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SACERDOTE PER SEMPRE
di Alessandro Conti Puorger

IL SACERDOTE
Queste pagine sono un personale approfondimento sui sacramenti cristiani detti del "servizio" che gli "sposati" con quei vincoli dovrebbero avere presenti.
Accade, infatti, sempre più spesso, che molti, al sopraggiungere di crisi di fede al cedere a tentazioni o al sopraggiungere di diverse aspirazioni, dimenticano di essere in missione e allora, oltre a far male a se stessi, sono di cattivo esempio e fanno tenebra mentre avrebbero dovuto portare luce.
Il fatto è che, come chi ha ricevuto un "ordine sacro" è "sposato" con un matrimonio speciale con la Chiesa ed ha una missione verso la comunità cristiana e di annuncio e di illuminazione per gli altri, del pari, chi è uno sposo o una sposa nel "matrimonio" cristiano è in missione, avendo comunque ricevuto assieme uno speciale "sacerdozio" o ordine sacro per un servizio, nei riguardi dei propri figli, verso la comunità stessa e di evangelizzazione implicita per i fratelli in crisi e per i non cristiani che li avvicinino.
Per iniziare parto dal mistero dell'esistenza dell'universo e delle sue creature, insomma di tutto l'esistente e del come sia fornita l'energia necessaria ai vari processi nel cosmo per supplire alla legge inesorabile del deperimento di tutto.
Da quando esiste l'uomo, in modi e forme diverse, questi ha pensato esistesse di una causa prima, un Ente Creatore e un "demiurgo" ordinatore della materia con sede in una realtà ultraterrena e ultra cosmica o celeste.
Tra il generatore e il mondo delle creature è però parso come fosse posto un limite non permeabile alle doti umane, pur se qualche finestra per alcuni pare esserci stata nelle varie culture e popoli che hanno o ritengono di aver avuto per riflesso la dote di riceventi - trasmittenti dal e con l'ambito "celeste".
Le religioni "Abramitiche", come noto, riferiscono il processo creativo a un Unico Dio che tutti riconoscono come misericordioso e che cristianesimo definisce Uno e Trino - Padre, Figlio e Spirito Santo - per cui ritiene Cristo Gesù, morto e risorto, Dio incarnato in un uomo, essere l'unico artefice delegato e mediatore, quindi, l'unico sacerdote riconosciuto dal Creatore del cielo e della terra.
Attraverso di Lui la fede cristiana attesta che la grazia divina passa agli uomini tramite "sacramenti", amministrati da appartenenti alla Chiesa dei suoi discepoli istituita da Gesù con a capo i propri apostoli e successori, quindi, sacerdoti delegati dal Messia a operare per Suo conto sulla terra in attesa della Sua venuta finale in potenza e gloria, ossia del Suo ritorno.
I sacerdoti nel mondo pagano, di fatto, sono considerati ponte, ossia collegamento tra la divinità e gli uomini, offrono cose sacre, dal latino "sacerdotem", sacrifici e vittime per gli dei e presiedono a cerimonie e riti religiosi.
Nella realtà cristiana viceversa, per delega di Cristo Gesù i sacerdoti sono dispensatori dei sacramenti, portatori della Sua "Parola" ed elevano tramite Lui al Dio Unico le richieste di perdono.
I cristiani, peraltro, sono tutti sacerdoti di Cristo, attingono alla sua regalità e sono profeti portatori di verità, in quanto, sono suoi ambasciatori inviati nel mondo ciascuno nel proprio ambiente o itineranti, tutti comunque in missione per precederlo e annunciarlo, per raccogliere in seno alla Chiesa chi lo desidera o comunque, perché sia portata la Sua luce nelle tenebre del mondo in attesa della risurrezione dai e dei morti nel giorno finale del giudizio.
Ogni cristiano, infatti, in caso di necessità può essere ministro del sacramento del battesimo, porta d'ingresso nella comunità cristiana.
I sacramenti, come dice il Catechismo, sono segni efficaci che alla loro base hanno semplici elementi - olio, acqua, vino e pane - accompagnati da "parole" apportatrici di grazia creatrice se dette con l'intenzione dovuta da chi preposto a dirle e se ricevute con retta intenzione dal richiedente o da chi per lui se colui a cui vengono amministrati è in stato di incoscienza.
In definitiva, Dio Padre, tramite Gesù Cristo ha lasciato il potere della creazione nelle parole dei suoi apostoli e discepoli.
I sacramenti cristiani riconosciuti dalla Chiesa Cattolica che conserva le tradizioni originarie sono 7 e si dividono in tre tipi detti di:
  • iniziazione 3, Battesimo, Cresima, Eucarestia;
  • guarigione 2, Riconciliazione o perdono e Unzione degli infermi;
  • servizio 2, Ordine sacro e Matrimonio, ovviamente cristiano.
Intendo soffermarmi su analogie fondamentali tra "Ordine sacro", in cui la Chiesa elegge le guide pastorali delle comunità cristiane locali, figura di Cristo, lo Sposo della Chiesa Universale, e il "Matrimonio", istituto essenziale per l'edificazione della "piccola Chiesa domestica", la famiglia cristiana, ove i due in comunione sono figure che rendono presente ai figli e all'ambito che li circonda un'ombra del mistero del grande amore tra lo Sposo Cristo e la Sposa Chiesa.

IL "SACRO"
Gli uomini di ogni tempo si sono interessati del loro ambiente per la grande influenza sulla loro vita e hanno avuto conoscenze assai diverse del mondo, dell'universo e delle leggi che li regolano.
Una qual certa differente presa di coscienza e conoscenza, peraltro, è certamente dipesa dalle diverse deduzioni conseguite con gli strumenti di percezione, per quanto ne sappiamo cambiati ed evoluitisi nel tempo, di come si manifestano i vari fenomeni e d'indagine delle grandi e piccole dimensioni del cosmo e della materia e di ricezione dei segnali visivi e di altro tipo che provengono dal cosmo.
L'attuale percezione documentata, quindi storica, sulla vita umana e dei popoli si ferma però a un periodo temporale assai ridotto che si e no arriva a 6.000 anni indietro e non si sa dei vari livelli di eventuali conoscenze avanzate di altre civiltà se fossero mai esistite, visti i 2.000.000 di anni che la scienza ci propone per l'apparizione, avvenuta sembra in Africa, del primo "homo erectus" sulla terra.
Mentre l'umanità con la ricerca scientifica e le tecnologie ha conseguito vantaggi sensibili e innegabili nel progresso per tante cause diverse e contingenti, si è ridotto il tempo vissuto con gli altri fuori del lavoro e dedito alla socializzazione o a meditare sul senso del proprio vivere nel mondo o alla ricerca in campi di non immediata applicazione o infine a rapportarsi con gli altri ascoltandone le esperienze e i racconti.
Pare che con i comportamenti odierni si stia perdendo una dimensione che era essenziale nell'uomo, quella del "numinoso", termine atto a indicare esperienze e sensazioni che avevano gli antichi più dei moderni, di una presenza invisibile, maestosa, potente, misteriosa, che ispira terrore, ma che attira.
Rispetto alla dimensione religiosa, come vissuta anche solo un secolo fa, si sta ampliando la dimensione definita "laica-profana" dalle religioni di questo mondo e il tentativo globalizzato di eliminare ogni tempio e ogni dio.
Da molti, oggi, infatti, religione, templi e spiritualità, sono valutate idee extrarazionali come se l'uomo, avendo saputo qualcosa di più nel campo fisico, sappia ormai tutto di tutto e non ci sia nulla d'importante per lui da scoprire nel campo spirituale, sempre più relegato a tendere al nulla.
Il termine "numinoso", coniato dal teologo tedesco Rudolf Otto (1869-1937) nel testo "Das Heilige", ossia "Il Sacro" (1917) ora a base della filosofia psicologia e sociologia delle religioni, viene dal latino "numen - numǐnis", "nume", da "nuo" che per "annuisco, faccio cenno - "nutus" - col - del capo", come ordine di comando da parte di chi comanda il tutto, quindi, al massimo livello, ove si ponevano gli dei.
Otto sostiene che l'esperienza - sensazione del "numinoso" è elemento essenziale del "sacro", sorgente di ogni atteggiamento religioso dell'umanità, che si manifesta terrificante e irrazionale, "mysterium tremendum et fascinans", e con aspetti magici ove pare realizzarsi la pienezza dell'essere.

Il termine "sacro" deriva tramite il latino arcaico "sakros" dal radicale indoeuropeo "sak" per qualcosa cui è stata conferita validità da cui il verbo latino di "sancire" e il participio passato "sanctus" rendere sancito, rendere santo, quindi, rendere sacro. (La parola "sakros" è stata trovata sulla "lapis niger in Comitio", 557-550 a.C., nel foro romano a poca distanza dalla Curia Iulia ove si ritiene vi sia la tomba di Romolo.)
Lo svedese Nathan Sooderblom (1866-1931) storico delle religioni in "The Nature of Revelation" (1931) associa il termine di "sacro" con quello di "religione" e sostiene: "Sacro è la parola fondamentale in campo religioso; è ancora più importante della nozione di Dio. Una religione può realmente esistere senza una concezione precisa della divinità, ma non esiste alcuna religione reale senza la distinzione tra sacro e profano".

Il cristianesimo però non è una religione in senso stretto, ma una rivelazione, onde tramite i sacramenti d'iniziazionesi far parte del corpo di Cristo e si entra, una volta per tutte, nel Santo e nel Sacro.
È da ricordare, infatti, che "profano" viene dal latino "pro-fanum" ossia "davanti al tempio", vale a dire quanto sta la ove possono adire tutti anche i non iniziati, da cui l'estensione a "contrario al rispetto delle cose sacre", quindi, anche empio e scellerato, avvicinato anche al concetto di "tabù".

Il rumeno Mircea Eliade (1907-1986), storico delle religioni in "Le Sacré et le profane" (1956), sul "sacro" suggerisce il termine "ierofania" dal greco "hierós", "sacro", e "phainein", "mostrare", inteso come "il sacro si mostra" e sostiene che le religioni più che un "credere in una divinità", sono una "esperienza del sacro".

L'uomo che vive che l'esperienza del "sacro" è da lui chiamato "homo religiosus", onde in "Storia delle credenze e delle idee religiose" sostiene che: Ai livelli più arcaici di cultura vivere da essere umano è in sé e per sé un atto religioso, poiché l'alimentazione, la vita sessuale e il lavoro hanno valore sacrale. In altre parole, essere - o piuttosto divenire - un uomo significa essere "religioso".

Ecco che anche secondo tale scrittore il sacro nelle culture antiche era molto più diffuso di quanto si può oggi pensare.
I "mana", infatti, termine polinesiano come il "tabù", è per le culture primitive, alcune ancora esistenti, "forza che viene da dentro" sovrannaturale o spirituale o simbolica comunque vitale che sarebbe insita nella presenza corporea di un essere animato o inanimato.
L'uomo qualsiasi, il non iniziato, è "profano" rispetto alle cose sacre e per avvicinarvisi ha necessità di un'iniziazione e di un tramite, insomma, di ponti; ecco gli sciamani, i santoni e i sacerdoti. (In ambito romano alcuni detti anche pontefici fatti risalire successore di Romolo, il re Numa Pompilio.)

L'evocazione della forza latente delle cose, essenza delle pratiche sciamaniche e del guaritore saggio con attività magico-religiosa sono ancora capacità asserite in alcune religioni e conferite a sacerdoti che "viaggiano" nel mondo degli spiriti che a loro dire sarebbero in grado di utilizzare i loro poteri in "trance", uno speciale stato psicofisiologico in genere con fenomeni d'insensibilità agli stimoli esterni, perdita o attenuazione della coscienza e dissociazione psichica, stato spontaneo o indotto mediante ipnosi o con droghe.

Per Marcel Mauss (1872-1950) e Henri Hubert (1872-1927), in "Essai sur la nature et la fonction du sacrifice" (1897), nelle varie religioni il "sacro" si manifesta in genere nel "sacrificio", dal latino "sacrificium", ossia "sacer - facere", "rendere sacro", che tramite la vittima consente ai "sacerdoti" esecutori di passare dal piano del "profano" al piano del "sacro".
Il sacerdote, dal latino "sacerdotem", offre al dio le cose sacre, onde in senso trasversale nelle varie religioni le offerte dei fedeli, tramite quelli, vengono passate al dio, ma ovviamente il Dio creatore di tutto non ne ha bisogno.
L'avevano ben compreso i profeti biblici come Isaia che in 1,7, riporta questo commento del Signore "Che m'importa dei vostri sacrifici senza numero?"
E nel libro dei Salmi si profila la profezia di un personaggio nuovo, il Messia, che dice: "Sacrificio e offerta non gradisci, gli orecchi mi hai aperto, non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo. Nel rotolo del libro su di me è scritto di fare la tua volontà: mio Dio, questo io desidero; la tua legge è nel mio intimo." (Salmo 40,7-9)

IL SACRO E IL SANTO NELL'EBRAISMO
Nello scorrere il testo in ebraico della Torah ci si rende conto che non si trova una differenza terminologica per distinguere i concetti di "santo" e di "sacro", ma è usato un unico termine derivante dal radicale del verbo QDSh .
Tale verbo, infatti, è usato nei suoi tempi e modi, in senso transitivo e intransitivo per esprimere la seguente rosa di concetti: essere santo, essere consacrato, dichiarare sacro, santificarsi, consacrarsi, purificarsi, consacrare, santificare, mostrarsi santo, mostrare santità.
La prima volta che nella Torah si trovano quelle tre lettere QDSh è in Genesi 2,3 ove "Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò...", e quel "consacrò" è "iqaddish" .
Dato che il libro dell'Esodo è ritenuto aver preceduto quello della Genesi accade, invero, che la prima volta in assoluto temporale in cui appare QDSh è da ritenere sia in Esodo 3 quando il Signore, IHWH, si rivelò a Mosè nell'episodio del roveto ardente e, dopo averlo chiamato, gli disse: "Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!" (Esodo 3,5)
Presente il Signore quel lembo di terra in quel momento era divenuto santo. Quel "suolo santo!" viene definito in ebraico come una "terra santa" = "qodoesh 'ademat " = .
Lui, il Signore, IHWH è, infatti, "il Santo di Israele", l'Unico, la sola fonte di "santità" per l'ebraismo e per il cristianesimo.
Relativamente al cristianesimo, quelle due parole sono molto importanti, infatti, tenuto conto che il verbo essere in ebraico può essere implicito, che il segno in corsivo a tutti gli effetti è una croce + e ci parla di un Crocifisso, che a fine parola = , queste due parole scritte pensando la separata in questo modo - - , pensando a Gesù in croce danno luogo a: "l'Uomo Crocefisso - in Croce (è sottinteso) il Santo ";

C'è di più, se si seguono i criteri di decriptazione di "Parlano le lettere" e le schede delle stesse sui loro simboli a destra delle pagine di questo mio Sito si può sostenere che: "origine dal sangue del Crocefisso (è sottinteso) la santità ".
La definizione, "il Santo di Israele", si trova per 20 volte nella Tenak o Bibbia ebraica, per 5 volte in 1Re 19,22; Salmi 71,22; 78,41; 89,19; Geremia 50,29 e per 15 volte nel profeta Isaia 1,4; 12,6; 30,11.12.15; 37,23; 41,14.20; 43,3.14; 45,11; 47,14; 48,17; 54,15; 60,9 tra cui le più significative sono:
  • 30,15 - "il Signore Dio, il Santo di Israele";
  • 43,3 - "io sono il Signore tuo Dio, il Santo di Israele, il tuo salvatore";
  • 54,5 - "tuo sposo è il tuo creatore, Signore degli eserciti è il suo nome; tuo redentore è il Santo di Israele".
E poi da ricordare quanto Isaia scrive in 6,1,3: "Nell'anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Attorno a lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. Proclamavano l'uno all'altro: Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria."

