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ABRAMO PONTE TRA IL PRIMO E L'ULTIMO ADAMO
di Alessandro Conti Puorger

ADAMO, PRESENTE E FUTURO
C'è poco da fare, dal punto di vista delle scienze naturali che riguardano gli aspetti fisici, chimici e biologici, l'uomo fa parte del genere "homo", della famiglia degli ominidi, appartenente all'ordine dei primati; è, quindi, un bipede, un mammifero dotato, in genere, di capacità di ragionare.
È tutto e solo questo?
È solo un animale dotato di ragione o c'è di più?
Conoscere i propri limiti, ossia il proprio campo di definizione, collocarsi insomma in modo giusto in questo mondo fa evitare di correre invano, infatti una valutazione errata nel campo esistenziale implica il rischio di fallire la traiettoria della propria vita e di non cogliere il bersaglio.

Il filosofo Blaise Pascal (1623-1662) diceva che: "...cos'è l'uomo nella natura? Un nulla in confronto all'infinito, un tutto in confronto al nulla, un qualcosa di mezzo fra nulla e tutto."
Pascal, che era anche teologo, concluse che il problema comporta il prendere posizione da parte dell'uomo, almeno fare una specie di scommessa sull'esistenza Dio che porta "salvezza".
Questa, infatti, è l'unica luce che rende lieta l'esistenza di chi è consapevole di finire in polvere.
Ecco che appare all'orizzonte la Teologia che non è però una scienza in senso stretto, in quanto, le problematiche metafisiche non si possono sondare con metodi scientifici.
È bene però soppesare ciò che è stato valutato e considerato sull'uomo dall'uomo quale creatura vivente.
Ora, se si guarda alla storia nota e agli uomini anche di questo tempo si deve concludere che l'uomo, perlomeno almeno dal punto di vista statistico, è un essere pensante "religioso", in quanto l'idea di una divinità attraversa trasversalmente tutti e cinque i continenti.


Certo è che tra i tanti elementi da poter e dover tenere in considerazione per prendere eventuali decisioni sono da tenere presenti anche quelli suggeriti dalla Bibbia, il libro più letto nel pianeta, e che è ancora un "best seller", visto che il libro non è letto solo tra i cristiani in cui è nominalmente collocabile un terzo della popolazione mondiale.

La Bibbia o Sacra Scrittura, che almeno per la parte in ebraico dell'Antico Testamento è anche il primo libro sacro dell'ebraismo, subito, all'inizio, il Genesi, il primo del rotolo della Torah o Pentateuco, suggerisce che l'uomo è più di un semplice animale.

Nel prosieguo dell'articolo avverto che, com'è mio solito delle 22 lettere dell'alfabeto ebraico, tutte e solo consonanti, userò anche la particolare proprietà connessa al loro grafismo che dà loro l'aspetto di icone. Come ho ampiamente verificato queste sono atte a trasmettere concetti come fossero mini-geroglifici, quindi, sono in grado di spiegare l'essenza di parole ebraiche, da leggere tipo rebus, e così di mettere in grado di decriptare interi versetti e capitoli facendo emergere la profezia dell'epopea gloriosa del Cristo. Al riguardo, si vedano le schede di tali lettere, cliccando sui loro simboli a destra della Home di questo mio Sito, indi le regole di decriptazione in "Parlano le lettere" e "Le 22 sacre lettere - appunti di un qabalista cristiano". Da tale metodo nel procedere di questi pensieri attingerò a piene mani, avendone ormai provato l'efficacia a partire dal 1996, con decriptazioni che danno inesauribilmente alla luce pagine di secondo livello della Tenak o Bibbia ebraica, letta alla luce dei Vangeli.
(Vedi: "Indice brani decriptati")

Adamo, "'adam" in ebraico, secondo il libro del Genesi, fu la prima coppia umana di un maschio e una femmina, i progenitori di tutti gli uomini esistenti sulla faccia della terra per cui tutti sono parenti gli uni degli altri.
La Bibbia descrive la creazione del cielo e della terra e di tutto quanto in questa esiste - regno animale, vegetale e animale - compiuta dal Creatore all'inizio dei tempi per collocare alla sommità questa piramide una creatura speciale e perfetta formata secondo la Sua volontà.
Dio, infatti, disse (in azzurro riporto i termini in ebraico):
  • Genesi 1,26 - Facciamo l'uomo - "'adam" a nostra immagine "betzzalmenu" , secondo la nostra somiglianza - "kidemutenu" .
  • Genesi 1,27 - ...maschio e femmina li creò.
  • Genesi 2,7a - "Allora il Signore Dio "plasmò" l'uomo - "'adam" - con polvere del suolo "a'fer" "'adamah" ..."
  • Genesi 2,7b - ...e soffiò "ipach" nelle sue narici un alito "nishmat" di vita e l'uomo divenne un essere vivente "noefash" .
Quel nome "'adam" è fatto derivare dal radicale sotteso da queste tre lettere dell'alfabeto ebraico: la 1a e la 13a = .

Queste lettere tratteggiano il radicale del verbo "essere rosso" o "rosseggiare" e forse alludono al fatto che il neonato dell'uomo al momento del parto esce con la placenta, sporco di sangue dall'utero della madre, quindi, è come velato di rosso.
Seguendo però il pensiero della creazione questo motivo non regge, infatti, Adamo nacque adulto, quindi, non passò attraverso la gestazione in una madre terrena, perciò il suo nome per la logica del testo deve avere un motore diverso, uno specifico che la Sacra Scrittura stessa intende suggerire, quindi, da scoprire e comprendere.

Resta comunque con qualche consistenza il pensiero legato alle due lettere "dam" , che si trovano nell'interno del nome, il cui significato in ebraico è "sangue", la cui presenza, in continua circolazione, assicura e preserva la vita all'uomo, come del resto però fa anche con tanti altri animali, il che allora non spiegherebbe il nome dell'uomo secondo la logica intrinseca della Bibbia.
Ecco allora che anche questo motivo non appare ancora del tutto dirimente nella scelta da parte del testo di quel nome, almeno sotto l'aspetto del messaggio biblico, secondo il quale ogni parola è attentamente soppesata.

Abbiamo visto che Dio formò l'uomo e il testo di Genesi 2,7 usa il verbo che è specifico dell'opera del "vasaio" quando sul suo tornio dà forma a un vaso, modellando l'argilla che poi cuoce in un forno.
Nel caso specifico l'argilla fu la polvere della terra, l'acqua e il fuoco rispettivamente le lettere "mem" e "Shin" del Suo Nome "Shem" con cui con energia segnò quella creatura, ossia Dio le diede il proprio "alito "nishmat" di vita" di cui è detto in Genesi 2,7b.

Soffermiamoci su quella polvere della terra o come traduce C.E.I. polvere del suolo "a'fer" "min" "'adamah" , ove quella terra appunto o suolo è un terra lavorata, rossiccia come appaiono i campi dopo l'aratura, pronta, dopo essere stata adeguatamente lavorata da parte di Dio, di dare un "'adam" al mondo .
Fece come un vaso d'argilla per contenere il Suo soffio e il Signore "soffiò nelle narici" "vaiipach be'apaiu" il proprio alito, "nishmat" .
In definitiva, secondo la Bibbia, la prima coppia ebbe il respiro, il "noefash" della vita, per cui sotto quell'aspetto fu come un qualsiasi animale che respira, ma ricevette anche un soffio divino "nishmat" che lo rese unico, "dall'energia del Nome segnato ".
Il testo del Genesi per la parola poi offre altri spunti con quel commento in Genesi 1,26 da parte di Dio quando il testo dice:
  • "a nostra immagine", ove è scritto "betzzalmenu" le cui lettere dicono "all'argilla il Potente con l'acqua energia recò " o "dentro scese dal Potente la vita per l'energia che recò " o infine "abitò l'ombra della vita Nostra (dice il Signore)".
  • "secondo la nostra somiglianza", ove è scritto "kidemutenu" tra le cui lettere appaiono:
    • il bi-letterale "kad" che in ebraico significa, "anfora, brocca", il che è in linea con quel verbo usato per "formare" che pare alludere a un vaso di argilla;
    • il bi-lettere dal radicale del verbo "essere simile" e "somigliare".
Ora, le lettere ebraiche hanno anche significati grafici intrinseci per cui quel "kad" in effetti è un vaso, una conca con una "dalet" che ha il significato sia di una mano, il manico, una ansa per portarlo, sia di una porta che protegge e aiuta, quindi "kidemutenu" può assumere il significato di un "vaso che protegge la vita che reca il segno dell'energia recata ", sottinteso da Dio stesso.
La lettera "Kaf" indica anche il cavo di una mano, il palmo liscio chiaro e senza peli, quindi, sostiene anche il concetto di essere piatto, liscio, netto e retto.
In quel "kidemutenu" si trova anche il verbo "morire" .
Adamo , insomma era "uno alla porta della vita ", una creatura ancora "retta protetta dal morire per l'energia recata ", sottinteso da Dio stesso.

Il Creatore perciò aveva pensato di dotare Adamo di tutte le doti necessarie, perché fosse a Lui simile e aveva rischiato, infatti, averlo dotato di quanto necessario per essergli somigliante implicava, quindi, anche il libero arbitrio, cioè la possibilità di decidere la propria sorte e di accettare o meno il progetto di Dio, quindi potenzialmente avrebbe potuto rifiutarlo.
Il progetto "Adamo" insomma sarebbe potuto divenire realtà solo se l'uomo stesso l'avesse accolto e avesse partecipato attivamente alla propria costruzione.

In conclusione, se il primo uomo avesse voluto poteva diventare somigliante al Dio che gli era Padre e Madre.
A questo punto quel nome Adamo nasconde una profezia.
Potrebbe essere un futuro che in ebraico in genere si forma facendo precedere il radicale del verbo con un "'alef" .
Ecco che un futuro del genere rivelerebbe il desiderio auspicato da Dio per l'uomo al momento della creazione, che questi, appunto, in un prossimo futuro accetti e accada così che a Lui "sarà simile" ed ecco in tal modo apparire Adamo nel mondo .

L'essere simile a Dio, in definitiva, è da considerare una potenzialità che era riservata all'uomo se avesse accettato di esserlo.
Di Adamo Dio ne ebbe ogni cura e lo mise in un posto riservato.
Il Signore Dio, infatti, preparò tutto ad hoc:
  • Genesi 2,8 - "piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato."
  • Genesi 2,9 - "fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male."
Non mise la prima coppia di uomini con gli animali e proibì loro di mangiare di quell'albero della conoscenza la cui presenza era necessaria perché potesse essere esercitata da parte dell'uomo la scelta che avrebbe dovuto fare e che prima o poi si sarebbe presentata.
Trapela che il pensiero del Signore era che l'insegnamento sul bene e sul male l'avrebbe portato avanti gradualmente e personalmente, tramite diretti insegnamenti per evitare erronee interpretazioni.
Aveva, infatti, messo l'uomo, la prima coppia di un maschio e di una femmina, in una scuola "Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse." (Genesi 2,15) e Lui stesso sarebbe stato l'insegnante.

Dico ciò perché Dio stesso iniziò subito l'insegnamento.
Del resto che ciò avvenne in questo modo, o almeno che l'autore ispirato lo vuole suggerire, lo si evince dal fatto che il racconto riporta che immediatamente dopo ad Adamo, la prima coppia, Dio presentò gli animali (Genesi 2,19-20) per far conoscere e far comprendere ad Adamo stesso le loro attitudini, l'aiuto che potevano dare e i vari stati di impurità o meno che quelle attitudini avrebbero rappresentato se fossero state nell'uomo.
In tale occasione si comprende che fece tra l'altro capire loro come la dote della sessualità, che avevano come gli animali, era un dono che poteva renderli Suoi collaboratori e farli partecipi a far nascere figli di Dio che avrebbero dovuto educare come, Lui il Creatore e Padre e Madre stava educando loro.
Con loro ci fu evidentemente un patto.

