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IL VANGELO DELLE LETTERE DI SAN PAOLO
di Alessandro Conti Puorger

DALLE SCRITTURE, IL "RISORTO"
Perché questo mio breve studio su San Paolo apostolo quando sono stati scritti tanti libri sulla sua vita, opere e lettere con commenti innumerevoli sui più disparati aspetti?
Il fatto è che negli anni della mia ricerca sui testi della Bibbia che iniziai nel 1981, tutt'ora in itinere e riportata integralmente in questo mio Sito, invero molteplici sono state le occasioni per cui mi sono imbattuto con le vicende dell'Apostolo delle Genti e ho potuto leggere testi su di lui e soprattutto scrutare, meditare e celebrare nelle liturgie i suoi scritti comparati dalla Chiesa a scritti dell'Antico Testamento e a brani dei Vangeli, commentati da comunità di cristiani e da omelie, per cui, sorte in me domande cui ho dato risposte e mi sono formato l'opinione che ora cerco di esporre.

San Paolo come ha conosciuto vicende del Cristo storico e quali?
Da dove venne a Paolo la teologia che predicava con solidi fondamenti nelle Sacre Scritture dei giudei tanto che subito dopo la prima visione si sentì in grado di disputare nelle sinagoghe con i pur ferrati fratelli della fede d'origine?

Certamente fu lo Spirito Santo che gli dette una particolare sapienza e che ha potuto agire su un individuo preparato e aduso a investigare fin da giovanissimo le Sacre Scritture con insegnanti di ottimo livello e ispirati come Gamaliele; infatti, San Pietro nella sua 2Pietro 3,15-16 dice di lui: "...così vi ha scritto anche il nostro carissimo fratello Paolo, secondo la sapienza che gli è stata data, come in tutte le lettere, nelle quali egli parla di queste cose. In esse vi sono alcuni punti difficili da comprendere, che gli ignoranti e gli incerti travisano, al pari delle altre Scritture, per loro propria rovina."

La conclusione cui sono pervenuto è che quelle visioni e le altre notizie che circolavano nella Chiesa nascente sulla vita di Gesù di Nazaret furono sufficienti perché nella mente e nel cuore di Paolo nascessero delle sinapsi in grado d'animarlo, sì da iniziarlo in breve, tanto che da subito poté predicare il Cristo.
A consentire di far ciò certamente influì la profonda conoscenza delle Scritture e delle profezie sul Messia, il Cristo, conseguite partendo dalla tenera età (da prima dei 13 anni della "bar mitzvah"), gradualmente approfondite e scrutate che, grazie alla visione trasferì a quel Gesù che aveva combattuto nei suoi seguaci.
Occorre imparare a leggere le Scritture!
Vi sono nelle Sacre Scritture, infatti, come vedremo pagine nascoste che si possono leggere in un modo particolare, che senza prove e riscontri possono restare pie illusioni o attese a tempi indefinibili e addirittura incredibili.
Del resto questo è il messaggio che trasmette il Vangelo scritto da Luca, discepolo di San Paolo, che, dopo la risurrezione, racconta che Gesù disse:
  • Luca 24,25-27 - ai discepoli di Emmaus: "Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria? E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui."
  • Luca 24,32 - "Ed essi dissero l'un l'altro: Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?"
  • Luca 24,44-47 - Gesù agli apostoli nel cenacolo disse "...Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi. Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme."
L'esperienza di Paolo fu proprio simile a quella dei discepoli di Emmaus, infatti, mentre si allontanava da Gerusalemme come loro, stolto e lento di cuore a credere nelle Scritture che eppure conosceva bene, certamente pensando a queste per verificare se come riteneva era nel giusto nel suo perseguitare i "seguaci della dottrina di Cristo", fu sconvolto da una visione, "lo avvolse una luce dal cielo" (Atti 9,2.3), ebbe insomma una rivelazione e riconobbe che Gesù che perseguitava era il Cristo cui attribuire l'intrinseca teologia, annunciato dalle Scritture che lui leggeva nelle profezie esplicite e tra le righe una tecnica esegetica rabbinica tipo "al Tikrei", , "non leggere", ossia leggi in altro modo.
Ora, se uno ha fame è bene dargli da mangiare, se si è in riva al mare gli si darà un pesce, ma ancora più utile sarà poi insegnargli a pescare.
Le Scritture, invero, sono un mare.
Come tutte le vie portano a Roma, del pari le Sacre Scritture dell'Antico Testamento della Bibbia, da qualsiasi parte si prendano, specie se in ebraico, se si è imparato a leggerle, tutte parlano di Cristo e a Lui, si possono e si dovrebbero riportare e Rabbi Gesu' il Signore ai suoi discepoli insegnò come leggerle!

Nel Vangelo di San Giovanni 5,39 si trova che il Signore disse: "Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me."

Ora, da quel racconto di Luca ecco che viene fuori che "aprì loro la mente per comprendere le Scritture", quindi, insegnò loro a scrutarle; infatti, non sarebbero bastate poche ore per far loro rendere conto di tutte le rivelazioni su di Lui espresse da quelle Scritture.

La mia ricerca, invero, fu mossa proprio pensando a San Paolo con la domanda: si può ricavare un'epopea del Messia dal testo della Tenak o Bibbia ebraica?
Eppure con l'usuale lettura i riferimenti che portano al Messia sono rari, come in Genesi 3,15 e 49,10s, mentre ampia è la teologia paolina sul Cristo.
Considerati i vari metodi, di cui poi parlerò, usati dagli ebrei per la loro esegesi delle Scritture, mi chiesi: vi sarà un modo per ricavare profezie sul Messia con una lettura particolare, "segreta".
In particolare mi aveva colpito il potenziale grafico intrinseco delle 22 lettere dell'alfabeto ebraico che son vere e proprie icone o mini geroglifici per cui mi chiesi se non si potessero leggere quei testi anche come una serie di figure e che un qualcosa di simile fosse nell'aria ai tempi di Gamaliele, Hillel e Shammai che attorno al I secolo tenevano scuole di alta esegesi sulle Scritture stesse?
Se ciò era, purtroppo dopo il IV secolo si è perso per l'uso pressoché esclusivo in greco e in latino delle Sacre Scritture, originariamente in ebraico, quindi, ormai lette senza l'ausilio di quelle lettere di cui si è perso l'uso come icone.
È tale principio che mi ha portato a quello che io chiamo "metodo dei segni" che mi è di aiuto per investigare le Sacre Scritture ebraiche.

Al riguardo di quelle 22 lettere considerate come tali si vedano, cliccando a destra delle pagine di questo mio Sito, le relative schede con le proposte dei significati grafici.
In "Decriptare le lettere parlanti delle sacre scritture ebraiche", posi gli interrogativi di base con spunti che poi ho approfondito per arrivare alle decriptazioni.
La sintesi del metodo che ho affinato e ho usato per ottenere risultati è in:
Ne è seguita una produzione inesauribile e per far comprendere quanto si può conseguire come sviluppo nei Vangeli ricordo i seguenti articoli:
San Paolo, invero, non aveva conosciuto Cristo "secondo la carne", vale a dire per diretta conoscenza, ossia "in maniera umana", mentre alcuni, che dichiara "super apostoli" nella predicazione usavano tale argomento a sua detrazione tanto che si difende con "Ora, io ritengo di non essere in nulla inferiore a questi super apostoli!" (2Corinzi 11,5) e prima, nella stessa lettera in 5,6, aveva scritto "Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così."

Quei super-apostoli nel testo greco sono "" "", in latino "magnis apoostolis", il che non esclude che Paolo parlasse di qualcuno che era passato per la zona ove aveva predicato, magari dei "dodici" di cui aveva conosciuto solo Pietro e Giacomo minore.
Sì, Paolo a Gesù l'aveva conosciuto in maniera indiretta solo attraverso il suo corpo risorto, che diceva essere la setta dei cristiani che perseguitava, ma il Gesù di quando predicava non l'aveva visto mai e non conosceva per diretta testimonianza i suoi detti e miracoli.
La posizione di Paolo era difficile da sostenere per l'alone di particolare rispetto e riverenza per quanti legati al Cristo per sangue, i parenti, e per quelli che avevano sentito le Sue parole e vissuto con Lui, ossia i dodici e i primi discepoli.
Il prof. Marie - Francoise Blasez, docente all'"Ecole" normale superiore e specialista di storia delle religioni orientali del mondo greco-romano, nel libro "Paolo di Tarso" edizioni SEI 1993 sostiene che, per le notizie che si ricavano degli apocrifi Atti di Andrea, è probabile la presenza in contemporanea di Matteo e Andrea in Acacia il che potrebbe indicare una loro collaborazione nella redazione del Vangelo di Matteo per cui le prime edizioni di questo, forse in aramaico, avrebbero potuto creare a Paolo problemi di legittimazione a Corinto.
Del resto la lettera 2Corinzi fu scritta in più tempi attorno al 55-57 d.C. quando poteva iniziare a circolare una prima edizioni aramaica di Matteo per cui le notizie della vita terrena di Gesù, che destavano curiosità umana e mancavano a Paolo, potenzialmente lo rendevano meno credibile rispetto a chi le portava.
In difesa di Paolo c'è la considerazione che i fatti della vita terrena di Gesù, i suoi miracoli e i suoi insegnamenti, in pratica non erano serviti agli apostoli se non dopo, infatti prima avevano compreso poco o niente, e compresero quando quei fatti vissuti con Lui li rivisitarono alla luce del ricevuto dono dello Spirito Santo, e lo stesso dono aveva avuto lui, Paolo, quando lo Spirito Santo che gli aveva vivificato le Sacre Scritture.

Il Santo Padre, Benedetto XVI, nel suo discorso alla "Sessione inaugurale della V Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi" in data 18.05.2007 ebbe ad affermare che "...solo Dio conosce Dio, solo il Figlio che è Dio da Dio, Dio vero, lo conosce per cui ecco l'importanza unica e insostituibile di Cristo per l'intera umanità per cui: Se non conosciamo Dio in Cristo e con Cristo, tutta la realtà si trasforma in un enigma indecifrabile, non c'è via, e non essendoci via, non ci sono né vita né verità" insomma "Chi esclude Dio dal suo orizzonte falsifica il concetto di realtà e, in conseguenza, può finire solo in strade sbagliate e con ricette distruttive" per cui "Solo chi riconosce Dio, conosce la realtà e può rispondere a essa in modo adeguato e realmente umano" e nasce la domanda: ma "chi conosce Dio? come possiamo conoscerlo?"

A questo punto Benedetto XVI conferma l'analisi di San Paolo: "l'avvenimento di Cristo, - la sua vita, la sua morte e risurrezione -, cambia tutta la realtà, e muta anche il nostro modo di conoscerla. La vecchia conoscenza si trasforma in una nuova, secondo Cristo, cioè un percepire secondo lo Spirito di Cristo e secondo le sue categorie", ne consegue che non serve averlo conosciuto secondo la carne; gli stessi apostoli secondo lo Spirito lo conobbero solo dopo la Sua risurrezione, prima erano tutti fuggiti.

Del resto nel Vangelo di Giovanni 5,63 Gesù dice: "È lo Spirito che da la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita."

Ecco che nasce la seguente domanda: indipendentemente dagli altri scritti del Nuovo Testamento, che nei primi tempi della predicazione San Paolo ancora non poteva disporre perché non ancora editi, quali sono i fatti ricordati sul Cristo nelle sue lettere che potrebbero essere annotati per scrivere il Vangelo di Paolo?
Anche su questo tema sviluppo quest'articolo e per far ciò inevitabilmente ricorderò questioni note che sono da rievocare per portare elementi e considerazioni utili a trarre deduzioni e conclusioni.