Tornando al roveto, quel luogo era divenuto santo perché stava ospitando la presenza del Santo, fonte della santità da cui ha origine tutto ciò che è santo.
Se la presenza poi in un luogo del "Santo" fosse ripetitiva quel luogo sarebbe perennemente santo come fu ritenuto dai Giudei il "Santo dei Santi" nel Tempio di Gerusalemme, altrimenti resterebbe come memoria una terra su cui fu presente "il Santo", quindi diventerebbe "sacra" a memoria dell'evento.
Ritengo importante interrogarsi sul perché il santo e il sacro, che proviene solo dal Dio d'Israele, sono espressi da quelle lettere QDSh, quindi, come e perché i significati grafici impliciti nelle lettere ebraiche possono aiutare a spiegare quei concetti se si leggono quelle tre lettere come un rebus formato da tre figure guardate da destra a sinistra?
Ora, il versetto Luca 1,78 del cantico di Zaccaria, ricordato il "Benedictus", recita: "verrà a visitarci dall'alto un sole che sorge".
Occhio, questo sole non viene da oriente, ma dall'alto.

Il versetto porta al libro del profeta Malachia 3,20: "Per voi invece, cultori del mio nome, sorgerà il sole di giustizia ("shoemoesh" "tsedaqah" ) con raggi benefici e voi uscirete saltellanti come vitelli di stalla".

È un sole "shoemoesh" particolare, ha raggi benefici perché, separando le lettere, si legge è "un - sottinteso sole - che salva ()".

Il profeta Isaia 41,2 s'interroga "Chi ha suscitato dall'oriente colui che chiama la vittoria sui suoi passi?" e vittoria è salvezza da qualcuno o da qualcosa che contrasta, quindi, dal nemico implicitamente presente se c'è una vittoria.
Quanto lì è tradotto "oriente" è "mimmizerach" , ove "zerach" è "sorgere", vale a dire "da dove sorge" e di solito il sole sorge da oriente, dal punto cardinale est che in ebraico si dice anche "qadim" .
Isaia in 41,14 si risponde a quanto s'è chiesto al 41,2: "io vengo in tuo aiuto - oracolo del Signore tuo redentore è il Santo di Israele."
Quello che sorge, allora, è un sole di giustizia, asserito poi da Malachia al 3,20, per cui quell'oriente non è quello fisico tradizionale e chi sorge per il combinato di Isaia 41,2 e 41,14 è il Santo d'Israele "qedosh ishra'el", quindi, essendo del Santo è da " portato il sole - luce - fuoco " e non sorge dall'oriente "qadim", ma da .
La grafia della lettera "qof" = per la sua parte destra propone la lettera "rosh" = di "testa" che si piega tanto da apparire simile alla parte occipitale della testa.
La bi-consonante , allora, va recepita come a parte piatta simile al palmo di una mano "dalet" che poi si piega per divenire occipite, quindi, è il "vertice" ove la testa comincia a piegarsi, come del resto conferma la parola "qadqod", ad esempio in Genesi 49,26, che significa proprio cucuzzolo, cranio e capo.
Il sole di giustizia, in definitiva, viene dal Santo e si porta dalla cima , quindi, dall'alto per cui "il sole che sorge dall'alto" è una lettura di "santo" , "dal vertice si porta il sole ", dato che la lettera "Shin" = è l'iniziale di sole = "shoemoesh" e, a questo punto viene da ricordare che sul luogo detto del cranio Gesù manifestò la Sua Santità.
Un sole che sorge dall'alto, come dice il Benedictus, è un sole che non spunta dall'est, ma dallo zenit, ossia corrisponde a quando il sole fisico sta a metà della sua corsa, cioè a mezzogiorno, cioè sul cucuzzolo del suo arco nel cielo.
Per conseguenza in lui e da lui non viene ombra, ma soltanto luce e non vi sono tenebre, come del resto confermano:
  • Giobbe 34,22 - "Non vi è tenebra, non densa oscurità, dove possano nascondersi i malfattori."
  • 1Giovanni 1,5 - io è luce e in lui non ci sono tenebre."
Tra concetti e parole in ebraico relative al "Santo", in primis si ha "qadosh" e "qadush" di significato ampio, per santo, sacro, sacrosanto e consacrato e si trovano collegate, ad esempio, espressioni del genere:
  • un profeta santo in 2Re 4,9;
  • un popolo santo in Esodo 19,6;
  • un giorno santo, sacro, consacrato in Deuteronomio 7,6;
  • un giorno consacrato al Signore in Neemia 8,9-11;
  • acqua santa o benedetta in Numeri 5,17;
  • luogo santo in Levitico 6,9;
  • il consacrato in Ezechiele 42,13;
  • colui che gli appartiene, l'eletto in Numeri 16,57;
  • Santuario, dimora dell'Altissimo in Salmo 46,5.
Si ha anche "qodoesh" , per santità, sacralità e come aggettivo di santo o consacrato, ossia in genere "santo per il Signore".
Si ha poi anche "qadesh" per prostituto e "qedeshah" per una prostituta sacra come in Deuteronomio 23,17-18.
La Tanak per indicare la prostituta ordinaria usa il termine "zonah" mentre "qedeshah" per la prostituta "consacrata", sacerdotessa dei tempi dei culti pagani che si accoppiavano compiendo riti sessuali.
La prostituzione cultuale non aveva posto però nel giudaismo come chiaramente si evince da Deuteronomio 23,17-18: "Non vi sarà alcuna donna dedita alla prostituzione sacra tra le figlie d'Israele, né vi sarà alcun uomo dedito alla prostituzione sacra tra i figli d'Israele. Non porterai nella casa del Signore tuo Dio il dono di una prostituta né il salario di un cane (di un pagano), qualunque voto tu abbia fatto, poiché tutti e due sono abominio per il Signore tuo Dio."

IL SANTO E I SUOI OPERAI
Con impazienza per l'apparente lentezza del giudizio di Dio verso gli empi, il paziente Giobbe al capitolo 21,18 si domanda: "Diventano essi come paglia di fronte al vento o come pula in preda all'uragano?"
Se ci sono pula e paglia, di conseguenza altri sono la messe e il grano.
La questione della giustizia divina e la fortuna sulla terra degli empi, che sono solo pula e paglia senza spiga con i chicchi, rispetto al buon grano dei timorati di Dio, è tema molto sentito nell'ebraismo, passato poi al cristianesimo.
La risposta di entrambi tali fedi è che Dio farà giustizia con la risurrezione dei morti e il giudizio finale su ciascun uomo.
Gesù, al riguardo, ebbe a dire ai suoi discepoli: "La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!" (Matteo 9,37-38; Luca 10,2) ove la "messe" è esaltata 3 volte.
È evidente che quella di cui Gesù parlava era proprio quella messe particolare degli uomini tutti di questa terra che hanno bisogno di essere raccolti ed elevati alla dignità che era all'origine nell'intenzione del loro Creatore prima della scelta dei progenitore di vivere come se Dio non esistesse.
Occorre aspettare poi il capitolo 13, dopo il racconto della parabola del "seminatore", quando Gesù la conclude ai versetti 24-30 presentando un'altra parabola, chiarificatrice sul tema della messe, dicendo: "Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio".

Andato poi a casa, Gesù in disparte riprese con i discepoli la parabola del seminatore e nello spiegarla aggiunse, versetti 37-43: "Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda!"

Giovanni il Battista, l'ultimo dei profeti dell'Antico Testamento, la voce che annuncia il Messia, infatti, aveva detto che: "Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile". (Matteo 3,1; Luca 3,17)

La risposta alla domanda di giustizia da parte di Giobbe c'è stata chiara e tonda, peraltro, in definitiva in piena concordanza con l'insegnamento dei farisei, in quanto. "il sole di giustizia" che spunterà dall'alto farà differenza tra grano buono e la zizzania che verrà arsa.
Quei farisei però pensavano di arrivare alla santità con il rispetto delle leggi o "mitzvot", ma la fondamentale differenza è che il grano buona lo semina il Santo, eppure è inevitabile che anche il grano buono abbia pula e paglia.

Dice il Salmo 53,4 "non c'è chi agisca bene, neppure uno", ossia non c'è chi faccia solo il bene, quindi, che non abbia pula e paglia.
Sarà solo il Messia che porterà alla purificazione, il resto, le scorie li brucerà, con fuoco inestinguibile, il fuoco della risurrezione che distruggerà solo il male.
Il Messia farà la mietitura e la raccolta del grano buono con gli operai che s'è preparato in terra, onde, venendo Lui dal cielo essendo quelli suoi inviati e ambasciatori, sono come angeli del cielo.
Nel libro del profeta Gioele 4,12s si trova: "Signore, fa scendere i tuoi prodi! Si affrettino e salgano le genti alla valle di Giòsafat, poiché lì siederò per giudicare tutte le genti all'intorno. Date mano alla falce, perché la messe è matura" e quella valle è il luogo ove è previsto il giudizio finale di Dio.

Gesù, in Marco 4,26-29 poi dice: "Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura."

Alla fine dei tempi, scartata la zizzania, ci sarà la mietitura e la trebbiatura del grano scelto e ciò lo faranno, appunto, gli operai del Messia.
È a questo punto da inserire un altro concetto.
Leggiamo ora, ancora in altro modo, quel termine, il Santo, "qadosh" .
Questo Santo è anche un fuoco che può distruggere... e chi distrugge?
In ebraico "essere impuro" è gestito anche dal radicale verbo usato in particolare per la donna mestruata e le sporcizie relative e ecco che, allora, si può anche ritenere che il Santo "qadosh" è tale che "rovesciato l'impuro () lo brucerà ", essendo la "Shin" la lettera del fuoco "'esh" .
Risultando essere il Dio Unico da cui proviene avviene che:
  • "versa in aiuto la sua luce " benefica, per chi è in condizioni giuste;
  • "rovescia a sbarramento il suo fuoco ", a quanto s'oppone.
Torno ora a Isaia in 41,14 e prolungo la citazione aggiungendo il versetto 15 per cui si ha: "io vengo in tuo aiuto - oracolo del Signore tuo redentore è il Santo di Israele. Ecco, ti rendo come una trebbia acuminata, nuova, munita di molte punte; tu trebbierai i monti e li stritolerai, ridurrai i colli in pula."

Abbiamo visto che il Santo d'Israele "qedosh ishra'el" è il sole che sorge dall'alto e, subito dopo, Isaia parla di "trebbiare" che in ebraico ha il radicale per cui è immediato osservare che quel trebbiare si trova all'interno e pare proprio parola ispirata da "qedosh".
Ecco quindi le varie espressioni terribili di Dio che porta il fuoco, che viene a trebbiare, quindi a falciare il grano e a separare i chicchi, espressioni paiono essere originate da una lettura di santo "versa una trebbia ", nel "versarsi in mano porta un fuoco ".
Per contro vi sono letture anche più accattivanti, come "verserà un aiuto portando l'illuminazione " e "verserà un aiuto portando la risurrezione ".
Questo sole , allora, riversandosi renderà gli Israeliti dei , vale a dire delle trebbie per trebbiare, ossia li farà "santi".
Del resto il Signore aveva detto loro: "Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo." (Levitico 11,44; 19,2; 20,7)
Ciò avverrà alla fine, appunto, per merito del Messia.
Gli Israeliti del resto furono trebbiati e raffinati nel loro esilio a Babilonia, infatti, Isaia in 21,9-10, nell'annunciare la fine dei tempi e la caduta di Babilonia, proclama: "È caduta, è caduta Babilonia! Tutte le statue dei suoi dei sono a terra, in frantumi. O popolo mio, calpestato, che ho trebbiato come su un'aia, ciò che ho udito dal Signore degli eserciti, Dio di Israele, a voi ho annunziato."