Come si fa a dire ciò?
Accadde che sulla coppia cadde un "torpore" che Genesi 2,21 definisce "tareddemah" .
I due si svegliarono non più solo maschio e femmina, ma come "marito - moglie " come dice il testo in Genesi 2,23b, creatura nuova, in alleanza perenne con Dio.
Quel termine "tareddemah" suggerisce che fece loro intravedere, "indicò alle loro menti - testa la somiglianza ", ossia illustrò loro il progetto completo, vale a dire di farli a Lui somiglianti e evidentemente a parole loro l'accettarono, quindi, fecero alleanza con Lui e iniziò il rapporto fiduciario da entrambi le parti.

Quando tutto fu pronto ed erano stati dati i rudimenti necessari non restava che far esercitare loro a tutto tondo il libero arbitrio.
Era arrivato il momento della scelta, quindi, potevano essere sottoporli alla prova e siccome "non cade foglia che Dio non voglia", furono tentati dal serpente come è narrato in Genesi 3, prova nella quale quella coppia non scelse Dio, ma il suo contrario, come appunto riferisce il racconto della caduta.
L'uomo, di fatto, aveva scelto di essere un animale, non aveva creduto che Dio li amasse veramente, ma che fosse un dittatore che avrebbe tarpato la loro volontà.
Preferirono essere "liberi"!
Con il che la scuola finì.
Ormai non restava all'uomo che entrare nella vita di tutti i giorni che si sarebbe sviluppata secondo la scelta di campo fatta.

Ecco, allora, che il Genesi racconta la sua cacciata dal Gan Eden e dei Cherubini messi a guardia del giardino.
Adamo perse il suo vestito di gloria, si rivestì di foglie di fico, quindi, scattò per l'uomo la dimensione "tempo".
L'uomo incolpò la moglie del proprio errore e "...chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi." (Genesi 3,20)

Il maschio si appropriò del nome della coppia e chiamò la femmina con un nome che gli dette lui stesso, trattandola come aveva fatto con gli animali quando dette loro il nome; lei, infatti, sarà la madre di tutti i viventi, ormai, purtroppo, animali come lei.
Del resto quel nome Eva in ebraico con la prima lettera una acca chiusa va confrontato con ebraico con due acca aperte che significa essere, divenire è da intendere come se dicesse: hai chiuso il divenire!
Con il che fu sancita la divisione dell'unità e dell'amore della prima coppia.
Non era più la creatura nuova che Dio voleva creare, un matrimonio perfetto, un marito e moglie legati da unità e amore, ma erano diventati due, un maschio e una femmina della razza degli "uomini", legati, nel migliore dei casi, da un debole accordo per la sopravvivenza facilmente vinto per opportunità e egoismo.

Tutta la Sacra Scrittura è poi il racconto, il commento e una profezia continua sulla storia di Dio con l'uomo che presenta i Suoi tentativi di far tornare i discendenti dell'uomo, tutti e solo figli nati da Adamo fuori dal giardino e dopo la caduta causata dalla errata scelta iniziale dei progenitori ed educati da questi a restare "liberi", quindi non figli di Dio.
Il libro del Genesi, ucciso Abele da parte di Caino alla nascita di Set in 5,5 sottolinea: "Adamo aveva centotrenta anni quando generò un figlio a sua immagine, secondo la sua somiglianza, e lo chiamò Set.", ossia i figli ormai erano a somiglianza di Adamo che aveva scelto di non essere figlio di Dio.

Il progetto di Dio restava sospeso grazie alla Sua magnanimità.
Era, quindi, atteso un uomo secondo il disegno di Dio.
Questo evento si attuerà nel tempo definito come "il giorno del Signore" in cui grazie alla nascita di un uomo nuovo saranno creati "nuovi cieli e una terra nuova", quella che non era stata mai conosciuta per l'interruzione del progetto.
Dio non poteva che aspettare e nella sua misericordia dare del tempo e non segare il progetto, infatti, dice la 2Pietro 3,14s: "Perciò, carissimi, nell'attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia. La magnanimità del Signore nostro consideratela come salvezza..."

DALLE STELLE ALLE STALLE
Del resto l'aver creato la coppia Adamo "dalla polvere della terra" non esclude l'evoluzione della vita animale e che la creazione dell'uomo consistesse nel fatto che Dio avesse dotato un primate di anima speciale, propria di Lui, quindi, divina.

Giovanni Paolo II in un discorso su "Fede cristiana e teoria dell'evoluzione", nel 1985, affermava: "Una fede rettamente compresa nella creazione e un insegnamento rettamente inteso della evoluzione non creano ostacoli... L'evoluzione suppone la creazione, anzi la creazione si pone nella luce dell'evoluzione come un avvenimento che si estende nel tempo, come una 'creatio' continua".

Benedetto XVI, nell'omelia della messa inaugurale del suo pontificato, il 24 aprile 2005, ebbe a dire: "Non siamo il prodotto casuale e senza senso dell'evoluzione. Ciascuno di noi è il frutto di un pensiero di Dio. Ciascuno di noi è voluto, ciascuno è amato, ciascuno è necessario".

I due pensieri non sono in opposizione, ma non è da disgiungere dalla evoluzione una scelta specifica dell'intervento di Dio per ogni anima.
Non c'è solo un automatismo fisico ed è confermata una creazione in divenire. In definitiva al concepimento di ogni uomo Dio opera la creazione e ciascun è trattato da Dio proprio come fosse il primo uomo; l'ha pensato, l'ha voluto, lo intende formare e desidera che scelga bene per arrivare volontariamente a Lui.
Dio certamente ha in serbo una strategia nel caso che accadesse ciò che la Sacra Scrittura racconta che avvenne al primo Adamo, ossia il diniego al Suo progetto da parte di quella Sua creatura che aveva posto al sommo della vita.
In sintesi lo intende assistere nel mondo per rifornirlo dell'energia specifica di figlio di Dio, visto che da solo non riesce a liberarsi dall'istinto che lo rende peccatore e incompatibile proprio con la natura che Dio gli vuole dare per aiutarlo nella vita a vincere l'istinto animale in cui è prigioniero e si attui la somiglianza desiderata.

Il pensiero, quindi, in termini di lettere ebraiche si può così sintetizzare:

"l'Unigenito entri ad aiutare i viventi: ".
Ciò porta a guardare a questa sequenza di lettere .
Quelle lettere, peraltro, implicano che "dall'Unigenito esca il sangue ".
Nei vocabolari ebraici, peraltro, si trova una parola "hadom" costituita dalle tre lettere , e tale termine significa "sgabello", sempre unito con la parola "piedi" "regalim" e correlativo di trono "kisse'" .
Si trova nei seguenti passi:
  • Isaia 66,11 - "Così dice il Signore: Il cielo è il mio trono, la terra lo sgabello dei miei piedi."
  • Salmo 99,5 - "Esaltate il Signore, nostro Dio, prostratevi allo sgabello dei suoi piedi. Egli è santo!"
  • Salmo 110,1 - "Di Davide. Salmo. Oracolo del Signore al mio signore: Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi."
  • Salmo 132,7 - "Entriamo nella sua dimora, prostriamoci allo sgabello dei suoi piedi."
  • Lamentazioni 2,1 - "Come il Signore ha oscurato nella sua ira la figlia di Sion! Ha scagliato dal cielo in terra la gloria d'Israele. Non si è ricordato dello sgabello dei suoi piedi nel giorno del suo furore."
  • 1Cronache 28,2 - "Davide si alzò in piedi e disse: Ascoltatemi, fratelli miei e popolo mio! Io avevo deciso di costruire una dimora stabile per l'arca dell'alleanza del Signore, per lo sgabello dei piedi del nostro Dio. Avevo fatto i preparativi per la costruzione..."
L'Arca della Testimonianza che conteneva le due Tavole del patto dell'alleanza "berit" di Dio con l'uomo, originariamente nel Tempio di Gerusalemme, era considerato lo sgabello dei Suoi piedi mentre Lui sedeva tra i cherubini che stavano sul coperchio dell'Arca.
Guardiamo con attenzione le lettere del testo ebraico della prima parte della citazione di Isaia 66,1:

"Così dice il Signore:
Il cielo è il mio trono,
la terra lo sgabello dei miei piedi."

La relativa decriptazione, in moto nitido, senza alcuna forzatura, fornisce il seguente pensiero: "La rettitudine , uscita dall'Unico per il ribelle con la perversità entrato, si riaccenderà nei viventi . Sarà un vivente di rettitudine riempito dall'Unico che sarà a portarsi di un primogenito nel corpo . Giù aprirà la somiglianza (); nei corpi a scorrere la potenza risarà ."

Ecco un'altra lettura di la rettitudine di Dio con l'Unigenito entrerà nel sangue dell'uomo... come un cambiamento del DNA.

Ne consegue l'idea che dal sangue del Messia, il Figlio di Dio, verrà la salvezza.
Dio re dei cieli deve scendere e prendere dimora in un uomo.

Ecco la "Kenosis" o svuotamento che ha compiuto Gesù Cristo, il Messia, Figlio di Dio che seduto allegoricamente su un trono alla destra del Padre prende sulle spalle l'umanità e si siede su uno sgabello.
Appunto, dalle stelle alle stalle, ed ecco che il Vangelo di Luca segnala che Gesù nacque in una grotta nella mangiatoia di una stalla!

Da "I bambini del Messia" in particolare il paragrafo "I "Midrash" sulla voce dei piccoli riporto alcuni pensieri" sulla voce dei piccoli riporto alcuni pensieri.

Racconta il libro dell'Esodo che il Faraone d'Egitto nell'ambito della persecuzione verso gli ebrei aveva tra l'altro anche ordinato: "Gettate nel Nilo ogni figlio maschio che nascerà, ma lasciate vivere ogni femmina." (Esodo 1,22)

Mosè, ciò nonostante, miracolosamente fu salvato e fu adottato dalla figlia del Faraone, ma crebbe anche con gli insegnamenti della tradizione trasmessagli dalla famiglia ebrea d'origine.
Divenuto adulto, quanto di ebreo ebbe il sopravvento sulla parte egiziana e Mosè, come si legge in quel libro, dovette fuggire dall'Egitto, perché aveva ucciso un inserviente egiziano che angariava un lavoratore ebreo.
Dopo che Mosè fuggi in Madian, nel libro dell'Esodo, alla fine del secondo capitolo, si legge: "Gli Israeliti gemettero per la loro schiavitù, alzarono grida di lamento e il loro grido dalla schiavitù salì a Dio. Dio ascoltò il loro lamento, Dio si ricordò della sua alleanza con Abramo, Isacco e Giacobbe. Dio guardò la condizione degli Israeliti, Dio se ne diede pensiero." (Esodo 2,23-25)

Inizia, quindi, il capitolo 3 che presenta Mosè ai piedi del monte Oreb e da un roveto, che ardeva senza consumarsi, gli parlava il Signore.
Tra le prime cose che gli disse il Signore mise in evidenza: "Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze." (Esodo 3,7)

Chi aveva gridato e stava gridando verso Dio?
Certamente il popolo sofferente, tra cui non sono da dimenticare i neonati ebrei uccisi per ordine del Faraone, neonati che se avessero potuto parlare avrebbero mandato grida fisiche al Signore che comunque le sente egualmente, perché la voce del loro sangue sale a lui dal suolo come ricorda il racconto di Genesi 4 dell'uccisione di Abele da parte di Caino.