In primis, vediamo come attorno al 49 d.C. San Paolo racconta il vissuto della vicenda delle visioni: "Se bisogna vantarsi - ma non conviene - verrò tuttavia alle visioni e alle rivelazioni del Signore. So che un uomo, in Cristo, quattordici anni fa - se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito fino al terzo cielo. E so che quest'uomo - se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunciare." (2Corinti 12,1-4)

In Galati 2,1-2 ripete: "Quattordici anni dopo, andai di nuovo a Gerusalemme in compagnia di Barnaba, portando con me anche Tito: vi andai però in seguito a una rivelazione. Esposi loro il Vangelo che io annuncio tra le genti, ma lo esposi privatamente alle persone più autorevoli, per non correre o aver corso invano" e questa rivelazione, appunto è il Vangelo che annunziava ai pagani.

Lo conferma anche in Efesini 3,1-12 ove scrive: "Per questo io, Paolo, il prigioniero di Cristo per voi pagani... penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero, di cui vi ho già scritto brevemente. Leggendo ciò che ho scritto, potete rendervi conto della comprensione che io ho del mistero di Cristo. Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e a essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo, del quale io sono divenuto ministro secondo il dono della grazia di Dio, che mi è stata concessa secondo l'efficacia della sua potenza. A me, che sono l'ultimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia: annunciare alle genti le impenetrabili ricchezze di Cristo e illuminare tutti sulla attuazione del mistero nascosto da secoli in Dio, creatore dell'universo, affinché, per mezzo della Chiesa, sia ora manifestata ai Principati e alle Potenze dei cieli la multiforme sapienza di Dio, secondo il progetto eterno che egli ha attuato in Cristo Gesù nostro Signore, nel quale abbiamo la libertà di accedere a Dio in piena fiducia mediante la fede in lui."

E a un suo pupillo, Timoteo, figlio nella fede propone: "...rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente. Conosci coloro da cui lo hai appreso e conosci le sacre Scritture fin dall'infanzia: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù. Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere e educare nella giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona." (2Timoteo 3,14-16) e si perviene ancora alla conclusione che tutto era stato detto da Dio con le Scritture che si sono aperte in Gesù, in quanto, tutta la Scrittura parla del Cristo in una chiave che Lui solo rivela!

La visione in Apocalisse 5 al riguardo è istruttiva e parla di un libro sigillato:
  • Apocalisse 5,1 - "E vidi, nella mano destra di Colui che sedeva sul trono, un libro scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli."
  • Apocalisse 5,2 - "Vidi un angelo forte che proclamava a gran voce: Chi è degno di aprire il libro e scioglierne i sigilli?..."
  • Apocalisse 5,5 - "Uno degli anziani mi disse: Non piangere; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide, e aprirà il libro e i suoi sette sigilli."
  • Apocalisse 5,10s - All'Agnello immolato, allora, s'innalza il canto: "Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio, con il tu sangue, uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, e hai fatto di loro, per il nostro Dio, un regno e sacerdoti, e regneranno sopra la terra."
Sussiste perciò intimamente tessuto nelle Sacre Scritture il mistero di Cristo che Lui ha rivelato venendo nella carne e donando al mondo il Suo corpo risorto.

IL "MISTERO" DI CRISTO
Dal brano di Efesini 3,1-12 che ho presentato nel precedente paragrafo, in modo particolare fui colpito, come ho lì evidenziato, dal fatto che per tre volte la traduzione della C. E. I. pone in evidenza il termine "mistero".
Mistero - misteri, misterioso - misteriosi - misteriosa - misteriose, misterici, sono termini che nella Bibbia in italiano - C.E.I. 1975 - ho trovato 45 volte complessivamente, di cui:
  • 15 nell'Antico Testamento, 2 in Giudici 13,18s, 8 nel libro del profeta Daniele 2,18-19.27-30.47 (2 volte) e 5 nei deuterocanonici, precisamente 2 in Sapienza 14,15.23 e 3 in Siracide 3,22; 16,21; 39,76.
  • 30 nel Nuovo Testamento, 23 nelle lettere di o attribuite a San Paolo, 4 nei Vangeli, Matteo 13,11; Marco 4,11; Luca 8,10; 9,44, infine 3 in Apocalisse 10,7 e 17,5-7 (2 volte).
La prima occasione che la Bibbia tradotta in italiano presenta qualcosa di attinente al termine di mistero, in effetti, si trova in Giudici 13,18s quando il padre di Sansone chiede il nome all'angelo del Signore che rispose: "Perché mi chiedi il nome? Esso è misterioso. Manoach prese il capretto e l'offerta e li bruciò sulla pietra al Signore, che opera cose misteriose..."

Del nome dell'Angelo di Dio, ossia della sua manifestazione in terra è detto che "Esso è misterioso", in ebraico "hu' poeli'i" , perciò "meraviglioso", direi anche "ineffabile" come si evince dal fatto dopo Lui , si trova , vale a dire la lettera di "bocca", quindi, la negazione e la lettera di "essere" per cui, in definitiva, "di Lui , parlare - dire non è "; è così grande che non ci sono parole per esprimerlo e ognuna sarebbe riduttiva.
Si verifica che le singole lettere di quel celano questo pensiero: "il Verbo - Bocca del Potente , l'Unigenito sono " e per opera "cose misteriose" il testo ripete , ossia Quegli che con "la parola del Potente originò ", come di fatto operò per la creazione.

Le altre volte dell'Antico Testamento che "mistero" si trova nel testo della Tenak o Bibbia ebraica è nel libro di Daniele e il termine che tradotto come mistero è quanto in aramaico sta per "segreto" "raz" , "razah" o "raza'" , un qualcosa che la "testa colpisce mentre in ebraico "segreto" e "mistero" è "sod" che ha significato di "consiglio", quindi, "delibera, piano, disegno, gruppo", tutto nel segreto e nel mistero, per cui anche confidenza, intimità "un circolo ove il portarsi risulta impedito - sbarrato " e anche "quanto avvolto portare in mano " e il suo rebus visivo è uno con un "sacchetto che porta in mano " in cui dentro c'è qualcosa che non si conosce.

Lo Spirito Santo, quindi, diviene il consigliere che rivela i misteri di Dio.
A questo punto richiamo i miei:
Le parole, che non erano indicate originariamente con la puntatura delle vocali, si possono tagliare dal testo in modo diverso e ciascuna lettera, nella posizione in cui si trova nel testo, può essere letta separatamente come disegno col proprio significato o inserita in un gruppo di lettere recise dal testo che formino una parola compiuta, purché non se ne muti l'ordine secondo una purificata "tecnica al tikrei" di cui si è detto in "Perché cerco un segreto" di "Decriptare le lettere parlanti delle sacre scritture ebraiche".

Una lettera, allora, può essere la fine d'una parola, essere nel corpo di una parola tagliata in modo che la comprenda, essere l'inizio di una parola che la segua, o essere letta a se stante, purché le lettere rimangano nel loro ordine.
Ad esempio la parola "Elohim" , senza alterare l'ordine o le lettere, si può leggere: "Dio nel mondo è vivente " e "origine della potenza che aprì l'esistenza alla vita " e c'è anche la radice della liberazione con l'apertura del Mare: "Dio aprì il mare ", tutto esplode dalle lettere che producono "midrash" e questi racconti, ma soggetto della trama e dell'ordito è il Cristo annunciato in ogni dove.

Le norme esegetiche rabbiniche, alcune risalente già a Hillel del I secolo, sono:
  • due dati o cose simili, cioè di cui ricorrano i termini, debbono essere accostati e confrontati tra loro;
  • la deduzione logica dal minore al maggiore e viceversa, "qal wa-komer";
  • deduzione analogica, "gezerah shawah", uno stesso ordinamento;
  • la fondazione di una famiglia, "binjan av", che tratta del confronto di passi biblici imparentati per contenuto, onde i particolari di uno possono estendersi a altri;
  • il generale dal particolare e viceversa, "ferat u-kelal";
  • intervenivano sul testo ebraico usando i significati diversi d'una parola che abbiano le stesse consonanti, ma non le stesse vocali, in quanto, il testo non riportava le vocali stesse, esempio al posto di pani azzimi "mazzot" potevano leggere comandamenti "mizvot" - come faccio nel metodo dei segni;
  • dividevano in due lo stesso termine ebraico per ottenere un significato diverso, come faccio nel metodo dei segni.
L'ebraismo dal I secolo dai primi tempi del Talmud, ha quattro vie ortodosse condivisibili per far parlare il testo sacro della Tenak, in cui può rientrare anche il mio "metodo dei segni"; la tradizione, infatti, prevede i seguenti metodi:
  • "Peschat" , interpretazione letterale, corrispondente al significato semplice della Scrittura.
  • "Remez" , accenno, o interpretazione, tende a trovare il significato nessi tra parole e espressioni uguali situati in punti diversi del testo e collegarli tra loro in modo riflessivo o narrativo secondo i casi, onde sottolineare l'unità dell'insieme, ogni parte della quale è strettamente collegata a tutte le altre.
  • "Dèrasch" , "midrash","haggadah", interpretazione, omiletica, allegorica.
  • "Sod" significa segreto; indagato dalla cabbalà; da ciò si ricava che esiste una via segreta per indagare la Scrittura!
Ognuno ha eguale validità nel proprio campo, dato che la Bibbia (Sanhedrin 34) è "una roccia che può essere divisa in molti pezzi dal martello dell'interpretazione".

Aggiungo che nel sentiero segreto "Sod" entra il metodo di scrutatio con la decriptazione che uso, descritto in altra parte che, pur rientrando nell'idea che mosse la qabbalà, ne supera l'aspetto esoterico, e resta aderente ai testi con deduzioni collegate in modo rigido con tutte lettere; per la grand'estensione con ripetizioni dei testi da me trovati, le interpretazioni hanno innumerevoli riprove.
(Vedi: "Indice brani decriptati")

L'acrostico dei nomi delle 4 vie dà luogo alla parola Pardes (parola d'origine persiana che indica giardino, frutteto e Paradiso) ricordata da Gesù in croce al "buon ladrone" (Luca 23,43).
Nei sinottici, enunciata la parabola del "seminatore", Gesù ebbe ad annunciare:
  • Matteo 13,11 - "...a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato..."
  • Marco 4,11 - "A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole..."
  • Luca 8,10 - Ed egli disse: "A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo in parabole..."
  • Luca 9,44s - "Il Figlio dell'uomo sta per esser consegnato in mano degli uomini. Ma essi non comprendevano questa frase; per loro restava così misteriosa che non ne comprendevano il senso e avevano paura a rivolgergli domande..."
Quel "mistero", quindi, è un qualcosa di nascosto, ma che può pervenire alla luce se, divenuti discepoli di Cristo.
Seguiamo questi termini nelle lettere di Paolo secondo C. E. I. 2008:

