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GIUSEPPE, PADRE NELLA FEDE DEL FIGLIO DI DAVIDE
di Alessandro Conti Puorger

IL DONO DELLA VITA
Col vivere nel mondo ci si trova davanti al mistero della vita.
Una costatazione, che pur se ovvia mi pare fondamentale, è che gli straordinari sviluppi degli ultimi secoli della tecnica e delle scienze assieme alle scoperte sul DNA, sulle forze atomiche e sul cosmo hanno fatto credere all'uomo d'avere grandi poteri tanto da potersi svincolare da ritenuti antichi preconcetti quale l'essere in definitiva una semplice creatura.
Ecco, allora che la figura di un Dio creatore per l'uomo civilizzato diviene sempre più evanescente e il "civilizzato" tende a farlo sparire dall'orizzonte dell'umanità.
Le speranze e le attese che nell'essere umano insorgono ed hanno portato a far si che sin da tempi atavici crescesse la dimensione spirituale, negli ultimi tempi sembrano spuntate e le cose di "religione" specialmente nei paesi più sviluppati da molti dell'élite sono beffeggiate come irrazionalità o trattate con superstizione.
Gli stessi rapporti sociali ne risentono non essendovi remore etiche, ma solo leggi di mercato che impoveriscono i paesi già saccheggiati da secoli di colonialismo e si riflettono negativamente sui poveri e sui deboli.
Appaiono esodi di masse di persone in cerca di vita e radicalismi in cui si agita la bandiera dell'odio esasperando motivi "religiosi" che dovrebbero ispirare la pace.
Spesso, da parte di chi vive la vita ripetitiva d'ogni giorno, il vivere è considerato il modo scontato d'esistere, senza che ne siano estratte le debite essenziali conseguenze che dovrebbero suggerire di godere la vita come dono eccezionale, qual è, dono che promana dalla creazione.
Visto che tutto è soggetto a leggi che parlano di un inizio e di una fine, senza riscontri che gli certifichino la saldezza della speranza, l'uomo teme di perdere la vita che conosce anche quando la vive nei minimi termini legato e costretto da invisibili impacci che lo fissano in una micro esistenza come uno schiavo di fatto.
Si vivacchia in una continua routine, quando addirittura non ci si aliena in tanti modi che oggi il mondo offre più o meno leciti, ma comunque il più delle volte deleteri per la salute non solo spirituale, ma anche intellettuale e perfino fisica.
Per contro, quelli che riescono ad alzare gli occhi dal proprio ombelico e guardare il cielo stellato, e spero siano ancora molti, si pongono domande.
Tra questi vi sono quelli che ritengono il creato e la materia eterni, pur se in continuo mutamento e autorinnovamento con fine di mondi e produzione di nuovi e altri che sono portati a ritenere l'esistenza di un "Qualcuno" che ha prodotto tutto quanto "creato", ma con una netta divisione:
  • alcuni sono propensi a ritenere che il Creatore dopo aver posto regole autonome a quanto ha creato resterebbe in disparte, lasciando andare il tutto secondo quelle regole,
  • altri, invece, ritengono che l'Essere che l'ha creato conserva il tutto, lo fa sviluppare e guida anche la storia del mondo.
In tale presupposto, allora, l'esistenza pare essere solo un minimo bagliore di quella che è la vita in pienezza del Creatore che viene a definire una sfera esistenziale che ignoriamo, ma che in definitiva è aspirata per sfuggire alle sofferenze che riserva la vita.
Questa problematica è antica, ma sempre attuale ed è capace di far mutare gli atteggiamenti di fronte al vivere nelle varie età che l'individuo percorre portandolo ad essere più riflessivo e attento alla dimensione religiosa del problema, quando i vuoti che ha provato a riempire ormai si sono presentati come senza fondo.

Del resto l'uomo è un essere particolare, in quanto, gode il singolare dono di trovarsi a essere un individuo di una nicchia particolare di "creature".
Fino a prova contraria, infatti, è al vertice della piramide esistenziale conosciuta e, grazie all'intelletto, ai sentimenti e allo spirito anche di ricerca di cui è dotato è stato messo in grado di valutare e soppesare la gratuità e preziosità di tale dono che pur se ineluttabilmente in tutti ha la stessa conclusione individuale segnata dall'esistenza di un traguardo o di un angolo di svolta, la morte.
D'altro canto, sembrando tutto rinnovarsi, in quelli che propendono per l'esistenza di Dio fa nascere speranze sulle capacità di sorpresa che può aver riservato il Creatore nella creazione stessa e tale speranza mitiga le disillusioni del vivere che tutti, più o meno, intensamente provano.
Per contro le menti che si ritengono "razionali", volendo rimanere con i piedi per terra, ma non potendo reprimere la fantasia spesso la subiscono con spaccati che evocano mondi pieni di superstizioni e di mostri che attecchiscono tra i giovani, ma alienano anche i più sprovveduti di ogni età.

Per le religioni dette "abramitiche" - ebraismo, cristianesimo, islamismo - Dio è l'Essere perfettissimo indicato quale il motore del tutto che si fa conoscere in primo luogo dagli uomini di ogni parte del mondo e di ogni tempo proprio con l'opera della creazione.
Del resto è impossibile che il singolo uomo sotto la volta celeste non abbia modo di valutare e meditare lungo l'arco della propria vita tale realtà.
In tutto il mondo, infatti, pur indipendentemente da rivelazione o credi religiosi, molti, di ogni popolo, nazione, lingua ed etnia sentono e interpretano che il dono della vita e del creato è lo spettacolo di un atto d'amore che si sviluppa davanti ai propri occhi e che la stessa vita li fa partecipi e cerca di coinvolgerli a fare il possibile in sintonia con questo tutto e a chi lo regola con grande sapienza.
La stessa ecologia, l'amore per la natura e l'empatia per gli animali, sono sintomi di questo sentire che rasenta la perfezione quando non trascura nel suo afflato il "prossimo" e non fa favoritismi rispetto ai propri interessi personali e valuta ogni alto uomo come proprio fratello.
Dio, però, non si è fermato a manifestarsi con questo spettacolo vivente, ma vista la cecità dei più s'è poi formato negli ultimi tempi, a partire da circa 3300 anni fa, un popolo che ha chiamato Israele cui ha rivelato la "Torah", vale a dire gli ha dato l'istruzione e con lui ha stretto un'alleanza cui almeno Dio stesso resta fedele tanto che, aldilà di ogni umana comprensione, questo popolo tra gli odi e le invidie che ha destato riesce a sopravvivere e a conservarsi nonostante le vicende contrarie subite nella storia a causa dei tanti e agguerriti nemici.

Tale "Torah" o istruzione in Genesi 1,26 insegna che nel momento di crearlo: "Dio disse: facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza".

Eppure a fronte di queste parole si alza la dura esperienza di ogni uomo con le sofferenze di vario tipo che ne costellano la vita e che sono il patibolo su cui la storia di ogni giorno s'incarica in misura diversa di affliggerne l'esistenza.
Per contro quel paragone d'immagine e somiglianza con Dio sono parole importanti e meditate, profezia di qualità particolari dell'uomo diverse dalle altre creature cui ciò non fu detto, qualità che l'uomo stesso non ha del tutto sufficientemente approfondite e che gli riservano potenziali riserve esistenziali che attendono d'essere rese pienamente attive.
Il cristianesimo attesta però che ciò è senz'altro avvenuto per un uomo che definisce il Figlio di Dio.
Il cristianesimo con i Vangeli annuncia, peraltro, che Dio, quando l'ha ritenuto opportuno, oltre 2000 anni or sono, s'è incarnato in un uomo di quel popolo Israele, in Gesù di Nazaret che, come agnello sacrificale, fu ucciso per i peccati di tutti gli uomini suoi fratelli - ebrei e romani - ma è stato rivestito della gloria della risurrezione per proclamare l'inizio della liberazione di tutta l'umanità dalla schiavitù dei residui impedimenti all'essere in pienezza e, a chi lo desidera, dà il poter di fare anch'egli alleanza con Lui e divenire proprio inviato per farlo conoscere nel mondo.

Gesù, infatti, disse ai suoi discepoli: "Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell'uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni.." (Matteo 16,24-27)

Con i suoi inviati, che hanno aderito alla sua chiamata sta creando un popolo tra tutte le nazioni per preparare il suo atteso ritorno nella gloria alla fine dei tempi.
Dio, intanto, per quell'uomo che ha chiamato suo Figlio, fatto ascendere "alla sua destra", ha aperto i cieli e in attesa del compimento dei tempi, provoca conversioni personali in chi accoglie lo Spirito Santo che invia.

