto pure Origene, poi, nel III secolo, parlando dei Vangeli, fa riferimento a quello di Matteo come scritto in un primo tempo appunto nella lingua degli Ebrei.

Il Vangelo di Matteo in lingua greca, fu seguito o fu pressoché contemporaneo a quello di Luca ed entrambi riportano vari altri episodi, in modo particolare sull’infanzia di Gesù che gli altri non trattano.

 

Esiste anche una tesi che anticipa di un paio di decenni la redazione dei “sinottici” rispetta alle precedenti opinioni.

Tale tesi ha origine dal fatto che il libro degli Atti degli Apostoli termina con la prigionia di Paolo nel 62 a Roma e l’autore del libro degli Atti, Luca, compagno di predicazione di Paolo, comincia così quel libro: “Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi...”.

Questo primo racconto di cui parla Luca verosimilmente è proprio quello che chiamiamo il Vangelo di Luca, onde parrebbe che questo potesse essere stato già scritto prima del 62 d.C..

La tesi poi pare confermata dallo stesso San Paolo, in quanto, nella lettera 2Corinzi al versetto 8,18 si trova scritto “Con lui (Tito) abbiamo inviato pure il fratello che tutte le Chiese lodano a motivo del Vangelo” da cui sembra proprio potersi concludere che Luca avesse già composto il proprio Vangelo o almeno una prima edizione e che esso circolasse in tutte le Chiese, infatti, visto che dai biblisti la datazione di tale la lettera è fatta risalire tra il 54 e il 57 e allora un primo scritto di Luca sarebbe precedente a queste date.

In aggiunta, preso atto di quanto dice Luca agli inizi del proprio Vangelo 1.1-3 “Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato...”, è da concludere che ci furono delle “Memorie degli apostoli” in tempi precedenti alla tardiva ritenuta redazione finale dei Sinottici, tra cui forse quelle di Matteo e di Pietro, cioè quelle scritte da Marco, sarebbero proprio due di quelle Memorie note.

Tali “Memorie”, quindi, sarebbero state scritte prima del 70, ossia prima della distruzione del Tempio da parte delle legioni romane sotto il comando del futuro imperatore Tito e, in tal caso, il dire di Gesù sulla fine di Gerusalemme (in Matteo 24,1,51; Marco 13,1-36 e Luca 21,5-36), profezie da Lui pronunciate circa 40 anni prima dell’evento, non perderebbero di potenza per gli scettici se valessero le ipotesi tardive di redazione dei Vangeli.

Il biblista francese Jean Carmignac ritiene il testo greco di Marco una traduzione tra l'anno 50 e non oltre il 63 di un Vangelo redatto in ebraico o aramaico da San Pietro intorno al 42-45.

 

L’evoluzione temporale segnalata sulla redazione dei Vangeli, appare sottolineata anche dal numero di versetti di ciascun Vangelo che cresce da Marco a Matteo per divenire massimo in Luca che arricchiscono la storia terrena di Gesù con i così detti “racconti dell’infanzia” e con le genealogie.

Il Vangelo di Giovanni, scritto molti anni dopo gli altri, si presenta poi con uno stile diverso e più elaborato rispetto ai primi.

Di fatto questo Vangelo accoglie i “sinottici”, mai negandoli o tanto meno opponendosi, ma solo qualche volta precisando importanti nuovi dettagli e soffermandosi su fatti non raccontati o su aspetti non messi esaurientemente in luce dagli altri.

Tale Vangelo ha poi una propria peculiare originalità di forma e contenuti che amplia la visione sulla buona notizia di Gesù Cristo, il Messia, il Figlio di Dio di cui riporta pochi, ma densi episodi, filtrati attraverso una teologia più sviluppata, evidentemente frutto di anni di cammino con e delle comunità cristiane, episodi che sovente sono la base di catechesi battesimali.

Questo Vangelo da implicitamente per scontato il contenuto degli altri che erano ben noti quando fu scritto, tanto che non riporta l'istituzione dell'Eucaristia, ma pone in evidenza la lavanda dei piedi con i discorsi di Gesù dopo l’ultima cena.

È poi da osservare che il Vangelo di Giovanni, dopo il famoso “Prologo” 1,1-18, come del resto fa anche il Vangelo di Marco, inizia a esporre gli eventi del “Ministero pubblico di Gesù” dal battesimo nel Giordano.

Tutti e quattro i Vangeli però sono tesi a presentare l’uomo - Dio, Gesù di Nazaret, la complessa personalità e ne mettono in luce la duplice natura, umana e divina, il suo operare assieme ai suoi segni e i prodigi.

Tuttavia, mentre nei sinottici il discorso temporale si svolge nei tre anni dal battesimo al Giordano al sacrificio della croce, il Vangelo di Giovanni cita solo tre Pasque - 2,13; 6,4; 12,1 - per cui il tempo del suo ministero terreno che propone pare più ridotto.

Di seguito è presentata una tabella con un’elencazione che evidenzia alcuni episodi principali della vita di Gesù e i Vangeli che ne trattano.

Per facilitarne la lettura, gli eventi che sono narrati solo da due Vangeli sono indicati senza coloritura, quelli trattati dai “sinottici” in rosso e quelli di cui parlano tutti e quattro in verde, mentre i casi particolari che non rientrano nella precedente casistica, sono segnalati dal colore blu; la lettera N poi indica il numero dei Vangeli che riportano l’evento.