1Corinzi, 6 volte
  • 1Corinzi 2,1s - "...quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l'eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni, infatti, di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso." (alcune edizioni armene e copte invece di mistero riportano testimonianza)
  • 1Corinzi 2,7s - "Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero "", che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo l'ha conosciuta; se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria."
  • 1Corinzi 4,1 - "...servi di Cristo e amministratori dei misteri di Dio."
  • 1Corinzi 13,2 - "E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla."
  • 1Corinzi 14,2 - "Chi infatti parla con il dono delle lingue non parla agli uomini ma a Dio poiché, mentre dice per ispirazione cose misteriose, nessuno comprende."
  • 1Corinzi 15,51s - "Ecco, io vi annuncio un mistero: noi tutti non moriremo, ma tutti saremo trasformati, in un istante, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba. Essa, infatti, suonerà e i morti risorgeranno incorruttibili e noi saremo trasformati."
1Timoteo, 2 volte
  • 1Timoteo 3,9 - "...conservino il mistero della fede in una coscienza pura."
  • 1Timoteo 3,16 - "Non vi è alcun dubbio che grande è il mistero della vera religiosità: egli fu manifestato in carne umana e riconosciuto giusto nello Spirito, fu visto dagli angeli e annunciato fra le genti, fu creduto nel mondo ed elevato nella gloria."
2Tessalonicesi, 1 volta
  • 2Tessalonicesi 2,7 - "...Il mistero dell'iniquità è già in atto...."
Colossesi, 4 volte
  • Colossesi 1,25-27 - "...secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la parola di Dio, il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi. A loro Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti: Cristo in voi, speranza della gloria."
  • Colossesi 2,2 - "perché i loro cuori vengano consolati. E così, intimamente uniti nell'amore, essi siano arricchiti di una piena intelligenza per conoscere il mistero di Dio, che è Cristo..."
  • Colossesi 4,3 - "Pregate anche per noi, perché Dio ci apra la porta della Parola per annunciare il mistero di Cristo. Per questo mi trovo in prigione..."
Efesini, 6 volte
  • Efesini 1,8s - "Egli l'ha riversata in abbondanza su di noi con ogni sapienza e intelligenza, facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo la benevolenza che in lui si era proposto..."
  • Efesini 3,2-5 - "...penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: Leggendo ciò che ho scritto, potete rendervi conto della comprensione che io ho del mistero di Cristo. Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito..."
  • Efesini 3,9 - "...illuminare tutti sulla attuazione del mistero nascosto da secoli in Dio..."
  • Efesini 5,32 - "Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!"
  • Efesini 6,19 - "...per far conoscere con franchezza il mistero del Vangelo..."
Romani, 2 volte
  • Romani 11,25 - "Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, questo mistero, perché non siate presuntuosi: l'ostinazione di una parte d'Israele è in atto fino a quando non saranno entrate tutte quante le genti."
  • Romani 16,25-27 - "A colui che ha il potere di confermarvi nel mio Vangelo, che annuncia Gesù Cristo, secondo la rivelazione del mistero, avvolto nel silenzio per secoli eterni, ma ora manifestato mediante le scritture dei Profeti, per ordine dell'eterno Dio, annunciato a tutte le genti perché giungano all'obbedienza della fede, a Dio, che solo è sapiente, per mezzo di Gesù Cristo..."
Quanto relativo al Regno di Dio e a Cristo è misterioso, il mistero si trova però nelle "scritture dei Profeti", ivi compresa la Torah scritta da Mosè che appunto va annoverato tra i profeti, e nei Salmi composti per ispirazione profetica.
Il mistero di Cristo in quelli è contenuto, ma occorreva che fosse dato il modo da Lui stesso di leggere quanto ivi sigillato.
San Paolo, riassumendo dalle sue lettere, ritiene che dalle "Scritture" scaturisce la celata rivelazione, Dio e del Suo Cristo, la Sua volontà, il regno dei cieli, il regno di Dio, la sapienza di Dio, la fede la vera religiosità, il Vangeli e il mistero dell'iniquità e tutto ciò avviene grazie all'evento storico di Gesù di Nazaret anche in base ai pochi elementi che gli erano noti.

Ecco che, infatti, proclamò: "...ho trasmesso, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture..." (1Corinzi 15,3-4)

A tali notizie delle Scritture che pur leggeva con metodi rabbinici, per il margine d'indeterminatezza Paolo senza la visione del Risorto non poteva credere!
Nell'Apocalisse di San Giovanni, infine, si trova:
  • Apocalisse Giovanni 10,7 - "Nei giorni in cui il settimo angelo farà udire la sua voce e suonerà la tromba, allora si compirà il mistero di Dio, come egli aveva annunciato ai suoi servi, i profeti."
  • Apocalisse Giovanni 17,5-7 - "Sulla sua fronte stava scritto un nome misterioso: Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli orrori della terra. E vidi quella donna, ubriaca del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. Al vederla, fui preso da grande stupore. Ma l'angelo mi disse: Perché ti meravigli? Io ti spiegherò il mistero della donna e della bestia che la porta, quella che ha sette teste e dieci corna."
SAN PAOLO E "CRISTO"
Saulo nacque nel 5-10 d.C. a Tarso, porto della Cilicia sul Mediterraneo a sud della Turchia davanti l'isola di Cipro da famiglia ebrea della tribù di Beniamino in diaspora in quella provincia ove secondo lo storico Dione Crisostomo del I-II secolo Pompeo e poi Augusto avevano concesso il beneficio imperiale della "civitas" romana di cui avrebbe usufruito anche la famiglia dell'apostolo dedita alla fabbricazione e al commercio di tende; Saulo, infatti, nel corso della sua vita si dichiarò e fu riconosciuto come romano col nome di Paolo.
Fu formato nell'ebraismo a Gerusalemme alla scuola di Gamaliele (Atti 22,3), quindi, fu un ferrato fariseo e parlava il greco, l'ebraico, l'aramaico e il latino.
Elementi personali su Paolo si ricavano essenzialmente dagli Atti degli Apostoli, libro edito attorno al 70 d.C. con il Vangelo da Luca di Antiochia che fu collaboratore di Paolo, da questi definito in Filemone 24 "compagno di lavoro".

Di se stesso Paolo scrive in Galati 1,13-14, "Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo: perseguitavo ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo, superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com'ero nel sostenere le tradizioni dei padri."; si era negli anni tra il 33 e il 36 d.C..

Saulo nel libro degli Atti degli Apostoli è ricordato come nemico dei cristiani, in:
  • Atti 7,58 - al momento del martirio del diacono Stefano, era il 33 d.C., "...i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Saulo";
  • Atti 8,1 - "Saulo approvava la sua (Stefano) uccisione";
  • Atti 8,3 - "Saulo intanto cercava di distruggere la Chiesa: entrava nelle case, prendeva uomini e donne e li faceva mettere in carcere.",
Il libro Atti in 11,19-26 informa della persecuzione alla Chiesa di Cristo seguita all'uccisione di Stefano e come alcuni dispersi convertirono circa nel 37 d.C. molti giudei a Antiochia.
Secondo gli Atti degli Apostoli e le stesse sue lettere Paolo al momento della propria "conversione" ebbe almeno due visioni di Gesù, poi ricevette notizie di Lui nelle conversazioni con altri cristiani, ma non incontrò mai personalmente il Rabbi quando predicava, insomma non lo conobbe direttamente quando era in vita (7 a.C. - 30 d.C.) sebbene fosse stato suo coevo, 5-10 - 64-67 d.C..

La conversione di Paolo al "cristianesimo", che allora era detto "Via", quindi, un "cammino" tracciato nel complesso delle credenze giudaiche per arrivare alla "Santità" proposta da IHWH, avvenne attorno al 36 d.C., e le sue visioni del Signore sono narrate nel libro degli Atti degli Apostoli in 9,1-20 e in 22,1-21 e sono accennate in 2Corinti 12,1-5; si trova, infatti, in Atti 9,1-3: "Saulo, spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco, al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme tutti quelli che avesse trovato, uomini e donne, appartenenti a questa Via."

È evidente che la trasmissione della "fede" del resto come oggi poteva avvenire solo con la predicazione e la chiamata alla "Via" e nulla c'era ancora di scritto sul ministero pubblico di Gesù di Nazaret, chiamato "Il Signore" dai suoi seguaci.
Il libro degli Atti, appunto, definisce "Via" il cammino seguito dai cristiani, ossia dai seguaci di quel Gesù, ritenuto dai suoi apostoli e discepoli essere il Cristo, il Messia di IHWH; del resto il Vangelo di Giovanni 14,6 riporta che Gesù stesso disse di sé: "Io sono la via, la verità e la vita."
Questa è la Via della salvezza, la Via del Signore, la Via di Dio, che gli altri ebrei definivano "setta", "la setta dei nazorei" (Atti 24,5), ramo sorto dal ceppo del giudaismo, dal tronco di Iesse.
Altre 8 volte questo libro degli Atti parla di questa Via, precisamente in:
  • Atti 16,17 - Un'indovina, investita da spirito di divinazione, "...si mise a seguire Paolo e noi, gridando: Questi uomini sono servi del Dio altissimo e vi annunciano la via della salvezza."
  • Atti 18,25 - "Questi (Apollo) era stato istruito nella via del Signore e, con animo ispirato, parlava e insegnava con accuratezza ciò che si riferiva a Gesù, sebbene conoscesse soltanto il battesimo di Giovanni."
  • Atti 18,26 - "Egli (Apollo) cominciò a parlare con franchezza nella sinagoga. Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio."
  • Atti 19,9 - "Ma, poiché alcuni si ostinavano e si rifiutavano di credere, dicendo male in pubblico di questa Via, (Paolo) si allontanò da loro, separò i discepoli e continuò a discutere ogni giorno nella scuola di Tiranno."
  • Atti 19,23 - "...scoppiò un grande tumulto riguardo a questa Via."
  • Atti 22,4 - "Io (Paolo), perseguitai a morte questa Via, incatenando e mettendo in carcere uomini e donne, come può darmi testimonianza anche il sommo sacerdote e tutto il collegio degli anziani. Da loro avevo anche ricevuto lettere per i fratelli e mi recai a Damasco per condurre prigionieri a Gerusalemme anche quelli che stanno là, perché fossero puniti."
  • Atti 24,14 - Paolo davanti al governatore Felice dice "Questo invece ti dichiaro: io adoro il Dio dei miei padri, seguendo quella Via che chiamano setta, credendo in tutto ciò che è conforme alla Legge e sta scritto nei Profeti..."
  • Atti 24,22 - "Allora Felice, che era assai bene informato su quanto riguardava questa Via, li congedò..."
Il racconto della conversione di San Paolo prosegue, confermato dal parallelo in Atti 22, con "E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo e, cadendo a terra, udì una voce che gli diceva: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Rispose: Chi sei, o Signore? Ed egli: Io sono Gesù, che tu perseguiti! Ma tu alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare. Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce, ma non vedendo nessuno. Saulo allora si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco. Per tre giorni rimase cieco e non prese né cibo né bevanda." (Atti 9,3-9)

A Damasco un discepolo nome Anania, devoto osservante della Legge e stimato da tutti i Giudei là residenti, ebbe una visione di Gesù che lo inviò a Saulo: "...gli impose le mani e disse: Saulo, fratello, mi ha mandato a te il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada che percorrevi, perché tu riacquisti la vista e sia colmato di Spirito Santo. E subito gli caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista. Si alzò e venne battezzato, poi prese cibo e le forze gli ritornarono. Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damasco, e subito nelle sinagoghe annunciava che Gesù è il Figlio di Dio." (Atti 9,17-20)

San Paolo stesso poi in Atti 22,17-22 con le seguenti parole riferisce di un'altra visione avuta del Signore: "Dopo il mio ritorno a Gerusalemme, mentre pregavo nel tempio, fui rapito in estasi e vidi lui che mi diceva: Affrettati ed esci presto da Gerusalemme, perché non accetteranno la tua testimonianza su di me. E io dissi: Signore, essi sanno che facevo imprigionare e percuotere nelle sinagoghe quelli che credevano in te; e quando si versava il sangue di Stefano, tuo testimone, anche io ero presente e approvavo, e custodivo i vestiti di quelli che lo uccidevano. Ma egli mi disse: Va, perché io ti manderò lontano, alle nazioni."