L'INIZIO DELLA RIVELAZIONE CON LA TORAH
La "Torah" o Pentateuco, perché in 5 libri, per la tradizione è la Sacra Scrittura da Dio stesso ispirata, che insegna come rapportarsi con Lui.
Ora, quel sacro testo, scritto in ebraico, così ha inizio:

"In principio Dio creò il cielo e la terra." (Genesi 1,1)

"Ber'eshit bara' 'Elohim 'et hashamaim v'et ha'aroets"



È nota l'attenzione che quei libri della "Torah" usano nell'impiego delle lettere che addirittura i "soferim" contano una per una per accertare che nessun errore vi sia nel testo liturgico rispetto ai testi campione più antichi, conservati e copiati attentamente per secoli e secoli, sì che testi di oltre 2100 anni, ritrovati nascosti in alcune grotte a Qumran vicino al Mar Morto, sono perfetti come quelli attuali usati dall'ebraismo nei riti sinagogali.
Proprio per questa loro attenzione all'uso delle lettere i rabbini si sono interrogati sul perché la "Torah" abbia a iniziare con la lettera = 2 della parola
"Ber'eshit", che ho indicato in azzurro, e non con la = 1, prima lettera dell'alfabeto.

Non trovando univoche e convincenti ragioni al riguardo, sono stati scritti vari "midrash" con idee di soluzioni.
Su tale questione sono anch'io arrivato a una conclusione che qui di seguito cerco di illustrare.

Cosa c'era prima della creazione?
Per chi crede nel "Creatore", solo l'Essere di Dio, il primo e solo della lista di quanto allora esisteva.
Il pensiero filosofico, per il "creare" ha coniato l'idea del "trarre dal nulla", ma tale modo di pensare per un teologo che crede nell'esistenza di Dio è imperfetto, perché prima della creazione il nulla non esisteva, c'era comunque, Dio, il Creatore, che occupava il tutto in qualsiasi possibile campo e piano esistenziale.
Era Lui il solo numero uno e in ebraico il numerale 1 è proprio la lettera "'alef" la prima dell'alfabeto, la prima lettera che poi forma il termine che lo definisce "Unico", vale a dire "'echad" .
Che Dio è Uno solo, ossia Unico è, infatti, il primo comandamento che ha Israele, detto dello "Shema'" che nella liturgia ebraica e nelle preghiere individuali (assieme al "Kaddish") è appunto la preghiera più recitata.

Questa preghiera è formata da vari brani della Torah: Deuteronomio 6,4-9; 11,13-21 e Numeri 15,37-41 e inizia con: "Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze..." (Deuteronomio 6,4s)

Quanto li in ebraico, traslitterato in italiano è: "Shema' Israel IHWH 'Oelohenu IHWH 'oechad..."

Nella Tenak o Bibbia ebraica quel versetto Deuteronomio 6,4 però è scritto in ebraico come qui di seguito, vale a dire con due lettere in grande, la "a'jin" , l'ultima di "Shema'" e la "dalet" , l'ultima di "'oechad" , che paiono proprio voler esaltare e ricordare il concetto e il termine "e'd" dell'Eterno e di eternità cui aspira chi desidera assolvere quel comandamento e che in definitiva promette questa Sacra Scrittura.



Questo comandamento unisce: "il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore" al concetto dell'amore "amerai il Signore tuo Dio".

"Uno solo" li è "'echad" e quelle lettere, in relazione ai significati grafici intrinsechi, parlano di un'unità raggiunta grazie all'essere stretti ottenuto nell'aiutarsi dandosi una mano , come se dei fratelli "'ach" si dessero una appunto un aiuto e tale concetto pare proprio implicare un amore fraterno.
(Si vedano i significati grafici delle lettere ebraiche di cui alle schede che s'ottengono cliccando a destra della Home di questo mio Sito sui simboli delle lettere stesse e si veda "Parlano le lettere".)

Quella di cui ci parla il termine "'echad" pare, quindi, essere proprio un'unità conseguita attraverso il legame indissolubile dell'amore!
Il comandamento dello "Shema'", lo conferma, in quanto, per l'alleanza con Lui non si può prescindere dal legame d'amore che s'esplica con quel "amerai il Signore tuo Dio" e chiama a unirsi a far parte, come alleati, alla sua divinità, foriera appunto d'eternità.

Il verbo "amare" in ebraico, ivi compreso l'amore fraterno e l'amicizia, ha il radicale e considerato, come detto, che la lettera "'alef" è anche il numerale 1, che la "bèt" è il numerale 2 e la lettera "he" ha il senso grafico di "aperto", sinteticamente si conclude che nel concetto di "amare" è implicito che l'1 si apra al 2, e viceversa.

Questo sarebbe il senso dell'amore, che da 2 divengano 1 solo, come al riguardo è allusivo quando Genesi 2,24 dice: "Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un'unica carne."

Amore e unità, insomma, sono concetti assoluti che non possono separarsi tra loro come del resto nel campo divino non sono divisibili quelli di giustizia e misericordia.
Nel Dio Unico circola l'amore che è il cemento dell'unione e il cristianesimo sintetizza tutto ciò nelle 2 persone dell'unica sostanza divina del Padre "'Ab" e del Figlio "Ben" o "Bar" unite dall'amore, la terza persona divina che da loro procede, lo Spirito Santo, "Ruach Qadosh" .
L'amore è una energia e graficamente con le lettere ebraiche l'energia è rappresentata dalla lettera "nun" = .
Il padre "'Ab" ama e si apre al 2 ed ecco il figlio "Ben" esce il frutto dell'amore.

Il verbo "creare", in senso filosofico, come ho detto, ha agitato i pensieri su una formazione del tutto dal nulla, ma in stretto senso teologico la creazione dal nulla è concetto inesatto, perché prima dell'atto creativo non esisteva il nulla, ma esisteva Dio che ha originato il tutto e lo conserva in un meraviglioso divenire.
Seguendo tale pensiero ecco che il creare è un libero volere di Dio di limitarsi per rendere possibile l'esistenza dell'altro facendogli in qualche modo uno "spazio".
Se poi il tutto è creato per un altro essere libero, l'uomo, a "immagine e somiglianza" del Creatore medesimo e non per un robot, il risultato è un atto d'amore di un Essere infinito, vale a dire un atto che ha valenza infinita.
A questo punto è da ricordare che l'intera Torah - Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio - è in definitiva un "libro", un "sefer", un rotolo unico che la tradizione attribuisce a Mosè, ma scritto sotto la guida di Dio che addirittura impresse le Tavole dell'Alleanza.
Mosè, infatti, fu a colloquio faccia a faccia con il Signore Dio per due volte 40 giorni e 40 notti e ricevette tutto l'insegnamento - "Torah" - da dare a al popolo in forma orale e anche scritta.
Al riguardo, infatti, accade che:
  • in Esodo 34,27 si legge: "Il Signore disse a Mosè: Scrivi queste parole, perché sulla base di queste parole io ho stabilito un'alleanza con te e con Israele" - poi lo stesso "...Signore scrisse sulle tavole le parole dell'alleanza, le dieci parole." (Esodo 34,28)
  • già in occasione del primo combattimento contro Amalek accadde che "Allora il Signore disse a Mosè: Scrivi questo per ricordo nel libro..." (Esodo 7,14)
Dio stesso perciò è considerato l'ispiratore e l'autore della "Torah" che, appunto evidentemente e volutamente inizia con quella lettera "bèt" = 2.
Ecco che l'Uno = 1 dai cieli spirituali apre all'altro = 2, ossia a una sua creatura speciale che vuole adottare come "figlio", con la trasmissione di tutta la "Torah" vale a dire sta dicendo che lo "ama" e che tutto quello che segue è opera Sua, il creato e la storia di salvezza che inizia con quel "libro" in cui, appunto, circola il Suo Spirito, ossia il suo amare e il suo amore.
Ecco che allora se si considera che con la "Torah", Dio l'1, ossia l' da cui tutto ha origine, entra nella storia e da inizio al principio "Ber'eshit" della creazione d'amore per la salvezza dell'uomo.
Questo, in definitiva, è il mio parere sul perché la "Torah" inizia con la lettera "bèt" .

NATI PER AMORE
Creare un essere a propria "immagine e somiglianza", ossia in qualche modo simile a se stesso, perciò libero in alcuni gradi di operare, implica la volontà del "Creatore", prima o poi, di frequentarlo e questo pensiero è confermato dal racconto della "creazione" in quanto Dio stesso colloquiava con lui nel Gan Eden o Paradiso terrestre, e tale circostanza pare nascondere l'intenzione di portarsi a scendere al suo livello assumendo dimensioni da lui captabili o, viceversa, di elevare gradualmente quella creatura al proprio livello, ossia di affigliolarlo.
Questa decisione come sviluppo pare, allora, già poter implicare l'incarnazione di Dio, vale a dire il porsi alla portata dell'uomo nel suo ambito e, al limite, per la voluta libertà di questa sua particolare creatura, il rendere possibile anche l'eventualità della stessa propria negazione - uccisione nello scenario di realtà di vita frequentata da questo essere particolare, l'uomo, da Lui creato.