C'è un passo del libro della Sapienza che collega la voce di bambini all'evento del momento della nascita del popolo d'Israele, vale a dire quando uscì dalle acque del Mar Rosso: "Fece loro attraversare il Mar Rosso e li guidò attraverso acque abbondanti; sommerse invece i loro nemici e li rigettò dal fondo dell'abisso. Per questo i giusti depredarono gli empi e celebrarono, o Signore, il tuo nome che è santo, e lodarono concordi la tua mano che combatteva per loro, perché la sapienza aveva aperto la bocca dei muti e aveva reso chiara la lingua dei bambini." (Sapienza 10,18-21)

Dal Talmud sulle sofferenze degli ebrei oppressi dai sorveglianti Egizi dice:
  • "Uomini, donne e bambini dovevano impastare l'argilla." (Pirke' Derabbi Elie'zer 48)
  • "Ciascuno doveva fabbricare 400 mattoni ogni giorno." (Shem Olam)
  • "Per colmare il vuoto di mattoni mancanti costringevano gli ebrei a murare i propri bambini" (Sanhedrin 101b)
Rashi ben Eliezer, Rabbino francese dell'XI secolo d.C., uno dei più famosi commentatori medievali della Tanak, o Bibbia ebraica, "padre" di tutti i commentari talmudici, parla di un mattone di zaffiro che fa da sgabello a Dio sul suo trono nei cieli, quello che è così descritto: "Essi videro il Dio d'Israele: sotto i suoi piedi vi era come un pavimento in lastre di zaffìro, limpido come il cielo" (Esodo 24,10) versetto che i testi ebraici, (esempio: Esodo Shemot edizione Avishay Namdar da Mamash 2010) traducono in questo modo "Videro il Dio d'Israele, sotto i suoi piedi vi era qualcosa di simile a un mattone di zaffiro e dall'aspetto limpido come quello del cielo."

Il Rashi riferisce poi il "midrash" che racconta di una donna ebrea incinta che, percossa mentre lavora dall'aguzzino, abortisce e il feto di questa donna cade nel fango ove viene impastato per fare mattoni, ma accade che l'Angelo porta il mattone dinanzi a Dio e il Signore lo tiene sempre presente, a sgabello dei suoi piedi, onde nelle ore più dure dell'esilio e della sofferenza del popolo che ha eletto lo porta a decidere d'intervenire.

DIO SI RIVELA
Tutto quanto è nella Bibbia ha origine da una "rivelazione" da parte di un'entità metafisica, definibile come Dio, avvenuta circa XXXIV secoli orsono a quell'uomo, Mosè, ebreo - egiziano, cui seguì sia la rivelazione a un popolo che fu portato fuori dall'Egitto, sia il rotolo della Torah scritto dallo stesso Mosè, ispirato da Dio, cui seguirono tutti i libri delle Sacre Scritture giudeo - cristiane.

La rivelazione è narrata in Esodo 3 ove Mosè chiese quale fosse il nome alla voce che usciva da un roveto ardente che non si consumava e al versetto 3,14 questa "...disse a Mosè: Io sono colui che sono! E aggiunse: Così dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi".

Vediamo in ebraico le parole in grassetto:
  • "Io sono colui che sono!" "'oehoe 'ashoe 'oehoe"
  • "Io-Sono" "'oehoe" .
Facendo astrazione dalla vocalizzazione delle lettere che a quei tempi non era stata ancora fissata, dal punto di vista grammaticale è certamente il radicale del verbo "essere" e la lettera "'alef" che precede un verbo di solito lo rende come futuro, quindi, invero è come se là fosse detto "sarò quello che sarò", ossia appunto, sono il vostro "futuro".
Le tre lettere poi oltre quale che relativo sono anche capaci di sottendere il termine "beato e felicità" e la lettera "'alef" esprime pure il valore numerico di 1, quindi, il significato di "origine", per cui quelle lettere che Dio ha usato per definirsi, possono assumere anche l'intenzione di voler dire di se stesso, sono "l'origine dell'esistenza beata del futuro esistere ".

Poi sul proprio nome concluse: "Dio disse ancora a Mosè: Dirai agli Israeliti: Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, mi ha mandato a voi. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione." (Esodo 3,15)

In tal modo l'entità soprannaturale di cui Mosè riporta le parole è proprio qui che esplicita il proprio nome, IHWH, col dire "Questo è il mio nome per sempre" e aveva detto "Il Signore, Dio..." ossia IHWH "oelohei" .
Il radicale " " è pure usato per "essere", ma esprime più il senso di "diventare" (esempio: Genesi 27,29) che di per sé appunto implica un futuro, un qualcosa che è in progress cioè in divenire per cui il Tetragramma potrebbe voler dire "sono il divenire ".
Del resto la lettera "iod" = di per sé indica proprio l'essere e il radicale sta allora a significare che tra due campi aperti a destra e a sinistra c'è solo lei la ossia l'essere, mentre il radicale con la "waw" = che di per sé graficamente è un bastone e indica portare-collegamento c'è il senso di divenire, da un luogo portarsi in altro luogo, da una situazione ad un'altra.
Allora ecco che in questo senso IHWH dice "sono colui che da questo mondo vi porterò fuori ." E nella fattispecie del momento vi porterò fuori dalla schiavitù d'Egitto, ma più in generale, vi porterò fuori dalla schiavitù che subite in questo mondo soggetto ormai all'istinto del male.
Dalla declinazione di " " viene per dire "Lui, quello", come a dire "divenuto () uno " e porta a pensare al "Lui" per antonomasia il divenire assoluto, quindi Lui per allusione chi "del mondo ha portato l'inizio ", ma anche chi al "mondo porterà l'Unigenito " e questi era atteso in un nuovo Adamo.

Del resto è da ricordare quanto dice Genesi 49,10: "Non sarà tolto lo scettro da Giuda né il bastone del comando tra i suoi piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta l'obbedienza dei popoli", profezia messianica in cui l'atteso Messia egualmente viene menzionato con un pronome "colui al quale" "shilu" che nell'ebraismo è divenuto uno dei Suoi nomi, cui è da aggiungere quel "Lui".

La prima volta che si trova è in Genesi 4,26 che nella traduzione C.E.I. 2008 dice: "Anche a Set nacque un figlio che chiamò Enos. A quel tempo si cominciò a invocare il nome del Signore".
Se si guarda il testo in ebraico ci si rende conto che quel potrebbe evitarsi senza cambiare il senso del versetto esterno, ma invece è essenziale per far comprendere che dai discendenti di Enos verrà Lui e quel "si cominciò a invocare il nome del Signore" è significativo e sta a rimarcare come prosegue il progetto del Signore.
Enos in ebraico "'Enosh" è anche il nome con cui sono chiamati gli uomini, spesso in sostituzione della parola "'adam"; questo diverso termine ricorda la loro mortalità, infatti alla lettera è "uno che viene meno ".
Ciò nonostante da questi verrà Lui per ripristinare il progetto.

Tutta la Bibbia in modo esplicito e implicito, sia nel testo esterno che si offre alla lettura con le usuali traduzioni, sia in quello nascosto, sigillato (Isaia 29,11-12), dai significati grafici delle lettere, parla sempre di Lui e quando lo si trova quel versetto è da esaminare attentamente.
Ecco che capiterà nel presente articolo che spesso si presenterà questo "Lui" e questo da vedere secondo la suddetta angolatura ci porterà al Messia.

ABRAM UN UOMO QUALSIASI
Il libro del Genesi, poi, trasferisce particolare attenzione su personaggi chiave della storia della salvezza, precisamente quelli della 10a e della 20a posizione delle generazioni, considerando ovviamente 1a quella di Adamo.
Il 10° della serie dei primogeniti in terra è Noè, personaggio chiave nell'episodio del "Diluvio", e il 20° è Abram, secondo la Scrittura nato 1948 anni dopo Adamo, dopo 1018 anni dalla sua morte e 290 anni dopo il diluvio.
La storia di Abram in questo modo sembra essere segnata se la si pensa legata al fatto di essere capitato al momento opportuno essendo il 20° dei primogeniti partendo da Adamo.
Abram comunque è personaggio che in partenza rispetto ad altri non ha meriti particolari, ma i nomi nella Bibbia non sono dati a caso.
Il chiamarsi "Abram" in qualche modo, perciò deve tratteggiare la sua personalità ed essere profetico, come del resto credevano anche i romani che dicevano "nomen omen", "il nome è un presagio" e pensavano che nel nome della persona fosse indicato il suo destino.
In quel nome si trovano le lettere:
  • che riguardano il concetto di essere "padre", "'ab", di essere rigoglioso, "'eb", e di desiderare , eppure non aveva figli e la moglie era sterile;
  • che ricordano "bar" il figlio, il frumento, un campo aperto, ma come detto non aveva figli, né una terra, era un nomade su questa terra, un pellegrino come del resto lo sono tutti gli uomini in quanto debbono comunque lasciarla;
  • che ricordano il desiderio di alzarsi ed essere alto , ma ricordano anche la parola "verme, putredine" "rimmah".
Quel nome inoltre contiene che è il radicale del verbo "volare" da cui viene il termine "'eboer" per piume e penne, come a dire che si dibatteva non contento della propria vita desideroso di quanto questa gli aveva negato, pieno di desideri inappagati e ormai di difficile attuazione cercando di sollevarsi, ma sempre più impacciato e insoddisfatto col passare degli anni.

Il testo del Genesi pare voler coinvolgere in modo personale chi legge quelle pagine come a proporre di avvicinare la propria vita a quella di Abram.
Al riguardo basta, infatti, farsi la domanda: Chi sono io?
La più semplice risposta è: sono un essere precario incapsulato in un corpo, insomma, uno che dentro un corpo vive, con la mente sogna, ma la realtà non consente di volare e deve rimanere con i piedi per terra.

Se si cerca di scrivere con le lettere ebraiche usate come icone il pensiero che dice di "uno dentro al corpo vive " sorprendentemente si presenta agli occhi proprio un nome, quello di "Abram" .
Abram a questo punto, grazie a questa considerazione, diviene anche un uomo qualsiasi e non uno speciale. Se ne ricava subito una lezione: davanti a Dio ogni uomo è "speciale"!

Tale pensiero porta a leggere la storia di Abram, in Genesi 11,26 a 25,10 sotto una prospettiva che coinvolge ogni persona in modo radicale e esistenziale.
Chiunque potenzialmente allora dovrebbe potersi ritrovarsi in quella storia.
Abram è un uomo cui è capitato qualcosa di "speciale" che si può verificare con chicchessia, ha avuto tempo e modo di meditare sulla vita che ha trascorso, il che propone domande esistenziali che elevano dalla contingenza e fanno allargare la visuale verso orizzonti inesplorati, quindi, portano a volare con la mente ed accorgersi che oltre la terra esiste anche il cielo.
Possibile che tutto deve finire cosi?

Le speranze con gli anni vanno a svanire, ma Abram, pur se anziano ancor giovane nello spirito, vede il proprio futuro tarpato inesorabilmente dalla morte, anche se non sa quando avverrà.
Non vi sono soluzioni o scappatoie.
È un fallito comunque, qualsiasi risultato avesse pur raggiunto!
Il più furbo e intraprendente degli uomini davanti a quel punto ha due vie:
  • arrendersi e vivere gli anni, tanti o pochi che deve ancora vivere, senza una speranza, facendo passare il tempo essendo una la realtà inesorabilmente nota, tutte le generazioni, comunque, sono riuscite, purtroppo, a... morire;
  • restare attento alle vicende della propria vita cercando e chiedendo una risposta, sperando di cogliere segni che suggeriscano qualcosa di nuovo e diverso.
Abram faceva parte del secondo gruppo e fece un'esperienza particolare.
Ebbe una certezza che valutò oggettiva, intima o esplicita non si sa, ritenne comunque di aver ricevuto una parola da parte del Signore Dio, il suo Creatore, la cui esistenza evidentemente aveva ammesso come possibilità e nelle notti insonni avrà anche invocato... con un "se ci sei, ti prego, fatti vivo".
Ecco che senza alcun preambolo iI capitolo 12 del libro del Genesi inizia in questo modo: "Il Signore disse ad Abram..."