In effetti, già in Atti 9,15 il Signore apparso a Anania nei riguardi di Paolo aveva detto: "Va perché egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome, alle nazioni, ai re e ai figli d'Israele."

In tal modo è sostenuto che l'avvento di Gesù è atto universale e non solo questione giudaica, quindi era implicito che era da coinvolgere i pagani.

Le lettere di San Paolo sono i più antichi tra gli scritti del Nuovo Testamento.
Tra quelle la prima pare essere stata 1Tessalonicesi che risale al 51-52 d.C..
San Paolo, infatti, predicò a Tessalonica per tre sabati di seguito nella sinagoga secondo Atti 17,1-8 e con Sila formò una comunità di credenti; era il 50-51 d.C., poi scrisse a questi la lettera nell'anno seguente per cui passarono 21-22 anni tra la morte in croce di Cristo nella Pasqua del 30 d.C. e 1Tessalonicesi, il primo testo scritto del Nuovo Testamento che parla di Lui.

In questa lettera 1Tessalonicesi si trova:

24 volte il termine "Signore" di cui 10 riferito esplicitamente a Gesù,16 volte sia il titolo di "Cristo", sia il nome Gesù, 6 volte "Vangelo" di cui una volta di Cristo e 3 volte di Dio e 2 volte "Chiesa";
I seguenti versetti che riguardano la figura storica di Cristo.
  • 1Tessalonicesi 1,9-10 - "...vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall'ira che viene."
  • 1Tessalonicesi 4,9 - "Riguardo all'amore fraterno, non avete bisogno che ve ne scriva; voi stessi, infatti, avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri."
  • 1Tessalonicesi 4,13-17 - "Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell'ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti... il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, che viviamo e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore."
  • 1Tessalonicesi 5,1-5 - "Riguardo poi ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti, sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte. E quando si dirà: Pace e sicurezza, allora d'improvviso li colpirà la rovina, come le doglie una donna incinta; e nessuno scamperà. Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno possa sorprendervi come un ladro: voi tutti infatti siete della luce e figli del giorno; noi non siamo della notte, né delle tenebre."
    (Il giorno del Signore che verrà come un ladro si ritrova in 2Pietro 3,10 e in Matteo 24,43)
  • 1Tessalonicesi 5,23 - "Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo."
Dalle suddette citazioni si ricava che il messaggio originario della predicazione di Paolo era basato sull'essenziale: "Gesù è Figlio di Dio".
In definitiva, come si può constatare, il Kerigma di San Paolo come dato per noto ai Tessalonicesi, che si ricava dal contenuto di tale lettera, è il seguente:

«Essere figli della luce consiste nel servire "il Dio vivo" amandosi gli uni gli altri e attendendo con fiducia il ritorno dai cieli del Figlio, Gesù. Il Padre, Dio, ha risuscitato dai morti Gesù. Prova evidente che è stata cancellata "l'ira di Dio"; ossia l'umanità è stata perdonata da peccati e trasgressioni. La vera e unica "Via" di salvezza, quindi, sta nel credere che Gesù, morto e risorto, è il Signore stesso. Ecco che ci sarà il giorno del Signore che verrà come un ladro di notte, quando tornerà discendendo dal cielo e risorgeranno i morti in Cristo.»

DA TRADIZIONE A "SCRITTURA"
È da considerare attentamente quanto asserisce Atti 9,20: Paolo "Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damasco, e subito nelle sinagoghe annunciava che Gesù è il Figlio di Dio", quindi, dopo la conversione, già nel 36 d.C., pur senza che vi fosse ancora nulla di scritto che ne parlasse, in base alla visione di Cristo e alle parole di Anania e degli altri discepoli, da buon conoscitore che era delle Sacre Scritture, Paolo fu in grado di predicare la "Via" di Gesù e solo più tardi, tre anni dopo per Atti 9,25-28, come dice lui stesso in Galati 1,15-19, quindi nel 38-39 d.C., andò a Gerusalemme.

Scrive, infatti: "Ma quando Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti, subito, senza chiedere consiglio a nessuno, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco. In seguito, tre anni dopo, salii a Gerusalemme per andare a conoscere Cefa e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore."

Quel "non vidi nessun altro" conferma che in tale occasione non conobbe altri dei "dodici" di cui deve aver saputo che c'era stata l'istituzione.

Papa Benedetto XVI nell'udienza generale in Piazza San Pietro di mercoledì 24 settembre 2008 ebbe a domandarsi e a rispondersi: «Quale genere di informazioni Paolo ebbe su Gesù Cristo nei tre anni che succedettero all'incontro di Damasco? Nella prima Lettera ai Corinzi possiamo notare due brani, che Paolo ha conosciuto a Gerusalemme, e che erano stati già formulati come elementi centrali della tradizione cristiana, tradizione costitutiva. Egli li trasmette verbalmente, così come li ha ricevuti, con una formula molto solenne: "Vi trasmetto quanto anch'io ho ricevuto". Insiste cioè sulla fedeltà a quanto egli stesso ha ricevuto e che fedelmente trasmette ai nuovi cristiani. Sono elementi costitutivi e concernono l'Eucaristia e la Risurrezione; si tratta di brani già formulati negli anni trenta. Arriviamo così alla morte, sepoltura nel cuore della terra e alla risurrezione di Gesù. (1Corinzi 15,3-4). Prendiamo l'uno e l'altro: le parole di Gesù nell'Ultima Cena (1Corinzi 11,23-25) sono realmente per Paolo centro della vita della Chiesa: la Chiesa si edifica a partire da questo centro, diventando così se stessa. Oltre questo centro eucaristico, nel quale nasce sempre di nuovo la Chiesa - anche per tutta la teologia di San Paolo, per tutto il suo pensiero - queste parole hanno avuto un notevole impatto sulla relazione personale di Paolo con Gesù. Da una parte attestano che l'Eucaristia illumina la maledizione della croce, rendendola benedizione (Galati 3,13-14), e dall'altra spiegano la portata della stessa morte e risurrezione di Gesù. Nelle sue Lettere il "per voi" dell'istituzione eucaristica diventa il "per me" (Galati 2,20), personalizzando, sapendo che in quel "voi" lui stesso era conosciuto e amato da Gesù e dell'altra parte "per tutti" (2Corinzi 5,14): questo "per voi" diventa "per me" e "per la Chiesa" (Efesini 5,25), ossia anche "per tutti" del sacrificio espiatorio della croce (Romani 3,25). Dalla e nell'Eucaristia la Chiesa si edifica e si riconosce quale "Corpo di Cristo" (1Corinzi 12,27), alimentato ogni giorno dalla potenza dello Spirito del Risorto.»

Paolo poi per poter predicare subito il "Cristo" fu certamente aiutato anche dalla sua preparazione nel giudaismo che l'aveva portato a una completa conoscenza della Sacre Scritture, sia in greco e soprattutto in ebraico.
Gli mancava soltanto l'imput che gli fu rivelato in un istante dalla visione avuta. Ecco che passi incerti e letture per lui fino allora improbabili divennero pieni di significato alla luce di Cristo.
Del resto Luca in 24,13-35 con i discepoli di Emmaus (Luca) pone in evidenza come tutte le scritture vanno riviste alla luce di Cristo risorto e Gesù stesso parla:
  • dell'importanza di ogni singola lettera nella stessa Torah: "In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto." (Matteo 5,18)
  • della necessità di scrutare le scritture per trovare Lui "Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me". (Giovanni 5,39)
Ecco che passi della "Scrittura" "sigillati" si aprono alla luce dell'evento di Cristo ricavandone continui annunci sull'epopea del Messia, in quanto, "Per voi ogni visione sarà come le parole di un libro sigillato: si dà a uno che sappia leggere dicendogli: Per favore, leggilo, ma quegli risponde: Non posso, perché è sigillato. Oppure si dà il libro a chi non sa leggere dicendogli: Per favore, leggilo, ma quegli risponde: Non so leggere." (Isaia 29,11s) per cui vi sono almeno due modi di leggere il normale e il sigillato, il "sod" di cui ho detto.

Il richiamo di Paolo alle Scritture è significativo; si trova ben 7 volte nella lettera ai Romani, 3 in 1Corinzi, 4 in Galati, 1 in 1Timoteo e 2 in 2Timoteo.
Era cambiato in Paolo l'atteggiamento.
Ciò che era celato alla sua mente divenne palese, l'intelligenza delle Scritture.

Queste, infatti, lette e "scrutate" con accortezza usando il testo ebraico, hanno il potere di rivelare quanto sarebbe accaduto a Gesù nella sua vita, come del resto Gesù stesso disse a Pietro al Getsemani, "Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire? In quello stesso momento Gesù disse alla folla: Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti. Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono." (Matteo 26,54-56)

Ecco che Paolo fu subito in grado a Damasco di predicare Cristo senza apprendere nulla dai Vangeli ancora non scritti e avendo avuto solo notizie essenziali dai discepoli prima ancora di incontrare Cefa e Giacomo.
Aveva incontrato Gesù risorto e annunciava che Quegli era proprio il Cristo, morto e risorto secondo i fatti che Gli dovevano accadere, "secondo le Scritture"!
E annunciava questi fatti, infatti, scrive:
  • Romani 16,25-27 - "A colui che ha il potere di confermarvi nel mio Vangelo, che annuncia Gesù Cristo, secondo la rivelazione del mistero, avvolto nel silenzio per secoli eterni, ma ora manifestato mediante le scritture dei Profeti, per ordine dell'eterno Dio, annunciato a tutte le genti perché giungano all'obbedienza della fede, a Dio, che solo è sapiente, per mezzo di Gesù Cristo, la gloria nei secoli. Amen."
  • 1Corinti 1,11-24 - "Vi dichiaro, fratelli, che il Vangelo da me annunciato non segue un modello umano; infatti io non l'ho ricevuto né l'ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo. Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo: perseguitavo ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo, superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com'ero nel sostenere le tradizioni dei padri. Ma quando Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti, subito, senza chiedere consiglio a nessuno, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco. In seguito, tre anni dopo, salii a Gerusalemme per andare a conoscere Cefa e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore. In ciò che vi scrivo - lo dico davanti a Dio - non mento. Poi andai nelle regioni della Siria e della Cilicia. Ma non ero personalmente conosciuto dalle Chiese della Giudea che sono in Cristo; avevano soltanto sentito dire: Colui che una volta ci perseguitava, ora va annunciando la fede che un tempo voleva distruggere. E glorificavano Dio per causa mia."
Gli anni tra il 30 e il 51-52 d.C. erano quelli della prima semina dell'annuncio della Buona Notizia, il "lieto annuncio", "" - "eu anghélion", ossia del Vangelo, passando dalle sinagoghe dei giudei in diaspora, ma riscontrate in più occasioni chiusura e opposizione di facinorosi giudei, Paolo si rivolse ai pagani.

Al riguardo, dopo alcuni anni San Paolo in Romani 15,20 precisa: "Ma mi sono fatto un punto di onore di non annunciare il Vangelo dove era già conosciuto il nome di Cristo, per non costruire su un fondamento altrui, ma, come sta scritto: Coloro ai quali non era stato annunciato, lo vedranno, e coloro che non ne avevano udito parlare, comprenderanno."
A tutti i popoli conosciuti fu proposto essenzialmente un fatto: un uomo, un ebreo, di nome Gesù, senza colpa alcuna condannato, al supplizio della croce, è stato risorto dai morti; è tornato dal cimitero, è riuscito vivo dalla tomba.

