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RICERCHE DI VERITÀ...

 
DA VECCHIE PERGAMENE
LA CRUX PER USCIRE DAL LABIRINTO

di Alessandro Conti Puorger
 

Intendo portare all'attenzione un'interessante pergamena, di centimetri 38x25, che si trova nella Stiftsbibliothek del monastero Benedettino di San Gallo in Svizzera, attribuita ai Carmina di Venantius Fortunatus.

La suggestiva immagine di tale pergamena (1), che m'è sembrata la mappa di un tesoro, è la seguente:


Chi è Venantius Fortunatus?
Il suo nome completo è Honorius Clementianus Venantius Fortunatus.
Questi, che visse nei VI e VII secolo d.C., nacque in Valdobbiadene vicino Tarvisio tra il 530 e il 540 (nato vivente San Benedetto 480 - 547), fu educato a Ravenna e nel 570 lasciò l'Italia.
Visse nell'Europa settentrionale soprattutto nelle Gallie, fu vescovo di Poitiers, in Francia ove morì nel 610 d.C..
Là fu fatto santo - Sanctus Fortunatus - e la sua festa è celebrata il 14 Dicembre.
Fu scrittore e poeta che compilò famosi poemi di lode a Dio ed alla croce di Cristo  (2).
Tra i Carmina sono conosciuti il "Pange lingua" e il "Vexilla regis".
Fu anche autore di lettere e vite di santi in prosa rimata, stile che si svilupperà nei secoli successivi.

Quella pergamena fa comprendere come monaci e uomini dei chiostri, i famosi amanuensi, copisti di libri antichi, secondo il motto benedettino "ORA ET LABORA", lavoravano meditando sui misteri del Signore.

Perché questo mio interessamento?
Perché appena ho visto quella pergamena il mio pensiero è andato al famoso "quadrato palindromo" del SATOR o ROTAS.

S A T O R
A R E P O
T E
N E T
O P E R A
R O T A S


Di cui ho parlato nei due articoli "Il quadrato del Sator simbolo cristiano" e "Il quadrato del Sator è il carro di fuoco di Ezechiele?" alla cui lettura rimando.

Dal secondo articolo uscì l'idea combinata della croce del Nazzareno N che TENET, cioè sostiene il mondo e da Cristo tutte le sue realtà vengono redente.

Quella del Sator Rotas è scritta antica, trovata addirittura negli scavi a Pompei e poi frequente su facciate di chiese di mastri comacini.
La Crux Cristi è come sole a spirale che ROTAS con l'evangelizzazione nel mondo illuminando ogni realtà che altrimenti resterebbe confinata nel buio e che colpita dalla luce si converte prendendo il giusto colore e sapore della vita.


Immedesimiamoci in questo amanuense che inizia la pergamena ponendo al suo centro la prima lettera, sintesi della sua meditazione: Il Cristo sintetizzato nella lettera C, e la scrive in verde.
Poi scrive 4 R (come iniziale sia di Rotas, ma soprattutto di Rex) e segue in cascata la parola CRUX, cioè croce, che irradia da quei C ed R nelle 4 direzioni e si legge in ogni senso, verso destra e a sinistra, verso l'alto e verso il basso.

Ne risultò:


Il verde è colore che irradia la vita, delle piante di un'oasi che nascono nel deserto giallastro della pergamena, segno che esce acqua dal costato del Cristo, capace d'irrigare le realtà più aride portando vita nella morte.
Da questo paradiso ove scorre l'acqua nei 4 rami, esce vita in tutte le direzioni.

Verso destra, cioè a est, l'amanuense scrive:

"CRUX DOMINI MECUM", cioè "La Croce del Signore è con me" e piega il "MECUM" sia verso sud, sia verso nord a uncino di una croce.

Verso sinistra, cioè a ovest, scrive con scrittura da destra a sinistra:

"CRUX MIHI REFUGIUM", cioè "La Croce è il mio rifugio" e piega la scritta "FUGIUM" sia verso nord, sia verso sud (guardando la pergamena il braccio di sinistra è più lungo d'una lettera di quello a destra, perciò Ŕ lecito considerare uncino l'intero FUGIUM).

Verso il basso, cioè a sud, scrive:

"CRUX EST QUAM SEMPER ADORO", cioè "La Croce del Signore è ciò che adoro" e piega "ADORO" sia verso est che verso ovest.

Verso l'alto, cioè a nord, scrive con scrittura dal basso in alto:

"CRUX MIHI CERTA SALUS", cioè "La Croce è mia sicura salvezza" e piega la scritta "SALUS" sia verso est che verso ovest.