Nel Talmud, in Bereshit Rabbà 8, si legge che Rabbi Berechia dice che mentre il Signore stava per creare il primo uomo, previde che da lui sarebbero derivati i giusti e i peccatori e allora il Signore pensò: se io creo l'uomo, ne verranno i peccatori e se non lo creo, come sorgeranno i giusti? Allora il Santo, benedetto Egli sia, allontanò da sé il pensiero dei peccatori e, unitosi all'attributo della clemenza, creò l'uomo.

San Paolo annunciò agli ateniesi del suo tempo Dio, l'Unico e Universale, in questi termini: "Ebbene, colui che, senza conoscerlo, voi adorate, io ve lo annuncio. Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d'uomo né dalle mani dell'uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa: è lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l'ordine dei tempi e i confini del loro spazio perché cerchino Dio, se mai, tastando qua e là come ciechi, arrivino a trovarlo, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui, infatti, viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come hanno detto anche alcuni dei vostri poeti: Perché di lui anche noi siamo stirpe." (Atti 17,23-28)

Dal libro della Genesi il verbo ebraico usato per "creare" è "bara'".
Ora, le lettere ebraiche, oltre che essere consonanti e numerali, come detto, hanno anche intrinseca la proprietà d'icona con specifici significati grafici e grazie a questa proprietà per quel pensiero di San Paolo nel termine bara' si trovano dei collegamenti.
Con riferimento al Creatore quelle lettere di "bara'" dicono appunto che "In lui, infatti, viviamo, ci muoviamo ed esistiamo":
  • "dentro corpi originò ";
  • "dentro la testa li originò ";
  • "dentro si guardò ()",
Vale a dire Dio creò per noi uno spazio in se stesso, infatti, siamo da Lui pensati desiderati e voluti. Attenzione però, "bar" è termine aramaico che significa "figlio" e pur se usato rare volte nella Bibbia con tale significato, perché scritta essenzialmente in ebraico, lo è per 3 volte in Proverbi 31,2 quando dice "E che, figlio mio! E che, figlio delle mie viscere! E che, figlio dei miei voti!" e come tale è tradotto dai LXX nel Salmo 2,12.
(Vedi: nota Bibbia di Gerusalemme)

Ecco che il "bara'" "creare" accende anche il pensiero che "per il figlio l'originò ", per il "Figlio Unigenito ".

San Paolo nella lettera ai Colossesi del resto così si esprime su Cristo, Figlio di Dio: "Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui." (Colossesi 1,15-17)

Del resto "Ber'eshit bara'" si può leggere: "Una casa per il Principe fu a scegliere " e continua col descrivere questa casa: "Dio creò il cielo e la terra".
Il creato è il dono di nozze Dio per il Principe suo Figlio e la di Lui sposa, l'umanità consenziente; infatti, le lettere iniziali fanno intravedere questo pensiero: "del Figlio per la sposa () fu a scegliere di creare, " Dio il cielo e la terra, ossia quella che sarà la casa dove far vivere la fidanzata e futura sposa del Figlio.
Questa sposa diverrà madre di tutti i popoli grazie allo Spirito Santo.
Dio, insomma, non è il creato, quindi, la relazione tra Dio e il mondo è una relazione di creazione espressa in ebraico con quel verbo "barà" .
È però da pensare che prima di questa creazione, come ho evidenziato, c'era l' che si aprì con la per "creare" , infatti, le tre lettere si trovano anche nella prima parola della "Torah" .

In definitiva tutto l'Antico Testamento sin dalle origini ha sigillato in sé il pensiero che Dio, creatore del cielo e della terra, è colui che ama con amore paterno, materno e fraterno, ma anche di amante, in definitiva, con un amore creatore, e con e per tale amore infinito che lo muove ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza, ed è "geloso" di questa sua creatura speciale.
È da attendersi, allora, che l'uomo abbia in sé, in embrione, almeno a livello potenziale, alcune delle prerogative di Dio.
Nel suo vivere l'uomo inizia come creatura e pur se è immesso nella creazione come umile addetto è simile al figlio del proprietario di una grande società che inizia da semplice impiegato, ma può divenirne l'Amministratore Delegato; come tale è da pensare l'esordio di Adamo nel Paradiso Terrestre ove doveva imparare a conoscere Dio che l'aveva creato e non prendere insegnamenti da estranei.

Qualcosa del genere dice San Paolo nella lettera ai Galati, quando asserisce: "Dico ancora: per tutto il tempo che l'erede è fanciullo, non è per nulla differente da uno schiavo, benché sia padrone di tutto, ma dipende da tutori e amministratori fino al termine prestabilito dal padre. Così anche noi, quando eravamo fanciulli, eravamo schiavi degli elementi del mondo. Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l'adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio." (Galati 4,1-7)

Questa maturità l'uomo la raggiunge grazie allo "Spirito del suo Figlio", ossia del Cristo, che con la sua morte e la sua risurrezione comprovante l'elezione di Dio nei suoi riguardi, regala a ciascuno salvezza e rende cosciente del dono della libertà e fa accettare a chi lo segue il dono di dire "si" alla propria definitiva creazione dandogli la possibilità d'appropriarsi della stessa prerogativa di "creatore" di Dio che ha dimostrato con la creazione.
L'uomo quindi può acconsentire, infatti, a venire invaso dallo Spirito Santo divenendo allora anche lui, da creatura un creatore, acconsentendo in tal modo alla vita di Dio in se stesso e alla trasformazione che, appunto, da semplice creatura lo renderà un Essere Vivente che da vita.

FIGLI DI DIO
Valgono in questo ambito pienamente le parole di Sant'Agostino (Sermo 169,13): "Dio, che ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te."
Questa vocazione di "creatore" che l'uomo è tenuto a portare in porto proprio verso se stesso chiede però fedeltà.
Ecco perché la Bibbia parla in modo reiterato di un Dio geloso e lo fa in Esodo 20,5 e 34,14; Deuteronomio 4,24. 5,9. 6,15; Giosuè 24,19 e in Naum 1,2.
Ciò avviene in particolare - Esodo 20,5 e Deuteronomio 5,9 - proprio quando il Signore consegna le "10 Parole" o comandamenti che sono il testo scritto dell'alleanza nunziale tra IHWH e il popolo e col singolo, vale a dire la "Ketubah", documento parte integrante e formale del matrimonio ebraico tradizionale, atto che illustra i diritti e le responsabilità dello sposo, in rapporto alla sposa.
"Il Signore tuo Dio è fuoco divoratore, un Dio geloso" (Deuteronomio 4,24), in quanto, teme che il tempo prezioso della vita che dona, dopo l'adesione volontaria a Lui sia ancora sprecato in idolatria, vanità e ingiustizia, in omicidi e adulteri.

Ecco che pur se consente a errori passeggeri da cui chiama a rialzarsi essendo, come asserisce il profeta Giona, "Dio misericordioso e clemente, longanime, di grande amore e che ti lasci impietosire riguardo al male minacciato." (Giona 4,2)

Dice, infatti, al riguardo la lettera 2Pietro in 2,20-22: "Se infatti, dopo aver fuggito le corruzioni del mondo per mezzo della conoscenza del Signore e salvatore Gesù Cristo, ne rimangono di nuovo invischiati e vinti, la loro ultima condizione è divenuta peggiore della prima. Meglio sarebbe stato per loro non aver conosciuto la via della giustizia, piuttosto che, dopo averla conosciuta, voltar le spalle al santo precetto che era stato loro dato. Si è verificato per essi il proverbio: Il cane è tornato al suo vomito e la scrofa lavata è tornata ad avvoltolarsi nel brago."

È proprio un rapporto matrimoniale perfetto quello tra Dio e l'uomo cosciente della propria chiamata!
La creazione ha un fine, l'adozione dell'uomo a figlio di Dio!

Questi pensieri aprono alla comprensione di quanto la lettera ai Romani di San Paolo dice sulla creazione al capitolo 8,19-29: "L'ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio. La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità... Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi... anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo... Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno... predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli..."