La divinità ha fatto irruzione nell'umanità e Questi, il Risorto, è il redentore, il Messia annunciato nelle Sacre Scritture degli ebrei ed ecco che Paolo in 1Corinti 1,17-18 sintetizza "Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo. La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio."

L'APOSTOLO DELLE GENTI
San Paolo a pieno diritto è detto "l'Apostolo delle Genti", come d'altronde si definisce da se stesso in Romani 11,13 e Galati 2,8.
Gli eventi della sua vita, della sua conversione, dei viaggi e della sua predicazione si ricavano dal libro degli Atti degli Apostoli e dalle numerose lettere che ha scritto e che gli sono attribuite.
La sua conversione al movimento dei seguaci di Gesù di Nazaret avvenne in un imprecisato momento tra il 33 e il 35 d.C.. mentre i suoi viaggi missionari iniziarono circa 10 anni dopo.
Sui suoi viaggi missionari riporto elementi essenziali.

I° Viaggio, si trovano elementi in Atti 13 e 14, negli anni 45-49, con Barnaba capo equipe, da Antiochia di Siria a Cipro, poi predicazione in alcune località della attuale Turchia meridionale, compresa Antiochia di Psidia e ritorno.
Inizia la predicazione dalle sinagoghe.


I° Viaggio

II° Viaggio in Atti 18,23 - 21,15. Paolo con Sila e Timoteo da Antiochia di Siria in Macedonia, Grecia, Efeso, Rodi, Gerusalemme e ritorno ad Antiochia.
Anni 49- 52 e 1Tessalonicesi.


II° Viaggio

III° Viaggio in Atti 18,23 - 21,15. Paolo in pratica rivisita e conferma la predicazione precedente e apre nuove comunità. Da Antiochia, Cilicia. Galazia Pamphilia, Macedonia, Grecia, poi coste della Turchia, quindi, Libano e Gerusalemme.
Sono gli anni 52-58, epoca delle lettere 1Corinzi, 2Corinzi, Galati e Romani.


III° Viaggio

Viaggio verso Roma in Atti 27,3- 27,43 nel 59-60 tempo delle lettere 1Timoteo e 2Timoteo e 1Tito.


Viaggio verso Roma

Il libro degli Atti degli Apostoli termina citando eventi fino al 63 d.C..

Il Canone Muratoriano (23-26) redatto attorno al 170 d.C. al riguardo scrive: "Inoltre, gli atti di tutti gli apostoli furono scritti in un solo libro. Luca, "per l'eccellentissimo Teofilo", raccolse I singoli eventi che ebbero luogo in sua presenza, come egli mostra chiaramente omettendo il martirio di Pietro così come la partenza di Paolo dalla città (di Roma) verso la Spagna."

I capitoli 26-28 degli Atti, infatti, chiudono il libro con il racconto delle vicende di Paolo che accusato dai giudei essendosi appellato a Cesare davanti a Festo, nell'autunno del 60 d.C. sotto scorta è condotto a Roma e, dopo un naufragio e una forzata sosta invernale a Malta (Baia di San Paolo), vi giunse nel 61 d.C., per esservi giudicato e a Roma prese in affitto una casa ove stette per due anni.
La 2Timoteo 4,17 pare riferirvisi e dice che fu liberato dalla bocca del leone.

La lettera ai Romani in 15,24 riferisce del desiderio di Paolo di recarsi in Spagna: "spero di vedervi, di passaggio, quando andrò in Spagna, e di essere da voi aiutato a recarmi in quella regione, dopo avere goduto un poco della vostra presenza" e la prima lettera di Clemente afferma che vi fu esiliato.

Si è negli anni 57 - 58 d.C.; Nerone è imperatore da 3 anni e, guidato dall'illuminato Lucio Anneo Seneca, ancora non perseguitava i cristiani.
(Esiste un apocrifo del Nuovo Testamento del IV secolo "Carteggio apocrifo di Seneca e san Paolo" - "Epistolae Senecae ad Paulum et Pauli ad Senecam" di sei lettere attribuite a Paolo e 8 al filosofo)
Probabilmente Paolo sbarcò in Spagna nel porto di Terraco, oggi Tarragona, ove poi fu riconosciuto esservi una comunità che si definisce come Chiesa di origine apostolica (Martirio di San Fruttuoso).

C'è l'attestazione toponomastica antica di "bono porto che s'appella Santo Polo", nel "Compasso da navigare", portolano del duecento, detto "Carta Pisana", che la tradizione propone come luogo dello sbarco di San Paolo nei pressi di Olbia che vi avrebbe fatto sosta e predicato prima e dopo il viaggio in Spagna verso Tarragona, il che è plausibile se si considera la mappa sottostante.


Giuseppe Ricciotti, presbitero biblista e archeologo studioso di storia del cristianesimo da per certo questo viaggio nel 63 d.C., dopo la liberazione dalla prima prigionia romana.

Clemente Romano, il "Frammento Muratoriano", gli apocrifi "Atti di Pietro e Atti di Paolo", e le testimonianze di Padri della Chiesa quali Atanasio d'Alessandria (295-373), Epifanio (315-403), Crisostomo (350-407), Girolamo (347-420) e Teodoreto di Ciro (393-446) attestano che San Paolo giunse in Italia e poi si diresse in Spagna toccando prima le Isole da intendersi Sardegna e forse Corsica.

Sussiste poi una solida tradizione che San Paolo fu decapitato a Roma tra il 65 e il 67 fuori dalle Mura Aureliane, sulla via Ostiense ad "Aquas Salvias", durante una persecuzione di Nerone (dopo l'incendio di Roma precisa poi Eusebio e nel 14° anno di Nerone ossia nel 67 d.C., precisa Girolamo - IV secolo).
Dionigi di Corinto nella sua Lettera ai Romani - fine II secolo- precisa che Pietro e di Paolo furono martirizzati nello stesso giorno.
Tertulliano alla fine del II secolo segnala che San Paolo a Roma "vinse la sua corona morendo come Giovanni", ossia decapitato come il Battista.
Il corpo di Paolo fu depositato a due miglia dal luogo del martirio in un sepolcreto sulla via Ostiense nell'area riservata di proprietà della cristiana Lucina e fu subito oggetto di grande venerazione per cui sulla tomba, forse dopo Costantino, fu edificata una "cella memoriae" o "tropaeum".

Il Presbitero Gaio, "che viveva sotto Zefirino, vescovo dei Romani dal 199 al 217" citato da Eusebio nel III secolo, è il primo a raccontare di aver visitato le memoria dei due Apostoli: "Posso mostrarti, scriveva a Proclus, i trofei degli Apostoli. Sia che tu vada in Vaticano che sulla strada per Ostia, troverai i trofei di coloro che hanno fondato la Chiesa romana".

A Roma sotto l'attuale Basilica di San Paolo fuori le mura, infatti, gli scavi confermano la presenza di un cimitero romano e l'Altare Papale è sovrastante la tomba dell'apostolo che è coperta con la pietra tombale di (2,12x1,27 metri) con l'iscrizione PAULO APOSTOLO MART... postavi nel IV secolo in cui alcuni orifizi presenti ricordano l'uso romano, poi cristiano, di versare profumi nelle tombe.


CRISTO NELLE LETTERE DI PAOLO
Le lettere attribuite a San Paolo, scritte tutte tra il 51-52 d.C. e il 64 e il 67 d.C, tempo quest'ultimo del suo martirio per decapitazione a Roma, sono in numero di 13, infatti, la critica moderna non concorda con l'attribuzione a Paolo di Tarso della lettera agli Ebrei per le sostanziali differenze stilistiche e di contenuto con le altre lettere attribuite a Paolo, pur se l'autore di questa, che non si presenta con il nome, comunque è persona con una vasta cultura giudaico ellenistica.
Del resto tale lettera non è menzionata nel "Canone Muratoriano" (27-40) redatto attorno al 170 d.C. che delle altre lettere dice:

"Riguardo alle lettere di Paolo, esse da sole dichiarano a coloro che vogliono capire che cosa (siano), da che luogo o per quale ragione siano state scritte. La prima di tutte è quella ai Corinzi, che proibisce le loro divisioni ereticali; la seconda, ai Galati, contro la circoncisione; poi scrisse più diffusamente ai Romani, spiegando l'ordine delle Scritture e anche che cristo è il loro principio. Ma è necessario per noi esaminare queste lettere una per una, perché il santo apostolo Paolo in persona, seguendo l'esempio del suo predecessore Giovanni, scrive nominativamente a solo sette chiese nel seguente ordine: ai Corinzi la prima, agi Efesini la seconda, ai Filippesi la terza, ai Colossesi la quarta, ai Galati la quinta, ai Tessalonicesi la sesta, ai Romani la settima. È vero che egli scrive ancora una volta ai Corinzi e ai Tessalonicesi per ammonimento, eppure si riconosce facilmente che c'è una sola chiesa sparsa su tutta la terra. Perché anche Giovanni nell'Apocalisse, benché scriva a sette chiese, nondimeno parla di tutte. (Anche Paolo scrisse) per affetto e amore una lettera a Filemone, una a Tito e due a Timoteo, tuttavia queste sono considerate sacre nella stima della chiesa universale per la regolamentazione della disciplina ecclesiastica. È in circolazione anche (una lettera) ai Laodicesi (e) un'altra agli Alessandrini, (entrambe) falsificazioni scritte sotto il nome di Paolo per [promuovere] l'eresia di Marcione, e diverse altre che non possono essere accettate dalla chiesa universale, perché non è opportuno che il fiele sia mischiato con il miele."

Su alcune delle altre 13 lettere che la tradizione attribuisce a San Paolo comunque ci sono discussioni, infatti quelle ritenute certamente paoline sono 7: ai Romani, a 1Corinzi, a 2Corinzi, a Filemone, ai Filippesi, ai Galati, a 1Tessalonicesi, anche se della sua scuola c'è qualche dubbio di attribuzione per quella ai Colossesi e sulla 2Tessalonicesi, e la discussione è ancora più accesa su quelle a Tito, agli Efesini e sulle 1Timoteo e 2Timoteo.
Valutati gli elementi disponibili per l'epoca in cui alcune lettere furono scritte, si può proporre:
  • 51-52 d.C. - 1Tessalonicesi;
  • 54-55 d.C. - Filemone, Filippesi, 1Corinzi, 2Corinzi;
  • 56 d.C. - Romani;
  • 61-63 d.C. - Colossesi.
In quelle 13 lettere si presenta con un'elevata frequenza l'uso di alcune parole.
In particolare 5 sono termini caratteristici - Cristo, Signore, Gesù, Chiesa e Vangelo - il cui impiego è precisato nella seguente tabella:


Il Cristo (383), il Messia è Gesù (212), il Signore (270), lo stesso Dio dell'Antico Testamento.
La Buona Notizia, il Vangelo (70), è che Dio con la Sua divinità e santità si è incarnato in Gesù (212) che risorto prepara la sua sposa, la Chiesa (48).

Mi sono allora chiesto quali eventi sulla vita di Cristo traspaiano dalle lettere di San Paolo essendo state scritte queste, come pare, prima dei Vangeli che ne narravano episodi della vita?