 

In questa tabella-elencazione è stata realizzata una sintesi quanto più aderente al contenuto dei Vangeli, ma vi sono altre diversità, anche all’interno dei sinottici, che non appaiono da questa riguardanti l’aspetto degli episodi trattati oltre che nell’esposizione di racconti, miracoli e discorsi anche nei momenti di singoli eventi e come duplicazione di avvenimenti nel caso della moltiplicazione dei pani di cui almeno una è presente in tutti e quattro i Vangeli.

 

MOMENTO

VANGELI

N

Note

Genealogia

Matteo, Luca

2

 

Nascita

Matteo, Luca

2

 

Infanzia

Matteo, Luca

2

Non gli stessi episodi

Battesimo

Matteo, Marco, Luca, Giovanni

4

 

Tentazioni

Matteo, Marco, Luca

3

 

Preghiera del Padre Nostro

Matteo, Luca

2

In Marco c’è un accenno in 11,25

Discepoli, miracoli insegnamenti

Matteo, Marco, Luca, Giovanni

4

Diversi

Moltiplicazione dei pani e dei pesci

Matteo, Marco, Luca, Giovanni

4

Matteo e Marco ne presentano due di episodi

Resurrezione del figlio della vedova di Nain

Luca

1

 

Resurrezione di Lazzaro

Giovanni

1

 

Tempesta sedata

Matteo, Marco, Luca

3

 

Trasfigurazione

Matteo, Marco, Luca

3

 

Cacciata venditori dal Tempio

Matteo, Marco, Luca, Giovanni

4

 

Ingresso messianico a Gerusalemme

Matteo, Marco, Luca, Giovanni

4

 

Ultima cena

Matteo, Marco, Luca, Giovanni

4

 

Istituzione della Eucaristia

Matteo, Marco, Luca

3

Giovanni ha la lavanda dei piedi

Passione, morte e Risurrezione

Matteo, Marco, Luca, Giovanni

4

 

Missione finale

Matteo, Marco, Giovanni

4

Luca negli Atti

 

Per tale episodio, infatti, pur se riportato da tutti i quattro Vangeli, quelli di Matteo e Marco hanno due distinti racconti, il primo parla di cinque pani e due pesci che sfamano cinquemila uomini oltre a donne e bambini (Matteo 14,13-21 e Marco 6,30-44) e il secondo dice di sette pani e pochi pesciolini per quattromila (Matteo 14,13-21 e Marco 6,30-44), ma solo la prima moltiplicazione è riportata anche da Luca 9,10-17 e da Giovanni 6,1-14.

Ancora, la risurrezione del figlio della vedova di Nain è un miracolo di Gesù descritto dal solo Vangelo di Luca (7,11-17) e non dagli altri sinottici e la risurrezione di Lazzaro si trova solo nel Vangelo di Giovanni al capitolo 11.

La preghiera del Padre Nostro poi si trova nella sua forma piena in Matteo e più ridotta in Luca 11,2-4 e con un accenno in Marco 11,25.

In definitiva sussiste l’unicità di soggetto e di finalità di quei Vangeli, ma molteplici sono le varietà tra loro nella forma espositiva e nella scelta degli episodi e nei tempi di quando gli episodi accaddero.

L’essenzialità del messaggio purtuttavia è piena in tutti e quattro i Vangeli.

A tale riguardo a titolo esemplificativo mi riferisco ai termini tanto usati nel cristianesimo, di “battezzare” e “risuscitare”.

 

Circa il “battezzare”, il concetto in pratica è uniformemente diffuso nei “canonici”, infatti, si trova:

 

 

Per quanto riguarda poi il “risuscitare”, in ciascuno dei quattro Vangeli si trova un’omogeneità di numero di versetti che ne parlano, come qui di seguito appare evidente:

 

 

VANGELO E ANTICO TESTAMENTO

Il personaggio storico di Gesù presentato dai Vangeli è un ebreo del I secolo che opera essenzialmente in Palestina e dice di sé d’essere un fedele osservante della Torah o libro della Legge, ossia del documento scritto che la tradizione attribuisce al profeta Mosè contenente tutti gli insegnamenti che gli furono dati da Dio sul Sinai e in varie tappe nel deserto deserto presso la tenda del convegno, precetti di cui alcuni, come le dieci parole o comandamenti, addirittura incisi dallo stesso dito di Dio sulle due tavole comprovanti l’alleanza di Dio con Israele, come racconta la stessa Torah.

Nel Vangelo di Matteo, infatti, si legge Gesù ebbe a dire di sé: “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto.

Di fatto, Gesù è l’annuncio vivente di un evento: Dio c’è, s’interessa d’ogni uomo, lo va a cercare, gli annuncia che la vita è eterna e ha aperto Regno dei Cieli per l’umanità, lo vuole salvare e destare il desiderio di salvezza dai propri errori, perché Dio lo ama e ha mandato il proprio Figlio in espiazione e come salvatore.

Ecco che quella che era la “religione” di un piccolo popolo diviene radice da cui spunta per opera di Dio un albero nuovo alla cui ombra sono chiamati tutti i popoli del mondo, una via di salvezza per tutti chiamati a entrare nel Nuovo Israele di Dio.