Dopo aver mietuto, trebbiare a quei tempi le messi dei campi comportava accumulare e spargere a terra uno strato di steli con le spighe e batterli.
Quando i campi erano vasti sul raccolto abbondante si faceva passare una "trebbia", dal latino "tribulum", che era un carro trainato con ruote larghe con denti aguzzi a sega per separare i chicchi dalla paglia; da qui la notazione in Deuteronomio 25,4 "Non metterai la museruola al bue mentre sta trebbiando."
In modo allegorico, la flagellazione romana con i triboli, cui fu sottoposto nella sua passione Gesù, si può considerare la trebbiatura del Messia, mandato dal Padre come sacerdote e vittima per dare la propria vita in riscatto di tutti i peccati passati, presenti e futuri dell'umanità tutta intera e Gesù stesso aveva detto..." In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto." (Giovanni 12,24)

Il profeta Michea in 4,13 ricorda la profezia di Isaia sui tempi ultimi e prevede: "Alzati e trebbia, figlia di Sion, perché renderò di ferro il tuo corno e di bronzo le tue unghie e tu stritolerai molti popoli: consacrerai al Signore".

I discepoli che il Messia avrà raccolto e resi santi tra il tempo della sua prima venuta e la venuta finale sono inviati alla raccolta del grano buono, quindi, li ha "versati come trebbie "; questi sono: "coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, chiamati ad essere santi insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo." (1Corinzi 1,2)

La risurrezione poi brucerà la pula e la paglia e giudicherà lui stesso a zizzania.
San Paolo ricorda questa missione e parla appunto di trebbiare facendo il parallelo tra gli inviati del Messia e il bue che trebbia in:
  • 1Corinzi 9,9-10 - "Nella legge di Mosè, infatti, sta scritto: Non metterai la museruola al bue che trebbia . Forse Dio si prende cura dei buoi? Oppure lo dice proprio per noi? Certamente fu scritto per noi. Poiché chi ara, deve arare sperando, e colui che trebbia, trebbiare nella speranza di avere la sua parte."
  • 1Timoteo 5,17-18 - "I presbiteri che esercitano bene la presidenza siano considerati meritevoli di un duplice riconoscimento, soprattutto quelli che si affaticano nella predicazione e nell'insegnamento. Dice infatti la Scrittura: Non metterai la museruola al bue che trebbia, e: Chi lavora ha diritto alla sua ricompensa."
Il Messia, in definitiva ha mandato i suoi santi, "qadoshim" , li ha "riversati da aiuto - mano del Risorto per chi è in vita ."
Il "bue" del versetto di Deuteronomio 25,4 citato da San Paolo è uno "shor" che, decriptato lettera per lettera con riferimento a Gesù - Messia da luogo a pensare agli apostoli, infatti, "il Risorto ha portato un corpo ", ossia la Chiesa, che opera per Lui nel tempo tra le due venute, "di simili () un corpo ", del resto, "ognuno ben preparato sarà come il suo maestro." (Luca 6,40)

Il libro dell'Apocalisse, l'ultimo della Bibbia, al capitolo 7 nel parlare della visione dei "salvati" presenta i seguaci di Cristo in questo modo: "Uno dei vegliardi allora si rivolse a me e disse: Quelli che sono vestiti di bianco, chi sono e donde vengono? Gli risposi: Signore mio, tu lo sai. E lui: Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello."

La grande tribolazione è aver accettato nella propria vita la croce illuminata da Cristo e aver partecipato alle sue tribolazioni nella battaglia finale contro il male, ciò li ha certamente santificati; al riguardo basta ricordare questo passo della 1Pietro 4,12-14: "Carissimi, non siate sorpresi per l'incendio di persecuzione che si è acceso in mezzo a voi per provarvi, come se vi accadesse qualcosa di strano. Ma nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare. Beati voi, se venite insultati per il nome di Cristo..."

SANTITÀ E IMPURITÀ
L'ebraismo biblico ha termini che usano anche altre culture, ma spesso con senso nuovo; inizio con un esempio semplice.
Voglio ricordare il commento del Signore al profeta Samuele che era andato su suo comando a Betlemme per ungere re il figlio di Iesse, Davide.
Il commento si trova in 1Samuele 16,7b "L'uomo vede l'apparenza, il Signore vede il cuore", ove è tradotto con "cuore" il termine ebraico "lebab" .

Lì dal Signore stesso è messa in evidenza l'importanza del cuore, "leb" o "lebab" , termini che nei libri della Bibbia ebraica si trovano ben 858 volte.
È bene chiarire che con "leb" l'ebraico definisce una pluralità di concetti: cuore, mente, coscienza, interiore, intimo, intimità, animo, memoria attenzione, intelligenza, raziocinio, ragione, comprensione, consapevolezza, volontà.
C'è pure l'organo fisico del cuore, la pompa che mette in movimento la circolazione sanguigna e rende possibile la vita, ma tra le citazioni ove si trovano quelle lettere di "leb" poche sono quelle riferite proprio al cuore fisico.

Nel pensiero biblico è ovvio che la vita, quindi, anche il funzionamento del cuore viene da Dio che conosce bene in tal senso il cuore dell'uomo, ma ciò che Dio più scruta, è quanto può venire da frutto della libertà che gli ha lasciato, quindi, guarda l'uomo per vedere cosa agita i suoi sentimenti, insomma l'interiorità che s'è costruito, e questa non è nel cuore fisico, ma è il suo "io".
(Ad esempio che negli aeroporti dello Stato d'Israele si trova la scritta "shit leb" che non significa "mettici il cuore", bensì "poni attenzione", stai attento, ragionaci.)

Dico ciò perché con la storia del "cuore" spesso si cade in moralismi con i sentimenti che sono intuitivi, ma fallaci, piuttosto rispetto a solidi ragionamenti come se Dio, che chiama gli stolti all'intelligenza, rifuggisse dai sapienti e dagli intelligenti... ed è così, se quelli lo sono solo di cose umane senza trarre le debite conseguenze per l'uomo nella sua interezza, carne, mente e spirito.
Le due lettere di "leb" suggeriscono che in tale ambito detto "cuore" c'è qualcuno, in particolare una lettera "lamed" , che vi sta di casa , lo abita e comanda da lì dentro; del resto questa rispetto a tutte le altre dell'alfabeto ebraico è l'unica lettera che ha un elemento che esce in alto fuori dal quadrato ideale in cui possono iscriversi le altre e pare definire qualcuno che ha la testa "rosh" che sta nel quadrato ideale, incoronata da una "iod" , quindi, uno superiore, un potente, o in assoluto l'Onnipotente Dio o chi vuole erigersi a più grande di altri quale "Il serpente era la più astuta bestia..." (Genesi 3,1)

Seguendo questi pensieri l'intimo dell'uomo può produrre questioni che rivelano di essere timorosi, pii e comandati dalla volontà del Signore, o di essere falsi, empi, sotto il dominio del serpente tentatore di cui al "midrash" di Genesi 3.
Non certamente a caso tale "midrash" è stato posto a preambolo di tutta la successiva storia di salvezza che Dio fa con l'uomo nelle Sacre Scritture che ebrei e cristiani considerano da Lui ispirate.
È al riguardo da ricordare l'insegnamento di Gesù in Matteo 15,18-20: "...ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende immondo l'uomo. Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adulteri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. Queste sono le cose che rendono immondo l'uomo , ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende immondo l'uomo".

Un'altra questione che può sorprendere un non ebreo, proprio perché per fede secolare è saldamente ritenuto che in quei libri circola lo Spirito che porta alla mente e ai cuori che accolgono la vera parola di Dio, è che nel linguaggio talmudico, vale a dire nella terminologia rabbinica, è in uso dire che "la Torah sporca le mani", e poi tutti i libri del canone ebraico, che nascono da quella, sporcano le mani, mentre un testo pagano "non sporca le mani", perché sono testi sacri, e nel mondo ebraico è invalso l'uso di manipolare le Sacre Scritture con attenzione; in pratica per leggerle si aiutano con un puntatore, lo "yad" o "mano", come del resto usavano i maestri a scuola e in sinagoga lo usa il "segan" (rappresentante della congregazione) per aiutare il lettore alla lettura.

Nel manipolarle si viene a toccare un lembo di un supporto di una realtà che non è di questo mondo, come fosse l'Arca della Testimonianza su cui il Signore è seduto sui cherubini, quindi, sono da trattare con estrema attenzione, perché capaci di produrre effetti non noti, per cui è da andare con piedi di piombo.
Effetti strani certamente sono portati da droghe e dal vino che fanno vedere doppio e possono estraniare dalla realtà e confondere le idee.

Si trova nel libro del Levitico il centrale della Torah: "Il Signore parlò ad Aronne dicendo: Non bevete vino o bevanda inebriante, né tu né i tuoi figli, quando dovete entrare nella tenda del convegno, perché non moriate. Sarà una legge perenne, di generazione in generazione. Questo perché possiate distinguere ciò che è santo da ciò che è profano e ciò che è impuro da ciò che è puro, e possiate insegnare agli Israeliti tutte le leggi che il Signore ha dato loro per mezzo di Mosè." (Levitico 10,8-11)

Quel parallelismo in Levitico 10,10 sorprende, in quanto, è messo in parallelo il santo con l'immondo e il profano con ciò che è mondo, come se "santo" avesse effetti come l'impuro e "profano" come il puro, mentre la nostra sensibilità occidentale si attende il viceversa, in quanto si è abituati a collegare l'impuro con l'ingiusto, l'immorale e il malvagio.
Non è certamente non voluto, visto che lo stesso concetto e con eguali precisi termini, lo riprende il profeta Ezechiele in 44,23 quando parla dei sacerdoti che "Indicheranno al mio popolo ciò che è sacro e ciò che è profano, e gli insegneranno ciò che è impuro e ciò che è puro" ove, in effetti, questo sopra postato è il testo C.E.I. 2008, ma quello del 1975 traduceva invertendo i termini "Indicheranno al mio popolo ciò che è santo e ciò che è profano e gli insegneranno ciò che è mondo e ciò che è immondo", in quanto, evidentemente sembrava un'inversione impropria.

In questi versetti: santo è "qadosh" , profano è "chol" , immondo è "tam'a" , mondo è "tahor" .
(In Appendice riporto decriptato l'intero capitolo Ezechiele 44.)

Commento brevemente la parola "profano" "chol" che, secondo i nostri termini, indica anche ciò che è laico o secolare.
È da tenere conto che quelle due lettere fanno parte del radicale del verbo relativo ad ammalarsi, cadere ammalato, stare male, soffrire di una malattia, tanto che "chali" è malattia, infermità, malessere.
Anche qui chi la fa da padrone è la lettera "lamed" che nel caso specifico è certamente una potenza negativa, quella che si è nascosta - chiusa in questo mondo, evidentemente, per sfuggire a Dio e, spiegazione in termini "biblici", è che la malattia, l'ammalarsi, quindi il deperire e il finire sono eventi collegati al fatto che si è "chiuso il serpente - una potenza nel mondo " quindi, nel pensiero biblico il profano si può considerato malato.

La malattia, come l'invecchiare, porta alla morte e tutto ciò che è morto fa certamente presente che si è in pieno contatto col "profano", ossia del mondo dove si nasconde il serpente, e si sta palesemente in stato di impurità anche se il morto e un parente stretto, fosse pure il padre o la madre.
Il che è inammissibile per i sacerdoti che addirittura nei cimiteri ebraici hanno un posto separato, in modo che i familiari chi li vanno a trovare non sono soggetti a impurità passando vicino a una tomba con qualche morto di recente.
Viene in tal modo costatato che il mondo, di fatto, appartiene a un'altra potenza incompatibile con la santità che è la realtà solo del Dio d'Israele, mentre il resto, il profano, è realtà in mano ad altra potenza.
In definitiva a ogni uomo si propone la scelta tra due mondi, la stessa che fu proposta ai progenitori, quella tra santità e profano.
Il mondo della vita fu separato con la morte da quello dell'esistenza eterna.
In questo mondo ove esiste anche la morte si è tutti investiti d'impurità, mentre la santità è la caratteristica del diverso, ossia del mondo della vita vera e ciò è mancante finché sia a venire la grazia e il superamento della morte.

L'entrata nel mondo della potenza del serpente delle origini , il "no" = , corrispondente al negativo in ebraico, ha provocato l'impurità e l'immondo "tam'a" , è quanto nel "cuore dei viventi ha originato ", sottinteso, quella potenza spuria, il serpente del peccato originario del racconto di Genesi 3.
L'essere mondo, la purità, invece, è "tahor" , quando "un cuore aperto si porta nel corpo ", e per essere tali occorre almeno un atto esterno liturgico di purificazione che dimostri la disponibilità a non avere un cuore doppio, ossia ad averlo aperto, vuoto, quindi, disposto a evitare l'influsso del no.