La redazione dei 4 Vangeli canonici pare, infatti, tardiva rispetto alle lettere di San Paolo; del resto i reperti scritti più antichi del Nuovo Testamento fino ad oggi noti partono tutti dal II secolo in avanti.
La maggior parte degli studiosi appunto ritiene che la stesura definitiva dei Vangeli sinottici - Matteo, Marco e Luca - e del libro degli Atti degli Apostoli fu tra il 70 e l'80 d.C., ma la loro redazione può essere iniziata prima, mentre per il Vangelo di Giovanni la data conclamata è stata fissata tra il 100 e il 110.
È verosimile, comunque, che negli anni 30-40, subito dopo la morte di Gesù i primi cristiani avessero iniziato a raccogliere i suoi detti, gli insegnamenti e i fatti miracolosi del loro maestro e negli anni 50 circolassero ormai appunti, brogliacci e resoconti scritti almeno sulla passione e resurrezione di Cristo, sull'ultima cena e sul battesimo.
In questa incerta situazione si pone poi anche la questione della datazione dell'apocrifo Vangelo di Tommaso, con i suoi 114 "logia" di Gesù su cui gli studiosi sono divisi tra una datazione "alta", prima dei Sinottici e di Giovanni, almeno di un primo nucleo, e altri dopo questi, verso il 130.
Ecco che seguendo tali pensieri nasce spontaneo il pensare di cercare nelle lettere di San Paolo i passi che hanno qualche accenno con la vita e il ministero terreno di Gesù che poi troviamo negli scritti del Nuovo Testamento, insomma quelli che poi abbiano qualche aggancio con i fatti narrati dai Vangeli.
A tale scopo riporto qui di seguito versetti delle lettere di Paolo da cui trapelano fatti certamente noti a Paolo su Gesù, il Cristo, e lo faccio anche in modo ridondante, riportando estese parti teologiche in quanto i fatti sono strettamente uniti alla teologia che intende comunicare e sono la vera vita di Cristo.

Romani
Secondo molti la lettera fu scritta da Paolo di Tarso tra il 55 d.C. e il 58 d.C..
  • Romani 1,1-7 - "Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio - che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture e che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro Signore; per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli, per suscitare l'obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome, e tra queste siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo a tutti quelli che sono a Roma, amati da Dio e santi per chiamata, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo!"
  • Romani 2,16 - "Così avverrà nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini, secondo il mio Vangelo, per mezzo di Cristo Gesù."
  • Romani 3,23-26 - "...perché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù. È lui che Dio ha stabilito apertamente come strumento di espiazione, per mezzo della fede, nel suo sangue, a manifestazione della sua giustizia per la remissione dei peccati passati mediante la clemenza di Dio, al fine di manifestare la sua giustizia nel tempo presente..."
  • Romani 5,1-9 - "Giustificati dunque per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l'accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio. E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. Maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall'ira per mezzo di lui."
  • Romani 6,3-11 - "O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione. Lo sappiamo: l'uomo vecchio che è in noi è stato crocifisso con lui, affinché fosse reso inefficace questo corpo di peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è liberato dal peccato. Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù."
  • Romani 8,3-4 - "Infatti ciò che era impossibile alla Legge, resa impotente a causa della carne, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, perché la giustizia della Legge fosse compiuta in noi, che camminiamo non secondo la carne ma secondo lo Spirito."
  • Romani 8,11 - "E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi."
  • Romani 8,14-17 - "Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: Abbà! Padre! Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria."
  • Romani 8,29-30 - "Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati."
  • Romani 8,34 - "Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!"
  • Romani 12,9 - "La carità non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda."
  • Romani 12,14 - "Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite."
  • Romani 14,13s - "D'ora in poi non giudichiamoci più gli uni gli altri; piuttosto fate in modo di non essere causa di inciampo o di scandalo per il fratello. Io so, e ne sono persuaso nel Signore Gesù, che nulla è impuro in se stesso; ma se uno ritiene qualcosa come impuro, per lui è impuro.!"
  • Romani 15,3 - "Anche Cristo infatti non cercò di piacere a se stesso, ma, come sta scritto: Gli insulti di chi ti insulta ricadano su di me."
  • Romani 15,5-6 - "E il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull'esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo."
1Corinzi
Indirizzata alla comunità cristiana della città greca di Corinto e secondo gli studiosi fu composta tra il 53 d.C. e il 54 d.C..
  • 1Corinzi 2,2 - "Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso."
  • 1Corinzi 2,7-8 - "Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo l'ha conosciuta; se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria."
  • 1Corinzi 2,16 - "Infatti chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore in modo da poterlo consigliare? Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo."
  • 1Corinzi 5,7-8 - "Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità."
  • 1Corinzi 7,10-11 - "Agli sposati ordino, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito e qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito - e il marito non ripudi la moglie." (come in Matteo 5,32)
  • 1Corinzi 9,5 - "Non abbiamo il diritto di portare con noi una donna credente, come fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa?"
  • 1Corinzi 9,14 - "Così anche il Signore ha disposto che quelli che annunciano il Vangelo vivano del Vangelo." (come in Luca 10,7)
  • 1Corinzi 10,15-17 - "Parlo come a persone intelligenti. Giudicate voi stessi quello che dico: il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all'unico pane."
  • 1Corinzi 11,23-26 - "Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me. Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga."
  • 1Corinzi 12,13 - "Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi..."
  • 1Corinzi 13,2 - "E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla." (come in Matteo,17,20)
  • 1Corinzi 14,1 - "Aspirate alla carità. Desiderate intensamente i doni dello Spirito, soprattutto la profezia."
  • 1Corinzi 15,1-9 - "Vi proclamo poi, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l'ho annunciato. A meno che non abbiate creduto invano! A voi, infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto."
  • 1Corinzi 15,20-27 - "Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L'ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi. Però, quando dice che ogni cosa è stata sottoposta, è chiaro che si deve eccettuare Colui che gli ha sottomesso ogni cosa."
2Corinzi
Secondo gli studiosi, fu composta dopo 54-55 d.C. per cui stante quanto dichiara in 12,1-5 la conversione di Paolo sarebbe avvenuta prima del 40 d.C..
  • 2Corinzi 1,19-22 - "Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che abbiamo annunciato tra voi, io, Silvano e Timoteo, non fu sì e no, ma in lui vi fu il sì. Infatti, tutte le promesse di Dio in lui sono sì. Per questo attraverso di lui sale a Dio il nostro Amen per la sua gloria. È Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo e ci ha conferito l'unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori."
  • 2Corinzi 4,13-14 - "Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi."
  • 2Corinzi 5,10 - "Tutti, infatti, dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male."
  • 2Corinzi 5,14-18 - "L'amore del Cristo, infatti, ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro. Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così. Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove. Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione."
  • 2Corinzi 5,21 - "Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio."
  • 2Corinzi 13,11 - "Per il resto, fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi."
Galati
  • Galati 1,3-5 - "...grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo, che ha dato se stesso per i nostri peccati al fine di strapparci da questo mondo malvagio, secondo la volontà di Dio e Padre nostro, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen."
  • Galati 1,19 - "...degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore."
  • Galati 3,13-14 - "Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, diventando lui stesso maledizione per noi, poiché sta scritto: Maledetto chi è appeso al legno, perché in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse ai pagani e noi, mediante la fede, ricevessimo la promessa dello Spirito."
  • Galati 3,26-29 - "Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c'è Giudeo né Greco; non c'è schiavo né libero; non c'è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa."
    (Nel Vangelo apocrifo di Tommaso, vedremo, c'è a cenno su un pensiero del genere)
  • Galati 4,4-7 - "Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l'adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio."
  • Galati 6,14-15 - "Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l'essere nuova creatura."
Filippesi
  • Filippesi 1,9-11 - "E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo..."
  • Filippesi 2,5-11 - "Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall'aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: Gesù Cristo è Signore!"
  • Filippesi 3,20-21 - "La nostra cittadinanza, infatti, è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose."
Lettere della scuola di San Paolo con dubbi sulla sua totale redazione

Colossesi
Secondo la tradizione cristiana sarebbe stata scritta da Paolo di Tarso a Roma durante la sua prima prigionia, probabilmente nell'estate del 62 d.C..
  • Colossesi 1,13-19 - "È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore, per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati. Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono. Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa. Egli è principio, primogenito di quelli che risorgono dai morti, perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose."
  • Colossesi 2,9-14 - "È in lui che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, e voi partecipate della pienezza di lui, che è il capo di ogni Principato e di ogni Potenza. In lui voi siete stati anche circoncisi non mediante una circoncisione fatta da mano d'uomo con la spogliazione del corpo di carne, ma con la circoncisione di Cristo: con lui sepolti nel battesimo, con lui siete anche risorti mediante la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti. Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti a causa delle colpe e della non circoncisione della vostra carne, perdonandoci tutte le colpe e annullando il documento scritto contro di noi che, con le prescrizioni, ci era contrario: lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce."
  • Colossesi 3,1 - "Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio..."
  • Colossesi 3,11 - "Qui non vi è Greco o Giudeo, circoncisione o in-circoncisione, barbaro, Scita, schiavo, libero, ma Cristo è tutto e in tutti."
2Tessalonicesi
  • 2Tessalonicesi 2,1-4 - "Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e al nostro radunarci con lui, vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente. Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti verrà l'apostasia e si rivelerà l'uomo dell'iniquità, il figlio della perdizione, l'avversario, colui che s'innalza sopra ogni essere chiamato e adorato come Dio, fino a insediarsi nel tempio di Dio, pretendendo di essere Dio."
Efesini
Sarebbe stata scritta attorno al 62 d.C..
  • Efesini 1,3-14 - "Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l'ha riversata in abbondanza su di noi con ogni sapienza e intelligenza, facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo la benevolenza che in lui si era proposto per il governo della pienezza dei tempi: ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra. In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati - secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà - a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo. In lui anche voi, dopo avere ascoltato la parola della verità, il Vangelo della vostra salvezza, e avere in esso creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria."
  • Efesini 1,20-23 - "Egli la manifestò in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla sua destra nei cieli, al di sopra di ogni Principato e Potenza, al di sopra di ogni Forza e Dominazione e di ogni nome che viene nominato non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro. Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose: essa è il corpo di lui, la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose."
  • Efesini 2,17-21 - "Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito. Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d'angolo lo stesso Cristo Gesù."
  • Efesini 3,17-19 - "Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e di conoscere l'amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio."
  • Efesini 4,8-13 - "Per questo è detto: Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini. Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose. Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all'uomo perfetto... la pienezza di Cristo."
  • Efesini 4,32 - "Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo."
  • Efesini 5,29-33 - "Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! Così anche voi: ciascuno da parte sua ami la propria moglie come se stesso, e la moglie sia rispettosa verso il marito."
Tito
  • Tito 1,11-14 - "È apparsa infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l'empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell'attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone."
  • Tito 3,4-7 - "Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, con un'acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo, che Dio ha effuso su di noi in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo..."
1Timoteo
  • 1Timoteo 1,15 - "Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io."
  • 1Timoteo 2,5 - "Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, 6che ha dato se stesso in riscatto per tutti."
  • 1Timoteo 3,16 - "...egli fu manifestato in carne umana e riconosciuto giusto nello Spirito, fu visto dagli angeli e annunciato fra le genti, fu creduto nel mondo ed elevato nella gloria."
  • 1Timoteo 6,13-16 - "Davanti a Dio, che dà vita a tutte le cose, e a Gesù Cristo, che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti ordino di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo, che al tempo stabilito sarà a noi mostrata da Dio, il beato e unico Sovrano, il Re dei re e Signore dei signori, il solo che possiede l'immortalità e abita una luce inaccessibile: nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo. A lui onore e potenza per sempre. Amen."
2Timoteo
  • 2Timoteo 1,9-10 - "la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall'eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l'incorruttibilità per mezzo del Vangelo."
  • 2Timoteo 2,8-9 - "Ricordati di Gesù Cristo, risorto dai morti, discendente di Davide, come io annuncio nel mio Vangelo, per il quale soffro fino a portare le catene come un malfattore."
  • 2Timoteo 2,11-13 - "Questa parola è degna di fede: Se moriamo con lui, con lui anche vivremo; se perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà; se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso."
  • 2Timoteo 4,1 - "...Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno..."
Dopo questa panoramica in estrema sintesi non resta che confermare che i fatti storici presentati da San Paolo sulla storia di Gesù e i suoi detti sono pochi e scarni, ma essenziali e sufficienti per annunciare la Buona Notizia.
Al riguardo, oltre quanto detto in occasione dell'esame dei contenuti della 1Tessalonicesi, sulle altre lettere, a conclusione, si constata quanto segue.