È come se la creazione sia stata spinta dal Creatore fino al punto massimo dello sviluppo, ma che ci sia ancora un balzo da compiere che Dio non può e non vuole compiere da solo... perché s'è autolimitato.
Quando diciamo che Dio è Onnipotente è ovviamente vero, ma è pur vero che non vuole prevaricare la volontà dell'uomo che ha creato libero.
Attende, quindi, il sì degli uomini che, appunto, in tal modo divengono coautori della fase finale e più importante della creazione, quella, appunto, dei figli di Dio di cui parla San Paolo in Romani 8.
Di tale fase finale Dio comunque ha dato il via con l'evento del Figlio Unigenito che è divenuto il primogenito dei molti fratelli, che Dio attende, e opera con lo Spirito Santo e con la Chiesa lasciata nel mondo per salvare tutte le anime che ha creato provocandone i sì necessari.

Di questi figli di Dio parla anche il Prologo del Vangelo di Giovanni 1,11-13 quando dice della venuta del Figlio Unigenito, il Verbo che: "Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati."

Quel Vangelo sostiene che il Verbo ha dato all'uomo il "potere di diventare figli di Dio ", perciò l'uomo, per la grazia che viene da Cristo può divenire creatore di se stesso e accettare di trasformare la propria natura in quella di Cristo, suo fratello che gli dona il suo Spirito; Gesù, vero uomo e vero Dio, infatti, è il padre nella fede di tutti i figli di Dio, come sottolinea la lettera agli Ebrei quando afferma: "Gesù, autore e perfezionatore della fede." (Ebrei 12,2)

Gesù, dopo la sua risurrezione ha trasmesso, infatti, il suo Spirito e ha fatto nascere alla fede i suoi discepoli e li ha mandati nel suo nome agli uomini perché passassero la fede agli altri immergendoli, col battesimo, nel mistero divino della SS. Trinità e la potenziale immagine e somiglianza con Dio divenissero attive completamente in loro.
È importante ricordare i seguenti passi fondanti relativi a tale evento:
  • Giovanni 20,19-22 - "La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: Pace a voi! Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi. Detto questo, soffiò e disse loro: Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati."
  • Matteo 28,18-20 - "E Gesù, avvicinatosi, disse loro: Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo."
  • Marco 16,15 - "Gesù disse loro: "Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo..."
È poi da ricordare l'episodio del paralitico: "Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati. Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo? Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: Perché pensate così nei vostri cuori? Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino - disse al paralitico - alzati, prendi il tuo lettuccio e va a casa tua." (Marco 2,5-11)

Gesù quindi col "...coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati" di Giovanni 20,22 passa ai suoi discepoli un potere divino.

L'uomo, quindi può ora accogliere la grazia o rifiutarla, divenire figlio di Dio per adozione e collaboratore nella creazione a immagine e somiglianza dello stesso Figlio di Dio col potere di perdonare i peccati e portare ad accendere altri come figli di Dio con lo Spirito del Cristo che hanno il potere di trasmettere.
Lo Spirito è passato attraverso la predicazione ("kerigma" in greco) di uomini che sono già stati accesi dallo stesso Spirito; dice, infatti, San Paolo nelle sue lettere:
  • Romani 10,17 - "La fede dipende dunque dalla predicazione e la predicazione a sua volta si attua per la parola di Cristo. La fede dipende dunque dalla predicazione e la predicazione a sua volta si attua per la parola di Cristo."
  • 1Corinzi 1,21 - "...è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione."
  • 1Tessalonicesi 2,13 - "...ringraziamo Dio continuamente, perché, avendo ricevuto da noi la parola divina della predicazione, l'avete accolta non quale parola di uomini, ma, come è veramente, quale parola di Dio, che opera in voi che credete."
I Padri sostenevano che la parola dell'apostolo è lo sperma dello Spirito Santo, infatti, per Ireneo di Lione è sperma di vita che entrando nell'uomo, crescendo e sviluppandosi crea una nuova vita, quella filiale.
(La parola germe = sperma ad esempio è usata in 1Giovanni 3,9)

Chi con la predicazione accende la fede in un uomo in pratica ne diviene padre spirituale appunto nella fede e il discepolo di Cristo in tal modo, di fatto, assume un ulteriore potere divino in quanto viene a partecipare della paternità divina.
Questo è un tema tanto caro a San Paolo:
  • 1Tessalonicesi 2,7-12 - "...pur potendo far valere la nostra autorità di apostoli di Cristo... siamo stati amorevoli in mezzo a voi, come una madre che ha cura dei propri... vi abbiamo annunciato il vangelo di Dio... come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi... di comportarvi in maniera degna di Dio, che vi chiama al suo regno e alla sua gloria."
  • 1Corinzi 4,14s - "Non per farvi vergognare vi scrivo queste cose, ma per ammonirvi, come figli miei carissimi. Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri: sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo."
  • Galati 4,19 - "...figli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché Cristo non sia formato in voi!"
  • Tito 1,4 - "Tito, mio vero figlio nella fede comune."
  • 1Timoreo 1,2 - "...a Timoteo, vero figlio mio nella fede."
    (Vedi anche 2Corinzi 6,12s e 12,14s)
A questo punto è opportuno ricordare le parole ebraiche che il libro della Genesi in 1,26 mette in bocca di Dio "'Elohim" quando crea l'uomo a propria "immagine" "tzadem" e "somiglianza" "demut" .
Sono queste qualità che valevano per il primo uomo, ma che non accettò e che divennero profetiche e potenziali per gli uomini a venire che ormai da potenziali si concretizzano efficaci per chi si pone alla sequela di Gesù il Cristo, Figlio di Dio.
Ora in "tzadem" tramite i significati grafici delle lettere si può leggere "scenderà del Potente la vita " e dato che "tzel" è "ombra" scenderà "un'ombra della vita "... divina.
Questa ombra scese su Maria come è chiarito in Luca 1,35; Le annunciò, infatti, l'angelo Gabriele: "Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio" e grazie al "si" di Maria l'umanità fu visitata dalla grazia divina.

La somiglianza "demut" è intervenuta quando Dio stesso ha preso l'iniziativa, appunto, d'incarnarsi in Gesù di Nazaret prendendo la natura umana e per tutti gli uomini pagò il riscatto con il suo "sangue 'dem' portandolo dalla croce " e ciò "impedisce il morire " inteso come evento finale d'esistenza, perché è farmaco d'immortalità e regala la possibilità di godere della stessa vita eterna divina.

In Luca 10,16-22, al momento dell'invio dei 72 discepoli, Gesù esulta con le seguenti parole: " Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato. I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome. Egli disse: Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico nulla vi potrà danneggiare. Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli. In quello stesso istante Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto. Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare".

La natura umana è stata divinizzata tanto che, come abbiamo visto:
  • ciascuno può divenire creatore di sé pronunciando il sì come la vergine Maria;
  • il proprio nome può essere scritto nei cieli;
  • le parole che dice nella predicazione è come se le dicesse Gesù stesso;
  • può concorrere a creare figli di Dio col seme della predicazione;
  • può perdonare i peccati nel nome di Gesù;
  • può scacciare i demoni;
  • può camminare sopra i serpenti e gli scorpioni, ossia essere profeta di Dio.
Questo ultimo potere, infatti, è riferibile a quanto detto nel libro del profeta Ezechiele 2,3-7: "Mi disse: Figlio dell'uomo, io ti mando agli Israeliti, a un popolo di ribelli, che si sono rivoltati contro di me. Essi e i loro padri hanno peccato contro di me fino ad oggi. Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito. Tu dirai loro: Dice il Signore Dio. Ascoltino o non ascoltino - perché sono una genia di ribelli - sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro. Ma tu, figlio dell'uomo non li temere, non aver paura delle loro parole; saranno per te come cardi e spine e ti troverai in mezzo a scorpioni; ma tu non temere le loro parole, non t'impressionino le loro facce, sono una genia di ribelli. Tu riferirai loro le mie parole, ascoltino o no, perché sono una genia di ribelli."

Gli "scorpioni" sono gli "a'qribbim", termine che si può considerare un "criptato" da aprire e che, in definitiva, pare dire che sono quelli che "vedi vicino stare a vivere ".
Cioè con la parola "scorpioni" dice Dio a Ezechiele e Gesù è ai suoi discepoli che a questi tuoi vicini, anche se sono testardi, va annunciata la venuta di Dio.
Questi, peraltro, pur vicini, possono essere dei "lontani" da Dio anche se paiono molto "religiosi", e ciò perché si compia quanto dice il profeta Isaia 33,13 "Ascoltate, voi lontani, quanto ho fatto, riconoscete, voi vicini, qual è la mia forza."

I "serpenti", sono i "nachashim", che in definitiva, pure in modo "criptato", sono coloro che "sono a vivere "con "l'energia nascosta della luce .