Lo stato di purità è per l'ebraismo atto cultuale necessario per avere potenzialmente a disposizione tutte le forze come deve avere chi parte per un viaggio, per la guerra o del sacerdote che s'appresta a compiere il proprio servizio e degli sposi che si uniscono in matrimonio.
Nel concetto ebraico d'impurità non v'è un giudizio morale, ma l'impurità indica una condizione per cui non si è adatti ad avvicinarsi al "sacro".
L'ebraismo pone in evidenza che il santo come l'impuro, può portare una carica di pericolosità per la vita e che il rischio può essere addirittura mortale, insomma, il QDSh, il Santo, è una realtà di un'esistenza diversa e il suo incontro può anche risultare letale se non si è nelle "giuste" condizioni.
Non necessariamente occorre essere buoni e giusti, secondo l'ebraismo, occorre invece "fare", cioè compiere atti esterni di purità, quali il bagno rituale o astenersi da rapporti sessuali e dal contatto con donne mestruate o di cadaveri.
Tutto ciò, filtrato poi come purità interiore, è passato nel cristianesimo come sacramento della penitenza o del perdono, ma il cristiano pur se peccatore resta appartenente nel corpo Santo di Cristo, a meno di scomunica.
Per sottolineare quanto dicevo sul timore per la divinità ricordo i seguenti fatti:
  • Esodo 3,6 - ove Mosè si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio.
  • Esodo19,12-13 - ove Dio avverte che nessuno - uomo o animale - doveva avvicinarsi al monte Sinai su cui si sarebbe manifestato, altrimenti pena l'abbattimento senza toccarlo, per lapidazione o con frecce, in quanto, durante la teofania si sarebbe manifestata una sacralità potenzialmente mortale che chi vicino avrebbe potuto trasmettere alla comunità in attesa.
  • Esodo 33,20 - Dio a Mosè soggiunse, "Ma tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo".
  • Giudici 13,22 - ove Manoach, il padre di Sansone disse alla moglie dopo aver parlato con un angelo: "Noi moriremo certamente, perché abbiamo visto Dio".
  • 2Samuele 6,7 - relativo all'episodio di un certo Uzzà che tocco l'Arca della Testimonianza che gli sembrava stesse cadendo, perché per quella strada il carro con cui la trasportavano traballava troppo, rimase fulminato.
Ecco, allora, il proverbio di non prendere alla leggera le cose serie, in quanto si può scherzare con cose profane, ma non con e sacre o prendere confidenza con le persone alla buona, ma non con quelle superiori: Scherza con i fanti e lascia stare i Santi.

In definitiva, il "sacro" ha funzione di mediazione per portare alla santità, capace di cambiare lo stato di ogni singolo uomo e aprirgli vie inesplorate.
Altra questione importante da evidenziare è che al momento della "Creazione" secondo Genesi 1,4 il primo elemento proposto da Dio fu la luce e:

"...vide che la luce era cosa buona..."
"...separò la luce dalle tenebre".

Ove "...separò "lì, in ebraico è "viibeddel" dal radicale , ossia "distinguere".

L'uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, di conseguenza, per doverosa imitazione, deve anche lui "separare", vale a dire "distinguere" in modo che non vi siano questioni variegate, ma fare in modo che vi sia sempre "bad" = solo - soltanto una potenza .
È questo l'invito ad avere idee chiare e a non mescolare cose opposte tra loro come luce e tenebre... e torniamo così al sacro e al profano.
Il primo comandamento per l'uomo, infatti, fu di non mangiare di un albero che dava frutti indistinti e mescolati, come quello della conoscenza del bene e del male, ossia di non banalizzare, il che accadrebbe qualora si facesse di tutte le erbe un fascio, "unificando tutto " (In ebraico ?? = "kol" = "tutto"), perché così facendo si formerebbe in noi la falsità di un cuore doppio e diviso.
Del resto Gesù parlando di satana disse "Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi." (Marco 3,24s) proponendo il dividere come salvezza dal male.
Mescolare è venire meno al principio di distinzione, di separazione che presiede alle norme di purità - impurità.
Ecco che all'ebreo osservante, ad esempio, non è permesso di:
  • mangiare assieme alla carne alimenti provenienti dal latte;
  • indossare abiti di stoffe intessute con materiali diversi;
  • seminare nello stesso campo semi diversi;
  • aggiogare a un aratro un bue e un asino insieme;
  • mangiare degli animali ritenuti impuri come esseri che strisciano sulla terra.
Una prescrizione poi per non cadere in impurità grave impone di guardarsi dal sangue di cui assolutamente l'Israelita non si può alimentare, ovviamente di uomini, ma anche di animali, pur se puro.
Prescrive, infatti, al riguardo la Torah, pena la morte:
  • Deuteronomio 12,23s - "Astieniti tuttavia dal mangiare il sangue, perché il sangue è la vita; tu non devi mangiare la vita insieme con la carne . Non lo mangerai. Lo spargerai per terra come l'acqua."
  • Levitico 17,10-14 - che dispone: "Ogni uomo, Israelita o straniero dimorante in mezzo a loro, che mangi di qualsiasi specie di sangue, contro di lui, che ha mangiato il sangue, io volgerò il mio volto e lo eliminerò dal suo popolo. Poiché la vita della carne è nel sangue. Perciò vi ho concesso di porlo sull'altare in espiazione per le vostre vite; perché il sangue espia, in quanto è la vita. Perciò ho detto agli Israeliti: Nessuno tra voi mangerà il sangue, neppure lo straniero che dimora fra voi mangerà sangue. Se qualcuno degli Israeliti o degli stranieri che dimorano fra di loro prende alla caccia un animale o un uccello che si può mangiare, ne deve spargere il sangue e coprirlo di terra; perché la vita di ogni essere vivente è il suo sangue, in quanto è la sua vita. Perciò ho ordinato agli Israeliti: Non mangerete sangue di alcuna specie di essere vivente, perché il sangue è la vita di ogni carne; chiunque ne mangerà sarà eliminato."
Questo comandamento, peraltro, è un assoluto e appartiene alle leggi"universali" ricordate a Noè dopo il diluvio, valide per tutti i popoli, infatti, l'uomonon può disporre della vita, Dio solo è il padrone della vita e l'uomo ne puòdisporre solo per sua delega: "Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del maresono dati in vostro potere. Ogni essere che striscia e ha vita vi servirà di cibo: vido tutto questo, come già le verdi erbe. Soltanto non mangerete la carne con lasua vita, cioè con il suo sangue." (Genesi 9,2-4)

Gli Atti degli Apostoli confermano che tale comandamento fu adottato anche dalla prime comunità cristiane:
  • Atti degli Apostoli 15,28s - "abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi, di non imporvi nessun altroobbligo al di fuori di queste cose necessarie: astenetevi dalle carni offerte agliidoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dall'impurità";
  • Atti degli Apostoli 21,25 - "quanto ai pagani che sono venuti alla fede abbiamo deciso ed abbiamoloro scritto che si astengano dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, da ognianimale soffocato e dall'impurità".
Tertulliano scrittore romano e apologeta cristiano di Cartagine (155-230 d.C.) in "Apologia del Cristianesimo", IX, 9-15 scrive "noi cristiani... non consideriamoammesso nei pranzi il sangue degli animali";
Clemente Alessandrino, scrittore romano e apologeta cristiano (150-215 d.C.) ricorda il divieto di nutrirsi di sangue animale. ("Il Pedagogo", II, 7 e "Stromata", IV, 15)

Ciò per la Chiesa Cattolica rimase valido fino al Concilio di Basilea, quandonella Sessione XI del 4 febbraio 1442 fu decretato: "La sacrosanta Chiesa Cattolica, quindi, dichiara apertamente che, da quel tempo, tutti quelli che osservano la circoncisione, il sabato e le altre prescrizioni legali, sono fuori della fede di Cristo, e non possono partecipare della salvezza eterna, a meno che non si ricredano finalmente dei loro errori. Ancora, comanda assolutamente a tutti quelli che si gloriano del nome di cristiani, che si deve cessare dal praticare la circoncisione sia prima che dopo il battesimo perché, che vi si confidi o meno, non si può in nessun modo praticarla senza perdere la salvezza eterna... Crede fermamente, confessa e predica che ogni creatura Dio è buona e niente dev'essere respinto quando è accettato con rendimento di grazie (1 Timoteo 4,4); poiché, secondo l'espressione del Signore non ciò che entra nella bocca contamina l'uomo (Matteo 15,11). E afferma che la differenza tra cibi puri e impuri della legge mosaica deve considerarsi cerimoniale e che col sopravvenire del Vangelo è passata e ha perso efficacia. Anche la proibizione degli apostoli delle cose immolate ai simulacri, del sangue e delle carni soffocate (Atti 15,29) era adatta al tempo in cui dai giudei e gentili, che prima vivevano praticando diversi riti e secondo diversi costumi, sorgeva una sola chiesa. In tal modo giudei e gentili avevano osservanze in comune e l'occasione di trovarsi d'accordo in un solo culto e in una sola fede in Dio, e veniva tolta materia di dissenso. Infatti, ai Giudei per la loro lunga tradizione potevano sembrare abominevoli il sangue e gli animali soffocati, e poteva sembrare che i gentili tornassero all'idolatria col mangiare cose immolate agli idoli. Ma quando la religione cristiana si fu talmente affermata da non esservi più in essa alcun Giudeo carnale, ma anzi tutti d'accordo erano passati alla chiesa, condividendo gli stessi riti e cerimonie del Vangelo, persuasi che per quelli che sono puri ogni cosa è pura (Tito 1,15), allora venne meno la causa di quella proibizione, e perciò anche l'effetto. Essa dichiara, quindi, che nessun genere di cibo in uso tra gli uomini deve essere condannato, e che nessuno, uomo o donna, deve far differenza di animali, qualunque sia il genere di morte che abbiano incontrato, quantunque per riguardo alla salute del corpo, per l'esercizio della virtù, per la disciplina regolare ed ecclesiastica, molte cose, anche se permesso, possano e debbano non mangiarsi. Secondo l'apostolo, infatti, tutto è lecito, ma non tutto conviene (1Corinzi 6,12 e 1Corinzi 10,22)."

Perché la Torah chiede d'astenersi dal sangue?
Ritengo che ciò sia strettamente connesso al termine stesso di "sangue" che in ebraico si dice "dam" e si scrive relativo a un elemento strettamente legato al ciclo della vita, nascita e morte.
Alla nascita il bambino ha tutto il corpo sporco di sangue della placenta della mamma, ed è manifestazione tipica della donna il ciclo mestruale onde dalla cavità uterina produce sangue per sfaldamento dello strato superficiale dell'endometrio, segno di morte potenziale di un embrione, comunque del marcire di un ovulo, quindi dell'impossibilità momentanea di fertilità.

Il Levitico 15,19 dispone: "Quando una donna abbia flusso di sangue, cioè il flusso nel suo corpo, per sette giorni resterà nell'impurità mestruale; chiunque la toccherà sarà impuro fino alla sera", come del resto sono impure tutte le cose su cui si fosse sdraiata o seduta.
Quelle due lettere di sangue "dem" rispettivamente indicano, la "dalet" "una porta" e = vita, acqua, madre, ed ecco che se con un eufemismo si definisse "porta" l'organo esterno femminile quelle due lettere del sangue in ebraico, usate come icone, possono ben alludere al sangue che esce dalla porta della vita, la stessa porta da cui esce l'acqua quando nasce il bambino che, in definitiva, viene al mondo dalla porta della madre.
Del resto partorire, dare alla luce ha il radicale e "oeloed" sta per neonato, le cui lettere dicono "è guizzato dalla porta ".

In caso poi di morte violenta in genere vi è fuoriuscita di sangue come fu nel primo omicidio fratricidio di Caino nei riguardi di Abele in Genesi 4.
Ed ecco che il sangue comunque è legato a qualcosa su cui l'uomo religioso e pio deve delegare all'autore della vita che produsse il sangue nel primo uomo.

La parola "uomo", in ebraico "'adam" , e radicale di "essere rosso" hanno intimo nel proprio termine anche il bi-letterale come "originato dalla porta della vita ".
Tenuto conto che il radicale riguarda sia il "somigliare, uguagliare, imitare" oltre che al "cessare e soccombere", ovviamente per il "sangue uscito ", seguendo il pensiero del libro della Genesi, "Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza" (Genesi 1,26) ecco che "'adam" l'uomo può venire definito "all'Unico somigliante ()".
In quel versetto di Genesi 1,26 però vi sono due parole da commentare:
  • "immagine" "tzoeloem" che si può considerare quanto "si alza guizzante dall'acqua " quando fa da specchio o anche che contiene un "ombra del vivente ".
    (Nel cristianesimo questa "immagine" si fa concreta quando lo Spirito Santo "come ombra" (Luca 1,35) scese su Maria che concepì Gesù.)
  • "somiglianza" "demut" in cui s'intravedono, sia il sangue "dem" , sia la morte "mut" che viene superata in e per Gesù Cristo grazie "al sangue portato dalla croce ".
Nel Vangelo di Giovanni al capitolo 6 ai discepoli scandalizzati per il linguaggio usato, esplicitamente contrario ai dettami della Torah, Gesù propone col versetto 54 "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (Giovanni 6,54) e molti degli uditori, infatti, da allora si allontanarono da Lui come poi segnala Giovanni 6,66.
In tale occasione Gesù di fatto propone una lettura radicale rivolta a Dio Padre del verbo ebraico di mangiare ossia "l'Unico" è (sottinteso com'è consentito in ebraico) "il tutto" = "kol" quindi occorre "mangiare" di Lui.

Dice Gesù non si può mescolare mangiando di tutto assieme, ma ci si può nutrire di Dio che è il tutto e fa una proposta provocatoria per dire che occorre nutrirsi di Santità e per far ciò occorre cibarsi di quanto certamente Santo, ossia solo di quanto viene dal Padre, infatti, al versetto 57 mette in evidenza: "Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me", poi chiarì: "È lo Spirito che da la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e vita" (Giovanni 6,63); in definitiva Gesù pone al centro la questione della Santità.

La purità e l'impurità non si pongono come tema, in quanto, comunque, l'impurità ha una causa interiore, invincibile per l'uomo per quanti sforzi faccia, né è un problema magico, occorre un cambiamento alla radice impossibile all'uomo da solo.
Il problema, quindi, non è esteriore, ma interiore, di "spirito e vita" risolvibile solo attraverso di Lui mandato nella carne e nel sangue dal Padre, tutto il resto non serve per la vita eterna.