I Vangeli di conseguenza certamente risentono di questa situazione e necessariamente partono dalle radici dell’Antico Testamento da cui grazie allo Spirito Santo nasce Gesù.

Si farebbe confusione se si considerasse che la Torah fosse solo l’insieme delle prescrizioni e dei decreti che pur vi si trovano, ma è molto di più.

Sono libri profetici e soprattutto vi circola lo Spirito Santo che spande i suoi doni anche alla semplice lettura e meditazione, tanto che il relativo rotolo nell’ebraismo è incoronato e rivestito con un mantello e portato addirittura in processione come fosse una persona nel giorno della “Simchat Torah” o “Festa della Torah”.

Gesù, peraltro, in più occasioni discute alcune prescrizioni la Torah per portarle al senso che Lui propone quale autentico, come se in essa fossero stati introdotti anche dei precetti solo “umani”.

Il che è messo in evidenza quando Gesù, citando il profeta Isaia 29,13, in Matteo 15,7-9, dice: “Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo: Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini."

Qui di seguito ecco solo alcune delle fondamentali critiche portate da Gesù a prescrizioni della Torah come se, appunto, gli uomini che ne avevano accesso, oltre Mosè, quali re e sacerdoti del regno del sud, nei secoli, fossero intervenuti alterando in alcuni brani l’autentico volere divino:

 

 

In definitiva il completamento della Torah che Gesù dice di produrre è perlomeno duplice, sia nel senso di portare i veri comandamenti, ma soprattutto di attuare l’annuncio contenuto nella Torah dell’avvento del Messia, infatti, al riguardo nei Vangeli dice:

 

 

In modo esplicito sul Messia, peraltro, nella Torah è detto:

 

 

I Vangeli, dal più antico, forse il Vangelo per gli ebrei, ossia la prima edizione di Matteo, all’ultimo, quello di Giovanni, si propongono di rendere universale l’annuncio di Cristo.

Il Vangelo di Matteo, scritto essenzialmente per gli ebrei, tende ad inculcare in questi, orgogliosi della loro elezione a popolo di Dio di fare “...frutti degni di conversione, e non crediate di poter dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre.” (Matteo 3,8s) e, oltre la conversione, con la “Buona Notizia” propone loro di riconoscere fratelli aventi diritto alla stessa figliolanza tutti i popoli.

I successivi Vangeli, di Marco e Luca, si rivolgono ormai anche e forse soprattutto ai proseliti e ai pagani di lingua romana e greca, fatto ormai in essere al tempo dell’edizione del Vangelo di Giovanni.

Al riguardo, in tale Vangelo è da ricordare l’episodio seguente che segnala obiettivo del Cristo era proprio allargare la Buona Notizia agli altri popoli, infatti: “Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: Signore, vogliamo vedere Gesù. Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato.” (Giovanni 12,20-23)

Il Vangelo di Giovanni, insomma, pare così dare ormai per scontato l’avverarsi per la Chiesa di Cristo di quell’auspicata universalità.

 

Come si può confortare questa tesi?

Un indice che può essere utilizzato e che farà da test a tale fine è contare il numero di citazioni che si trova in ciascuno dei quattro Vangeli canonici di versetti che ciascun evangelista ha estratto dai libri della Bibbia ebraica detta Tanak, libri poi dal cristianesimo introdotti integralmente tra i libri del così detto Antico Testamento.

Ci si attende allora che più numerosi siano in Matteo e nei sinottici rispetto a Giovanni.

Ha senso, quindi, andare a individuarli.

Scorrendo i testi dei Vangeli, brani dell’Antico Testamento si trovano nei seguenti versetti:

 

 

Complessivamente si hanno 126 di citazioni nei sinottici.

Nel Vangelo di Giovanni, tali citazioni sono ormai rare e precisamente in 1,23.51; 2,17; 6,31; 12,13.15.38.40; 13,18; 16,25; 19,24.36.37.

 

In definitiva la situazione di quei versetti nei singoli Vangeli si presenta nei seguenti termini:

 

 

Il test ha funzionato e ha comprovato che man mano il “kerigma” di Cristo si porta alle nazioni più rade sono le citazioni di versetti dell’Antico Testamento.

Con la progressiva estensione dell’annuncio cui segue la crescita del grappolo delle comunità cristiane più lontane dall’ebraismo, quindi, accade che queste meno conoscono l’Antico Testamento, onde diviene meno pressante da parte degli Evangelisti riportare citazioni dei versetti degli antichi Sacri Testi, infatti, se poi il lettore diventerà un seguace senz’altro in lui nascerà il desiderio di accedere in qualche modo alle Sacre Scritture per conoscere di più sul proprio Signore.

È poi da evidenziare che la progressione del regredire di tali citazioni segue proprio la trafila dei Vangeli così come li propone la tradizione, vale a dire l’ordine: Matteo, Marco, Luca e Giovanni.

 

DIO PADRE

Dalla lettura dei Vangeli appare come per alcuni ebrei del I secolo “Dio Padre” fosse un appellativo controverso, in quanto, pare lo considerassero solo un’estensione allegorica antropomorfica, mentre per il cristianesimo è una verità di fede nei riguardi di Gesù Cristo il “Figlio Unigenito del Padre” e dei suoi seguaci, eletti a figli adottivi del proprio Padre.