Romani con un'alta e raffinata teologia base solida del Cristianesimo, con pochi fatti della vita di Cristo: risorto dai morti, " costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità", discendente di Davide, crocifisso morto per i peccatori che giustifica grazie alla fede in Lui i chiamati legati all'amore vicendevole, che risusciterà e giudicherà i morti.

1Corinzi Paolo in pratica afferma di aver "ricevuto" il sacramento della "eucarestia", il pane e il vino ricordato dai Vangeli nella cena della Pasqua del Signore, ricorda che il Signor fu "tradito" e cita sinteticamente le apparizioni del Signore risorto, forse in occasione dell'evento dell'ascensione... più di 500 fratelli in una volta.
Attesta l'esistenza di consanguinei del Signore in 9,5 come poi in Galati 1,19.
Annuncia che come ultima vittoria di Cristo la morte sarà annullata, al momento del ritorno di Cristo glorioso sulla terra, ossia alla "parusia".

2Corinzi Con molta teologia sulla redenzione e la riconciliazione grazie all'effusione dello Spirito, presenta il proprio credo nel giudizio finale.

Galati Paolo afferma che Dio ha mandato il proprio Figlio, "nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge"; questa è l'essenziale buona notizia che propone con la lettera.
Questi è venuto per portare a compimento la storia dell'uomo riscattato dal peccato e dalla legge, erede secondo la promessa, salvato dalla fede in Lui.
Anche qui non vi sono addentellati specifici alla vita storica di Gesù.

Filippesi il Kerigma di San Paolo è essenziale, legato al fatto certo; "Gesù Cristo è Signore! " e si è lasciato uccidere per amore dell'umanità tutta intera.

Nelle altre lettere, infine, salvo un cenno al processo davanti a Pilato (1Timoteo 6,13-16) e che Gesù, risorto dai morti è un Davidico (2Timoteo 2,8-9) non sono citati altri fatti storici su di Lui.
Si deve costatare l'assenza di riferimenti alla nascita, all'infanzia, alla predicazione, ai miracoli di Gesù e alla Santa Famiglia di Nazaret, e non ci sono dettagli della passione che sono parte essenziale dei Vangeli canonici.

Per quanto poi riguarda detti e parole di Gesù sono da menzionare soltanto:
  • le parole di Gesù nell'istituzione dell'Eucarestia in 1Corinzi 11,23-29;
  • il ritorno finale del Signore come un "ladro di notte" di 1Tessalonicesi 5,2 come in Matteo 24,43;
  • il matrimonio indissolubile in 1Corinzi 7,10 come in Matteo 5,32;
  • i missionari degni di venire sostenuti in 1Corinzi 9,14 come in Luca 10.7;
  • la fede che sposta le montagne in 1Corinzi 13,2 come in Matteo 17,20.
AVVISAGLIE DI ERESIE
Gli anni tra il 30 e il 51-52 d.C. sono quelli della semina dell'annuncio del Vangelo di Cristo, ed ecco che spuntano le prime Chiese, ma s'affacciano anche le prime erbacce, la zizania, nel campo seminato dagli apostoli.
Un evento del genere, del resto, era stato profetizzato da Gesù, quando disse che: "Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo! E i servi gli dissero: Vuoi che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio." (Matteo 13,24-30)

Quella profezia nel Vangelo evidentemente fu ricordata probabilmente perché riportava un'esperienza vissuta in quel tempo dalla Chiesa.
Solo molto tempo dopo da quando spuntarono quelle che erano iniziate con avvisaglie deviazionistiche, infatti, furono definitivamente catalogate quali eresie, lasciando modo a chi in buona fede di ravvedersi.
A proposito della zizzania San Paolo scrive alla comunità dei Galati:
  • Paolo 1,6-9 - "Mi meraviglio che, così in fretta, da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo voi passiate a un altro vangelo. Però non ce n'è un altro, se non che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. Ma se anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anatema! L'abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema!"
  • Paolo 2,4 - "...i falsi fratelli intrusi, i quali si erano infiltrati a spiare la nostra libertà che abbiamo in Cristo Gesù, allo scopo di renderci schiavi..."
Anche a Corinto accadeva che arrivassero annunci discordanti che potevano sedurre e sviare dall'originaria predicazione come si evince al passo 11,4 della 2a lettera ai Corinzi in cui si trova detto:"Infatti, se il primo venuto vi predica un Gesù diverso da quello che vi abbiamo predicato noi, o se ricevete uno spirito diverso da quello che avete ricevuto, o un altro vangelo che non avete ancora sentito, voi siete ben disposti ad accettarlo."

Il libro degli Atti degli Apostoli tra l'altro segnala in:
  • Atti 8,9-24 - l'episodio detto di "Simon Mago" avvenuto in Samaria;
  • Atti 13,4-12 - l'episodio detto del "Mago Elmas" avvenuto a Cipro;
  • Atti 15,5-34 - quello che è chiamato il Concilio di Gerusalemme, provocato dall'intransigenza di alcuni farisei verso i pagani "...si alzarono alcuni della setta dei farisei, che erano diventati credenti, affermando: È necessario circonciderli e ordinare loro di osservare la legge di Mosè", avvisaglia di una posizione eretica che fu rintuzzata, ma che ebbe vari seguaci e seguiti; si era nel 51 d.C..
Su ciò la rettifica per sradicare la zizzania fu tempestiva, il che viene a merito del coraggio e della docilità della Chiesa apostolica nei riguardi dello Spirito Santo.
Nel Vangelo di Matteo del resto al capitolo 24 Gesù stesso segnala che:
  • Matteo 24,10-13 - "Molti ne resteranno scandalizzati, e si tradiranno e odieranno a vicenda. Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell'iniquità, si raffredderà l'amore di molti. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato."
  • Matteo 24,24 - "...sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi segni e miracoli, così da ingannare, se possibile, anche gli eletti."
Dalle lettere a Timoteo si intravedono difficoltà della Chiesa nascente:
  • 1Timoteo 4,1-7 - "Lo Spirito dichiara apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti menzogneri e a dottrine diaboliche, sedotti dall'ipocrisia d'impostori, già bollati a fuoco nella loro coscienza. Costoro vieteranno il matrimonio, imporranno di astenersi da alcuni cibi che Dio ha creato per essere mangiati con rendimento di grazie dai fedeli e da quanti conoscono la verità. Infatti, tutto ciò che è stato creato da Dio è buono e nulla è da scartarsi, quando lo si prende con rendimento di grazie, perché esso viene santificato dalla parola di Dio e dalla preghiera. Proponendo queste cose ai fratelli sarai un buon ministro di Cristo Gesù, nutrito come sei dalle parole della fede e della buona dottrina che hai seguito. Rifiuta invece le favole profane, roba da vecchierelle."
  • 1Timoteo 6,2-5 - "Questo devi insegnare e raccomandare. Se qualcuno insegna diversamente e non segue le sane parole del Signore nostro Gesù Cristo e la dottrina conforme alla vera religiosità, è accecato dall'orgoglio, non comprende nulla ed è un maniaco di questioni oziose e discussioni inutili. Da ciò nascono le invidie, i litigi, le maldicenze, i sospetti cattivi, i conflitti di uomini corrotti nella mente e privi della verità, che considerano la religione come fonte di guadagno."
  • 2Timoteo 2,8ss - "Ricordati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risuscitato dai morti, secondo il mio Vangelo... richiama alla memoria queste cose scongiurandoli davanti a Dio di evitare le vane discussioni, che non giovano a nulla, se non alla perdizione di chi le ascolta."
Erano quelli gli anni in cui tra quanti erano coinvolti e incuriositi dai lasciti spirituali proposti dai seguaci a vario livello di Cristo Gesù sussisteva la coesistenza di proposte contraddittorie in quanto il mezzo orale era lento nel propagarsi e le distorsioni avevano modo di radicarsi prima di essere efficacemente affrontate.

Ecco che spuntarono quelli che poi furono definirti Ebioniti e Nazorei o Nazerei, sette nate nella prima metà del I secolo, diffuse in Siria e Giudea.
Il nome Ebionita deriva da "ebyonim", vale a dire "poveri", che praticavano la povertà ed erano vegetariani (poveri di mente secondo Origene o per Eusebio perché avevano un'opinione povera di Cristo) ritenevano Gesù un profeta di eccezionali doti e non Figlio di Dio ed erano ancora in attesa della venuta del Messia.
I Nazarei vivevano vicino al fiume Giordano e facevano voto di castità e astinenza, si facevano crescere i capelli, seguivano la legge mosaica, la circoncisione e l'osservanza del sabato, ma accettavano Gesù Cristo come Messia, nato dalla Vergine.
Entrambi tali sette rifiutavano la predicazione di Paolo e seguivano un libro, il "Vangelo degli Ebrei e/o dei Nazareni e/o degli Ebioniti", forse una prima edizione in aramaico manipolata del Vangelo di Matteo senza alcune parti della vita di Gesù soprattutto dell'infanzia.
Era il tempo in cui alcuni giudeo-cristiani rimanevano strettamente legati alla antica legge ebraica, i "giudaizzanti" e la predicavano e poi dettero luogo a varie sette eretiche che diffondevano le proprie idee al gregge dei neofiti, tra cui:

I marcioniti, passavano al limite opposto di rigettare tutta la Bibbia ebraica e dipingevano come malvagio il Dio ebraico YHWH, detto Yaldabaoth, Samael e Demiurgo, il Dio giusto dell'Antico Testamento di cui disprezzava le leggi che secondo loro avrebbe creato l'universo materiale per imprigionarvi le anime degli uomini, distinto dal vero Dio inconoscibile il Dio buono del Nuovo Testamento.

I nicolaiti, di tendenza gnostica, setta nata agli inizi del cristianesimo e che alla fine del I secolo contava parecchi adepti che si mischiavano con i fedeli, non ammettevano la divinità di Cristo che consideravano come maestro di gnosi , "gnòsis", vale a dire di "conoscenza" secondo l'influsso greco rivelata agli adepti con un'illuminazione interiore al termine di un percorso misterico che porta gli iniziati alla salvezza spirituale.
Questi sono ricordati più volte nel libro dell'Apocalisse di San Giovanni:
  • Apocalisse 2,6 - "Tuttavia hai questo: odi le opere dei Nicolaiti che anch'io odio."
  • Apocalisse 2,15 - "...hai di quelli che professano la dottrina dei Nicolaiti."
  • Apocalisse 2,18-29 - sulla nicolaita profetessa Gezabele di Tiatira che seduceva i cristiani inducendoli a fornicare e a mangiare carni consacrate agli idoli.
Sant'Ireneo di Lione sostiene che il nome "nicolaiti" deriverebbe da Nicola di Antiochia uno dei primi sette diaconi cui gli apostoli imposero le mani secondo Atti 6,5: "...scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmenas e Nicola, un proselito di Antiòchia"; Su ciò però non conviene Eusebio di Cesarea in Storia Ecclesiastica III,29.