IL SACERDOZIO DI MELCHISEDEK E DI LEVI
Nell'intera Bibbia cristiana, nel testo in italiano - traduzione C.E.I. 1975 - se si cerca "sacerdote - sacerdoti - sacerdotale" si ottiene un totale di ricorrenze di 988, ma solo 152 di queste nei libri del Nuovo Testamento, di cui 92 nei Vangeli, ed entrando nel contenuto ci si rende conto che il più delle volte ricordano il sacerdozio israelitico e che tale funzione o ministero nel cristianesimo ha subito una novazione sostanziale rispetto all'antico ebraismo e al giudaismo.
La prima volta che nella Bibbia ebraica si trova "sacerdote" è quando in Genesi 14,17 Abram, incontra "...Melchisedek, re di Salem" che "offrì pane e vino: era sacerdote del Dio Altissimo..." ("Melchisedek, personaggio enigmatico e il Messia - I Parte" e "II Parte")

Questa è la sola volta che si parla di un sacerdote del Dio Altissimo, da cui peraltro Abramo fu benedetto e "gli diede la decima di tutto" (Genesi 14,20b).
In ebraico "sacerdote" è "kohen", radicale che da luogo ai verbi di "officiare, esercitare il sacerdozio" e al termine "kehunnah" per sacerdozio.

Melchisedek, in effetti, è un personaggio del misterioso, un re = "malek", giusto = "tsedek" e di Salem = Pace, sacerdote di Dio Altissimo "'El E'liion" .
A quei tempi "'El" oltre che parola che indicava "dio" era anche il nome proprio dato di un dio di Canaan, ma con l'aggiunta "E'liion" c'è la volontà di asserire "al disopra di tutti" (Genesi 40,17 e Deuteronomio 26,19) e quelle lettere "E'liion" rafforzative di alto = "e'l" = poi assieme al citato Salem fanno pensare al monte Sion , quindi, proprio a Gerusalemme ove, appunto, scenderà IHWH nel suo Tempio; inoltre, viene anche asserito che quel Melchisedek non adorava il dio "'El", ma chi gli stava al disopra.

Questo sacerdote, profeta per i doni di benvenuto e la benedizione autorevole che offre ad Abramo, re di Salem, dove poi sorgerà Gerusalemme, dal Nuovo Testamento è riconosciuto figura del Messia che sarà nella carne un discendente di Davide e che regnò per 33 anni proprio dove regnava Melchisedek.
Il termine di "sacerdote" "kohen" , nel testo ebraico della Torah si trova complessivamente 246 volte, precisamente:
  • nella Genesi 4 volte, di cui 1 per Melchisedek e 3 volte per Potifera padre della moglie del vice-faraone Giuseppe, sacerdote di On, un dio egizio;
  • in Esodo, 10 volte di cui 3 per il sacerdote di Madian suocero di Mosè e 7 volte riferito ad Aronne fratello di Mosè;
  • nel Levitico 176 volte, ove in pratica se ne specializzano le funzioni;
  • nei Numeri 43 volte;
  • nel Deuteronomio 13 volte.
Il termine invece di "E'liion" si trova 57 volte di cui 9 nella Torah.
Le lettere di "E'liion" suggeriscono che "dall'alto è a recare energia " e in modo più fantastico "dall'alto fu - è - sarà a portarsi con gli angeli ", poi essendo = trapela anche la parola "colomba" = "ionah" figura dello Spirito Santo che scende su Israele ed ecco che è tutto pronto per comprendere chi profetizza il sacerdote Melchisedek.
È un tramite, quindi, un servo su cui si porta l'energia di Dio, vi scende in forma di colomba, quindi, è un "sacerdote" "kohen" ossia un "vaso - coppa ove entra l'energia " della divinità e come entra ne può riuscire verso gli altri, è un vero ponte tra Dio e gli uomini.
La finalità è ripristinare il rapporto paterno di Dio con tutti gli uomini e risvegliare in loro l'amore filiale interrotto per l'interposizione di un divisore (in ebraico "satan"), il famoso angelo ribelle delle origini, quindi, questo sacerdote "kohen" ha la funzione con l'apporto dell'energia divina di "spengere () l'angelo " ribelle.

Può sorprendere che ai tempi di Abramo si trovi con Melchisedek, un sacerdote di una classe particolare che adori il Dio Unico, ma occorre addentrarci nella cronologia che ci ha proposto la Genesi per il diluvio e i patriarchi, infatti, ai tempi di Abramo il ricordo di Noè e del diluvio erano ancora presenti; addirittura l'ebraismo intravede il vecchio Sem nella figura di Melchisedek.
(Vedi: "Cosa nasconde il racconto di Noè e del Diluvio?")

Melchisedek poi è ricordato nel Salmo 110,4 "Il Signore ha giurato e non si pente: Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek." ove Davide medita sul fatto che pur essendo re sa che non può assumere anche la funzione di sacerdote, ma intravede la possibilità che a ciò possa avvenire per un suo discendente, il Messia, perché anche figlio di Dio.

Che questa sia interpretazione giusta lo conferma Gesù stesso, lo ripetono i Vangeli sinottici quando commenta in questo modo quel Salmo: "Trovandosi i farisei riuniti insieme, Gesù chiese loro: Che ne pensate del Messia? Di chi è figlio? Gli risposero: Di Davide. Ed egli a loro: Come mai allora Davide, sotto ispirazione, lo chiama Signore, dicendo: Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io non abbia posto i tuoi nemici sotto i tuoi piedi? (Salmo 110,1) Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio? Nessuno era in grado di rispondergli nulla; e nessuno, da quel giorno in poi, osò interrogarlo." (Matteo 22,41-46; Marco 12,35-37; Luca20,41-44)

Perciò il Messia non sarà un sacerdote secondo Levi che amministra le cose sante, ma di un ordine diverso, universale come Melchisedek che ne è figura.
L'Antico Testamento poi nei vari libri fornisce regole e funzioni del sacerdozio ebraico dei discendenti di Levi costituiti "per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati".(Ebrei 5,1)

Non mi soffermerò su tale questione, ma in Appendice riporto il testo di Levitico 22 e Ezechiele 44 in cui vi sono varie norme che dovevano rispettare i sacerdoti secondo la Torah, poi di quei capitoli presento l'intera decriptazione da cui escono pagine sull'epopea del Messia il vero e unico sacerdote.

IL SACERDOZIO CRISTIANO
Con il battesimo la Chiesa fa nascere un popolo sacerdotale ove tutti i fedeli hanno il "sacerdozio comune dei fedeli" che attinge dal "Sacerdozio" di Cristo.
Il sacramento dell'Ordine, ha poi la funzione di eleggere dei fratelli servire a nome e in persona di Cristo, capo in mezzo alla comunità.
I sacerdoti nella chiesa primitiva, infatti, erano detti presbiteri, dal greco "", "presbęteros", "più anziano", da cui poi il termine di "prete", ed erano loro, i più anziani fedeli, che compivano il servizio per la comunità.
Sul "sacramento dell'Ordine" nel Catechismo della Chiesa Cattolica si legge:

1536 - L'Ordine è il sacramento grazie al quale la missione affidata da Cristo ai suoi Apostoli continua a essere esercitata nella Chiesa sino alla fine dei tempi: è, dunque, il sacramento del ministero apostolico. Comporta tre gradi: l'Episcopato, il presbiterato e il diaconato.

Poi precisa:

1537 - La parola "Ordine", nell'antichità romana, designava corpi costituiti in senso civile, soprattutto il corpo di coloro che governano. "Ordinatio" - "ordinazione" - indica l'integrazione in un "ordo" - "ordine". Nella Chiesa ci sono corpi costituiti che la Tradizione, non senza fondamenti scritturistici, chiama sin dai tempi antichi con il nome di "ordines": così la liturgia parla dell'"ordo Episcoporum" - "ordine dei Vescovi", dell'ordo "presbyterorum" - "ordine dei presbiteri", dell'ordo diacono rum - "ordine dei diaconi". Anche altri gruppi ricevono questo nome di "ordo": i catecumeni, le vergini, gli sposi, le vedove...

Quello del "matrimonio cristiano", come conferma il "Catechismo" è l'unico dei sacramenti ove i ministri del sacramento sono i due sposi stessi, mentre il sacerdote nel caso specifico è il testimonio per la Comunità che riceve e attesta la validità e liceità del loro volere e benedice il matrimonio in figura di Cristo, il vero sposo della coppia, come del resto fanno anche nelle Chiese orientali.

1623 - Nella Chiesa latina. si considera abitualmente che sono gli sposi, come ministri della grazia di Cristo, a conferirsi mutuamente il sacramento del matrimonio esprimendo davanti alla Chiesa il loro consenso.

Nella storia della Chiesa primitiva dalle lettere di San Paolo e dagli Atti degli Apostoli si evince l'uso dei primi cristiani di riunirsi nelle abitazioni private per celebrare il culto ed è così esaltata la figura della "Chiesa domestica", infatti:
  • Romani 16,5 - "Salutate anche la chiesa che si riunisce in casa loro..."
  • 1Corinzi 16,19 - "Le chiese dell'Asia vi salutano . Aquila e Prisca, con la chiesa che è in casa loro, vi salutano molto nel Signore."
  • Colossei 4,15 - "Salutate i fratelli che sono a Laodicea, Ninfa e la chiesa che è in casa sua."
  • Filemone 2 - "...alla sorella Apfia, ad Archippo, nostro compagno d'armi, e alla chiesa che si riunisce in casa tua."
  • Atti 12,12 - "Pietro dunque, consapevole della situazione, andò a casa di Maria, madre di Giovanni detto anche Marco, dove molti fratelli erano riuniti in preghiera."
Il matrimonio cristiano rende atti gli sposi di avere un particolare carisma per testimoniare che l'amore fedele di Cristo è una grazia incarnata e non sigilla un semplice sentimento umano che muta nel tempo e assolve, poi all'insostituibile funzione di preparare mattoni vivi per la costruzione della Chiesa Locale e Universale e per la società.
Nel cristianesimo, infine, la relazione tra sacro e profano è mutata rispetto alle altre religioni e allo stesso ebraismo.

Con la venuta di Gesù, la sua morte e risurrezione, i tempi sono cambiati, ora è la Santità, il regno dei cieli, va in cerca degli uomini, non attraverso riti speciali; disse, infatti, "Interrogato dai farisei: Quando verrà il regno di Dio?, rispose: Il regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o: eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!" (Luca 17,20.s)

Del resto, come si può costatare dai Vangeli, Gesù, pur ebreo, non segue i criteri di purità e impurità, infatti, avvicina morti, ammalati, lebbrosi e anche una donna che ha perdite di sangue da ben 12 anni, dichiara mangiabile ogni cibo.
Per il sacerdote Gesù, l'unico sacerdote, non vi è sacro e profano; è come la luce, per il solo fatto che c'è, in contemporanea e vicino a Lui le tenebre non sussistono o sono neutralizzate.
Nel cristianesimo il fedele che vive le realtà dei sacramenti d'iniziazione, di guarigione e del servizio, resta nell'ambito della santità e vince gli inevitabili peccati che compie; proprio per questo sussistono i sacramenti di guarigione.
Del resto anche i santi riconosciuti dalla Chiesa in vita sono stati comunque soggetti al peccato e hanno usato della grazia del sacramento del perdono.

APPENDICE - DECRIPTAZIONI EZECHIELE 44 E LEVITICO 22
La lettura del criptato, in effetti, può fornire più interpretazioni il che è in linea col pensiero degli antichi, per cui la Parola di Dio ha 70 facce.
Come Gesù ha detto, tutte le Scritture si riferiscono a Lui e anche la singola lettera vi ha valore, infatti:
  • Giovanni 5,39.46s - "Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me... Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?"
  • Matteo 5,18 - "In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto."
La lettura pur se teoricamente possibile, era allora "incredibile" in quanto la storia della salvezza, ai tempi degli antichi non era ancora pienamente rivelata, ma oggi è validata dai Vangeli le variabili si riducono rendendo concreta la lettura. Cioè i sette sigilli per l'Agnello sono caduti. (Apocalisse 6-8)

Decriptazione Ezechiele 44
Riporto il testo C.E.I. 2008 dei 31 versetti di Ezechiele 44.

Ezechiele 44,1 - Mi condusse poi alla porta esterna del santuario rivolta a oriente; essa era chiusa.

Ezechiele 44,2 - Il Signore mi disse: Questa porta rimarrà chiusa: non verrà aperta, nessuno vi passerà, perché c'è passato il Signore, Dio d'Israele. Perciò resterà chiusa.

Ezechiele 44,3 - Ma il principe, in quanto principe, siederà in essa per cibarsi davanti al Signore; entrerà dal vestibolo della porta e di lì uscirà.

Ezechiele 44,4 - Poi mi condusse per la porta settentrionale, davanti al tempio. Guardai, ed ecco, la gloria del Signore riempiva il tempio. Caddi con la faccia a terra

Ezechiele 44,5 - e il Signore mi disse: Figlio dell'uomo, sta' attento, osserva bene e ascolta quanto io ti dirò sui regolamenti riguardo al tempio e su tutte le sue leggi; sta attento a come si entra nel tempio da tutti gli accessi del santuario.

Ezechiele 44,6 - Riferirai a quei ribelli, alla casa d'Israele: Così dice il Signore Dio: Troppi sono stati per voi gli abomini, o casa d'Israele!

Ezechiele 44,7 - Avete introdotto figli stranieri, non circoncisi di cuore e non circoncisi di carne, perché stessero nel mio santuario e profanassero il mio tempio, mentre mi offrivate il mio cibo, il grasso e il sangue, infrangendo così la mia alleanza con tutti i vostri abomini.

Ezechiele 44,8 - Non vi siete presi voi la cura delle mie cose sante ma, al vostro posto, avete affidato loro la custodia del mio santuario.

Ezechiele 44,9 - Così dice il Signore Dio: Nessuno straniero, non circonciso di cuore, non circonciso di carne, entrerà nel mio santuario, nessuno di tutti gli stranieri che sono in mezzo ai figli d'Israele.

Ezechiele 44,10 - Anche i leviti, che si sono allontanati da me nel traviamento d'Israele e hanno seguito i loro idoli, sconteranno la propria iniquità;

Ezechiele 44,11 - serviranno nel mio santuario come guardie delle porte del tempio e come servi del tempio; sgozzeranno gli olocausti e le vittime per il popolo e staranno davanti ad esso pronti al suo servizio.