Tanti, in definitiva, sono i poteri che Gesù ha dato ai suoi seguaci, ai cristiani, purché non si limitino solo a recare nel mondo il suo annuncio, ma che tengano presente quanto ebbe a dire a conclusione del "discorso della montagna": "Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli", cioè chi ha "costruito la sua casa sulla roccia" (Matteo 7,21-24), ossia chi veramente nell'intimo ha accettato e intende compiere la volontà dello stesso Padre aderendo alla sua figliolanza, risorgendo dai peccati insiti con la natura umana, grazie al sacramento del perdono.

GESÙ VERO UOMO
La conoscenza di Dio prospettata nell'Antico Testamento non è solo questione speculativa o di ragione, ma l'uomo nella sua interezza - carne, anima e spirito - nella libertà, vi accede inoltrandosi in un cammino spirituale.
Tale cammino di fatto è pari a un "fidanzamento", soli... nel "deserto" con Dio come fece l'antico Israele, nel corso del quale si matura amore, rispetto e conoscenza fino al livello d'adesione completa e volontaria, il sì matrimoniale a Dio, ove è espresso esplicitamente il desiderio della personale trasformazione, necessaria per la propria creazione che Dio stesso, a sì ricevuto, è pronto a completare in quanto la libertà personale che viene coinvolta e chiamata in gioco Dio non la vuole costringere.

Ora, per il cristiano è verità di fede che Gesù è vero Dio e vero uomo, vale a dire ha in pienezza sia la natura umana, sia la natura divina.
L'umana, in effetti, è quella dell'uomo primigenio di cui parla il libro della Genesi nei capitoli 1-3, prima della trasgressione, quindi, senza peccato "originale".

Gesù, invero, per volontà decisionale divina ha preso sulle proprie spalle tutte le conseguenze del peccato come se anche lui l'avesse compiuto tanto che, come ogni uomo, ma ingiustamente, subì la "morte", addirittura per mano degli stessi uomini e con un massimo d'atrocità.
È quindi da ritenere che per decisione celeste nessun vantaggio rispetto agli altri uomini ebbe a godere nella sua vita terrena dell'avere anche la natura divina.
Se Gesù avesse avuto la prescienza come uomo, vale a dire conoscenza a priori d'essere Dio, sarebbe come un eroe, un semidio dei pagani e il proprio sacrificio spontaneo parrebbe una pantomima, ma in senso umano, come spetta a ogni uomo, accettò la fede e la maturò nel tempo prima del sacrificio finale sulla croce.
È vero Gesù è "autore e perfezionatore della fede" (Ebrei 12,2), autore come Dio che ha fatto nascere l'ebraismo e perfezionatore perché ha presentato il credente che rispetta i comandamenti fino a mettere in secondo piano la propria vita perdonando i propri uccisori tanto che da Lui la fede stessa ha preso vigore e ha aperto orizzonti non praticati come l'amore al nemico.
Quale vero uomo però non avrebbe potuto accendersi da solo la fede, perché questa è frutto di un'iniziazione, di una maturazione e di una rivelazione di qualcuno già acceso e non dipendente da sapienza terrena.
In Gesù, quale uomo, pare, infatti, potersi scorgere dai Vangeli che ebbe a crescere in modo graduale la fede d'essere Figlio di Dio.
Al riguardo, propongo questa sequenza di fatti:
  • a 12 anni ripeteva e, sembrava una profezia, quello che stava evidentemente imparando per la "bar" "mitzvah" ossia per divenire "figlio del precetto"; infatti, ai genitori che lo "trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava" disse "...Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?" (Luca 2,49); del resto Dio in Esodo 13,2 aveva prescritto "Consacrami ogni primogenito" e certamente come "figlio del precetto" ne avrà considerato i vari aspetti;
  • ormai da adulto, maturata la fede fino a sentire una chiamata, forse a 33 anni, al momento del battesimo nel Giordano, che segna l'inizio del ministero terreno, udì una voce dal cielo, come segnala il Vangelo di Luca 3,21-23 (Matteo 3,17 e Marco 1,11): "Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento. Gesù, quando cominciò il suo ministero, aveva circa trent'anni ed era figlio, come si riteneva, di Giuseppe...";
  • fu quindi portato dallo Spirito Santo nel deserto ove fu messo alla prova e superò le tentazioni come precisano i Sinottici e queste tentazioni le superò da vero uomo e non perché fosse anche Dio; anzi il demonio gli pone il dubbio..." se sei figlio di Dio" (Matteo 4,3.6);
  • prima della "passione" la sua fede era divenuta salda e certa, come risulta da questo brano del Vangelo di Giovanni: "Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita" (Giovanni 13,1-4).
L'essere vero uomo comporta che deve aver subito tutte le conseguenze che lo legano alla natura umana, ivi compreso il fatto che se pur con l'intelligenza disposta all'apprendimento al massimo livello, per giustizia, almeno una volta deve pur aver ricevuto l'intero insegnamento della Torah da un altro uomo.

I Vangeli al riguardo segnalano (Matteo 13,54s; Marco 6,2s) "...venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? Non è egli forse il figlio del carpentiere?" e quel carpentiere era Giuseppe.

Per la gente comune un figlio di carpentiere poteva non avere una grande istruzione nelle Sacre Scritture, ma Giuseppe che fa il falegname e si guadagna onestamente da vivere col lavoro delle proprie mani oltre che "uomo giusto" è pure un discendente davidico, ossia tra i suoi antenati annovera dei re d'Israele.

Nell'iconografia gli artisti in genere gli mettono in mano un bastone fiorito a significare che era stato prescelto da Dio per un incarico del singolare, come lo fu Aronne scelto per il servizio del Tabernacolo (Numeri 17,16-26).
Del resto sul tema dell'istruzione di Gesù anche il Vangelo di Giovanni riporta gli interrogativi della gente: "Quando ormai si era a metà della festa, Gesù salì al tempio e vi insegnava. I Giudei ne erano stupiti e dicevano: Come mai costui conosce le Scritture, senza avere studiato?" (Giovanni 7,14s)
Questo versetto segnala che per i farisei che tenevano tali scuole era certo che Gesù non aveva seguito studi rabbinici particolari, ma i Vangeli ciò nonostante segnalano che lo chiamavano "Rabbi, Rabbunì e Maestro" sia i propri discepoli, sia scribi, farisei e i dottori della legge.
Si trova, infatti, così chiamato in:
  • Vangelo di Matteo, 8,18; 9,11; 12,38; 17,24; 19,16; 22,16.24.30; 23,7.8.10 e 26,17.25.49;
  • Vangelo di Marco, 4,38; 5,35; 9,5.17.38; 10,17.20.35.51; 11,21; 12,14.19.32; 13,1 e 14,14.45;
  • Vangelo di Luca (lo chiamano solo Maestro) 5,5; 7,40; 8,24.45.49; 9,33.38.49; 10,25; 11,45; 12,13; 17,13; 18,18; 19,39; 20,21.28.39; 21,7 e 22,11;
  • Vangelo di Giovanni, 1,38; 3,1; 6,8; 11,28; 13,13-14 e 20,16.
Sono in particolare da segnalare i seguenti versetti in cui Lui stesso dice:
  • Matteo 23,10 - "E non fatevi chiamare "maestri", perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo."
  • Giovanni 13,13 - "...mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono."
Che dire al riguardo del come acquisì umanamente la dottrina se non ricordare proprio la preghiera dello "Shema'" che fa comprendere come ebbe a iniziare la sua istruzione: "Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do', ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte." (Deuteronomio 6,4-9)

Nell'ebraismo i genitori avevano e hanno il dovere d'insegnare ai figli, fino al "bar mitzvah", comandamenti, gesti e i riti culturali della loro fede per cui è da ritenere che Gesù ebbe dai genitori terreni il giusto insegnamento e in particolare dal carpentiere, il "tecton" Giuseppe, rampollo di eminenti re, cultori della parola, quali Salomone, Ezechia e Giosia che con i sacerdoti dei propri tempi furono tenutari delle Sacre Scritture, come risulta da vari brani dei libri delle Cronache e dei Re che sapevano leggere in tutti i modi.
Del resto Gesù è ebreo e la sua fede è ben radicata nell'ebraismo di Giuseppe cui era stato affidato e conosce perfettamente tutte le norme e i dettagli.
Giuseppe, insomma, accese il primo fuoco della fede in Gesù per incarico di Dio Padre conseguente alla scelta che fosse sposo di Maria allo scopo di ben radicare nell'ebraismo il Figlio; perciò Giuseppe assieme a Maria sua sposa a pieno titolo sono da considerare padri e madri nella fede dell'uomo Gesù di Nazaret.