Simonianesimo, Giustino narra dell'esistenza di una comunità "simoniana" a Roma verso la metà del II secolo che prese origine da Simon Mago, vissuto al tempo dell'imperatore Claudio (41-54 d.C.), quello degli Atti, che e operava prodigi per cui era considerato come un dio da molti samaritani mentre andava peregrinante con Elena una prostituta e i due incarnavano la divinità.
Il dio preesistente, infatti, aveva emesso la prima "Ennoia", "la madre di tutti", la Sophia, la compagna di coppia del dio.
Secondo l'apocrifo "Atti di Pietro" Simone fu nemico dell'apostolo Pietro e lo sfidò e finì per suicidarsi lanciandosi nel vuoto, nel tentativo di dimostrare di essere in grado di volare.
Il simonianesimo si trasformò in sistema gnostico e porto anche al:

Docetismo, dal verbo greco "dokéin", che significa apparire fu una dottrina cristologica che negava la natura umana e corporea del Cristo, per escludere la realtà piena della sua passione e morte; per essi il corpo di Cristo sarebbe esistito solo come "phántasma", senza carne.
Tale posizione pare essere contestata già dai Vangeli sinottici che al riguardo del fantasma sostengono:
  • Luca 24,36-39 - "Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: Pace a voi! Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho."
  • Marco 6,49s; Matteo 14,26 - "Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: È un fantasma!, e si misero a gridare, perché tutti lo avevano visto e ne erano rimasti sconvolti. Ma egli subito parlò loro e disse: Coraggio, sono io, non abbiate paura!"
Cerintianesimo da Cerinto uno gnostico del I secolo che sosteneva che Gesù, nato da Giuseppe e Maria, era un profeta su cui al momento del battesimo nel Giordano discese in forma di colomba il Cristo con lo Spirito di Dio facendogli conoscere Dio per Padre e risalendo in cielo prima della passione e dopo la resurrezione attendeva un regno terreno di carattere concretamente materiale, e la restaurazione del culto a Gerusalemme.

Circa 50 anni dopo i primi tempi della predicazione di San Paolo le prime eresie ormai si erano presentate come si evince dalla lettera cattolica 1Giovanni 3,18-23: "Figlioli, è giunta l'ultima ora. Come avete sentito dire che l'anticristo deve venire, di fatto molti anticristi sono già venuti. Da questo conosciamo che è l'ultima ora. Sono usciti da noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; sono usciti perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri. Ora voi avete ricevuto l'unzione dal Santo, e tutti avete la conoscenza. Non vi ho scritto perché non conoscete la verità, ma perché la conoscete e perché nessuna menzogna viene dalla verità. Chi è il bugiardo se non colui che nega che Gesù è il Cristo? L'anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio. Chiunque nega il Figlio, non possiede nemmeno il Padre; chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre."

San Giovanni evidenzia un profondo solco di divisione tra il cristiano che segue Gesù come Cristo, il Figlio inviato da Dio e chi lo considera un santone.
Se si va ben a guardare le eresie su questioni teologiche e cristologiche, in effetti, alla lunga risultano meno perniciose dello gnosticismo secondo cui con la razionalità "illuminata" con l'aiuto di particolari personaggi si aprirebbero cammini spirituali mistici per cui alla risurrezione e alla vita eterna l'adepto si convince che può arrivare con la meditazione, con l'ascesi personale e con particolari discipline che a quei tempi come del resto ancora oggi sono perennemente all'ordine del giorno; insomma la salvezza viene dalla ragione illuminata.
È incontestabile che molte parole di Gesù che avevano certamente raccolto discepoli e apostoli cominciarono a circolare e a essere copiati.
I detti di Gesù negli anni 30-50 iniziarono a essere riuniti in raccolte scritte subito dopo la e costituirono il materiale base dei vangeli canonici e del Vangelo secondo Tommaso.
Questa libera attività che ovviamente pescava nell'iniziativa personale si prestava a una diffusione incontrollata con copie su copie fino a una diffusione capillare che non poteva avere i crismi di qualità per cui alterazioni del pensiero originario potevano facilmente inserirsi aprendo appunto a eresie e false interpretazioni.
Una stessa frase, se avulsa dal contesto in cui fu detta, se generalizzata, è una scheggia con effetti incontrollabili se può essere strumentalizzata da personaggi improbabili come erano certi maghi o mestatori di quei tempi.

I primi documenti, quindi, furono senz'altro libere raccolte di detti, come nel caso del Vangelo di Tommaso che molti esperti arrivano a ritenerlo addirittura il più antico Vangelo a disposizione, seppur con rimaneggiamenti di scuole gnostiche coevo alle prime predicazioni di Paolo e degli altri apostoli.
Ecco che gli apostoli Matteo, Pietro e Paolo, tramite i loro discepoli Marco e Luca, e poi Giovanni sentirono poi la necessita di presentare i loro Vangeli riconosciuti poi come "canonici" in cui i "logia" di Gesù furono collocati in una storia con episodi e miracoli evidenziando come molti degli eventi erano da vedere come attuazione di profezie delle Sacre Scritture.

Il Vangelo di Tommaso per gli studiosi del cristianesimo antico apparve sulla scena solo nel dicembre del 1945 con la scoperta di una raccolta di oltre cinquanta testi religiosi e filosofici, tra cui c'era quel testo, nascosti in una giara nei pressi del villaggio di Nag Hammadi - Alto Egitto, ove all'inizio del IV secolo Pacomio aveva fondato una comunità di monaci.
(Nel 367 Atanasio, il vescovo di Alessandria non incluse il Vangelo secondo Tommaso nell'elenco dei libri consentiti e gli altri furono destinati alla distruzione. I monaci del monastero di San Pacomio ubbidirono all'ingiunzione, ma forse non se la sentirono di distruggere i testi della loro biblioteca per cui li nascosero in una giara nel deserto.)

Quei manoscritti, conservati al Museo Copto del Cairo risalgono al IV secolo e sono scritti in copto, la lingua nazionale egizia dal III secolo dopo Cristo.
Il Vangelo secondo Tommaso, costituito da 114 logia, oltre che da un breve "incipit" e da una "subscriptio", è datato dagli esperti dalla metà del primo secolo alla metà del secondo e riporta detti di Gesù, originariamente in lingua semitica, trascritti in copto come traduzione di un originale greco siriaco, di cui rimangono alcuni frammenti nei papiri di Ossirinco.
Nell'"incipit" si dice che i detti di Gesù sono stati trascritti da Tommaso e nella "subscriptio" il titolo dell'opera è riportato come Vangelo secondo Tommaso.
Due terzi circa dei logia del Vangelo secondo Tommaso si riconoscono, sia pure con variazioni in versetti dei Vangeli canonici, ma a sestante non consentono di prendere atto dell'aspetto salvifico della venuta di Cristo e possono essere interpretati anche come messaggi sapienziali.

Senza il dono della Sapienza divina dono dello Spirito Santo che viene dalla fede nella divinità di Cristo e nella sua morte e risurrezione quei "logia" per alcuni da soli restano un'arida "filosofia" e aprono a una falsa "conoscenza" da cui San Paolo pare proprio mettere in guardia quando in Efesini 3,17-20 nello stesso capitolo in cui parla del "mistero" di Cristo, auspica: "Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e di conoscere l'amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio."

IL CRISMA PROFETICO
Ora, San Paolo è l'apostolo che incarna anche un particolare cristiano di oggi, e ce ne sono, che pur non essendo vissuti tra il 27 e il 30 d.C., al tempo della missione terrena di Gesù, perciò avendolo veduto solo spiritualmente, riceve attraverso la Chiesa e le Sacre Scritture il dono della fede e sente la chiamata a partire, itinerante, in missione per evangelizzare, cioè portare la buona notizia, ossia il Vangelo di Gesù Cristo dedicando così tutta la propria vita ad annunciare la gioia di Cristo morto e risorto a chi non lo conosce, incurante delle sofferenze che gli vengono per questo motivo.
Del resto Gesù ai discepoli nel Vangelo di Giovanni ha promesso:
  • Giovanni 15,11 - "...la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena."
  • Giovanni 17,13s - "...perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola..."
Un'ultima domanda: che sarebbe il cristianesimo senza l'apporto della predicazione di Paolo e i suoi scritti?
Paolo ha un solo strumento: la parola e la Parola è il Cristo per cui separare Gesù da Paolo sarebbe togliere parte della Parola.
Se non ci fosse stato Paolo, Cristo avrebbe scelto un altro perché la Sua parola fosse diffusa tra le genti!
Paolo e i suoi scritti sono parte integrante della rivelazione cristiana ed è la dimostrazione pratica che il vivere con il Gesù storico per gli apostoli della prima ora fu una scuola che in Paolo si era realizzata con la conoscenza delle Scritture. I "dodici", però, furono apostoli a pieno titolo solo dopo la Pentecoste del 30 d.C., quando ricevettero il carisma con la discesa del crisma profetico, ossia l'unzione dello Spirito Santo che viene dal Cristo, il Messia, il "Meshiach" .
San Paolo pur senza avere quella scuola ebbe come loro quel dono grazie allo Spirito Santo che lo invase e dimostrò che il Cristo storico non salva se non muore e risorge: "In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto" (Giovanni 12,20) e gli bastò incontrare il Risorto per essere come i dodici.
Lui, il Cristo, lo unse "la vita del Risorto fu a racchiudergli ", infatti, scrive San Paolo in Galati 2,20: "Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me."

È una buona notizia per tutti i cristiani che non hanno conosciuto Gesù nella carne, infatti, la vita di San Paolo è testimonianza che rende credibile che: "...noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne. " (2Corinzi 4,18)

Sant'Ireneo (II secolo) nel trattato "Contro le eresie" su "La missione dello Spirito Santo" scrive: «l Signore concedendo ai discepoli il potere di far nascere gli uomini in Dio, diceva loro: "Andate, ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo." (Matteo 28,19) È questo lo Spirito che, per mezzo dei profeti, il Signore promise di effondere negli ultimi tempi sui suoi servi e sulle sue serve, perché ricevessero il dono della profezia. Perciò esso discese anche sul Figlio di Dio, divenuto figlio dell'uomo, abituandosi con lui a dimorare nel genere umano, a riposare tra gli uomini e ad abitare nelle creature di Dio, operando in essi la volontà del Padre e rinnovandoli dall'uomo vecchio alla novità di Cristo. Luca narra che questo Spirito, dopo l'ascensione del Signore, venne sui discepoli nella Pentecoste con la volontà e il potere di introdurre tutte le nazioni alla vita e alla rivelazione del Nuovo Testamento.»

Il fuoco dello Spirito Santo che reca Pentecoste rende gli uomini che investe dei roveti ardenti (Vedi: Esodo 3) che portano per il mondo la voce del Risorto che parla tra le fiamme di un cristiano che vive del fuoco di Lui e ricorda il primo inviato a testimoniarlo, Mosè che liberò dalla schiavitù d'Egitto, il popolo Pasquale.
Lo Spirito Santo che induce ad annunciare il fuoco interiore della fede in Cristo è amore vero e chi lo reca dona la propria vita, il proprio tempo e i resto che ha perché altri abbiano la vita vera.
È vero amore perché è anche per il nemico, in quanto, si rivolge sia a chi lo accoglie, sia a chi perseguita.

a.contipuorger@gmail.com

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