Ezechiele 44,12 - Poiché l'hanno servito davanti ai suoi idoli e sono stati per la casa d'Israele occasione di peccato, perciò io ho alzato la mano su di loro - oracolo del Signore Dio - ed essi sconteranno la loro iniquità.

Ezechiele 44,13 - Non si avvicineranno più a me per esercitare il sacerdozio e per accostarsi a tutte le mie cose sante e santissime, ma sconteranno la vergogna e gli abomini che hanno compiuto.

Ezechiele 44,14 - Affido loro la custodia del tempio e ogni suo servizio e qualunque cosa da compiere in esso.

Ezechiele 44,15 - I sacerdoti leviti figli di Sadoc, che hanno osservato le prescrizioni del mio santuario quando i figli d'Israele si erano allontanati da me, si avvicineranno a me per servirmi e staranno davanti a me per offrirmi il grasso e il sangue. Oracolo del Signore Dio.

Ezechiele 44,16 - Essi entreranno nel mio santuario e si avvicineranno alla mia tavola per servirmi e custodiranno le mie prescrizioni.

Ezechiele 44,17 - Quando entreranno dalle porte del cortile interno, indosseranno vesti di lino; non porteranno alcun indumento di lana, durante il loro servizio alle porte del cortile interno e nel tempio.

Ezechiele 44,18 - Porteranno in capo turbanti di lino e avranno calzoni di lino sui fianchi: non si cingeranno con indumenti che fanno sudare.

Ezechiele 44,19 - Quando usciranno nel cortile esterno verso il popolo, si toglieranno le vesti con le quali hanno officiato e le deporranno nelle stanze del santuario: indosseranno altre vesti per non comunicare con esse la consacrazione al popolo.

Ezechiele 44,20 - Non si raderanno il capo né si lasceranno crescere la chioma, ma avranno i capelli normalmente tagliati.

Ezechiele 44,21 - Nessun sacerdote berrà vino quando dovrà entrare nel cortile interno.

Ezechiele 44,22 - Non prenderanno in sposa una vedova né una ripudiata, ma solo una vergine della stirpe d'Israele: potranno sposare però una vedova, se è la vedova di un sacerdote.

Ezechiele 44,23 - Indicheranno al mio popolo ciò che è sacro e ciò che è profano, e gli insegneranno ciò che è impuro e ciò che è puro.

Ezechiele 44,24 - Nelle liti essi saranno i giudici e decideranno secondo le mie norme. In tutte le mie feste osserveranno le mie leggi e i miei regolamenti e santificheranno i miei sabati.

Ezechiele 44,25 - Nessuno di essi si avvicinerà a un cadavere per non rendersi impuro, ma potrà rendersi impuro per il padre, la madre, un figlio, una figlia, un fratello o una sorella non maritata:

Ezechiele 44,26 - dopo essersi purificato, gli si conteranno sette giorni

Ezechiele 44,27 - e quando egli rientrerà nel luogo santo, nel cortile interno per servire nel santuario, offrirà il suo sacrificio per il peccato. Oracolo del Signore Dio.

Ezechiele 44,28 - Essi non avranno alcuna eredità: io sarò la loro eredità. Non sarà dato loro alcun possesso in Israele: io sono il loro possesso.

Ezechiele 44,29 - Saranno loro cibo le oblazioni, i sacrifici per il peccato, i sacrifici di riparazione; apparterrà loro quanto è stato votato allo sterminio in Israele.

Ezechiele 44,30 - La parte migliore di tutte le vostre primizie e ogni specie di tributo da voi offerto apparterranno ai sacerdoti: così darete al sacerdote le primizie dei vostri macinati, per far scendere la benedizione sulla vostra casa.

Ezechiele 44,31 - I sacerdoti non mangeranno la carne di alcun animale morto di morte naturale o sbranato, di uccelli o di altri animali.

Presento la dimostrazione della decriptazione di un versetto, Ezechiele 44,22, poi, tutta di seguito, quella dell'intero capitolo.

Ezechiele 44,22 - (I sacerdoti) Non prenderanno in sposa una vedova né una ripudiata, ma solo una vergine della stirpe d'Israele: potranno sposare però una vedova, se è la vedova di un sacerdote.





Ezechiele 44,22 - E Dio ai viventi l'energia a rientrare ha recato . A scorrere in un corpo ha portato la risurrezione . Entrando , al serpente guai ha rovesciato con l'annuncio () della potenza entrata in un vivente . Il Potente l'energia pose in un primogenito di madre vergine della stirpe che dentro (il mondo) sarà a finire con la rettitudine il maledetto () che portò nel mondo la maledizione () ai viventi . L'angelo (ribelle) entrò all'origine bruciando nei corpi completamente l'esistenza della divinità . Dai viventi l'energia uscì . Una piaga l'angelo (ribelle) fu . A rovesciarli nelle tombe li portò .

Ezechiele 44,1 - E fu una luce a venire per chi stava per via. Sentirono illuminarsi le teste/menti. Entrava tra i viventi il Santo nel mondo per vivervi. Giù si recava l'energia, entrava in una persona, si riversava per aiutare. Stava con la madre che l'aveva portato al mondo, aveva recato il primogenito che la riempiva, il leoncello.

Ezechiele 44,2 - A portare fera stata l'Unigenito a vivere nel corpo. Dio era. Il Signore, usciva alla vista. Il principe entrato in questa, nel mondo si chiudeva colui che era l'Essere (assoluto). Al serpente guai il Verbo indicava. Li annunciava da uomo al serpente nemico. Del Padre recava la rettitudine che gli sarebbe stata da forte calamità. La maledizione (per lui) era in Israele in una casa. Dal Padre gliela recava per bastonarlo nel mondo ove era entrato a chiudersi.

Ezechiele 44,3 - Vennero gli angeli con una luce. E dell'Unico il Principe che al mondo si portava in un uomo ad abitare. Dentro recava il rifiuto; la rettitudine recava del Potente. Per la guerra al serpente il Verbo inviato era stato. Il Signore, dei viventi nella via in silenzio entrava, agirà con il fuoco per la lite portata all'origine e nei viventi con il suo aiuto nei corpi per arderlo era sceso in quel primogenito.

Ezechiele 44,4 - Portatosi gli si è in casa, sarà a scontrarsi con il forte aiuto nel corpo della rettitudine che brucerà il nemico. Rivestita porta l'energia divina in una persona che è nel mondo entro a stare. Ha scelto di portarsi con quel primogenito nel corpo Lui. L'energia entrata in un vivente del Potente Unico a spengere lo porterà. Per sbarrarlo Il Signore venne in una casa a stare, a finire sarà la perversità e cadrà il serpente dalle persone ove sta.

Ezechiele 44,5 - E iniziò a vivere in un corpo Dio. Era il Signore un figlio d'uomo con posta nel cuore la rettitudine e dal corpo di amore una sorgente ci sarebbe stata così recata nell'abitazione origine di prostituzione. Sarà la rettitudine ad accendere i viventi sentendolo. Riverrà per tutti la beatitudine. Dell'Unico l'energia risarà nei viventi di aiuto per ricrearli. L'oppressione del serpente la rettitudine con vigore a rovesciare porterà. In tutti dentro sarà a finire. Il Signore porterà nel cammino la potenza a tutti e nei corpi alla fine lo bastonerà e risorgeranno dai morti. Nei cuori di tutti i viventi dentro si porterà l'amore. Saranno alla fine dentro tutti i viventi portati a salire all'Unico ove saranno a entrare a vivere da santi.

Ezechiele 44,6 - Riporterà la primitiva vita nei corpi finita dal maledetto ribelle. La divinità dentro sarà in tutti a essere riaccesa. Nei corpi la divinità spengerà l'origine dell'essere ribelle che dall'Unico giudicato è stato in forza della perversità. Dalle moltitudini nel cammino della vita i pianti per il serpente finiranno e ri-agirà dentro portata a tutti la forza anelata. Dentro per quella forza tutti saranno a essere risorti da Dio.

Ezechiele 44,7 - Dentro il mondo ad abitare fu l'Unigenito in un retto vivente con dentro l'energia per opprimere con la rettitudine il male che il serpente era stato nei cuori a recare. Agendo (questa) nei corpi il serpente sarà dentro bruciato nei corpi dalla potenza. Uscito che sarà si riporterà in tutti dentro la vita della santità che c'era. Del serpente la malattia che l'accompagna verrà dentro ad essere finita. Sarà da dentro a dentro a uscire, rovesciato dai corpi, ci risarà dentro la rettitudine nei viventi. Riverrà il vigore nei viventi che c'era a richiudersi nei cuori e somiglianti li porterà a essere del Verbo che nel corpo si portò a venire per l'alleanza che ci fu tra Dio con tutti. L'abominio porterà a finire la forza della rettitudine nei viventi.

Ezechiele 44,8 - Porterà al serpente peccatore nei corpi la fine. I viventi salverà dall'essere ribelle. Lo finirà con la santità che sarà a recare dalla croce. In dono con l'acqua recherà l'energia del Potente per risorgere dei viventi i corpi. Saranno i viventi protetti, finiranno di stare dentro la putredine. L'aiuto a riaccendere sarà la potenza che anelavano.

Ezechiele 44,9 - Spengerà l'origine dell'essere ribelle il Signore Dio con la rettitudine che dal cuore invierà allo straniero nemico. La potenza dal cuore porterà al nemico. La potenza dentro brucerà nei corpi il serpente nemico e ricomincerà la divinità nei viventi. La santità ci sarà dal Potente che la rettitudine di cuore lo straniero delle origini arderà nelle moltitudini. In tutti porterà a spengere l'angelo (ribelle) che sarà bruciato nei corpi dalla divinità.

Ezechiele 44,10 - Così sarà a ricominciare nei viventi a rientrare la potenza che riporterà i viventi a essere felici. Nelle menti si chiuderà la speranza di vivere con l'Altissimo che avrà finito il peccare. Tutti saranno retti. Di Dio l'originario fuoco nei corpi di tutti agirà e i viventi innalzerà essendogli fratelli. Nel corpo fu a rivelare di riportare la potenza che era uscita. Ai viventi riporterà l'energia che la distruzione recherà al peccare dell'angelo (ribelle) nei viventi.

Ezechiele 44,11 - E nel mondo sarà a riportare dentro ai viventi la santità che c'era nei viventi riaccenderà nei corpi finiti l'esistenza in vita il soffio rovescerà dell'essere impuro finirà la maledizione accesa per il nemico. Sarà a entrare dentro la forza alla fine per salvarli. Dalla croce sarà la vita a venire, da dentro sarà dal Crocefisso a uscire per i viventi del mondo. Sarà a risorgere dalla tomba per l'amore che portava. Venne innalzato Lui in croce nel mondo da vittima. Dal serpente tra i popoli si portò nel mondo a vivere, entrò per spazzare dai viventi l'essere impuro. Il Potente in una persona fu ad entrare a vivere per risorgere i corpi di tutti i viventi.

Ezechiele 44,12 - Porterà in azione l'energia delle origini da fuoco dal corpo. La rettitudine dalla croce porterà desiderando di finire nei viventi del serpente il soffio. L'energia sarà a rivelare con un'asta del serpente che fu ad aprirlo. Fu a recare dal cuore stando in croce la rettitudine divina. La potenza dalla piaga alla luce recò. I potenti per i peccati lo innalzarono pur retto. L'energia negli apostoli accese, venne la sua forza a essere di aiuto per spazzare il serpente. Saranno a uscirne i viventi angeli dell'Unico. Dei viventi il Signore Dio si portò a scontare le loro iniquità.

Ezechiele 44,13 - Ma la potenza nell'Unigenito fu a scorrere. La risurrezione si portò per la prima volta. Di notte la spenta energia con potenza fu a riportarsi. Potente in cammino luminoso il crocefisso si alzo. Tutta la santità che era divina si rovesciò in aiuto; risorto fu a riuscirne. La santità fu ai viventi a recare che all'angelo (ribelle) la distruzione porterà. Tutti i morti dalla morte riporterà. Per l'azione dentro si riporterà l'integrità. L'Unigenito brucerà il male con la risurrezione che porterà.

Ezechiele 44,14 - Recata all'angelo (ribelle) la fine, finalmente ci sarà la desiderata integrità avendo bruciato il ribelle. I salvati a vivere nel corpo del Crocefisso entreranno. Dentro saranno nell'appeso tutti. Nel servo in croce si recano; Li condurrà dal Potente tutti. Tra i beati staranno. Si vedranno le pecore a casa portate.

Ezechiele 44,15 - Ed entreranno i retti del mondo tra gli angeli a stare a vivere. Dal mondo accompagnati saranno i viventi dal Figlio che fu in Israele in cui visse l'Altissimo. Entrati i viventi nel mondo nel prezioso dentro li condurrà all'Unico di notte. I risorti con i corpi il Crocefisso tra gli angeli sarà a portare. Il Servo li condurrà al Potente. Il Verbo tra gli angeli sarà dal Potente a entrare. Verserà dal corpo chi gli stava dentro. Del Potente saranno nell'assemblea. Dal cuore porterà i somiglianti. Oracolo del Signore Dio.

Ezechiele 44,16 - Del mondo i viventi a entrare saranno nella casa desiderata di Dio. Per vivere tra i santi saranno condotti. Vi entreranno da vivi. Rientreranno nell'obbedienza le moltitudini per l'ingresso della potenza della risurrezione. La grazia ci sarà stata dal Potente con la risurrezione dei corpi che a tutti l'energia sarà a riportare. I risorti viventi con i corpi portati verranno a vivervi; nella protezione del Crocefisso staranno.