Si forma così una croce uncinata destrorsa e sinistrorsa, unite a modo di croce di Gerusalemme, ove le aste sono gli assi e le ruote del carro d'Ezechiele (la mercabah), come risulta dalle figure di sopra ottenute ritoccando l'immagine della pergamena completa d'origine.
Quel amanuense ripete poi le 4 frasi di cui ho detto per 5 volte aggiungendo le lettere corrispondenti al ramo di ciascuna frase 2 volte a destra e 2 volte a sinistra dell'asse verticale della croce e 2 volte sopra e 2 volte sotto l'asse orizzontale della stessa fino ottenere la pergamena presentata completa più sopra.
È da notare che quelle quattro parole estreme sono, sia in senso destrorso che sinistrorso, SALUS MECUM "La salvezza Ŕ con me" AD ORO FUGIUM che più o meno con qualche licenza può dire "Quando io prego mi salvo".
L'autore e/o quel frate mentre eseguì la copia di quella pergamena, di fatto, LABORA, ed attua il pensiero di San Benedetto perché ORA.

Come abbiamo fatto un salto di circa 500 anni tra il "quadrato magico" apparso, tra le prime volte a Pompei - quindi prima del 79 d. C. e che ritengo opera di Cristiani delle origini - e la Crux di Venantius Fortunatus a San Gallo, faccio un altro salto di 500 anni e mi porto al famoso mosaico absidale della prima metà del XII secolo della Basilica di San Clemente a Roma.

Mosaico absidale della Basilica di San Clemente a Roma

Da un ciuffo di acanto, che rappresenta la gloria entro il quale la famosa cerva del Salmo 42: "Come la cerva anela ai corsi d'acqua, così l'anima mia anela a te, o Dio." (Sal. 42,2) lotta col serpente malefico, si innalza la Croce su cui c'è un Cristo, "patiens", ma "triumphans", con dodici colombe, gli Apostoli e ai lati Maria e Giovanni con sopra la mano del Padre con la corona di gloria per il Figlio.
La Croce è albero della vita del Paradiso di cui si può mangiare e da cui scorrono le acque dell'Eden a cui si abbeverano le cerve, ossia le anime.
Dall'albero della vita escono spirali, tutte collegabili alla croce, che avvolgono come in un labirinto le varie realtà del mondo raffigurate allegoricamente con animali, che con le loro qualità raffigurano i vari aspetti umani, cervi, pavoni, cigni, colombi, volatili vari, unite a scene di vita quotidiana come un pastore col gregge, una donna che sparge becchime per i polli, lumi, amorini in volo, ecc.
Dal centro della croce si irradia una luce e le spirali estreme sono ancora in ombra in attesa di venire colpite dalla luce del Cristo.
Cioè la buona notizia sta percorrendo il mondo.
(Ricordo che la dedicazione a San Clemente avvenne proprio per merito di evangelizzatori, i santi Cirillo e Metodio, inviati nell'863 dall'imperatore bizantino Michele III ad evangelizzare la Moravia, che convertirono in oriente gli abitanti dei territori della attuale Russia. San Cirillo aveva lÓ ritrovato nello 861 le reliquie che credette di papa Clemente e l'ancora, strumento del suo martirio.)
Fra le spire che escono dalla Croce Padri e Dottori della Chiesa - Girolamo, Agostino, Ambrogio e Gregorio - assieme a potenti in ricche vesti, forse principi e re della terra.
Sotto, c'è una iscrizione che paragona la chiesa ad una immagine del paradiso e si allude a reliquie della Croce murate nelle pareti dell'abside.
Il tema del mosaico in definitiva è la Redenzione, come dice l'iscrizione.
Si vedono così esplicitate l'antica idea del ROTAS e della Croce gloriosa di Venantius Fortunatus di quella pergamena a San Gallo.

Tutto ci˛ che è prigioniero delle tenebre, immagine del "male" è stato giudicato ed è stato stabilito che verrà vinto e finirà; di ciò e garanzia la risurrezione del Cristo che è luce che s'irradia nel mondo.
La luce del Cristo che come una girandola rotea con l'evangelizzazione nel tempo e nello spazio attua quanto detto nel libro della Sapienza per i giusti che "Nel giorno del loro giudizio risplenderanno; come scintille nella stoppia, correranno qua e là." (Sapienza 3,7)
Quella luce che prende forza dal Cristo fa percorsi tali che finiscono ad irretire il male che resta confinato come in isole che verranno erose o si seccheranno.
Si realizza quanto è detto in Giobbe "Poi gli ho fissato un limite e gli ho messo chiavistello e porte e ho detto: Fin qui giungerai e non oltre e qui s'infrangerà l'orgoglio delle tue onde." (Gb. 38,10.11)
Questa è la visione della "Buona notizia" onde il male è confinato e non ha più forza, perché la vittoria di Cristo sulla morte è presagio di sconfitta finale di tutto del mondo delle tenebre; la paura della morte è, infatti, il pungolo che porta l'uomo ad essere schiavo del proprio egoismo per tutta la vita.