Un’accusa a Gesù, per cui i Giudei cercavano di ucciderlo, infatti, fu proprio quella che ”...non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.” (Giovanni 5,18)

 

Questa diatriba nascondeva invero la problematica se il Messia fosse un uomo o fosse Dio o fosse uomo e Dio.

Sul pensiero di Dio come Padre si riportano alcune citazioni, non esaustive, estratte dai libri dell’Antico Testamento che paiono non necessariamente segnalare la presenza una divaricazione tra Antico e Nuovo Testamento,

Nella Torah o Pentateuco si trova in:

 

 

Nei Profeti al riguardo è detto:

 

 

Anche i Salmi e i Proverbi sono concordi:

 

 

Nei libri deuterocanonici poi si trova:

 

 

Con il soffio dello Spirito Santo Dio riempì il vaso di terra da Lui stesso plasmato che divenne l’uomo chiamato Adam ADM, senza padre ne madre, ma solo Figlio di Dio, come attesta inequivocabilmente il libro del Genesi; infatti, era a sua somiglianza e “somigliare” in ebraico ha il radicale DMH e le stesse lettere di Adam ci dicono che è “all’Unico A, simile DMH”.

 

Lo Spirito Santo di Dio però non esplicò in pienezza il proprio ruolo, perché, quale ospite indesiderato, s’allontanò dall’umanità che aveva fatto la scelta d’indipendenza da Dio Padre, proprio come accade nella parabola del ‘Figliol Prodigo” raccontata nel Vangelo secondo Luca in 15,11-32.

Era, perciò, attesa la nascita dall’Uomo, ossia da Adam, del figlio della pienezza che non era mai purtroppo potuto nascere a causa del peccato commesso con la propria sposa nel giardino dell’Eden di cui parla Genesi 3; infatti, tutti i figli dei due progenitori nacquero dopo la cacciata lontani dall’albero della Vita.

Il libro del Profeta Ezechiele, che inizia con la visione messianica della figura d’uomo splendente sul carro di Dio che va in tutte le direzioni con le immagini dei quatto esseri viventi, è caratterizzato dal titolo enigmatico di “Figlio dell’Uomo” che in quel libro è ripetuto ben 90 volte e poi lo è altre 30 volte nei successivi libri dell’Antico Testamento, finché in Daniele 7,13 si legge: ”Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco apparire, sulle nubi del cielo, uno, simile ad un figlio di uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui.”

Ecco che nei 4 Vangeli quel titolo di “Figlio dell’Uomo” è riferito sempre a Gesù ed a Lui stesso piace più volte così designarsi.

Quel titolo messianico con cui si autodesigna è, allora, allusivo, atto a suscitare nell’uditore l’immagine della venuta del Messia che era atteso per la fine dei tempi che si aprono, appunto, con la Buona Notizia di Lui portata dai Vangeli.

Il libro dell’Apocalisse, infatti, poi parlerà di quel “figlio d’uomo” in 1,13 e 14,14.

Al riguardo basta ricordare quanto Gesù disse al Sommo Sacerdote Caifa quando fu interrogato:Tu l'hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi dico: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo.” (Matteo 26,64)

 

Questo dire “Figlio dell’Uomo” si rinviene per 82 volte con questa frequenza nei quattro Vangeli:

 

 

 

È poi venuta l’idea di contare quante volte nei “Vangeli canonici” sono usate le seguenti espressioni, pure allusive alla figura messianica:

 

 

Questo esame pone in evidenza come la figura di “Padre” diviene veramente importante in Giovanni, segnalata da quella frequenza così distante dagli altri Vangeli, il che certamente è frutto della meditazione teologica di anni di comunità di fedeli cristiani che hanno recitato il “Padre Nostro”, preghiera, peraltro, non riportata da Marco.

 

Ecco, cosa accade complessivamente nei Vangeli sommando tutte quelle frequenze relative alla figliolanza divina del Messia:

 

Matteo

30

8

14

16

44

112

Marco

14

3

7

8

14

46

Luca

25

6

12

11

21

75

Giovanni

13

1

19

29

119

181

 

Ne discende chiaro il pensiero che tale questione nella trattazione dei Vangeli risente certamente dall’epoca della loro redazione e segnala il progressivo aumentare della dialettica tra comunità cristiane e la sinagoga per cui era sempre più sentita la necessità di asseverare presso i propri lettori e seguaci la divinità di Gesù di Nazaret rispetto alla posizione dell’ebraismo ufficiale che cresceva nella sua avversione alla “setta” dei cristiani; questione, peraltro, meno sentita in Marco e Luca che hanno soprattutto col proprio Vangelo di mira i pagani.

 

PROPOSTA DI CLASSIFICAZIONE

Tutto ciò premesso appare necessario trovare anche un modo semplice ed il più possibile oggettivo per confrontare il Vangelo di Giovanni con gli altri tre e poi misurare differenze all’interno dei tre che pur se sinottici comunque, come accennato, sono anche assai diversi tra loro per esposizione dei dettagli e non solo?

Per rapportarlo agli altri Vangeli canonici è comunque opportuno scegliere dei parametri oggettivi comuni, vedere come sono trattati in ciascuno e valutare poi le differenze.