Abram in modo inequivocabile sentì una chiamata che sigillò nel cuore e gli fece fare un salto enorme, un modo completamente nuovo di come approcciare l'esistenza, aveva concluso: Dio c'è!
Per prime sentì queste parole: "Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò."
Abram partì con tutti i propri averi e il Signore gli indicò evidentemente un percorso da seguire e arrivò in terra di Canaan.
Subito iniziarono per lui le prove che lo avrebbero dovuto portare a dubitare.

Narra, infatti, Genesi 12,10-20 che ci fu una grande carestia e fu costretto a portarsi in Egitto per sopravvivere, ma con un escamotage e con l'aiuto del Signore, che agì sul faraone, tornò in Canaan colmo di ricchezze, "greggi e armenti e asini, schiavi e schiave, asine e cammelli".

Tale evento per certo lo consolidò nel pensiero che aveva trovato un potente protettore in grado di aprire strade inimmaginabili e misteriose che peraltro erano anche profetiche su ciò che avverrà nel futuro agli israeliti discendenti di Abram quando torneranno sani e liberi in Canaan, sfuggendo all'ira del faraone.

ATTORNO AL GIARDINO
Il capitolo 13 del Genesi riferisce gli avvenimenti accaduti ad Abram e a sua moglie dopo il ritorno dall'Egitto.
Il Signore li riporta nel territorio di Canaan; evidentemente dall'Egitto avevano percorso la via del mare, quindi, rientrarono dal deserto del Negheb con tutto il bestiame al seguito e il nipote Lot che li aveva seguiti.
A questo punto, infatti, il testo ricorda che "Abram era molto ricco in bestiame, argento e oro." (Genesi 13,2)

Il territorio di Canaan prende il nome da un figlio di Cam che in Genesi 9,24 fu maledetto da Noè, territorio peraltro nell'area d'influenza dell'Egitto, il cui nome è pure di un altro figlio di Cam e abitato da suoi discendenti, infatti: "I figli di Cam: Etiopia, Egitto, Put e Canaan." (Genesi 10,6)

Abram si portò "...a Betel, fino al luogo dove era stata già prima la sua tenda, tra Betel e Ai, al luogo dell'altare, che aveva là costruito prima: lì Abram invocò il nome del Signore..." (Genesi 13,3s)

Aveva ben da ringraziare e benedire il Signore di cui non conosceva ancora il Nome, avendo ormai considerato che tutte le sue vicende avevano preso una piega diversa da quando, "El Shaddai", , l'Onnipotente, era entrato nella sua vita.
In quel modo Abram, infatti, chiamava "Dio , che nella steppa () sta ", in quanto, evidentemente l'aveva conosciuto nel tempo delle soste del suo peregrinare da pastore per la steppe, tempi favorevoli per alzare nel buio delle notti gli occhi verso l'immensità del cielo stellato, perdervisi e meditare; infatti, in un colloquio gli fu detto "Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle" (Genesi 15,5)

Appena Abram si era aperto a Dio e l'aveva lasciato entrare nella sua vita Questi si era comportato come l'acqua del mare che arriva ovunque la terra lo consenta, ed evidentemente Abram lo consentiva e si apriva sempre di più.
L'Unico gli entrava dentro, ossia si realizzava un'amicizia che sarebbe diventata amore, in ebraico , appunto "l'Unico gli entrava dentro ", e che divenissero amici lo dice il Signore stesso in Isaia 41,8: "Ma tu, Israele mio servo, tu Giacobbe, che ho scelto, discendente di Abramo mio amico."

Il progetto nei riguardi dell'uomo, che sintetizzo con la parola 'Adam, ma che era stato da quegli rifiutato, da parte del Signore era evidentemente intenzione di ripresentato ad Abram.
La coppia primigenia, Adamo, che aveva la primitiva residenza nel Gan Eden, il giardino piantato dal Signore, era volutamente uscita dalla Sua tutela, ma la coppia Abram e Sarai sua moglie ora potevano riprendere il progetto la dove era stato lasciato ed essere da Lui formati e dare sviluppo al progetto.
D'altronde, nell'episodio di Abram e Sarai in Egitto, come si evince dal racconto, si era avuta la dimostrazione che il Signore riconosceva quel matrimonio come sacro e da proteggere, tanto che il Signore bloccò le avance del faraone nei riguardi di Sarai.
L'idea trova consistenza con i fatti che seguirono.
Le greggi di Abram e di Lot intanto si erano di molto accresciute e i due dovettero separarsi; Lot scelse di risiedere nella valle vicino al paese di Sodoma.

A questo punto c'è nel testo un'annotazione preziosa: "Allora Lot alzò gli occhi e vide che tutta la valle del Giordano era un luogo irrigato da ogni parte - prima che il Signore distruggesse Sodoma e Gomorra - come il giardino del Signore, come la terra d'Egitto fino a Soar." (Genesi 13,10)

Si la storia ricominciava proprio da lì da dove la coppia Adamo era uscita.
A mio parere proprio questa è la conclusione come provai a dire già in "Il giardino dell'Eden" il posto fisico in cui l'autore ispirato del Genesi ha ritenuto di individuare il primigenio paradiso terrestre.
Il Signore aveva compiuto un segno aveva raccolto un discendente di Adamo appena fuori da quel paradiso per compiere con lui una storia di salvezza che superava di gran lunga quanto poteva immaginarsi.
Quella pezzo di terra che era stato quel giardino non interessava più di tanto, le mire del Signore per l'uomo erano ben più grande, lo voleva simile a sé.
Il Signore in tale occasione promise ad Abramo tutta la terra che riusciva a vedere e una grande discendenza.
Abramo si portò a Ebron dove eresse un altro altare al Signore.
Ebron si trova a 30 Km a sud di Gerusalemme e circa a 30 km a ovest di dove si pensa che fosse la città di Sodoma.

GENESI 13 - DECRIPTAZIONE
A questo punto ho sentito l'esigenza di decriptare i 18 versetti di Genesi 13 col mio metodo di "Parlano le lettere" utilizzando i significati grafici delle 22 lettere ebraiche in base alle schede relative che si trovano cliccando sui loro simboli a desta delle pagine di questo mio Sito.
Ritenevo, infatti, che dato le premesse il piano del Signore finalmente poteva aprirsi, in quanto, avendo trovato un primo valido assenso da parte di un uomo potesse venire reso più esplicito e fosse dall'autore ispirato del Genesi riportato in modo criptico non essendo ancora quello il momento di rivelarlo esplicitamente e che quindi potesse essere in una pagina di secondo livello ottenibile con una lettura non usuale del testo.
Il piano del Signore doveva peraltro comportare la formazione di una creatura simile a Lui, quindi, in grado di vivere nella realtà celeste.
Ecco che avendomi colpito il versetto Genesi 13,10 sono partito a decriptare proprio da quello.
Riporto il testo in italiano e in ebraico come pure, giustificando, la relativa decriptazione.

Genesi 13,10 - Allora Lot alzò gli occhi e vide che tutta la valle del Giordano era un luogo irrigato da ogni parte - prima che il Signore distruggesse Sòdoma e Gomorra - come il giardino del Signore, come la terra d'Egitto fino a Soar.





E sarà per la risurrezione la divinità recata nei cuori . Riverrà () ad agire la forza , l'energia sarà a riportarsi e sarà nei corpi a ricominciare la primitiva perfezione (). La rettitudine così nei corpi rientrerà . A scendere l'energia della rettitudine sarà in tutti . Entreranno i viventi risorti nell'adunanza . Al Volto con gli angeli saranno . I risorti nell'assemblea tutti con il Signore verranno () in torno per la somiglianza () portata . Verranno () i popoli col corpo a rientrare così nei giardini del Signore . Così dalla terra , dalle angustie , saranno i viventi a casa dell'Unico , che avrà spento () giù il nemico .

Essendo stata la risposta incoraggiante ho proceduto all'intera decripazione.
Per comodità di consultazione riporto il testo C.E.I. 2008.

Genesi 13,1 - Dall'Egitto Abram risalì nel Negheb, con la moglie e tutti i suoi averi; Lot era con lui.

Genesi 13,2 - Abram era molto ricco in bestiame, argento e oro.

Genesi 13,3 - Abram si spostò a tappe dal Negheb fino a Betel, fino al luogo dov'era già prima la sua tenda, tra Betel e Ai,

Genesi 13,4 - il luogo dove prima aveva costruito l'altare: lì Abram invocò il nome del Signore.

Genesi 13,5 - Ma anche Lot, che accompagnava Abram, aveva greggi e armenti e tende,

Genesi 13,6 - e il territorio non consentiva che abitassero insieme, perché avevano beni troppo grandi e non potevano abitare insieme.

Genesi 13,7 - Per questo sorse una lite tra i mandriani di Abram e i mandriani di Lot. I Cananei e i Perizziti abitavano allora nella terra.

Genesi 13,8 - Abram disse a Lot: Non vi sia discordia tra me e te, tra i miei mandriani e i tuoi, perché noi siamo fratelli.

Genesi 13,9 - Non sta forse davanti a te tutto il territorio? Separati da me. Se tu vai a sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra.

Genesi 13,10 - Allora Lot alzò gli occhi e vide che tutta la valle del Giordano era un luogo irrigato da ogni parte - prima che il Signore distruggesse Sòdoma e Gomorra - come il giardino del Signore, come la terra d'Egitto fino a Soar.

Genesi 13,11 - Lot scelse per sé tutta la valle del Giordano e trasportò le tende verso oriente. Così si separarono l'uno dall'altro:

Genesi 13,12 - Abram si stabilì nella terra di Canaan e Lot si stabilì nelle città della valle e piantò le tende vicino a Sodoma.

Genesi 13,13 - Ora gli uomini di Sodoma erano malvagi e peccavano molto contro il Signore.

Genesi 13,14 - Allora il Signore disse ad Abram, dopo che Lot si era separato da lui: Alza gli occhi e, dal luogo dove tu stai, spingi lo sguardo verso il settentrione e il mezzogiorno, verso l'oriente e l'occidente.

Genesi 13,15 - Tutta la terra che tu vedi, io la darò a te e alla tua discendenza per sempre.

Genesi 13,16 - Renderò la tua discendenza come la polvere della terra: se uno può contare la polvere della terra, potrà contare anche i tuoi discendenti.

Genesi 13,17 - alzati, percorri la terra in lungo e in largo, perché io la darò a te.

Genesi 13,18 - Poi Abram si spostò con le sue tende e andò a stabilirsi alle Querce di Mamre, che sono ad Ebron, e vi costruì un altare al Signore.

Tutta di seguito riporto la decriptazione di Genesi 13.

Genesi 13,1 - E saranno innalzati al Padre con il corpo a vivere i viventi dall'angustia in cui erano a vivere. Dal mondo li porterà all'Unico, li condurrà l'Unigenito risorti tutti, ma porterà nella prigione a bruciare nei corpi il serpente. Ed avrà recato la potenza riportandola nei cuori. I popoli avrà riportato dal mondo tra gli angeli in alto.

Genesi 13,2 - E dal Padre con i corpi vivranno con la rettitudine dentro il sangue. Sulla nube abiteranno i viventi. Seduto tra gli angeli uscirà dentro al trono il Verbo. Portò a casa questi entratigli dentro.

Genesi 13,3 - E saranno dal Potente tutti i viventi la pienezza a vedere. Saranno portati nello splendore della casa, condotti nell'eternità. Ad abitare saranno tutti in Dio. Nell'eternità entreranno i viventi risorti, nella beata esistenza della risorta vita. Dall'Unico uscirà la potenza che entrò dentro al principio. Dentro sarà l'energia che li abitava a ristare in tutti; la divinità si riporterà dentro. Saranno tra gli angeli alla vista a stare.