Ezechiele 44,17 - E dal mondo saranno a entrare nell'intimo i condotti dall'Unigenito per vivere con Dio la cui luce vedranno con i corpi. Saranno a entrare nell'assemblea di lassù. Con i corpi vi entreranno le persone. I giorni finiranno. Dentro per sorte staranno col Verbo, risorti tutti, saranno a vivere standogli nel cuore. Simili li ha portati per il rifiuto che ha spazzato il serpente nel mondo. In alto saranno a entrare. Vi saliranno vive le moltitudini con luminosi corpi puri. Da dentro, bruciato, il nemico sarà uscito, il nascosto straniero uscirà dalle persone. Nei giorni alla fine lo porterà chi dentro fu (da lui) crocefisso nel mondo.

Ezechiele 44,18 - Dal Verbo all'Unico con corpi belli, luminosi, alla fine dei giorni dal mondo saranno condotti. Innalzerà col corpo la moglie. I viventi si recheranno nella piaga che l'angelo (ribelle) a forare fu. Nel Verbo i risorti alla fine dei giorni a entrare saranno. Li alzerà dai morti per l'energia che sarà entrata a riempirli. Saranno dalle tombe in cammino i corpi e dentro sarà (l'energia) in questi a agire.

Ezechiele 44,19 - E ad abitare su verranno i viventi da Dio. Entreranno nell'assemblea di lassù con i corpi. Vi entreranno a vivere. Su li porterà, tra gli angeli entreranno per la maledizione uscita. Dalle tombe si rialzeranno i corpi, ne usciranno vivi, si rialzeranno per la portata energia che uscita da Dio entrerà nei popoli. Sarà il Verbo la risurrezione dal cuore a recare, verrà da dentro a scorrere l'aiuto, saranno a riuscire vivi. La felicità rientrerà nei viventi che usciranno salvati con corpi integri. Dentro a vivere li porterà dal mondo tra gli angeli. Saranno dalle tombe a portarsi nell'Unigenito che portarono in croce. Vivi dentro guizzeranno nel Risorto. Retti tutti ne usciranno santificati e dal cuore i risorti condurrà a casa. Per sorte gli saranno i viventi fratelli per il corpo con cui fu tra i viventi a portarsi e la potenza dell'Unigenito sarà stata la santità a recare (di cui) verranno i popoli a casa rivesti; vi staranno gli entrati a vivere.

Ezechiele 44,20 - Avendo portato nei corpi al peccatore il rifiuto, sarà a riscorrere il vigore. E porterà il Verbo al male il rifiuto. Sarà con la risurrezione il vigore a riportare. Così la pienezza riporterà ai viventi che saranno dalla rettitudine riempiti . La vita riporterà a venire nei corpi. Dell'Unico la luce sarà a rientrare nei viventi.

Ezechiele 44,21 - Recata sarà dell'Essere l'energia potente nell'uomo. Il Crocefisso la recherà a tutti. Retti usciranno per l'energia che dentro ad abitare riporterà. L'originaria vita divina rientrerà a chiudersi, riscenderà nei corpi entrerà del Verbo l'energia che c'era, a rivivere saranno tutti.

Ezechiele 44,22 - E Dio ai viventi l'energia a rientrare ha recato. A scorrere in un corpo ha portato la risurrezione. Entrando, al serpente guai ha rovesciato con l'annuncio della potenza entrata in un vivente. Il Potente l'energia pose in un primogenito di madre vergine della stirpe che dentro (il mondo) sarà a finire con la rettitudine il maledetto che portò nel mondo la maledizione ai viventi. L'angelo (ribelle) entrò all'origine bruciando nei corpi completamente l'esistenza della divinità. Dai viventi l'energia uscì. Una piaga l'angelo (ribelle) fu. A rovesciarli nelle tombe li portò.

Ezechiele 44,23 - E iniziò da croce ad agire per i viventi nell'esistenza essendosi portato nei corpi e dentro li opprime. La santità del Potente ad ammalare recò e dentro fu l'angelo (ribelle) nei cuori dei viventi. Il maledetto l'amore con la perversità irrigò portando impedimenti all'agire della vita.

Ezechiele 44,24 - Portatosi ad agire il serpente, nei corpi fu il bestiale a uscire. Fu in azione nei viventi l'essere impuro. Del Potente brucio il soffio nei cuori. Dentro i viventi accese il (proprio) soffio, ma per riaccenderlo il Verbo per amore nel mondo si recò e venne alla fine a portarsi nel corpo di una prescelta. Si portò a venne a chiudersi per rovesciarlo alla fine dall'esistenza. Dentro tutti i viventi riporterà 'eternità' che c'era. Sarà a bruciare l'essere ribelle che si portò e venne nel sabato (della creazione, il 7° giorno) a recarne la fine dall'esistenza con la santità che portava.

Ezechiele 44,25 - Riportata la divinità, ai morti dell'uomo il rifiuto fu dentro recato. Per la divinità l'amore nei viventi delle origini riuscì. La rettitudine fu a ricominciare a riempirli. Dentro si riportò la potenza originaria. I viventi portò al Potente da figli e nei cuori di tutti per il rifiuto a stringere li portò al Potente. Fratelli portò tutti dell'Unigenito risorto con il corpo che rifiutato nel mondo fu. Dal Crocefisso entrò la potenza nell'uomo a stare nei cuori che i viventi desideravano.

Ezechiele 44,26 - E dall'Unigenito dal chiuso del corpo fu dal cuore la rigenerazione dalla croce a recare con la risurrezione. Dentro il tempo nei giorni dei viventi fu forato del Verbo il corpo con un'asta che un potente gli recò.

Ezechiele 44,27 - Portò da dentro una forza; la recò con l'acqua. Quell'Unigenito recò la divinità che racchiudeva. La santità di Dio uscì; dal chiuso giù dal corpo uscì, Soffiò l'energia nei giorni il Crocefisso con la potenza per risorgere i corpi alla fine. Da dentro la santità fu a versare dal corpo che era dentro chiusa. Dal cuore venne a recare gli apostoli uniti alla madre il Signore Dio.

Ezechiele 44,28 - E nel mondo fu a entrare dal Crocefisso la potenza. Entrò nei viventi del Potente l'energia onde l'ammalarsi uscì. Scontratasi che fu con la potenza dell'angelo (ribelle) lo ammalò. L'integrità riportò ai fratelli. In questi, rientrata la potenza, venne il dragone, portato dal serpente, fuori dai viventi. Dentro ci rifù la rettitudine di Dio. L'Unigenito a inviare fu ai fratelli dalla ferita in croce la vita.

Ezechiele 44,29 - Rientrerà la vita angelica a richiudersi per la perversità del peccatore finita e uscirà il peccato entrato nei viventi del mondo quando furono a mangiarne. E nei viventi si riporterà così il vigore nei corpi per il rivivere dentro della rettitudine divina, onde la potenza uscita dai viventi, risarà nella loro esistenza.

Ezechiele 44,30 - Riporterà nei corpi l'originaria luce che c'era. Il Crocefisso a tutti dentro la rettitudine porterà nei corpi. Così accompagnerà la sposa alla fine in alto, tutta retta, perché' della rettitudine la potenza il Crocefisso dal corpo le ha recato e dalla morte saranno per la rettitudine a rivivere. Il serpente uscirà spento; l'angelo (ribelle) dai giorni uscirà. Sarà dal mondo a recare con il corpo la moglie. Sarà alla fine vista il corpo riempirgli. Si porterà nel Crocefisso. Gli uomini tutti alla fine tra gli angeli condurrà al Potente. Nel sacerdote del Potente entreranno. Inviati gli saranno in grembo con i corpi. Così entreranno dell'Unico nel cuore, essendo tutti retti.

Ezechiele 44,31 - Tutti invierà a casa del Potente. Dal mondo li condurrà. Dal cuore con i corpi dal Verbo usciranno i viventi. Gli angeli entreranno a vedere dal Verbo i portati a vivere da angeli. Uscirà il bestiale rifiutato essendo stato a mangiare a portarli. Uscirà spento l'angelo che fu nei viventi.

Decriptazione Levitico 22
Riporto il testo C.E.I. 2008 dei 33 versetti di Levitico 22 e poi la decriptazione tutta di seguito.

Levitico 22,1 - Il Signore parlò a Mosè e disse:

Levitico 22,2 - Parla ad Aronne e ai suoi figli: trattino con rispetto le offerte sante degli Israeliti e non profanino il mio santo nome, perché sono offerte consacrate a me. Io sono il Signore.

Levitico 22,3 - Di loro: Nelle generazioni future ogni uomo della vostra discendenza che si accosterà in stato di impurità alle offerte sante, consacrate dagli Israeliti in onore del Signore, sarà eliminato dalla mia presenza. Io sono il Signore.

Levitico 22,4 - Nessun uomo della stirpe di Aronne affetto da lebbra o da gonorrea potrà mangiare le offerte sante, finché non sia puro. Così sarà per chi toccherà qualsiasi cosa impura a causa di un cadavere o per chi avrà perdite seminali,

Levitico 22,5 - oppure per chi toccherà un rettile che lo rende impuro o una persona che lo rende impuro, qualunque sia la sua impurità.

Levitico 22,6 - Colui che avrà avuto tali contatti resterà impuro fino alla sera e non mangerà le offerte sante prima di essersi lavato il corpo nell'acqua;

Levitico 22,7 - dopo il tramonto del sole sarà puro e allora potrà mangiare le offerte sante, perché esse sono il suo cibo.

Levitico 22,8 - Non mangerà carne di bestia morta naturalmente o sbranata, per non rendersi impuro. Io sono il Signore.

Levitico 22,9 - Osserveranno dunque ciò che ho comandato, altrimenti porteranno la pena del loro peccato e moriranno per aver commesso profanazioni. Io sono il Signore che li santifico.

Levitico 22,10 - Nessun profano mangerà le offerte sante; né l'ospite di un sacerdote né il salariato potrà mangiare le offerte sante.

Levitico 22,11 - Ma una persona che il sacerdote avrà comprato con il proprio denaro ne potrà mangiare, e così anche lo schiavo che gli è nato in casa: costoro potranno mangiare il suo cibo.

Levitico 22,12 - Se la figlia di un sacerdote è sposata con un profano, non potrà mangiare del contributo delle offerte sante.

Levitico 22,13 - Se invece la figlia del sacerdote è rimasta vedova o è stata ripudiata e non ha figli, ed è tornata ad abitare da suo padre come quando era giovane, potrà mangiare il cibo del padre; ma nessun profano potrà mangiarne.

Levitico 22,14 - Se uno mangia inavvertitamente di un'offerta santa, darà al sacerdote il valore dell'offerta santa, aggiungendovi un quinto.

Levitico 22,15 - I sacerdoti non profaneranno dunque le offerte sante degli Israeliti, che essi prelevano per il Signore,

Levitico 22,16 - e non faranno portare loro il peso della colpa di cui si renderebbero colpevoli, mangiando le loro offerte sante; poiché io sono il Signore che le santifico.

Levitico 22,17 - Il Signore parlò a Mosè e disse:

Levitico 22,18 - Parla ad Aronne, ai suoi figli, a tutti gli Israeliti dicendo loro: Chiunque della casa d'Israele o dei forestieri dimoranti in Israele presenterà la sua offerta, per qualsiasi voto o dono spontaneo, da presentare come olocausto in onore del Signore,

Levitico 22,19 - per essere gradito, dovrà offrire un maschio, senza difetto, di bovini, di pecore o di capre.

Levitico 22,20 - Non offrirete nulla con qualche difetto, perché non sarebbe gradito.

Levitico 22,21 - Se qualcuno presenterà al Signore, in sacrificio di comunione, un bovino o un ovino, sia per adempiere un voto sia come offerta spontanea, la vittima, perché sia gradita, dovrà essere perfetta e non avere alcun difetto.

Levitico 22,22 - Non presenterete in onore del Signore nessuna vittima cieca o storpia o mutilata o con ulcere o con la scabbia o con piaghe purulente; non ne farete sull'altare un sacrificio consumato dal fuoco in onore del Signore.

Levitico 22,23 - Un capo di bestiame grosso o minuto che sia deforme o atrofizzato, potrai offrirlo come dono spontaneo, ma non sarà gradito come sacrificio votivo.

Levitico 22,24 - Non offrirete al Signore un animale con i testicoli ammaccati o contusi o strappati o tagliati. Tali cose non farete nella vostra terra

Levitico 22,25 - né prenderete dalle mani dello straniero alcuna di queste vittime per offrirla come cibo in onore del vostro Dio; essendo mutilate, difettose, non sarebbero gradite a vostro favore.

Levitico 22,26 - Il Signore parlò a Mosè e disse:

Levitico 22,27 - Quando nascerà un vitello o un agnello o un capretto, starà sette giorni presso la madre; dall'ottavo giorno in poi, sarà gradito come vittima da consumare con il fuoco per il Signore.

Levitico 22,28 - Non scannerete mucca o pecora lo stesso giorno con il suo piccolo.

Levitico 22,29 - Quando offrirete al Signore un sacrificio di ringraziamento, offritelo in modo che sia gradito.

Levitico 22,30 - La vittima sarà mangiata il giorno stesso; non ne farete avanzare nulla fino al mattino. Io sono il Signore.

Levitico 22,31 - Osserverete dunque i miei comandi e li metterete in pratica. Io sono il Signore.

Levitico 22,32 - Non profanerete il mio santo nome, affinché io sia santificato in mezzo agli Israeliti. Io sono il Signore che vi santifico,

Levitico 22,33 - che vi ho fatto uscire dalla terra d'Egitto per essere vostro Dio. Io sono il Signore.

Levitico 22,1 - E fu per aiutare da dentro un corpo a uscirgli, lo recò fuori l'Unigenito perché illuminasse il mondo con la potenza della parola.

Levitico 22,2 - La parola del Dio Unico al mondo il corpo degli apostoli recò, di Dio dentro da angeli furono a portarsi e furono inviati agli stranieri a condurli alla vita santa che fu del Figlio. (Infatti, questi) fu in Israele portato dai potenti principali ad essere trafitto. Portò l'Unigenito Crocefisso alla luce la Madre. La versò per aiutare in dono. Dalla Donna dal corpo escono i viventi alla vita santa con la forza della parola. Saranno a incontrare nella (loro) esistenza il Signore.