Giuseppe e Maria che secondo i Vangeli di Matteo e di Luca entrambi avevano avuto annunci dagli angeli di Dio erano, peraltro praticanti e ben accesi nella fede d'Israele, in grado, quindi, d'illuminare e accendere, per quanto umanamente serviva, il figlio messo nelle loro mani e così evidentemente fecero.
Si può allora concludere che Giuseppe, padre putativo, per aver sposato la fidanzata Maria incinta per opera dello Spirito Santo, diviene padre vergine di Gesù visto che ha inserito correttamente il figlio ricevuto in dono sia, come vedremo, nella discendenza davidica, sia nella fede d'Israele.
(Vedi: "San Giuseppe - Vergine padre")

Gesù si appella alle Sacre Scritture e con autorità ai contemporanei che lo contestano sostiene: "Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita... Se, infatti, credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?" (Giovanni 5,39-47)

E allora da ritenere che approfondì le Sacre Scritture fin da fanciullo sotto la guida dei genitori e che abbia frequentato regolarmente dopo la "bar mitzvah" i riti sinagogali onde come ebreo ligio e osservante ne avrà discusso con parenti e amici e le scrutò attentamente in modo personale tra le pareti domestiche, andando alle radice del messaggio delle stesse ed estraendone un'universalità non altrettanto palese per tutti i coetanei, forte nel pensiero che l'amore di Dio non fa preferenze di persone.

LE GENEALOGIE DI GESÙ
Il Vangelo di Matteo inizia presentando la genealogia di Gesù.
Questa parte da Abramo e, di padre in figlio, giunge fino a Gesù, saltando gli antenati durante la deportazione a Babilonia.
La finalità di Matteo, sin dal primo versetto del suo Vangelo, è asseverare, soprattutto ai provenienti dall'ebraismo il fatto: "Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo." (Matteo 1,1)

Ne consegue che per Matteo, Lui, Gesù, è l'atteso figlio di Davide, ossia proprio il Messia, l'unto, il consacrato, il Cristo atteso.
L'intento evidente è di presentare Gesù come quello annunciato dalla profezia di Isaia, il virgulto "netzoer" dell'albero di Iesse: "Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e d'intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore." (Isaia 11,1-2)

Ne consegue che per Matteo in Gesù si compiono tutte le promesse e le benedizioni di Dio ad Abramo che riguardano non solo il popolo d'Israele, perché fin dalla chiamata iniziale fu detto in Genesi 12,3b a quel patriarca: "...in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra."

Il Signore, attraverso il profeta Natan, infatti, aveva promesso a Davide: "Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile il trono del suo regno per sempre. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio. Se farà il male, lo colpirò con verga d'uomo e con percosse di figli d'uomo, ma non ritirerò da lui il mio amore, come l'ho ritirato da Saul, che ho rimosso di fronte a te. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te, il tuo trono sarà reso stabile per sempre. Natan parlò a Davide secondo tutte queste parole e secondo tutta questa visione." (2Samuele 7,12-17)

La stessa profezia è riportata in 2Cronache 17,11-14.

Questa è la genealogia completa in Matteo 1,1-17: "Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadab, Aminadab generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abia, Abia generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, Ozia generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechia, Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleazar, Eleazar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici."

Matteo, come ho evidenziato, da Abramo a Gesù propone 3x14 generazioni per evidenziare col numero 14 il nome del Re Davide , in quanto, appunto, i numerali delle tre lettere consonanti che formano il suo nome danno luogo a quel numero: = ( = 4) + ( = 6) + ( = 4) = 14.
Il numero 3x14 è pari anche a 6x7 e, allora, se il 7 ci porta alla mente i 7 giorni della settimana della creazione, di cui peraltro il 7° è ancora in corso, viene da pensare anche all'aver voluto sottolineare che "alla pienezza del tempi" venne il Cristo di Dio per gestire il giorno finale.
Un'idea del genere, infatti, passava anche nella mente di San Paolo e di chi ha scritto la lettera agli Ebrei, quando parlano della pienezza dei tempi:
  • Efesini 1,9s - "...egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra."
  • Ebrei 9,26-28 - "Ora invece una volta sola, alla pienezza dei tempi, è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come è stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una volta per tutte allo scopo di togliere i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione col peccato, a coloro che l'aspettano per la loro salvezza."
A partire da Abramo, secondo Matteo, nella 42a generazione, nacque Gesù.
La 14a generazione fu quella di Davide figlio di Iesse della tribù di Giuda che fu re consacrato da Samuele in luogo di Saul della tribù di Beniamino.
La 28a generazione fu quella del re "Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia".

In questa genealogia, peraltro, sono indicate anche cinque donne particolari, tutte di grande fede indipendentemente da quanto possa apparire al primo impatto:
  • Tamar madre di Fares in modo "incestuoso" da Giuda;
  • Racab madre di Booz da Salmon, la "prostituta" di Gerico;
  • Rut madre di Obed da Booz, sposatasi con questi dopo essere rimasta vedova;
  • la moglie di Uria, madre di Salomone da Davide, "adultera";
  • Maria, la madre di Gesù.
Da David nacque Salomone, indi Roboamo e i re di Giuda fino all'esilio a Babilonia poi nella 30a generazione Zorobabele, fino nella 41a a Giuseppe, lo sposo di Maria, madre di Gesù (Matteo 1,16)
Matteo attesta la discendenza legale di Gesù da Davide attraverso Giuseppe lo sposo di Maria che si trovò incinta prima che andassero a vivere assieme e precisa che il figlio nacque per opera dello Spirito Santo (Matteo 1,18).

Luca in 1,34 egualmente attesta la verginità di Maria, in quanto, la nascita avvenne senza che lei avesse conosciuto uomo, quindi Maria era vergine.
Per dare consistenza totale alla profezia di Natan che parla di "susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere".
Considerato che Giuseppe è solo padre legale e non padre naturale, una tradizione propone la discendenza davidica anche di Maria e questa tesi prende forza dall'asserzione di San Paolo nella lettera ai Romani 1,1-4: "Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio - che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture e che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro Signore."

La profezia di Natan, oltre la discendenza di re e regni secondo la carne, che Dio punirà con verga d'uomo (2Samuele 7,12-17), profila un futuro regno eterno.
La profezia di un regno di Davide, ossia la promessa che ci fosse un regno di un suo discendente che durasse per sempre davanti a Dio ai tempi di Gesù era diventata una grande attesa del popolo d'Israele che aspirava alla liberazione e al ritorno alla piena libertà in un regno indipendente dal vassallaggio che in quei tempi subivano da parte degli occupanti romani.
Questa esigenza nazionalistica comportava però il rischio di non valutare a pieno l'attesa spirituale dell'evento che, come accennato, con la promessa fatta ad Abramo, travalicava le questioni solo d'Israele.

La profezia del Messia riguardava, infatti, un accadimento che sarebbe risultato una buona notizia per tutti i popoli, come assevera il libro della Genesi più volte, oltre quella riportata per Abramo in 12,3b:
  • Genesi 18,17s - "Il Signore diceva: Devo io tenere nascosto ad Abramo quello che sto per fare, mentre Abramo dovrà diventare una nazione grande e potente e in lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra?"
  • Genesi 22,18 - ad Abramo dopo il "sacrificio d'Isacco", "Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce."
  • Genesi 28,14 - promessa a Giacobbe, "La tua discendenza sarà innumerevole come la polvere della terra; perciò ti espanderai a occidente e a oriente, a settentrione e a mezzogiorno. E si diranno benedette, in te e nella tua discendenza, tutte le famiglie della terra."
Lo stesso libro 2Samuele 22,50s lo profila in questi termini: "Per questo ti loderò, Signore, tra le genti e canterò inni al tuo nome. Egli concede al suo re grandi vittorie, si mostra fedele al suo consacrato, a Davide e alla sua discendenza per sempre."

Del resto che il Messia fosse considerato figlio da Dio e che veniva per tutte le genti l'annuncia chiaramente il Salmo 2,7s quando dice: "Voglio annunciare il decreto del Signore. Egli mi ha detto: Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato. Chiedimi e ti darò in eredità le genti e in tuo dominio le terre più lontane."

Il Messia, comunque, avrebbe chiamato IHWH suo Padre: "Egli m'invocherà: Tu sei mio padre, mio Dio e roccia della mia salvezza. Io farò di lui il mio primogenito, il più alto fra i re della terra." (Salmo 89,27s)

La principale vittoria del Messia sarà la liberazione dalla schiavitù della morte come aveva profetizzato Isaia 26,7s: "Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni. Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto..."