Genesi 13,4 - Dio dalla putredine porterà i viventi fuori. Sacrificherà l'Unigenito nel fuoco il cattivo che brucerà nel mondo. La risurrezione i viventi ricreerà rinnovandoli e sarà abbattuto dai corpi il peccatore. L'origine dentro del verme che li abita brucerà nei viventi il Signore.

Genesi 13,5 - E a scorrere il Potente la potenza porterà nei cuori ad entrare. Uscirà la potenza della rettitudine dall'Unigenito, scelto dal Padre (onde) nel corpo d'un vivente entrasse nell'esistenza. Dal mondo su all'Unico i frutti avrà riversato dal corpo. Nello splendore saranno i viventi.

Genesi 13,6 - Riporterà la potenza agli uomini di prima. Integri rientreranno con l'Unigenito, con il corpo saliranno potenti un sabato a stare dall'Uno. E retti saranno a entrare, essendo stati rigenerati dalla rettitudine portata dalla risurrezione, che all'essere ribelle avrà portato il rifiuto. Saranno tutti portati dal Potente ad abitare insieme.

Genesi 13,7 - E saranno dal mondo lanciati per stare a casa ad abitare. Saranno con gli angeli a dilettarsi. Dalla destra (del costato) verserà per entrare nel Padre dal corpo i viventi, riportati a casa dall'opprimere. Del male saranno i viventi puri (in quanto) il serpente che portavano nei cuori avrà portato fuori. Così l'angelo si sentirà tra lamenti a portarsi fuori. Dal soffio nei corpi questi sarà stato dall'Unigenito colpito. Sarà bruciato dentro nel pozzo disceso.

Genesi 13,8 - E saranno dell'Unico i viventi alla vista dentro con i corpi vivi. Da Dio li avrà accompagnati. Di Dio nei pascoli tutti entreranno. Cambiati saranno stati dentro al mondo, all'intelligenza saranno stati riportati e tra i retti portati ad abitare, saranno angeli con il corpo al vedersi. E dentro ci sarà una lampada che a vedere saranno i retti, perché l'Unigenito energia di luce sarà per i viventi. Fratelli saranno i viventi all'Unigenito per l'energia che la grazia avrà riportata.

Genesi 13,9 - Nel mondo il serpente avranno mangiato. Uscito per l'Unigenito dai corpi, l'arrostiranno. Nelle bocche l'angelo sarà così ad uscire diviso. L'angelo (ribelle), che per primo il male operare fu a originare, dai viventi uscirà bruciato dalla vita. La maledizione gli avrà portato l'Unigenito. Sarà la vita dell'angelo che la perversità ha originato nei viventi ad uscire. Dai gioi l'angelo che ha portato il peccato per il Principe uscirà.

Genesi 13,10 - E sarà per la risurrezione la divinità a recare nei cuori. Riverrà ad agire la forza, l'energia sarà a riportarsi e sarà nei corpi a ricominciare la primitiva perfezione. La rettitudine così nei corpi rientrerà. A scendere l'energia della rettitudine risarà in tutti. Entreranno i viventi risorti nell'adunanza. Al Volto con gli angeli saranno. I risorti nell'assemblea tutti con il Signore verranno in torno per la somiglianza portata. Verranno i popoli col corpo a rientrare così nei giardini del Signore. Così dalla terra, dalle angustie, saranno i viventi a casa dell'Unico, che avrà spento giù il nemico.

Genesi 13,11 - Portati saranno stati dentro, chiusi nel corpo dal Potente. E li accompagnerà nel cuore dell'Unico dall'oppressione in cammino l'agnello che nel mondo scese. Dell'angelo si portò a stare nel buco, per agire la potenza portò nel cuore di un vivente, si versò nel sangue e fu il Verbo nel corpo per l'aiuto recare all'uomo. In un vivente dall'alto l'Unigenito a vivere si portò.

Genesi 13,12 - L'Unigenito dentro il corpo della Madre si stabilì dentro la terra di Canaan e la potenza portò in un cuore a stare per bruciare dentro casa il nemico. Fu al mondo così la rettitudine in un corpo (spiega la parola agnello - ariete, in ebraico "kar" ) a portare; fu dell'Unico ad entrare la potenza eterna in pienezza nel sangue.

Genesi 13,13 - A riportare l'Unigenito l'energia della risurrezione è in pienezza nel sangue. Il cattivo, che fu per vivere a portare il peccare, (quando) fu nei viventi a guizzare, fu fuori a portarla; ne uscì la forza.

Genesi 13,14 - E fu la perversità ad originare. Nei viventi nel corpo la maledizione iniziò dentro con il verme che dei fratelli nel corpo fu ad entrare. Il Verbo in un corpo impoveritosi si portò. Il cuore in seno alla Madre portò ad accendere l'Unigenito. Un angelo dell'Unico a vedere fu; l'angelo fu così a portarsi alla vista (di lei). Entrò dalla Madre l'angelo (per dirle che) nel mondo dalla Madre si alzerà dell'Unico il Principe. Verrà il Nome giù in persona. Le porterà l'energia a scorrere dentro. Entrando la porterà a versare nel sangue, al mondo lo porterà, sarà dalla Madre ad uscire.

Genesi 13,15 - Così fu, venne da una sposa l'Unigenito nel corpo a scendere. Da una donna il corpo venne generato. L'Unigenito entrò in cammino; venne un angelo che lamenti recava al serpente. Il seme della rettitudine dell'Eterno in un fanciullo visse.

Genesi 13,16 - Porterà la risurrezione dei morti che sarà a colpire il cattivo con la rettitudine. La rettitudine agirà soffiandolo dai corpi fuori. L'origine nei corpi della sozzura bruciata si vedrà. I viventi che erano stati portati in prigione saranno in pace. L'energia si riporterà in tutti che riverranno dalla polvere fuori. Nell'Unigenito nel corpo saliranno. Scorreranno i viventi dalla ferita che nel corpo si vede del retto. Dalla destra gli entrarono.

Genesi 13,17 - I risorti entreranno nel Crocifisso. Entreranno camminando dentro l'Unigenito nel corpo per salire dal Potente per trattenersi. Ad entrare li porterà dal Potente con il corpo in grembo. Così saranno dal Potente retti a venire; l'invierà tra gli angeli dal mondo.

Genesi 13,18 - E sarà nello splendore del Padre il corpo dei viventi portato per stare nella casa desiderata. Essendo stati risorti vi abiteranno. Dentro il maledetto angelo nell'acqua bollente si vedrà dall'Unigenito bruciato. Alle moltitudini riunite porterà l'angelo che si recò a stare dentro l'anima dei viventi. Sacrificherà il serpente il Signore. Ne è venuta un'esauriente e intonata spiegazione di ciò che pare essere l'intenzione originaria sull'uomo, quello che dopo la scuola della vita se lo desidera può arrivare a godere in pienezza la vita nei cieli.

Del resto dice la Torah in Deuteronomio 30,15-16: "Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male; poiché io oggi ti comando di amare il Signore tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi e il Signore tuo Dio ti benedica nel paese che tu stai per entrare a prendere in possesso."

Il libro del Siracide 15,17 ricorda questo pensiero e precisa: "Davanti agli uomini stanno la vita e la morte; a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà."

UN TERRITORIO CONTESO
La supremazia sulla terra di Canaan e in particolare sulla regione allora lussureggiante del Giordano, immaginata al massimo dello splendore prima del cataclisma che distrusse le città che si affacciavano sull'attuale Mar Morto, cataclisma che la Torah attribuisce ai peccati di Sodoma e Gomorra ai tempi di Abram, era nelle mire dei potenti regni orientali che intendevano sottrarre quella ricca zona con acqua preziosa, capace di fornire ricchi tributi all'influenza egizia che creava vassalli nella regione.
Tra i due imperi c'è da sempre stata, infatti, e ci sarà dopo per oltre un millennio una forte tensione verso quell'area cuscinetto.
In quel periodo, quando Abram era tornato dall'Egitto, già da 12 anni si era fatta sentire pesante l'influenza dei regni d'oriente Elam, Sinnar, Goim e Elassar, e vi fu un sollevamento contro i re di quelle zone da parte dei regni autoctoni delle città di Sodoma, Gomorra, Adma, Seboim e Bela.

Ciò viene suggerito da Genesi 14 che narra di una guerra che coinvolse il nostro Abram quando "...il re di Sodoma, il re di Gomorra, il re di Adma, il re di Seboìm e il re di Bela, cioè Soar, uscirono e si schierarono a battaglia nella valle di Siddìm, contro di essi, cioè contro Chedorlaòmer re dell'Elam, Tidal re di Goìm, Amrafèl re di Sinar e Ariòc re di Ellasàr: quattro re contro cinque." (Genesi 14,8-9)

I 4 re venuti da lontano sono come il serpente che venne nel giardino.
Hanno tutti nomi che rivelano un rapporto particolare col maligno per cui palesemente attraverso di loro agisce il male come si deduce se si fa una lettura attraverso le lettere ebraiche dei loro nomi e dei loro luoghi d'origine, eccoli:
  • Chedorlaomer , "come generazione ( = ) di serpente abusa ", re di Elam ove "tra le rovine del serpente vive ";
  • Tideal , "segnato dalla conoscenza del serpente ", re di Goim ove "con orgoglio () sono a vivere ";
  • Amrafel , "inizia l'essere ribelle () a rivelarsi ()", re di Sinar , ricorda la pianura dove avvenne l'episodio della torre di Babele in Genesi 11,1-9, ove la presenza "si rinnovò () del nemico ";
  • Ariok , "da leone si porta con i retti ", dirà 1Pietro 5,8 "Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare", re di Ellasàr "maledetti () per la ribellione ()"
Cinque re del posto si schierarono contro quei quattro re invasori e uscirono in battaglia "nella valle di Siddìm".
Il nome di questa valle in ebraico è "bee'moeq hashiddim lr" cui lettere ricordano che:
  • "da dentro la valle uscirono dall'Onnipotente i viventi ";
  • "dentro in azione la putredine entrò dal demonio a stare nei viventi ".
Questi quattro re, narra Genesi 14,5-7 "...sconfissero i Refaìm ad Astarot-Karnàim, gli Zuzìm ad Am, gli Emìm a Save-Kiriatàim e gli Urriti sulle montagne di Seir fino a El-Paran, che è presso il deserto. Poi mutarono direzione e vennero a En-Mispàt, cioè Kades, e devastarono tutto il territorio degli Amaleciti e anche degli Amorrei che abitavano a Casesòn-Tamar".

Attraversarono, perciò, da nord a sud la Galilea, passarono sul Golan, le montagne di Seir, e arrivarono nei pressi del Mare di Sale, il Mar Morto, vinsero popoli numerosi e agguerriti, quindi, erano numerosi e ben armati.
Fu, allora che i re della zona attorno all'attuale Mar Morto reagirono.
Questi cinque re però non sono meglio degli altri 4 come ci rivelano loro nomi e quello dei loro regni che si ricavano dalle lettere ebraiche del versetto Genesi 14,2 "...Bera re di Sòdoma, Birsa re di Gomorra, Sinab re di Adma, Semeber re di Seboìm, e contro il re di Bela, cioè Soar", infatti:
  • Bera , "vi abita il male ", re di Sodoma da cui si legge "piena di sangue ", come ad avvertire, fu qui che il sangue di Abele ucciso da Caino grida al Signore, nella parte sud del Mar Morto forse appena fuori del pensato giardino;
  • Birsa , "vi abita il malvagio ", re di Gomorra ove "agì l'essere ribelle ", come ad avvertire, fu qui che Adamo incontrò il serpente!
  • Sinab , "chi odia vi abita ", re di Adma "Adamo uscì " e fa immaginare il luogo da cui uscì la prima coppia dal paradiso terrestre;
  • Semeber "Il Nome volò via ", re di Seboim "giù ad abitare portò l'Essere gli esseri viventi ";
  • Soar , "vi scese il nemico ", re di Bela radicale di "essere distrutto".
Lo scontro si svolse evidentemente a favore dei re venuti dall'oriente come stringatamente con un "messi in fuga" riferito ai re delle città della valle propone Genesi 14,10s: "La valle di Siddìm era piena di pozzi di bitume; messi in fuga, il re di Sodoma e il re di Gomorra vi caddero dentro, mentre gli altri fuggirono sulla montagna. Gli invasori presero tutti i beni di Sòdoma e Gomorra e tutti i loro viveri e se ne andarono."