Nel precedente paragrafo considerato che l’esame della frequenza di versetti dei Vangeli ha portato a una sensata conclusione, nasce la domanda se del pari vi possano essere altri suggerimenti cui possa portare la frequenza di altri versetti opportunamente scelti.

Occorre trasformarsi in “soferimSPRIM in ebraico dal radicale SPR per “contare”, quindi occorre essere dei “contatori” come furono i rabbini e gli scribi che dal I al VI secolo d. C. che si dedicarono a contare il numero di parole e di versetti del testo biblico della loro Tenak per vigilare sull'autenticità del testo nei manoscritti.

I “soferim”, come si trova nel “Talmud” parte “Halakhah”, non necessariamente erano rabbini, ma erano osservanti, di buon carattere e ben informati sull’arte del “sofrut vale a dire in materia di “contare”.

È questa, quindi, del contare, pur se appare una pratica poco messa in evidenza nel cristianesimo, non avulsa dalla mentalità antica per approcciare i sacri testi.

In linea con tali pensieri e allo scopo di tentare un confronto sulla base di frequenze riscontrabili nei Vangeli si è ritenuto operativo il cercare di misurare l’intensità o frequenza di quanto in ciascuno dei Vangeli è proposto di specifico sulla figura di Cristo, la cui presentazione del resto è il vero scopo di ciascun Vangelo.

Da ciò prende corpo l’idea di scegliere dal singolo Vangelo i versetti in cui Gesù è protagonista, attivo o passivo, o che comunque è al centro della vicenda e della storia?

Un criterio del genere peraltro supera valutazioni di merito circa i singoli discorsi e i modi espositivi, anche assai diversi, come ad esempio:

 

 

Gesù, infatti, in tutti tali Vangeli parla, compie degli atti, segni e miracoli, gli fanno domande, colloquia con tanti, insegna, propone parabole, fa dei discorsi, esprime dei sentimenti, prega, soffre, piange, si confronta con scribi e farisei, mangia e beve, va in barca, cavalca un asinello, cammina molto, anche sul mare, incontra e guarisce, scaccia demoni, risorge persone, cura lebbrosi, ciechi, paralitici, tanti dicono cose su di lui, lo toccano, lo affliggono, lo fustigano, lo schiaffeggiano, lo crocifiggono, ma pur se il soggetto è lo stesso in ciascuno dei Vangeli il tutto è espresso in forma, intensità e modi diversi e poi ciascun Evangelista fa propri commenti sullo scenario per inquadrare la storia.

Siccome è Lui, Gesù, il fine dei quattro Vangeli non può che incentrarsi in Lui la ricerca di confronto pur se gli aspetti formali dei testi è diverso l’uno dall’altro.

È così nata l’idea di scorrere ciascuno dei quattro Vangeli canonici e di provare ed estrarre da ciascuno di loro soltanto i versetti che accennano a Gesù che compie azioni direttamente o di terzi che compiono azioni su Gesù, o richieste che gli fanno, quando vi s’indica che inizia a parlare, senza riportare parabole o il contenuto dei discorsi, quando esprime sentimenti e quelli che descrivono il suo essere uomo e Dio o danno nozioni essenziali di contorno necessarie per inquadrare i fatti.

 

Per entrare nel merito, gli eventi descritti da ciascun versetto sono stati classificati nei seguenti gruppi o “proprietà” a seconda che riguardino:

 

 

I casi misti, duplici o triplici per “proprietà”, sono contati come singoli per quanto riguarda il censimento dei versetti estratti, ma nel lavoro delle altre verifiche statistiche si comportano come versetti duplici o triplici, perciò i versetti di “lavoro” sono in numero superiore agli “estratti” e la misura dei versetti di lavoro rispetto a quelli censiti diviene un dato caratteristico di stile dell’Evangelista in quanto ciascuno di loro si comporta in modo diverso associando nello stesso versetto anche varie “proprietà”.

 

Rispetto a queste “proprietà”, sono state raccolte le frequenze ovvero il numero di volte che compaiono in ciascun Vangelo e queste portano a misurare com’è presentato il Rabbi, il maestro con P e D, il taumaturgo e l’instancabile sua attività con F, la pazienza del Servo con F, l’intensità del suo rapporto con la preghiera, la sua partecipazione alla vita degli uomini e gli stati d’animo con S e i misti relativi, che fanno trapelare i vari Evangelisti, nonché l’attenzione degli stessi alla situazione al contorno con E.

 

La singola informazione raccolta, isolata dal contesto, permette di passare dall’ emozione ad un dato oggettivo, radicato nei Vangeli e nei loro contenuti, ma che, attraverso l’insieme di quanto rilevato, vuole cercare di esporre il modo peculiare e la densità dei fatti oggettivi di ciascun Vangelo per poter conoscere Gesù in modo particolare e da quattro angolature diverse.

Potenzialmente ne viene un’ampia informativa che può permettere di consentire di passare dalle emozioni e dalle sensazioni all’oggettività.

Certamente è questo un lavoro quantitativo che ha poco o nulla di qualitativo, perché s’interessa di dati estraibili dai Vangeli senza ovviamente un giudizio di merito sui contenuti, ma indirettamente tiene conto del peculiare modo di esporre e della densità dei fatti oggettivi d’ogni singolo Vangelo.