Il Vangelo di Luca 3,23-38 coglie l'aspetto universale della venuta del Messia e lo propone con la genealogia di Gesù che si allarga fino ad Adamo "figlio di Dio", progenitore tutti gli uomini in questo modo: "Gesù, quando cominciò il suo ministero, aveva circa trent'anni ed era figlio, come si riteneva, di Giuseppe, figlio di Eli, figlio di Mattat, figlio di Levi, figlio di Melchi, figlio di Innai, figlio di Giuseppe, figlio di Mattatia, figlio di Amos, figlio di Naum, figlio di Esli, figlio di Naggai, figlio di Maat, figlio di Mattatia, figlio di Semein, figlio di Iosec, figlio di Ioda, figlio di Ioanàn, figlio di Resa, figlio di Zorobabele, figlio di Salatièl, figlio di Neri, figlio di Melchi, figlio di Addi, figlio di Cosam, figlio di Elmadàm, figlio di Er, figlio di Gesù, figlio di Elièzer, figlio di Iorim, figlio di Mattat, figlio di Levi, figlio di Simeone, figlio di Giuda, figlio di Giuseppe, figlio di Ionam, figlio di Eliachìm, figlio di Melea, figlio di Menna, figlio di Mattatà, figlio di Natam, figlio di Davide, figlio di Iesse, figlio di Obed, figlio di Booz, figlio di Sala, figlio di Naassòn, figlio di Aminadàb, figlio di Admin, figlio di Arni, figlio di Esrom, figlio di Fares, figlio di Giuda, figlio di Giacobbe, figlio di Isacco, figlio di Abramo, figlio di Tare, figlio di Nacor, figlio di Seruc, figlio di Ragàu, figlio di Falek, figlio di Eber, figlio di Sala, figlio di Cainam, figlio di Arfacsàd, figlio di Sem, figlio di Noè, figlio di Lamec, figlio di Matusalemme, figlio di Enoc, figlio di Iaret, figlio di Maleleèl, figlio di Cainam, figlio di Enos, figlio di Set, figlio di Adamo, figlio di Dio."

La genealogia fornisce continuità anche durante l'esilio babilonese, la dove Matteo ha detto soltanto di "Ieconia e i suoi fratelli".
Gesù in questa elencazione risulta la 77a generazione, perciò pure per Luca il numero 7 la fa da padrone per sottolineare che anche nel settimo giorno della creazione, tutt'ora in corso, il Signore si riposò, ossia tutto si fermò per un istante alla morte del "Figlio di Dio", il riposo del 7° giorno, ma poi risuscitò e continua ad operare nel 7° giorno con la sua Chiesa universale.
Le due genealogie di Matteo e Luca hanno in comune gli antenati fra Davide e Abramo, ma per i discendenti di Davide sono diverse e si dice che quella di Luca sarebbe secondo la linea materna.

Per Matteo da Iesse a Zorobabele si contano 17 generazioni: "Iesse generò il re Davide... Salomone da quella che era stata la moglie di Uria... Roboamo... Abia... Asaf... Giòsafat... Ioram... Ozia... Ioatàm... Acaz... Ezechia... Manasse... Amos... Giosia... Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia... Zorobabele..."

Per Luca viceversa da Zorobabele a Iesse si contano 24 generazioni comprese quelle del periodo dell'esilio babilonese: "Zorobabele... Salatièl... Neri... Melchi... Addi... Cosam... Elmadàm... Er... Gesù... Elièzer... Iorim... Mattat... Levi... Simeone... Giuda... Giuseppe... Ionam... Eliachìm... Melea... Menna... Mattat... Natam, figlio di Davide, figlio di Iesse..."

In definitiva per Matteo "Davide... Salomone... Roboamo" e per Luca "Davide... Natam o Natan... Mattat..." per cui una differenza significativa delle due genealogie è che secondo Matteo, Gesù è un discendente di Davide dal figlio Salomone, ma per Luca lo è dal figlio Natan anche questi figlio della moglie Betzabea, fratello di Salomone; soluzioni che entrambe comunque passano attraverso la ex moglie di Uria l'Ittita.

Il primo figlio quello della colpa, concepito fuori dal matrimonio, durante l'adulterio di Davide e Betsabea, morì neonato come si legge in 2Samuele 12,24s: "Poi Davide consolò Betsabea sua moglie, entrò da lei e le si unì: essa partorì un figlio, che egli chiamò Salomone. Il Signore amò Salomone e mandò il profeta Natan, che lo chiamò Iedidià (amato da IHWH) per ordine del Signore" poi da 1Cronache 3,5 si viene a sapere che Davide da Betsabea, ossia "Bat-Sua, figlia di Ammiel", ebbe 4 figli: "Questi furono i figli che gli nacquero a Gerusalemme: Simea, Sobab, Natan, Salomone: quattro figli natigli da Bat-Sua, figlia di Ammiel" di cui, un fratello di Salomone, nato dopo di lui fu proprio Natan.

Dopo l'esilio forse la discendenza dei re dal ramo di Salomone, secondogenito di Betsabea, passò al fratello Natan il terzogenito, infatti, entrambi Matteo e Luca dopo Zorobabele presentano Sealtiel.
Altra differenza tra le due genealogie è che per Matteo il padre di Giuseppe è un Giacobbe, mentre per Luca è un Eli e sono state ventilate varie possibilità:
  • Eli sarebbe il padre di Maria, ma senza figli maschi onde, seguendo i criteri di 1Cronache 2,34-36 e Esdra 2,61, avrebbe adottato Giuseppe per erede;
  • questo Giacobbe potrebbe essere deceduto senza lasciare figli e per la legge del "levirato" la vedova sposò Eli che era il parente più stretto per cui Giuseppe poteva essere il figlio biologico di Eli, ma figlio legale di Giacobbe;
  • Giacobbe potrebbe essere deceduto senza lasciare figli e il diritto di successione al trono sia passato a un parente, Eli.
DAVIDE E I FIGLI DI DAVIDE
Davide, figlio di Iesse di Betlemme, il secondo re d'Israele (1011-971 a.C.), fu uomo scelto secondo il cuore di Dio.
Disse così, infatti, il profeta Natan a Saul "...il tuo regno non durerà. Il Signore si è già scelto un uomo secondo il suo cuore (kilevavo ) e lo costituirà capo del suo popolo, perché tu non hai osservato quanto ti aveva comandato il Signore" (1Samuele 13,14) ma Davide certamente non fu uno stinco di santo.

In effetti, il termine "lev" e "levev" in ebraico non indica precisamente il cuore, ma piuttosto la sede dell'intelletto, della coscienza psicologica ed etica, sede di percezioni, emozioni, desideri e dei pensieri.