Pur nella sua concisione il testo non manca di sottolineare che i re di Sodoma e Gomorra che pur dovevano ben conoscere il territorio caddero nei pozzi di bitumi di cui la valle era piena, quindi, furono costretti ad una fuga precipitosa inseguiti dai vincitori che, infatti, poterono arrivare a saccheggiare le loro città.

Il bitume "chemar" in tutta la Torah è nominato 4 volte, di cui 3 nel testo del Genesi, in 6,14 per calafatare l'arca costruita da Noè, in 11,3 per costituire la malta per usare da cemento tra i mattoni della torre di Babele, poi si ritrova in Esodo 2,3 quando servì a rendere impermeabile il cestello messo nel Nilo in cui era stato deposto il fanciullino Mosè.
Due di queste volte il bitume "chemar" fa da protezione "nasconde di viventi il corpo ", a Noè e a Mosè, e due volte segnala la presenza di una ribellione "stretti dall'essere ribelle ()", quindi, del male, con la Torre e per Sodoma e Gomorra, a profezia della finale distruzione del male nello stagno di fuoco di cui parla Apocalisse 19,20; 20,10; 20,14-15.

In definitiva, si scontravano regni tutti mossi dallo stesso spirito, agitati dall'istinto di superarsi a vicenda, ma come dirà Gesù in Luca 11,17s: "Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull'altra. Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno?"

ABRAM SCENDE IN GUERRA
Ora a Sodoma con la propria famiglia risiedeva Lot, il nipote di Abramo.
Gli inseguitori del re di Sodoma saccheggiarono la città, ma: "Prima di andarsene catturarono anche Lot, figlio del fratello di Abram, e i suoi beni..." (Genesi 14,12)

A questo punto Abram, che in quel tempo stava a Ebron, presso le querce di Mamre, a circa 30 Km di distanza da Sodoma fu informato di questo fatto e: "organizzò i suoi uomini esperti nelle armi, schiavi nati nella sua casa, in numero di trecento diciotto, e si diede all'inseguimento fino a Dan." (Genesi 14,14)

Dan in tale versetto è una citazione che segnala una costruzione stratificata della Torah, in quanto, la tribù di Dan ai tempi di Abramo era di là da venire e solo dopo gli eventi della Torah quella tribù si portò a nord verso il Libano.
Abram riuscì a raggiungerli addirittura oltre Damasco, salvò Lot e ricuperò tutti i beni che avevano saccheggiato.

Fu, quindi, una grande vittoria, infatti, Genesi 14,15s propone: "Fece delle squadre, lui e i suoi servi, contro di loro, li sconfisse di notte e li inseguì fino a Coba, a settentrione di Damasco. Recuperò così tutti i beni e anche Lot suo fratello, i suoi beni, con le donne e il popolo."

In questo versetto Genesi 14,14 desta sospetto, proprio come fosse un segnale, quel numero preciso, "trecento diciotto".
Un numero considerevole di "suoi uomini esperti nelle armi" che il testo ebraico indica come "chanikai" , ossia, seguaci, persone addestrate dal radicale , usato per la dedicazione di un tempio, tutti, precisa "nati nella sua casa".

In Bereshit Rabba 4,2 e Talmud Nedarim 32a e Rashi osservano che quel numero 318 corrisponde al numero somma che si ottiene del valore numerico delle lettere che formano il nome di Eleazaro o Eliezer, "Oelioe'tzoer" , che significa "Dio è mio aiuto " infatti:

= ( = 200) + ( = 7) + ( = 70) + ( = 10) + ( = 30) + ( = 1) = 318

In questo modo il testo vorrebbe suggerisce che l'esito favorevole dell'impresa, insomma la vittoria veramente insolita che Abram ebbe a riportare, ci fu grazie allo "aiuto di Dio".

In effetti, il capitolo successivo il versetto 15,1si apre in questo modo: "Dopo tali fatti, fu rivolta ad Abram, in visione, questa parola del Signore: Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande."

La parola "scudo" "magen" ha all'interno le lettere di giardino "gan" e ecco che le lettere di "Io sono il tuo scudo" "'anoki magen lak" possono essere comprese anche come "Io sono il vivente ; nel giardino camminavo " il che fa agitare nella mente le vicende della caduta dell'uomo dal primitivo stato previlegiato in cui viveva e apre il pensiero all'entrata nel mondo del problema della caducità e della morte.
Abram aveva appena rifiutato ulteriori ricchezze e doni dai re, quindi cosa poteva chiedere di materiale al Signore, ben di altra natura era la sua attesa, infatti rispose: "Signore Dio, che cosa mi darai?"

Poi ecco cosa aveva nel cuore il desiderio di una discendenza, infatti: "Io me ne vado senza figli e l'erede della mia casa è Eliezer di Damasco. Soggiunse Abram: Ecco, a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede." (15,2-3)

In tali versetti, peraltro, non molto lontano dal 14,14, sono ricordati proprio il nome Eliezer e quello della città i Damasco, il che avvalora l'indicazione sopra riportata dai Rabbini a spiegazione del 318.
Nelle ultime parole di 15,2, secondo il testo in ebraico, in effetti, pare esservi anche il pronome "Lui" "hu'" e sono "Lui Eliezer di Damasco" e scrive "hu' demmoesoeq oelioe'tzoer" .

A questo punto quel discorso pare ancora più ampio.
Il parlare in quei versetti di eredi e di discendenza fa intendere che chiaro e cocente nell'animo Abram era il tema del futuro.
Sì, Signore, tutto bene, mi darai una grande ricompensa, io ci credo, ma il pensiero che mi assilla è la morte; del resto, in definitiva, cosa può interessare avere o no figli?

Come abbiamo appreso da Genesi 18,22-32 quando Abramo contratterà con Dio in occasione della decisione della distruzione di Sodoma un discorso analogo di contrattazione in cui il Signore gli avrà provato le intenzioni del cuore ci fu evidentemente in preghiera con l'Onnipotente.
Del resto sentendosi si sentiva autorizzato, in quanto il Signore gli aveva parlato di una "ricompensa che sarà molto grande."
Allora, solo tu Onnipotente puoi cambiare la natura e darmi un futuro oltre la morte, solo con un'altra natura avrei un futuro certo.
Oh! Se nascesse da Abram un uomo nuovo che avesse il dono della vita eterna!

Quanto pronunciato da Abram per dire "Lui Eliezer di Damasco" con le lettere se si leggono, disinteressandosi della vocalizzazione, che quando il testo fu scritto non era riportata, grazie alle proprietà grafiche delle stesse, comportano il seguente discorso rivolto al Signore: per me veramente grande ricompensa sarebbe che Tu: "al mondo portassi l'uomo a risorgere riversando la divinità (questo) sarebbe l'aiuto ".

La replica del Signore fu immediata, infatti, "Ed ecco, gli fu rivolta questa parola dal Signore: Non sarà costui il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede." (Genesi 15,3) e in ebraico "ietz'e mimmoe'ik hua irrasheok" ossia "spunterà dal tuo seno Lui , il tuo erede ", ma anche "Sarà a scendere un primogenito da una madre dal seno (), sarà retto , Lui sarà il tuo erede ."

Se quelle lettere che ho decriptato, come sembra, parlavano dell'incarnazione le parole del Signore di questo versetto costituiscono la promessa del Signore che s'incarnerà nel seno di una sua discendente, il fatto assicurerà il cambiamento di natura e l'attuazione del pieno progetto della somiglianza.
Queste pagine del racconto di Genesi 14 sono altamente profetiche.
Rivelano l'intenzione dell'incarnazione, sono premessa e promessa a "il Dio con noi" di Isaia 7,14 - l'Emmanuele.

Accadrà che quell'aiuto di Dio avverrà tramite una persona concreta che sarà Dio e uomo, vale a dire, in vivente definibile con una "mem" " ", Dio sarà d'aiuto.
Ecco che a quel 318 si dovrebbe allora aggiungere un = 40 e si avrebbe 358.
Questo è proprio il valore corrispondente al termine alla parola Messia, infatti:

Messia, "Mesciach", = ( = 8) + ( = 10) + ( = 300) + ( = 40) = 358

Abramo, evidentemente di ritorno dalla vittoria tornò per la via del monte verso Ebron per discendere poi verso Sodoma e rilasciarvi Lot, ma sotto la futura Gerusalemme fa un incontro.
Ecco che il pensiero sul Messia trova conferma con l'incontro di Abram vittorioso con la misteriosa figura di Melkisedek, re di giustizia e di pace, a Salem la futura Gerusalemme, accadde che "...il re di Sodoma gli uscì incontro nella valle di Save, cioè la valle del Re. Intanto Melkisedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo e benedisse Abram." (Genesi 14,17-19)
Abram gli offrì la decima di tutto.
(Vedi: "Melchisedek, personaggio enigmatico, e il Messia - I Parte" e "II Parte")

L'incontro avvenne nella "valle di Save, cioè la valle del Re" e Save alle lettere per definire "essere simile" e vicino c'è ancora che può interpretarsi in più modi come semplice articolo il - lo, come pronome dimostrativo "questo - questa", come pronome della terza persona "lui", ancora questo "Lui" .

Questa è da considerare l'incoronazione profetica di Abram e della sua discendenza come re, sacerdote e profeta, proprio nella valle del Re, tra Ebron e Gerusalemme, le due capitali in cui regnò poi Davide, nato dalla stirpe di Abramo, e questa incoronazione avviene da parte di uno "Simile a Lui", simile a Dio, "il sacerdote per sempre del Salmo 110 che Gesù in Matteo 22,41-46 propone ai farisei per chiarire la figura del Messia. (Matteo 22,41-46)
Del resto che Abram fu costituito sacerdote discende dalle parole di benedizione di Melkisedek, in quanto è implicito che è divenuto un ponte che e riceve e dà benedizione: "Sia benedetto Abram dal Dio altissimo, creatore del cielo e della terra, e benedetto sia il Dio altissimo, che ti ha messo in mano i tuoi nemici." (Genesi 14,19s)

Abram diviene un ponte vero e proprio perché attraverso di lui si arriva appunto a Davide e al Messia, la "discendenza" profetizzata ad Abram, infatti, Genesi 15,5 continua quel colloquio tra Abram e il Signore in questo modo: "Poi lo condusse fuori e gli disse: Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle; e soggiunse: Tale sarà la tua discendenza."

Il testo prosegue poi con il seguente commento: "Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia." (Genesi 15,1-6) pensiero commentato da San Paolo in Romani 4,3-9.22 e Galati 3,6-14.

Questa frase in ebraico dice: "vehoe'oemin beIHWH vaiaicheshboeha hetsdaqa lu" la relativa decriptazione propone che Abram: "Porterà al mondo l'Amen , dalla sua casa il Signore porterà ad esistere il progetto : uscirà il Giusto per lui ."

Quella pagina è profezia della vittoria finale della "fede".
Del resto Abramo è padre della fede.
Quella vittoria di Abram profetizza la vittoria finale del Messia su tutte le forze del male che si agitano negli uomini e si oppongono al disegno divino, fino alla vittoria finale sulla morte.
Del resto quel numero il "trecento diciotto" del versetto 14,14, in ebraico è: "shemonah a'shar weshelish m'eot".
Le prime tre lettere sono anche quelle di olio e l'insieme di quelle lettere nel loro complesso parlano del Messia cristiano: "da un unto uscirà in azione la risurrezione dei corpi , nel terzo (giorno) in vita l'Unico lo riporterà dalla croce ."