 

Ad esempio il famoso e prezioso “discorso della montagna “ che in Matteo riguarda ben 3 capitoli - 5, 6 e 7 - per 111 versetti, col criterio con cui si scelgono solo i versetti in cui Gesù ad es. comincia a parlare o espressamente dice ”vi dico” e simili, si conclude soltanto con l’estrarre e il sistemare 18 versetti.

Come pure il testamento di Gesù nel Vangelo di Giovanni che riguarda ben 125 versetti da 13,31 a fine capitolo 17 si risolve con 40 versetti estratti che per i casi misti duplici o triplici inducono 68 versetti di “lavoro”.

La ricerca, infatti, non riguarda la qualità dei concetti evangelici o della capacità esplicativa di questi da parte degli Evangelisti, ma di quante volte Gesù dice , opera o si opera direttamente e fisicamente su di Lui.

L’individuazione e la selezione dei versetti da estrarre è, in definitiva, un lavoro semplice e oggettivo, anche se chiede pazienza e attenzione e non si esaurisce con una sola semplice lettura, ma comporta, perché vi sia omogeneità, fare più iterazioni, per garantire un trattamento omogeneo, in quanto, per ciascun Vangelo occorre cercare di trovare tutti i versetti in cui Lui, Gesù, è il soggetto che sente con tutto se stesso, opera o dice o gli dicono o fanno qualcosa su di lui, indi, raccolti i versetti trovati è da provare a qualificare i versetti e le azioni ecc., ecc..

Pur se non intenzionale può invero presentarsi un minimo di soggettività per la valutazione dei sentimenti che si devono ricavare dalle parole utilizzate nei versetti, come si commosse, si turbò, piangeva, alzò gli occhi al cielo, pregava, benediceva, parla del Padre ecc., che però rivelano anche il sentire del singolo Evangelista che vi apporta indirettamente anche la propria diretta esperienza e /o commozione che coinvolge anche il lettore e che, in fin dei conti, sono parte esplicita del carattere di ciascun Vangelo.

La “proprietà” che si sintetizza nei versetti tipo S è molto rara trovarla in modo puro nei vari Vangeli, ma è spesso trovata in versetti di tipo misto ove appaiono due o tre proprietà in contemporanea; infatti, di casi riferibili alla singola e semplice classe S, se ne trovano solo tre, precisamente:

 

 

Per chiarire il processo di selezione applicato, si precisano, con esempi, gli altri vari casi di attribuzione sia per una singola definizione che di un misto triplice:

 

 

Leggendo con attenzione i quattro Vangeli, accanto ad ogni versetto estratto è stato indicato se l’evento di cui quel versetto riguarda è di tipo P, E, D, F, F, S o se è di tipo misto.

 

Sono stati successivamente contati e classificati i vari casi selezionati.

I versetti estratti complessivamente dai quattro Vangeli sono stati 1753 rispetto al totale di 3739.

L’elaborato conclusivo della raccolta delle informazioni, è riportato in calce a questa trattazione.

I versetti vi sono citati spesso in modo sintetico e in caso di dubbi sull’attribuzione di merito, di quelle che chiamo “proprietà”, è comunque opportuno per chi volesse verificare andare poi al versetto completo che si trova nel relativo Vangelo.

Ho usato i testi della traduzione C.E.I. del 2008.

Il lavoro di raccolta e classificazione ottenuto permette di caratterizzare ciascun Vangelo e, anche, confronti sui temi informativi selezionati.

Di seguito sono discussi i risultati dei versetti estratti

 

RISULTATI PER VARI VANGELI

Sono riportate nella tabella seguente le frequenze dei versetti estratti per le varie “proprietà”, anche miste, ricavate da ciascun Vangelo:

 

Per:

MATTEO

MARCO

LUCA

GIOVANNI

E

28

 

 

25

 

 

46

 

 

50

 

 

P

130

 

 

79

 

 

119

 

 

53

 

 

D

70

 

 

57

 

 

67

 

 

69

 

 

F

46

 

 

45

 

 

40

 

 

32

 

 

F

29

 

 

20

 

 

35

 

 

43

 

 

S

1

 

 

1

 

 

 

 

 

1

 

 

EP

 

 

 

 

 

 

1

1

 

1

1

 

EF

 

 

 

1

1

 

 

 

 

 

 

 

PF

28

28

 

28

28

 

37

37

 

49

49

 

PF

1

1

 

1

1

 

 

 

 

 

 

 

PS

32

32

 

49

49

 

64

64

 

68

68

 

DP

8

8

 

6

6

 

16

16

 

4

4

 

DF

1

1

 

 

 

 

4

4

 

8

8

 

DS

6

6

 

 

 

 

1

1

 

1

1

 

FD

7

7

 

4

4

 

3

3

 

9

9

 

FF

1

1

 

7

7

 

8

8

 

2

2

 

FS

12

12

 

6

6

 

14

14

 

19

19

 

FS

10

10

 

15

15

 

10

10

 

11

11

 

EPF

 

 

 

 

 

 

2

2

2

1

1

1

EPS

1

1

1

 

 

 

 

 

 

1

1

1

EFS

 

 

 

 

 

 

1

1

1

 

 

 

PDS

2

2

2

 

 

 

 

 

 

3

3

3

PFD

1

1

1

 

 

 

 

 

 