Il mito greco di Teseo - che tra l'altro discese agli inferi - del labirinto, in cui uccise il Minotauro, mostro dal corpo umano con la testa di toro, e di Arianna grazie alla quale poté uscire dal labirinto col famoso filo, fu rivisitato e acquisito come allegoria per Cristo che entra nei sotterranei della morte, a cui tutti gli uomini sono soggetti e la finisce riuscendo ad uscire a caparra di salvezza per tutti.
La vita, vista come labirinto in cui ci si può perdere, ma da cui si può essere liberati trovando una via d'uscita, il famoso filo d'Arianna, che nella fattispecie cristiana è la fede, è il tema che ogni anima toccata dalla grazia della conversione può descrivere, come fece il sommo Dante quando così esordisce nella sua Divina Commedia:

"Nel mezzo del cammino di nostra vita
mi ritrovai in una selva oscura
ché la diritta via era smarrita."

In definitiva ogni uomo è un labirinto in cui opera di certo un istinto bestiale.
Si tratta di trovare il vero sé stesso, il conio del proprio io che è ad immagine e somiglianza del prototipo che è il Cristo, per uscire dal labirinto in cui ci si trova.
Il filo d'Arianna per il laico è la ragione, ma per il cristiano è la fede, una grazia, un filo lasciato da uno che ne è già uscito vincitore, cioè che il bestiale Minotauro ha vinto.
Si può infatti vincere il bestiale perché un eroe, il Cristo, in definitiva ha ucciso il mostro della morte la cui paura ci tiene imprigionati e da forza e collabora con l'uomo che tenta di uscire dal proprio personale labirinto e che cerca una via impedita dal male dentro di sé.

Il primo riferimento ufficiale del mito di Teseo e del labirinto rivisitati dalla fede Cristiana data nel 324 d.C. su una immagine di labirinto riportato sul pavimento della Basilica di Reparato ad Orleansville.
Ora nella stessa Biblioteca di San Gallo c'è una pergamena, la Handerscrift Nr. 197, S.122, (25,4x18 cm.) di cui riporto la foto tratta dalla guida, che raffigura un labirinto:

Labirinto

Anche questa, come l'altra pergamena della Crux, è nella stessa vetrina 6 di quella Biblioteca, il che è stato per me una conferma.
Quel labirinto è uno sviluppo portato dalla meditazione di quei monaci sulle grandi linee della liberazione portata dalla Crux del Cristo.
Osservo che quel labirinto ha due piedi; non è perciò una costruzione muraria, è la condizione di un vivente.
Il percorso nero, del male, del bestiale, di fatto, porta solo ad un vicolo cieco.
Quello stesso percorso nero s'interpone, blocca, perché di fatto non vede e non fa vedere la prima apertura a sinistra che porta al centro.
Il percorso personale che originariamente era aperto è stato impedito.
A questo punto è da prendere atto della vittoria della Crux e tutto va rivisitato alla luce di quella vittoria come c'insegna il mosaico dell'abside della Basilica di San Clemente e come avevano compreso quei monaci.
La buona notizia è che il male ha un tempo e sta solo nel tempo, ma l'uomo ha una vita nel tempo limitata e una vita eterna che gli ha aperto la certezza della risurrezione del Cristo.
Il tempo così è stato redento e chi entra concretamente in questa visione puà giè in questa vita entrare, ma giorno per giorno, nella vita eterna.
Il monaco sapeva che ogni giorno era chiamato a sconfigge il bestiale che gli impedisce di scorgere la gloria della propria croce quotidiana.
Ciò lo poteva conseguire con ORA et LABORA, via non impedita anche oggi a chi ne prenda atto e desideri partecipare della grazia di Cristo nelle attività della propria vita, cioè lavorando, ma attuando il "pregate incessantemente" di San Paolo in Efesini 6,18.

Note:
1.  "Handschrift Nr. 196, S.40 Vetrina 6, De signaculo sanctae crucis" - che ho tratto dal catalogo "Gemheimnisse auf Pergament" della Biblioteca.
2. "De virtutibus Martini Turonensis"; "Carmina miscellanea"; "Quem terra, pontus, aethera"; "In laudem sanctae Mariae"; "De navigio suo invenitur"; "De excidio Thoringiae".

a.contipuorger@gmail.com

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