ABRAMO E L'UOMO NUOVO
Abram fu ovviamente chiamato in tal modo al momento della nascita dal padre nella cui casa viveva quando ricevette la chiamata da Dio che, tra l'altro, gli disse: "Vattene... dalla casa di tuo padre..." (Genesi 12,1)
Implicito questo dire è che destò un'attesa, cui Abramo evidentemente si appoggiò, come se quella voce gli avesse anche detto, fidati di me, io l'Onnipotente, e tutto è possibile a Dio, ti farò da padre e da casa, sarò io la tua parentela.
Abram andò via dalla casa del padre che aveva 75 anni, come chiosa Genesi 12,4: "Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran".

Dopo tante peripezie, promesse e fatti, trascorsi quasi 25 anni, il tempo di una generazione, ecco che avviene quanto si sviluppa nei racconti di Genesi 17 che inizia in questo modo : "Quando Abram ebbe novantanove anni, il Signore gli apparve e gli disse …"

È, peraltro, da tenere presente che poi Genesi 18 riprende quanto accaduto e narrato di quell'incontro in Genesi 17 che di fatto avvenne alle querce di Mamre come ho detto nel paragrafo "I figli di Abramo accolgono il Signore" in "Vincere il rifiuto", alla cui lettura rimando in quanto premessa importante a quanto sto per dire.

Dopo essersi presentato col nome di Onnipotente, il Signore confermò ad Abram l'alleanza e nel promettergli nuovamente la discendenza gli disse: "Non ti chiamerai più Abram, ma ti chiamerai Abramo." (Genesi 17,5)
Più avanti il Signore aggiungerà ad Abramo: "Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamerai più Sarai, ma Sara." (Genesi 17,15)

Ora, che Dio abbia a chiamare e soprattutto ad attribuire direttamente il nome a qualcuno, per questi è certamente garanzia di vita.
Quelli, di Abramo e Sara divengono allora i nomi dei progenitori di una generazione nuova e sono certamente ai primi posti tra coloro di cui Dio ha scritto il nome sul "libro della vita".
È qui da aprire una parentesi sul "libro della vita" o "Sefer HaChaim" su cui la tradizione, appunto, ritiene che Dio scriva i nomi di chi destina al mondo a venire, ossia alla vita eterna con Lui.
Il Talmud babilonese su Rosh Hashanah 32b riporta che il saggio Rabbi Abbahu diceva: "A Rosh haShana il Re siede sul trono del giudizio e i libri dei viventi e dei defunti sono aperti davanti a Lui."

Ciò trova forza in Esodo 32,31-33 ove è scritto: "Mosè ritornò dal Signore e disse: Questo popolo ha commesso un grande peccato: si sono fatti un dio d'oro. Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato... Altrimenti, cancellami dal tuo libro che hai scritto! Il Signore disse a Mosè: Io cancellerò dal mio libro colui che ha peccato contro di me."

Il "libro della vita" che è ricordato nel Nuovo Testamento in Filippesi 4,3 e 5 volte nel libro dell'Apocalisse 3,5;13,18;17,8; 20,15; 21,27 corrisponde a quello delle "memorie" menzionato da Malachia 3,16.

Ora, come appare chiaro dal testo di Genesi 17,5 e 15 Abram diviene Abramo e Sarai diviene Sara .
Tra le lettere di Abram viene aggiunta una lettera "he" = e accade che "uno che dentro il corpo vive " si trasforma in un uomo nuovo, Abramo, "Abraham" "uno cui da dentro il corpo uscirà la vita ".
Dalle viscere di Abramo nascerà la "vita vera", colui che assicurerà all'uomo la vita eterna, il Verbo di cui il Vangelo di Giovanni 1,4 dice: "In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini..."
Sarai poi diviene Sara ove la lettera "he" = va a sostituire la finale di Sarai e a mio parere allude al fatto che da lei un "illuminato corpo - popolo uscirà " e pensando ai Vangeli, è profezia che da lei "di un risorto il corpo uscirà ".

Ed ecco che nel capitolo 18 viene ben chiarito il colloquio che apre alla nascita di Isacco e poi alle vicende della distruzione di Sodoma e di Gomorra e comincia in questo modo "...il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all'ingresso della tenda nell'ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui." (Genesi 18,1-2)

Certo che è strano: "il Signore apparve a lui" e vide "tre uomini" vicino a lui.
Riconobbe subito il Signore!
Nel recente articolo che ho prima citato ho fornito un motivo per cui Abramo riconobbe subito che era il Signore, ma anche nel famoso numero "trecento diciotto" del versetto 14,14, che in ebraico ricordo essere "shemonah a'shar weshelish m'eot" dalla decriptazione si trova un'altra possibile spiegazione di quell'immediato riconoscimento "dal Nome angeli usciranno alla vista per illuminare la mente ; tre viventi l'Unico porterà da segno " e Abramo attendeva quel segno!

Dopo la profezia della nascita del figlio Isacco da Sara novantenne e da Abramo centenne, che solo la vera fede può rendere credibile, ecco da parte di Dio questo commento: "Devo io tenere nascosto ad Abramo quello che sto per fare, mentre Abramo dovrà diventare una nazione grande e potente e in lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra? Infatti io l'ho scelto, perché egli obblighi i suoi figli e la sua famiglia dopo di lui a osservare la via del Signore e ad agire con giustizia e diritto, perché il Signore compia per Abramo quanto gli ha promesso." (Genesi 18,17-19)

Il Signore fu allora che gli disse cosa voleva fare alle città di Sodoma e di Gomorra, in quanto: "Il grido di Sodoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave." (Genesi 18,20)

Ci fu, quindi, la contrattazione i cui Abramo intercedette col Signore per evitare quella distruzione se vi si trovava almeno 10 "giusti".
Questi angeli del Signore certamente alludono anche ai cherubini messi a guardia del Giardino dell'Eden per evitare l'accesso all'albero della vita di cui dice Genesi 3,24: "Scacciò l'uomo e pose a oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada guizzante, per custodire la via all'albero della vita."

Il primitivo disegno di Dio di educare Adamo nel giardino era stato superato, ora il piano del Signore prevedeva ben altro paradiso per l'uomo, ma era giusto precisare il fatto ad Abramo, che ormai era degno di rientrare in quel giardino, che quel piano era radicalmente mutato; infatti, Abramo era alla diretta scuola dell'Eterno.
(Vedi: "I Cherubini alla porta dell'Eden")

Nasce Isacco, passano gli anni, le vicende di Abramo sono ancora tante finché si arriva con Genesi 22 all'episodio detto del "sacrificio d'Isacco", quando Abramo messo alla prova, fu pronto a sacrificare "il figlio che amava" quello della promessa, ormai certo che Dio lo amava e che se gli chiedeva quello, pur se non lo comprendeva, era per il suo bene.
La lettera agli Ebrei 11,19 peraltro sostiene "Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere dai morti" il che abbiamo visto come ormai per Abramo era credibile.

La prova era stata superata e "...l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: Abramo, Abramo! Rispose: Eccomi! L'angelo disse: Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito..." e "...Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce." (Genesi 22,115-18)

E San Paolo in Romani 8,32 conclude con Dio "...non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?"

Ormai le vicende della via della "salvezza" sono legate alla famiglia di Abramo, Isacco, Giacobbe e tutti quelli che seguono i suoi insegnamenti e principi.

Il Signore, poi circa quattro secoli dopo si manifestò a Mosè e si qualificò come: "Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe". (Esodo 3,6)

Gesù in Marco 12,26s rispose in questo modo autorevole ai sadducei che non credevano nella risurrezione: "A riguardo poi dei morti che devono risorgere, non avete letto nel libro di Mosè, a proposito del roveto, come Dio gli parlò dicendo: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e di Giacobbe? Non è un Dio dei morti ma dei viventi!"

Il Vangelo di Luca 16,19-31 nella parabola detta del "ricco epulone" pone Abramo pur se morto vive in posizione privilegiata, come alle porte del Regno dei Cieli, considerato che i morti meritevoli, come il povero Lazzaro, vengono portati nel suo seno in attesa della risurrezione: "piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto."

Ah, faccio notare che il nome Lazzaro è una volgarizzazione di Eleazaro o Eliezer il che fa intuire come nella tradizione era ormai ritenuto che attraverso Abramo passava "l'aiuto di Dio" e che questi era un sacerdote dell'Altissimo.

DAVIDE, UOMO SECONDO IL CUORE DI DIO
Si legge in 1Samuele 13,14 che il profeta Samuele aveva annunciato a Saul della tribù di Beniamino, allora il primo re d'Israele, "...il tuo regno non durerà. Il Signore si è già scelto un uomo secondo il suo cuore ("lebeb" ) e gli comanderà di essere capo del suo popolo, perché tu non hai osservato quanto ti aveva comandato il Signore."

Alcuni capitoli dopo si legge dello stesso profeta Samuele inviato dal Signore a Betlemme per ungere come futuro re di Israele uno degli otto figli di Iesse, della tribù di Giuda.
In 1Samuele 16,12b si trova che solo quando fu presente il minore, Davide:

Disse il Signore: "Wai'amoer IHWH"
Alzati e ungilo: "Qum meshachehu ci zoe hua'"
(perché) è lui! "ci zoe hua'"

La decriptazione con l'uso dei valori grafici delle lettere porta a spiegare perché Davide fosse secondo il cuore "lebeb" del Signore, e con cuore è da intendere il pensiero.
Davide era un ponte che rientrava nel suo progetto per arrivare all'uomo che intendeva necessario per il compimento della creazione, quello da cui l'uomo potesse ricevere la piena somiglianza col Creatore.
Attraverso di Davide sarebbe venuto Lui stesso : "l'Unico - l'Unigenito avrebbe portato nel mondo ".
Ecco cosa dice quel versetto come seconda faccia: "Disse il Signore : la speranza () dei viventi , il Cristo per al mondo recherà la rettitudine sarà da questi (ossia da Davide) a uscire , nel mondo porterà l'Unigenito ."

È questa, in embrione la profezia di Natan che si trova in 2Samuele 7,1-17 e 1Cronache 17,1-15 della nascita del Messia dalla casa di Davide.
Ciò è ricordato dal profeta Isaia in 7,14 con la famosa profezia detta dell'Emmanuele: "Pertanto il Signore stesso v i darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele."

Ivi, per "il Signore stesso" è scritto "'Adonai hu'a" , ossia proprio "Lui", eppure l'uso di non è frequente e il ritrovare spesso tale termine in profezie importanti appare veramente significativo.

Il Signore donerà l'Unigenito che recherà nel mondo, quello che aveva in animo e che aveva promesso come "discendenza" ad Abramo sul monte del sacrificio.
Attraverso del re Davide passa l'unzione della regalità e tutti i re di Giuda che saranno tutti suoi discendenti.
Questi saranno unti dai sommi sacerdoti con il santo crisma del Tempio.

Il salmo 45 ai versetti 7 e 8 però, afferma: "Il tuo trono, o Dio, dura per sempre; scettro di rettitudine è il tuo scettro regale. Ami la giustizia e la malvagità detesti: Dio, il tuo Dio, ti ha consacrato con olio di letizia, a preferenza dei tuoi compagni."

Il Messia che verrà dalla discendenza di Davide rispetto "ai suoi compagni" sarà consacrato direttamente da Dio con "olio di letizia".

Olio in ebraico è "soemoen" e rende splendente e luccicante chi è unto, le sue lettere alludono a "del Nome energia ", dicono anche "accende la vita angelica ", "accende nei viventi l'energia ".