Levitico 22,3 - Con la parola di Dio al mondo la Madre partorisce il corpo del Crocifisso che è di retti viventi. Dalla sposa, che dall'Unigenito è illuminata, ha origine un luminoso corpo. Il diletto dentro vive con la sposa. Una stirpe che rettamente vive ha inizio. Del Potente rientra la santità nell'esistenza dei viventi. Della Donna il corpo (che origina) è incendiato dalla forza della risurrezione che si portò nel Figlio. È l'esistenza riaccesa nel corpo dell'originaria potenza. La potenza il Signore ha posto col cuore nella Madre. L'Unigenito per la scelleratezza dei potenti fu a recarla (quando) l'asta di uno straniero nel Crocefisso entrò; n'uscì l'anima fuori. Al mondo lo riportò. Dell'Unico la vita potente nella persona fu all'Unigenito a inviare; era il Signore!

Levitico 22,4 - (L'inizio è "Nessun uomo" come Uomo-Uomo, decriptato come sottolineato) Un Uomo, il primo, è stato risorto in vita! Il seme dell'Unico entrato nel corpo per l'energia portata da Lui si rialzò, suonate la tromba! (Si è realizzato: "Se il chicco di grano non muore non porta frutto!") L'Unico ha riportato questi a casa (perché) dentro la santità era in pienezza. Fu l'Unigenito dalla sposa a testimonianza (che era stato risorto). Iniziò dal risorto un corpo. Fu dal cuore a uscire del Crocefisso. Portò fuori gli apostoli in cammino. In azione da dentro la sposa per amore recò. Agli apostoli soffiò il fuoco che l'Unico gli aveva portato.
Di uomini la Donna il corpo del Crocifisso giù iniziò tra i viventi, in vita portò il fuoco della rettitudine dentro, del Crocifisso la stirpe.
(Il primo Uomo, l'Unigenito del disegno di Dio, l'uomo-Uomo di come inizia il versetto, è nato. Tutti gli altri che verranno risorti sono gli uomini dalla Donna, che formano il corpo della Donna. L'uomo-Uomo è l'Uomo primo che è stato risorto, mentre gli uomini della Donna sono gli uomini che l'Unigenito ha risorto e risorgerà nel mondo; la stirpe della Donna del Genesi.)

Levitico 22,5 - L'Unico ha portato agli uomini con la prima risurrezione di un corpo la forza per camminare. Agirà dentro tutti la resurrezione dei corpi che giù ha iniziato. Liberati saranno i cuori dei viventi dal maledetto e l'Unigenito riporterà a casa Adamo beato. Sarà nel cuore dei viventi l'originaria potenza riportata. Il serpente in tutti i cuori dei viventi l'Unigenito a finire porterà.

Levitico 22,6 - Gli apostoli con la parola della risurrezione iniziarono a illuminare le menti/teste (È il "Kerigma" che produce la stirpe di cui sopra). Segni in cammino con l'agire dentro portano e nei cuori dei viventi iniziò ad entrare l'eternità. Si vedono dal corpo i frutti iniziare, è dell'Unico tutta tra i viventi con gli apostoli uscita la santità. È nei viventi della rettitudine la forza a riiniziare. La medicina giù per la carne recono, dentro alle acque risono in vita.

Levitico 22,7 - Reca dentro (le acque) l'Unigenito a entrare la luce che a liberare porta i cuori. Li rigenera e fratelli del corpo sono. Mangiano la manna (da cui) esce la santità. La forza della rettitudine è nel pane (in cui) si porta Lui.

Levitico 22,8 - Dall'empietà porta i cuori a guarire. Esce il serpente delle origini, sono dall'Unigenito resi perfetti i cuori dei viventi con l'amore per l'incontro che c'è stato col Signore.

Levitico 22,9 - E una fiamma viva il corpo reca. Dell'Unigenito la purezza accende. Nei viventi la fine è portata al serpente, Gli uomini desiderano all'Altissimo riportarsi. Al peccatore che li portava tra i morti portandosi dentro recano bruciature. È infiacchito il serpente nel mondo. Inizia l'energia della forza del Signore nei viventi; santamente vivono.

Levitico 22,10 - E tutti gli stranieri la potenza dell'Unigenito saranno a mangiare. (Gli apostoli) verseranno per aiutarli la luminosa croce che porta alla risurrezione, dentro la rettitudine entrerà. Gli apostoli portano il disegno del corpo, dal Potente iniziato, all'esistenza: dell'Unigenito la sposa santa.

Levitico 22,11 - E così entrò l'energia della rettitudine nelle esistenze. Furono a versarla gli apostoli. Fuori l'inviarono con la Parola. Alla luce versarono figli retti in pienezza, con la Parola soffio si porta Lui; è l'Unigenito che la rettitudine nei cuori reca e rinati dentro sono del tutto. Recati al mondo dalla Madre sono stati. A mangiare li porta, dentro il pane gli reca.

Levitico 22,12 - E da dentro l'oppressione esce dell'angelo. Per la rettitudine è a finire dalle esistenze, nell'uomo colpisce nel corpo la perversità. L'Unigenito li abita completamente. Alto il segno esce della santità. È alla pienezza alla fine dell'Unigenito la sposa.

Levitico 22,13 - E da dentro del Crocifisso la rettitudine uscì con gli apostoli che retti sono stati completamente nell'esistenza. Di Dio ai viventi da inviati uscirono. Si portarono da pellegrini recando la luce del mondo. Si portarono dagli stranieri in azione, per annullare il serpente. Uscirono portando il Risorto dentro nel mondo. Originati dal cuore furono dal Crocifisso. Dall'Unigenito da casa furono a uscire così da inviati. In azione portarono un corpo a essere nel mondo vivo. Pane del Padre fu per il mondo il Crocefisso portato a mangiare. Lo portarono a tutti (anche) agli stranieri. La potenza dell'Unico è mangiandolo dentro recata.

Levitico 22,14 - Hanno recato dell'Unico a esistere il disegno che era di iniziare tutti alla santità, da dentro gli errori fuori portassero, fossero in pienezza a parlare che dalla tomba per un vivente la risurrezione c'è stata, che dalla croce condotto, in alto fu portato. E l'energia il Crocifisso ha inviato in cammino per il mondo con gli apostoli (perché) venisse la santità.

Levitico 22,15 - E la potenza dell'Unigenito fu da bastione ad accompagnarli. Venendo versò in aiuto doni, dentro gli apostoli fu a essere una luce alla vista potente. Venne l'Unigenito da corazza del corpo - Chiesa (che formavano gli apostoli), furono a recidere con forza la perversità.

Levitico 22,16 - E al mondo la risurrezione che era desiderata da segno dei segni alla vista recavano gli apostoli. Dell'Unigenito la luce nei viventi entrava. Da dentro. la sposa-Madre venne la santità, fu nel mondo. Da vivi così furono a incontrare nell'esistenza il Signore. Dalla putredine aiutarono a risorgere i viventi.

Levitico 22,17 - E fu la Parola che la forza fuori portò al mondo dei viventi della risurrezione. Entrò la potenza dell'Unico a rivivere nei corpi.

Levitico 22,18 - La Parola di Dio, l'Unigenito, entrò in un corpo ad abitare. Da Dio il Figlio fu portato e per iniziare il cammino (della vita) dentro inviato fu in Israele. Si recò da primogenito a vivere nel corpo. Al segno/tempo opportuno, Dio uscì da Madre, in un uomo iniziò a essere acceso in un vivente il Tempio di Israele. E alla Madre un angelo uscì. Entrò a scorrerle una grande forza di luce nella mente/testa/corpo, di Dio l'Unigenito principe, il Diletto, Le si sarebbe dentro versato nel corpo. Dalla casa l'angelo riportò al Potente dalla sposa la promessa che sarebbe stata nel mondo la Madre. E il Potente alla sposa in dono Le portò la purezza. Della Donna nel corpo il diletto fu. Il frutto del Signore potente dall'alto le entrò.

Levitico 22,19 - Il Potente nel corpo giù l'inviò rettamente da Madre pura. Fu a vivere in un puro corpo in una casa scelta diligentemente. Tra i pianti in schiavitù tra i viventi si portò; per il pregare di questi fu in vita.

Levitico 22,20 - Nella prigione una luce grande si portò per i viventi e la Parola venne a versarsi in un corpo. Fu dentro a portare con rettitudine l'esistenza, (ma) non ai potenti gradito fu che stesse nel cammino della vita.

Levitico 22,21 - Per portare dell'Unico a esistere il disegno fu nelle città dentro di questi. Nelle case degli spossati - deboliti viventi fu con la parola il Signore. Potenti miracoli agli apostoli per aiutare a vedere portava. Il serpente scacciò da dentro, a uscire da dentro i prescelti iniziò a portarlo. Dentro un gregge puro fu di viventi a esistere, uscì dalla (loro) esistenza apertamente il serpente. A piacimento (la Parola) si portò apostoli. Dalla vergogna li portò alla pienezza. Furono dal mondo a casa (sua) portati. (Matteo 3,13 "Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono con lui.")

Levitico 22,22 - Nei ciechi segni iniziò a recare. Gli sciancati l'Unigenito portò nelle assemblee a correre. Iniziarono a recargli chi era con ulcere, scabbia, piaghe purulenti; con potenza l'Unigenito le finiva. In Città (Gerusalemme) a casa si recò di primi potenti. A uscire da potenti fu dalla perversità a recare le donne (esempio moglie di Pilato Matteo 27,19). Con potenza vennero segni energici per recare i viventi fuori dal mal operare. Fuori i viventi, colpiti dentro, da malattie perverse, uscirono.

Levitico 22,23 - E ai simili poveri a accendere il giubilare recò. Rovesciando i serpenti dai cuori l'impurità da dentro uscì. Gli sviati illuminati n'uscivano. L'Unigenito segni recò e dai serpenti inviava i corpi liberi. I guai dai corpi giù uscivano.

Levitico 22,24 - E a chi viveva nel peccare la rettitudine recava. Retti finalmente li conduceva. Sbigottiva gli apostoli completamente e (come) fiduciosi agnelli li portava. Segni potenti venivano nelle città. Frutti il Signore portava dentro il paese. Rettitudine piena indicava con le opere che recava.

Levitico 22,25 - E ai viventi fu d'aiuto. Dentro gli apostoli dagli stranieri, affaticati alla fine dalle città a casa si riportavano. Riuniti su un colle li strinse a centinaia. Che la potenza uscisse erano ad anelare i viventi tutti. Di Dio aprì così che era il Messia. La purezza dal bestiale i viventi portò a vivere. Sull'altura agli stanchi lanciò precetti per il cammino di Vita. (Forse è cenno del il discorso della montagna dei Capitoli 5-6-7 del Vangelo di Matteo)

Levitico 22,26 - E fu la Parola del Signore Dio ai viventi per illuminarli apertamente con potenza a parlare. (Al termine del "discorso della montagna" c'è una conclusione analoga al decriptato di questo versetto: Matteo 7,28s "Quando Gesù ebbe finito questi discorsi le folle restarono stupite del suo insegnamento, egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi.")

Levitico 22,27 - Alla luce portò un corpo desideroso di rettitudine. Accese dentro l'Unigenito l'agire puro come se fossero rinati, riportati all'esistenza. La risurrezione dentro alla vista alla fine fu dei viventi. Fu un morto dalla tomba completamente dall'Unigenito in vita riportato e un vivente fu riportato alla madre fuori risorto (forse la vedova di Nain; Luca 7,11-17). Di ogni tipo fu a portar fuori la potenza l'Unigenito al mondo; la forza dal corpo giù gli usciva. Potenti accadimenti dal Figlio dell'Unico alla luce uscirono. Per i potenti era una calamità.

Levitico 22,28 - E ai simili alla mente/testa iniziò a portare l'illuminazione che al mondo l'Unigenito in croce recheranno e verrà dentro con energia portato, dai potenti verrà ammazzato e dentro sarà un giorno l'Unigenito in una tomba sbarrato.

Levitico 22,29 - E per la rettitudine fu alla fine questi dentro la prigione recato. Lo colpirono dentro la prigione. Segni gli arrecarono con le mani. Uscì potente la forza della perversità dei potenti a piacimento; così vivo in croce per ucciderlo lo confussero.

Levitico 22,30 - Dentro per un giorno in campo aperto Lui fu. Uniti tutti i potenti vennero. Per un'asta in croce fu dal corpo a recare con la vita l'acqua, con energia la recò, l'eternità da dentro versò. Lo vide un apostolo; era il Signore.

Levitico 22,31 - E alla luce con l'acqua dal corpo alla fine la Madre. Ai vivi giù recata dal Crocefisso fu e alla vista il dono indicò ai viventi; venne per ricusare con forza dall'esistenza la perversità.
(I versetti 30 e 31 ben profetizzano l'episodio in Giovanni 19,25-27 ove lo stesso Giovanni si presenta come il testimonio del fatto; in particolare 19,26 "Gesù allora vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: Donna, ecco il tuo figlio!")

Levitico 22,32 - E dal Potente venne nella tomba la potenza. Scattante - guizzante si portò nell'Unigenito crocefisso, lo risorse in vita. La santità il Crocefisso fu a portare agli apostoli che riversò in aiuto. Il fuoco completo fu dentro finalmente portato con la rettitudine. Da casa inviati furono. Da Israele iniziarono gli apostoli a essere con forza fuori portati per il mondo. Ai viventi versano per aiutarli (l'annuncio) della resurrezione che anelavano.

Levitico 22,33 - Fuori li ha fatti uscire l'Unigenito per l'oppressione che i viventi vivevano (come) in terra d'Egitto. La potenza nel mondo saranno a portare del Crocifisso nel cammino. Dalla Madre la potenza di Dio uscirà, saranno i viventi a incontrare nell'esistenza il Signore.

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