8

8

8

PFF

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2

2

2

PFS

9

9

9

27

27

27

15

15

15

31

31

31

PFS

1

1

1

 

 

 

1

1

1

 

 

 

DFS

 

 

 

 

 

 

3

3

3

 

 

 

FFS

 

 

 

 

 

 

3

3

3

2

2

2

NE

424

120

14

371

144

27

490

183

25

468

220

48

NL

558

542

698

736

 

Con i suddetti criteri e modi i versetti raccolti NE relativi direttamente all’operare di Gesù con parole P, a domande che gli fanno D, a opere o fatti F di Lui o su di Lui F nonché a Suoi sentimenti S e che riguardano solo eventi E da sfondo della Sua storia, compresi i versetti misti, sono stati per:

 

 

Il rapporto tra NL versetti di lavoro e NE, versetti estratti, nei vari Vangeli è:

 

 

Il rapporto tra i versetti estratti che riguardano, domande, atti, inizi di detti e manifestazioni palesi di sentimenti da parte di Gesù e di ambientazione e versetti complessivi di ciascun Vangelo è pari a:

 

 

Entrando poi nel merito di ciascun Vangelo complessivamente si ha che:

 

Per Matteo,

 

Per Marco,

 

Per Luca,

 

Per Giovanni,

 

COMPARAZIONE SINTETICA DEI RISULTATI

La sottostante sintesi informativa o tabella riporta per ciascun Vangelo il numero dei versetti complessivo N, quelli estratti NE, quelli di lavoro NL, contando per questi due volte o tre volte a seconda dei casi i versetti misti, e la percentuale relativa ai NE/N e NL/N in ciascun Vangelo:

 

 

N

NE

NL

NE/N%

NL/N%

Matteo

1071

424

558

39,7

52,1

Marco

678

371

542

54,6

80,0

Luca

1151

490

698

42,7

60,6

Giovanni

839

468

736

55,8

87,7

Totali

3739

1753

2536

 

 

 

Complessivamente:

 

 

Si ricava che, rispetto alla lunghezza, vale a dire al numero N di versetti di ciascun Vangelo, il più denso d’informazioni su Gesù è Giovanni con 55,8%, seguito da Marco, poi da Luca e infine da Matteo, mentre, relativamente ai soli Vangeli sinottici il più “denso” è quello di Marco che scriveva per i romani, gente pratica, e forse per questo il suo racconto è essenziale e asciutto.

Il totale delle informazioni relative alle singole “proprietàE, P, D, F, F, S, e alle miste, sono indicate con un sigma maiuscolo S e l’iniziale della relativa proprietà.

 

Per SE relativa si ha:

 

Matteo

SE = E 28 + EPS 1

=

29

Marco

SE = E 25 + EF 1

=

26

Luca

SE = E 46 + EP 1 + EFS 1 + EPF 2

=

50

Giovanni

SE = E 50 + EP 1 + EPS 1 + EPF 1

=

53

 

Lo schema mostra che il Vangelo più denso di riferimenti ad ambientazioni storiche e preparatorie dei fatti che accadono, è Giovanni, seguito da Luca e poi, a notevole distanza da Matteo e Marco.

 

Per SP, relativa alla somma dei versetti in cui Gesù inizia un discorso si ha:

 

Matteo

SP = P 130 + PF 28 + PF 1  + PS 32 + DP 8 + DPS 2 + EPS 1 + PFS 9 + PFD 1 + PFS 1

=

213

Marco

SP = P 79 + PF 28 + PS 49 + DP 6 + PF 1 + PFS 27

=

190

Luca

SP = P 119 + PF 37 + PS 64 + DP 16 + EP 1 + EPF 2 + FPS 1 + PFS 15

=

255

Giovanni

SP = P 53 + PF 49 + PS 68 + EP 1 + PD 4 + PFF 2 + PFD 8 + EPS 1 + EPF 1 + PFS 31 + PDS 3

=

221

 

Il Vangelo di Luca è quello che più frequentemente introduce il discorso di Gesù, seguito, nell’ordine, da Giovanni, Matteo e Marco.

 

Per SF, relativa alla somma dei versetti in cui Gesù compie degli atti si ha:

 

Matteo

SF = F 46 + PF 28 + FS 12 + FF 1 + FD 7 + PFD 1 + PFS 9

=

104

Marco

SF = F 45 + FF 7 + PF 28 + FS 6+ FD + 4 EF 1 + PFS 27

=

118

Luca

SF = F 40 + FF 8 + FS 14 + PF 37 + FD 3 + DFS 3 + EPF 2 + FFS 3 + EFS 1 + PFS 15

=

126

Giovanni

SF = F 32 + PF 49 + FD 9 + FS 19 + FF 2 + PFF 2 + PFD 8 + EPF 1 + PFS 31 + FFS 2

=

155

 

Il Vangelo di Giovanni si distacca notevolmente dagli altri nel presentare atti e segni di Gesù, seguito da Luca, quindi da Marco e Matteo.

 

Per i versetti in cui a Gesù si fanno domande SD si ha:

 

Matteo

SD = D 70 + DS 6 + DF 1 + FD 7 + DP 8 + DPS 2 + PFD 1

=

95

Marco

SD = D 57 + FD 4 + DP 6

=

67

Luca

SD = D 67 + FD 4 + FD 3 + DS 1 + DP 16 + DFS 3

=

94

Giovanni

SD = D 69 + FD 9 + DF 8 + PD 4 + DS 1 + PFD 8 + PDS 3

=

102

 

Si verifica che il Vangelo di Giovanni presenta il maggior numero di domande a Gesù, seguito da Matteo e Luca e a maggior distanza da Marco.