Le stesse lettere, inoltre, sono relative al numero "otto" e all'ordinale "ottavo" e portano il pensiero a un nuovo ciclo, l'ottavo giorno, quello atteso che apre la domenica eterna.
La parola "letizia" poi è "sason" ove la lettera di "fuoco, sorgere e risorgere" è ripetuta due volte.
Quel "con olio di letizia, a preferenza dei tuoi", il "soemoen sason mechboerika" per decriptazione offre i seguenti spunti:
  • relativi al Messia, "con l'olio della risurrezione simile () ad un angelo rivivrà dalla tomba ; dentro al corpo risarà per la rettitudine ."
  • relativamente alla sua opera, "riaccenderà nei viventi l'energia con la risurrezione ; simili () ad angelo rivivranno dalle tombe ; dentro ai corpi sarà la rettitudine ."
Il Messia, quindi, sarà un davidico e si riconoscerà perché, tra gli altri che pur furono re, sarà un re speciale, unto direttamente da Dio con l'olio della risurrezione con il quale Lui solo tra gli altri sarà unto e questo dono sarà passato a tutti i viventi.

Il Salmo 45 attesta pure che il suo scettro sarà eterno, come asserisce anche il Salmo 110,2 "Lo scettro del tuo potere stende il Signore da Sion: domina in mezzo ai tuoi nemici" confermando che sarà attuata da Questi la profezia contenuta nelle "Benedizioni di Giacobbe" di Genesi 49,10 ricordata in altro paragrafo.

Questa spiegazione relativa all'olio di letizia trova conferma nel celebre brano che inizia con "Lo Spirito del Signore è sopra di me..." di Isaia 61 che Gesù leggerà nella sinagoga di Nazaret all'inizio della sua missione come riferisce Luca 4,16-30.

I primi tre versetti di quel brano di Isaia recitano: "Lo spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione; mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l'anno di grazia del Signore, il giorno di vendetta del nostro Dio, per consolare tutti gli afflitti, per dare agli afflitti di Sion una corona invece della cenere, olio di letizia invece dell'abito da lutto, veste di lode invece di uno spirito mesto." (Isaia 61,1-3)

Il giorno di vendetta del Signore è il giorno che col dono della risurrezione annullerà dall'uomo il male, resurrezione che sarà "veste di lode" e non "abito di lutto", in quanto, sarà vinta la morte.

LA NUOVA ALLEANZA
Al proposito dell'alleanza di Dio con l'uomo scrisse l'allora cardinale Joseph Ratzinger: "Se si arriva ad una relazione fra Dio e l'uomo, ciò può avvenire solo attraverso una libera disposizione di Dio, la cui sovranità resta però intatta. Si tratta dunque di una relazione totalmente asimmetrica, perché Dio, nella relazione con la creatura, è e resta il totalmente altro: l'Alleanza non è un contratto di reciprocità, ma un dono, un atto creativo dell'amore di Dio."

Avendo Dio creato volontariamente ogni uomo, per il principio che "Dio non fa preferenza di persone" (Atti 10,34) l'alleanza di Dio, che fece con la prima coppia, per donare, con atto unilaterale e liberale, la propria somiglianza, dai progenitori di fatto rifiutata, potenzialmente deve essere capace di coinvolgere tutti i popoli, come del resto fu la prima alleanza esplicitamente detta in Genesi con il racconto del "diluvio" e di Noè.
Quella del Sinai non era e non poteva restare confinata solo ai seguaci di Mosè, ma era implicito che, prima o dopo, dovesse coinvolgere tutti i popoli.
Del resto, attraverso Abramo, la promessa era che "...saranno benedette tutte le nazioni della terra" (Genesi 18,18b).

L'embrione di questo pensiero c'era nella Torah, visto che i forestieri potevano far parte del popolo d'Israele per "conversione", infatti, se circoncisi potevano partecipare alla Pasqua, ma molto più esteso doveva essere in realtà il disegno di Dio.
Ora, il peccato di Adamo come rifiuto della divinità è da intendere quale posizione iniziale di ogni uomo, insomma un fatto, che in pratica certifica che la condizione iniziale di ciascuno e proprio solo quella "animale".

Le parole del profeta Geremia (650 e il 586 a.C.), che visse a cavallo del momento dell'esilio a Babilonia fu testimone della fine del regno di Giuda per mano dei Caldei, certamente furono ricordate dagli esuli nel tempo dell'esilio e furono meditati i suoi ammonimenti, pensieri e detti ispirati.
Credenti e seguaci li raccolsero nel libro della Tanak che porta il suo nome di cui i biblisti attribuiscono la redazione finale nel V secolo a.C., circa duecento anni dopo la sua morte.
Era stato compreso che l'esilio a Babilonia annunciava un nuovo tempo in cui Dio avrebbe rinnovato l'alleanza non più col solo popolo eletto, ma avrebbe allargato le case di Israele e di Giuda e che ad ogni uomo Dio avrebbe consentito di superare lo sbarramento connesso alla scelta di Adamo.

Nel libro di Geremia in 31,27-31 si trova scritto: "Ecco, verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali renderò la casa d'Israele e la casa di Giuda feconde di uomini e bestiame... Oracolo del Signore. In quei giorni non si dirà più: "I padri hanno mangiato uva acerba e i denti dei figli si sono allegati! ma ognuno morirà per la sua propria iniquità; si allegheranno i denti solo a chi mangia l'uva acerba."

L'uva acerba nel testo ebraico è "bosoer" e, tenuto conto che "sarah" è la ribellione, quel termine allude proprio al peccato d'origine in quanto propone uno che è "abitato dalla ribellione ()" ossia dal ribelle, dal maligno di cui in pratica e come fosse figlio.
Quel "solo a chi" "è kal ha'adam", , vale a dire ogni uomo che mangia l'uva acerba sarà colpevole e non lo sarà più perché figlio di Adamo, ma solo per il peccato proprio.

Il profeta, quindi, annuncia che da Dio verrà cancellata l'ereditarietà della colpa.
Verrà perciò annullato quello che è definito il "peccato originale".
La dottrina del peccato originale non è accolta della maggior parte dell'odierno ebraismo, ma anticamente pare proprio che non fosse così; tra l'altro lo dimostra questo passo di Geremia e lo si evince da vari maestri nel Talmud.
Tale dottrina fu perciò raccolta dal Cristianesimo ed è propria della Chiesa Cattolica e Protestante.
Il libro del profeta Geremia continua in 31,31-34 coerentemente annunciando in modo solenne con quattro volte "oracolo del Signore" in quei quattro versetti un'alleanza, chiamata "alleanza nuova".

"Ecco, verranno giorni, oracolo del Signore, nei quali con la casa d'Israele e con la casa di Giuda concluderò un'alleanza nuova. Non sarà come l'alleanza che ho concluso con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dalla terra d'Egitto, alleanza che essi hanno infranto, benché io fossi loro Signore. Oracolo del Signore. Questa sarà l'alleanza che concluderò con la casa d'Israele dopo quei giorni, oracolo del Signore: porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Non dovranno più istruirsi l'un l'altro, dicendo: Conoscete il Signore, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, oracolo del Signore, poiché io perdonerò la loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato."
(Ho riportato decriptato Geremia 31 in "Dal libro del profeta Geremia: Il libro della consolazione")

Nel libro del profeta Geremia per due volte 25:12 e 29,10 è detto che la schiavitù babilonese sarebbe durata 70 anni:
  • Geremia 25,12 - "Quando saranno compiuti i settant'anni, io punirò il re di Babilonia e quella nazione, dice il Signore".
  • Geremia 29,10 - "Quando settant'anni saranno compiuti per Babilonia, io vi visiterò e manderò a effetto per voi la mia buona parola facendovi tornare in questo luogo".
Dopo i 70 anni, Ciro che regnava allora a Babilonia emise l'editto della liberazione, come si legge in Esdra 1,1-4 e diede anche disposizioni per la restaurazione del Tempio ed ecco che tornò il primo gruppo di esiliati guidati da Zorobabele, principe di Giuda, e Giosuè, sommo sacerdote.
Non venne però data l'indipendenza finché gli ebrei di Palestina caddero sotto l'egemonia greca e il territorio venne a far parte dell'impero di Alessandro Magno.
Ecco che l'ebraismo secondo i rabbini fu "contaminato dalla cultura greca" che portò i contributi dei filosofi e anche del loro vivere pagano.

Alla morte di Alessandro i giudei di Palestina caddero sotto i governi dei suoi generali, dapprima i Tolomei, poi di Antioco il grande, quindi dei Romani, ma non furono più indipendenti, perciò l'attesa del Messia, re di Giuda salvatore eroe politico, militare e giudice era attesa e invocata divenne preminente rispetto all'attesa della "nuova alleanza".
L'ideale nazionalistico ebbe il potere di allontanare il pensiero dall'idea di una pace universale e da un Dio che vuole tutti fratelli.
Per rafforzare i connazionali apparve il libro del profeta Daniele, scritto a metà del II secolo a.C. che descrive vicende avvenute a Babilonia durante l'esilio (587-538 a.C.) attribuite a Daniele, sapiente ebreo fedele a Dio, con visioni apocalittiche circa l'avvento del Messia, il Figlio dell'Uomo e del suo Regno.
È in questo libro al capitolo 9 che c'è la famosa profezia delle "settanta settimane".
Questa descrive eventi che si svolgono nel periodo di 490 anni fissato da Dio nei quali il popolo ebraico avrebbe espiato le colpe in attesa del Messia e calza bene con le vicende reali e con gli accadimenti avvenuti a Gesù di Nazaret, in quanto in prossimità della fine di quel periodo sarà messo a morte un consacrato innocente, poi il principe di un altro popolo (Tito imperatore Romano) farà distruggere la città di Gerusalemme e il Tempio.

Quella profezia si attuò ed ecco che "quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio" (Galati 4,4) i Vangeli annunciano la venuta in terra del Messia in Gesù di Nazaret.
Con parole, segni e prodigi Questi si manifestò al popolo e fu ritenuto Messia da molti seguaci, palesi e non palesi.
Mite e giusto, ma profeta tenace fu preso in odio dai potenti che si ritenevano destabilizzati, quindi fu crocefisso con ingiusta sentenza ordita tra sinedrio e prefettura romana, ma da Questi perdonati tutti, prova della sua origine celeste fu la sua risurrezione.
La sera precedente il suo arresto e la sua crocefissione nella cena di commiato che fece con i suoi apostoli: "...prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me. E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi." (Luca 22,19s)

La nuova alleanza è ricordata anche in 1Corinzi 11,25 e il passo di Geremia 31,31-34 in Ebrei 8,8-13.
In quella importante occasione dell'ultima cena fu chiaramente ricordata da Gesù la profezia dell'alleanza nuova in Geremia 31,31-31" ossia di una "berit chadashah" e la sua successiva risurrezione ne fu la dimostrazione "dentro il corpo che fu crocefisso dalla tomba dalla porta , risorto uscì ".
Era avvenuta la mutazione attesa, Dio era palesemente intervenuto, era stato cancellato il peccato originale, un uomo era asceso al cielo!
Scrive San Paolo in 1Corinzi 15,45-53:
  • 1Corinzi 15,45 - "Il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l'ultimo Adamo divenne spirito datore di vita."
  • 1Corinzi 15,46-50 - "Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale. Il primo uomo, tratto dalla terra, è fatto di terra; il secondo uomo viene dal cielo. Come è l'uomo terreno, così sono quelli di terra; e come è l'uomo celeste, così anche i celesti. E come eravamo simili all'uomo terreno, così saremo simili all'uomo celeste. Vi dico questo, o fratelli: carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio, né ciò che si corrompe può ereditare l'incorruttibilità."
  • 1Corinzi 15,51-53 - "Ecco, io vi annuncio un mistero: noi tutti non moriremo, ma tutti saremo trasformati, in un istante, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba. Essa infatti suonerà e i morti risorgeranno incorruttibili e noi saremo trasformati. È necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta d'incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta d'immortalità."
La via per il cielo era aperta per tutti gli uomini.

a.contipuorger@gmail.com

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