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RICERCHE DI VERITÀ...

 
IL GRANDE GIORNO DI DIO

di Alessandro Conti Puorger
 
 

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IN PRINCIPIO »
LA "LUCE" »
UN VERSETTO CHIAVE - GENESI 2,4 »
E FU SERA E FU MATTINA »

GIORNI STRANI
Per ogni "giorno" della creazione, dopo la descrizione di quanto creato nella tappa è detto: "E fu sera e fu mattina..." e tra la sera e la mattina c'è la notte.
Il testo poi precisa il numero del "giorno", quindi, la notte che segue l'atto luminoso creativo del giorno è inserita nel "giorno" stesso e segnala solo che necessita un ulteriore tappa per superare le tenebre sopraggiunte.
In questo senso quello della "luce" e sì il "primo giorno", ma anche "unico giorno", perché, in definitiva, l'atto creativo fu uno solo quello della luce dalla quale si svilupparono le fasi successive in cui questa ha operato con i suoi doni.
Per il calendario ebraico e per l'ebraismo in generale, il giorno invece inizia la sera, quindi, la sua sequenza è: sera, notte e giorno.
Il testo non avendo detto soltanto "E fu sera..." ma aggiungendo "e fu mattina" segnala una sequenza diversa e invertita: giorno, sera, notte e mattino.

Nel passo nel Vangelo di Giovanni detto del "cieco nato" in cui Gesù con evidente riferimento ai giorni della creazione dice in 9,4-5: "Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo", il che pare un'autorevole conferma.

Del resto, il sopravvenire della notte sta a indicare che pur se le tenebre erano state vinte in quella tappa di creazione, ne appaiono altre da diradare nel giorno seguente, ma le tenebre risultano ormai finite nel 7° giorno, per cui ivi non si parla più di termine e di notte.
In definitiva, ripeto, pare proprio come se i giorni della creazione inizino al mattino e la notte, tra sera e mattina, sia incorporata nel giorno in cui avviene l'operazione, mentre per l'ebraismo il giorno del loro calendario inizia la sera.
Vi è, quindi, indipendentemente della durata assai diversa, sussiste una radicale diversità d'impostazione tra i giorni della creazione e quelli degli ebrei.
Contare la giornata dalla mattina è tipico di un calendario solare, mentre contarle dalla notte è caratteristica di un calendario lunare.
Pare proprio che in questa inversione abbia avuto peso l'uscita dall'Egitto.
L'atto creativo di Pasqua avvenne di notte.
Per gli egizi era la notte del giorno solare 14 di Nisan e per gli ebrei era la notte del giorno lunare 15 di Nisan.
Gli egiziani, infatti, usavano un calendario solare, ma dopo l'evento della Pasqua basata sulla luna piena del 14 di Nisan la prima di primavera, ci fu quella inversione da parte degli ebrei.
Ora, la creazione dei sette giorni pare proprio collocarsi come intervento antropologico, ossia a favore dell'uomo.
Nella prima creazione di Genesi 1,1-2 i cieli creati comportano sole e luna, quindi i giorni solari, ma le tenebre che c'erano, quelle del versetto 2 "le tenebre ricoprivano l'abisso", non potevano essere dissipate dalla luce del giorno, perché alludono a ciò che è male e non basta la luce solare a dissiparlo occorre l'opera specifica di Dio.
Le "tenebre" sono un buio speciale, implicano una problematica etica e spirituale, quindi umana; gli uomini esistenti erano ormai ciechi e dovevano essere ricreati donando loro gli occhi della fede, infatti, in quell'episodio del "cieco nato" Gesù ricorda il giorno della creazione e perché quel cieco è cieco dalla nascita "...perché in lui siano manifestate le opere di Dio". (Giovanni 9,3)

Ossia nel mondo creato l'uomo era coperto da "tenebre", quindi per raro era un uomo illuminato, un giusto tra i malvagi, schiavi delle tenebre.
Come siano nate le "tenebre" non è detto, ma erano presenti in qualche modo prima della "luce" del primo giorno in Genesi 1,2 per cui Dio le separa e le chiama notte, infatti "Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: giorno primo." (Genesi 1,4-5) e nacque il pensiero che le sono il rifiuto a Dio originato da una ribellione angelica.
(Vedi: "Il midrash della pesca gloriosa")

La luce del primo giorno è capace di pervadere tutto l'universo e contrasta le tenebre e le separa, ma ciò non del tutto e non subito appena appare, ma per gradi in sei "giorni", finché sarà visibile a tutti.
È una luce nascosta, preclusa a quelli che la rifiutano, ma riservata a chi l'accetta entrando nella fede che apre, appunto, una nuova creazione.

Tutto ciò è colto nel prologo del Vangelo di Giovanni 1,4-5.10: "In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta... il mondo non lo ha riconosciuto", finché non è creato l'uomo che per gradi accetterà d'essere portato alla pienezza.
Quella luce è la "fede" che appare sulla terra, quella monoteistica nel Dio Unico che parla con Adamo capostipite di chi pur se cade sa che Dio è una certezza esistenziale; così è comunque vinta la cecità dell'ateismo e dell'idolatria, considerate "tenebre" dalla "Torah".
Ecco che il 6° giorno della creazione per ebrei inizia soltanto 3760 anni a.C., sì che il 1 gennaio 2018 ha aperto l'anno 5778 dalla nascita di Adamo, mentre ovviamente l'apparizione dell'uomo sulla terra ha una ben più antica datazione.
(Vedi: "La durata della Creazione")

"E fu sera e fu mattina"... del primo giorno, ripetuto poi 6 volte, è un dire profetico che attende un giorno unico, il giorno dell'Unico che sarà senza tenebre, dopo il tempo del riposo di Dio del 7° che è quello della responsabilità dell'uomo in cui il Messia "il più bello tra i figli dell'uomo" (Salmo 45,3), risorti i morti, avrà giudicato con misericordia tutti i suoi fratelli nati nel mondo ormai redento e avrà eliminato le tenebre, quindi, il male e la morte.
L'idea di due racconti diversi della creazione, quindi, di due tradizioni è falsa, esse sono entrambi convergenti sull'uomo; il primo racconto passa dal cosmo all'uomo e il secondo chiude la catena dall'uomo verso il cosmo.
Genesi 1 coi primi due versetti nel dire della creazione del tutto da parte di Dio non esclude l'esistenza dell'uomo immerso nelle tenebre che, come compreso hanno un accento etico, poi racconta i 6 giorni della creazione e il 7° di riposo, mentre Genesi 2 si concentra sul 6° giorno, ma il centro della finalità di entrambe quelle pagine è l'uomo da plasmare a immagine e somiglianza di Dio.

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