 

Per i versetti in cui su Gesù si compiono degli atti SF si ha:

 

Matteo

SF = F 29 + DF 1 + PF 1 + F 10 + FF 1 + PFS 1

=

43

Marco

SF = F 20 + FF 7 + FS 15 + PF 1

=

43

Luca

SF = F 35 + FF 8 + FS 10 + FD 4 + FFS 3 + FPS 1

=

61

Giovanni

SF = F 43 + DF 8 + FS 11 + FF 2 + PFF 2 + FFS 2

=

68

 

Ancora il Vangelo di Giovanni ha il primato nella descrizione di atti che compiuti su e verso Gesù, seguito da Luca e a distanza a pari livello da Marco e Matteo.

 

I versetti SS in cui Gesù rivela direttamente o indirettamente il proprio sentire sono così distribuiti:

 

Matteo

SS = S 1 + DS 6 + PS 32 + FS 12 + FS 10 + DPS 2+ EPS 1 + PFS 9+ PFS 1

=

74

Marco

SS = S 1 + FS 15 + FS 6 + PS 49 + PFS 27

=

98

Luca

SS = FS 14 + FS 10 + PS 64 + DS 1 + DFS 3 + FFS 3 + FPS 1 + EFS 1 + PFS 15

=

112

Giovanni

SS = S 1 + FS 19 + FS 11 + PS 68 + DS 1 + EPS 1 + PFS 31 + PDS 3 + FFS 2

=

137

 

Giovanni ancora una volta presenta in modo più marcato il “sentire” di Gesù, seguito da Luca, e da Marco che per tale proprietà supera quello di Matteo.

 

La seguente tabella sintetizza quanto finora ottenuto:

 

Vangelo

SE

SP

SF

SD

SF

SS

Matteo

28

213

104

95

43

74

Marco

26

190

118

67

43

98

Luca

50

255

126

94

61

112

Giovanni

53

221

155

102

68

137

 

Si osserva allora che:

 

 

Sostituendo i valori di ciascuna colonne del prospetto ,con un ordinamento dato dai numeri da 1 a 4, si può tentare di fare una graduatoria dei quattro Vangeli per le 7 “proprietà” SE, SP, SF, SD, SF e SS:

 

Vangelo

SE

SP

SF

SD

SF

SS

Matteo

3

3

4

2

3

4

Marco

4

4

3

4

3

3

Luca

2

1

2

3

2

2

Giovanni

1

2

1

1

1

1

 

 

Indipendentemente dalla lunghezza di ciascun Vangelo, si può così avere un sintetico dato di confronto tra di loro sotto l’aspetto della presentazione della figura di Cristo in base ai versetti estratti sommando per ciascuno i valori ottenuti nella graduatoria, per i sei aspetti considerati, dando eguale peso a ciascuna proprietà.

Se non si considerasse la “proprietà” SE (ora posta tra parentesi) la graduatoria quella dopo i puntini... diviene.

 

Vangelo

SE

SP

SF

SD

SF

SS

 

Matteo

(3)

3

4

2

3

4

(15)…12

Marco

(4)

4

3

4

3

3

(21)…17

Luca

(2)

1

2

3

2

2

(12)…10

Giovanni

(1)

2

1

1

1

1

(7)…6

 

Il Vangelo di Giovanni, insomma, pare dare una risposta favorevole rispetto agli altri e presenta il primato di 5 su 6 oppure di 4 su 5 degli aspetti presi in esame; infatti, ha il più elevato numero di (SE) di SF, SD, SF e SS.

 

Sussiste la conferma che i racconti delle vicende di Gesù, inizialmente ricordato per le parabole, i miracoli e le vicende della passione, morte e risurrezione si sono arricchiti, con quelli dell’infanzia e di ulteriori eventi e discorsi di Gesù rimasti nella memoria di discepoli, ma che solo in un secondo tempo sono diventati conoscenza e annotati dalle comunità che quelli frequentavano divenendo la base catechetica per i vari sacramenti.

 

Si può allora provare a concentrare il confronto solo dal tempo del ministero di Gesù escludendo in Matteo e Luca le parti iniziali dell’infanzia e della nascita di Giovanni Battista e in Giovanni il “prologo” al fine di vedere nello stesso periodo di storia terrena di Gesù se si presentano modificazioni rispetto a quanto sinora visto.

Per Matteo si tratta di escludere i capitoli 1 e 2 per i complessivi 48 versetti, onde quelli in esame si riducono a 1023.

Si vengono così a perdere 14 versetti estratti che risultano diventare 410 e vengono a mancare 6E e 8F.

 

Per il Vangelo di Luca si tratta di escludere 167 versetti dei capitoli 1, 2 e 3, salvo per quest’ultimo i 3,21 e 22 del battesimo nel Giordano, onde quelli in esame risultano essere 984.

Si vengono così a escludere 30 versetti estratti che risultano diventare in totale 460 e vengono a mancare 14E, 2D, 3FS, 1PS 1FF