Quanto li è tradotto con cuore è da interpretare come "secondo quanto pensava", "secondo l'intento", insomma Davide era l'uomo opportuno, all'uopo delle necessità di quel tempo, insomma un uomo come voleva e riteneva utile per quei frangenti il Signore e poi aveva anche una spiccata sensibilità.
Davide, quando fu unto da Samuele, era un pastore, l'ottavo dei figli di Iesse, il più giovane, ma allorché fu investito dallo Spirito di Dio (1Samuele 16,1-13) diventò un eroe davanti al popolo quando uccise il gigante filisteo Golia che si burlava dei migliori guerrieri d'Israele, ma poi, entrato al seguito di Saul, alla lunga destò nel re invidia che si tramutò in odio, indi Davide dovette fuggire e si dette alla macchia con vari seguaci e fu anche mercenario di altri re.
Morto Saul, Davide regnò in tutto per 40 anni; a 30 anni diventò re della tribù di Giuda e regnò per 7 anni e sei mesi a Ebron, poi su tutto Israele per 33 anni con capitale Gerusalemme, detta appunto "la città di Davide".
Tanti sono i meriti e i demeriti di Davide, un uomo di grande fede, pastore, cantore, poeta, tanto che dopo 3000 anni ebraismo e cristianesimo proclamano e cantano i Salmi da lui scritti, fu anche prode e instancabile guerrigliero e guerriero, anche violento in guerra, ma rispettoso in genere dell'autorità quando riconosceva che veniva da Dio e fu anche grande peccatore, ma ebbe almeno il merito di riconoscerne molti davanti a Dio; i più ricordati sono:
  • L'omicidio di Uria, soldato dell'esercito, marito dell'amante Betsabea, perpetrato da Davide usando la propria autorità di re che lo face mettere in prima linea ove fu ucciso, "Davide, infatti, aveva scritto una lettera a Ioab e gliela mandò per mano di Uria. Nella lettera aveva scritto così: Ponete Uria in prima fila, dove più ferve la mischia; poi ritiratevi da lui perché resti colpito e muoia" (2Samuele 11,14s), ma Natan lo accusò in nome del Signore e gli disse: "Così dice il Signore, Dio d'Israele: Io ti ho unto re d'Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, ti ho dato la casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo padrone, ti ho dato la casa di Israele e di Giuda e, se questo fosse troppo poco, io vi avrei aggiunto anche altro. Perché dunque hai disprezzato la parola del Signore, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Uria l'Hittita, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti. Ebbene, la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Uria l'Hittita. Così dice il Signore: Ecco io sto per suscitare contro di te la sventura dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un tuo parente stretto, che si unirà a loro alla luce di questo sole; poiché tu l'hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole." (2Samuele 12,8-12) Cosi poi avvenne.
  • Il peccato d'orgoglio e di mancanza di fede quando fece il "censimento" di quanti del popolo erano idonei alle armi; l'episodio è raccontato in 2Samuele 24 e 1Cronache 21 in cui è detto che Satana (1Cronache 21,1), essendo contro Israele, incitò Davide a fare il censimento di quanti erano i suoi sudditi e questi dette incarico al generale Ioab che vi provvide. Dopo 9 mesi (lunari) e 20 giorni, pressoché il tempo di una gestazione, Ioab riportò il risultato e "In tutto Israele risultarono 1.700.000 uomini atti alle armi; in Giuda risultarono 470.000 uomini atti alle armi. Fra costoro Ioab non censì i leviti né la tribù di Beniamino, perché l'ordine del re gli appariva un abominio." (1Cronache 21,5s) Davide si rese conto che aveva peccato e aveva irritato il Signore, perché non s'era fidato di Lui e voleva misurare le proprie forze dimenticando che il vero re che gli faceva vincere le guerre era il Signore stesso, onde chiese perdono e si rimise alla punizione del Signore. Il profeta Gad riferì che il Signore per riparazione proponeva tre anni di carestia o tre mesi di fuga davanti al nemico oppure tre giorni di peste. Davide preferì di cadere nelle mani di Dio, che mandò la peste. L'angelo stava per colpire Gerusalemme e Davide, si comportò come Mosè quando Dio pareva avere l'intenzione di punire Israele, implorò il Signore dicendo: "Non sono forse stato io a ordinare il censimento del popolo? Io ho peccato e ho commesso il male; costoro, il gregge, che cosa hanno fatto? Signore Dio mio, sì, la tua mano infierisca su di me e sul mio casato, ma non colpisca il tuo popolo". (1Cronache 21,17) L'angelo del Signore a Gerusalemme si fermò nell'aia di un certo Aranuah, ove poi sarà costruito il Tempio.
Davide in effetti, intendeva trasportare l'arca di Dio, dalla casa di Abinadàb in Baalà di Giuda a Gerusalemme, ma avvenne un fatto che lo fece desistere.
Mentre la stavano trasportando su un carro tirato da buoi l'arca parve cadere e Uzzà, figlio di Abinadàb, allungò la mano per trattenerla, ma rimase fulminato.
Davide allora fece trasferire l'arca del Signore in casa di Obed-Edom di Gat e il Signore benedisse Obed-Edom e tutta la sua casa.
Davide allora trasportò l'arca nella città di Davide, con somma gioia tanto che le danzò davanti cinto solo da un efod di lino e la fece sistemare in una tenda, ma Dio non gli permise di costruire il tempio, ma gli promise che gli avrebbe costruita una casa e un regno saldo per sempre, ma questa promessa riguardava un tempo lontano che si compirà poi con la venuta del Cristo.
Davide ebbe tantissime donne, mogli e concubine; sposò anche una figlia di Saul, Mikal che il re nei primi tempi gli aveva promessa in sposa se che Davide avesse ucciso cento filistei e Davide ne uccise duecento e, a riprova, portò i loro prepuzi.
Quando Davide scappò da Saul che lo voleva uccidere il padre costrinse Mikal a sposare un altro uomo, ma dopo la morte di Saul Davide volle che gli fosse restituita come moglie legittima, ma da questa non ebbe figli e il perché è raccontato in 2Samuele 6,1-23.

Mikal, infatti, vedendolo danzare seminudo davanti all'arca lo disprezzò in cuor suo e gli disse: "Bell'onore si è fatto oggi il re di Israele a mostrarsi scoperto davanti agli occhi delle serve dei suoi servi, come si scoprirebbe un uomo da nulla! Davide rispose a Mikal: L'ho fatto dinanzi al Signore, che mi ha scelto invece di tuo padre e di tutta la sua casa per stabilirmi capo sul popolo del Signore, su Israele; ho fatto festa davanti al Signore. Anzi mi abbasserò anche più di così e mi renderò vile ai tuoi occhi, ma presso quelle serve di cui tu parli, proprio presso di loro, io sarò onorato! Mikal, figlia di Saul, non ebbe figli fino al giorno della sua morte." (2Samuele 6:20-23)

Alla morte di Saul Davide prese il suo harem che implementò continuamente quando fu re a Gerusalemme: "Questi sono i figli che nacquero a Davide in Ebron: il primogenito Amnon, nato da Achinoam di Izreèl; Daniele (Kileab per 2Samuele 3,3) secondo, nato da Abigail del Carmelo; Assalonne terzo, figlio di Maaca figlia di Talmài, re di Ghesur; Adonia quarto, figlio di Agghìt; Sefatìa quinto, nato da Abital; Itram sesto, figlio della moglie Egla. Sei gli nacquero in Ebron, ove egli regnò sette anni e sei mesi, mentre regnò trentatré anni in Gerusalemme. I seguenti gli nacquero in Gerusalemme: Simèa, Sobab, Natan e Salomone, ossia quattro figli natigli da Betsabea, figlia di Ammièl; inoltre Ibcar, Elisama, Elifelet, Noga, Nefeg, Iafia, Elisamà, Eliada ed Elifelet, ossia nove figli. Tutti costoro furono figli di Davide, senza contare i figli delle sue concubine. Tamàr era loro sorella." (1Cronache 3,1-9)

Le mogli principali furono Micol, la superba, Abigail la saggia, e Betsabea, l'amata e su ciascuna di esse nei libri storici dell'Antico Testamento vi sono racconti che ne narrano le vicende.
Del pari i figli, come risulta dagli stessi libri, non furono proprio neanche loro degli stinchi di santi.
Ecco alcuni fatti che dimostrano le loro attitudini.
Amnon, il primogenito, fece violenza alla sorellastra Tamar e suo fratello Assalonne, terzogenito di Davide, l'uccise per vendicare la violenza su Tamar.
Quattro anni dopo Assalonne cercò d'usurpare il regno, congiurò contro il padre e a Hebron si proclamò re, ove sostenuto da Achitofel, già consigliere di Davide, lo costrinse a fuggire s'insediò a Gerusalemme ove e prese le concubine del padre.
Cusái, un fedele a Davide s'infiltrò e convinse Assalonne invece di dare subito caccia a Davide fuggitivo di preparare un esercito per affrontarlo, ma nel frattempo Davide s'era organizzato, ma non volle guidare l'esercito contro il figlio; lo guidò Joab e in un duro scontro nella foresta di Efraim l'uccise Assalonne che a cavallo di un mulo era rimasto impigliato con i lunghi capelli tra i rami di una quercia.

Dopo la morte di Assalonne nella famiglia iniziarono lotte interne per assicurarsi la successione al trono e quanto segue è raccontato in dettaglio nel 1Re al capitolo 1 che presento decriptato in appendice con le regole di "Parlano le lettere".
Adonia (IHWH è il Signore), figlio di Davide e di Agghit, avanzava delle pretese di successione al trono, sostenuto dallo stesso generale Ioab, capo dell'esercito e nipote di Davide e il sacerdote Abiatar.
L'esercito e la classe sacerdotale erano divise tra il partito di Adonia e quello di Salomone figlio di Betsabea, sostenuto dal sacerdote Zadok, da Benaia il comandante della guardia reale e dal profeta Natan.
Natan informò Betsabea di un colpo di stato tentato da Adonia e lei a Davide disse: "Signore, tu hai giurato alla tua schiava per il Signore tuo Dio che Salomone tuo figlio avrebbe regna dopo di te, sedendo sul tuo trono. Ora invece Adonia è divenuto re e tu, re mio signore, non lo sai neppure" (1Re 1,17-18 La promessa a Betsabea che Samuele sarebbe stato re è da ritenere sia stata data da Davide nell'intimità.)
Davide allora inviò Zadok, Natan e Benaia a ungere re Salomone presso la fonte di Ghihon che forniva acqua a Gerusalemme.
Davide aveva consolidato il Regno ma non aveva potuto portare a termine il disegno di costruire a Gerusalemme il Tempio per il Signore, ma aveva ammassato materiali anche preziosi di ogni genere per la sua edificazione.

Davide al riguardo aveva detto a Salomone: "Figlio mio, io avevo deciso di costruire un tempio al nome del Signore mio Dio. Ma mi fu rivolta questa parola del Signore: Tu hai versato troppo sangue e hai fatto grandi guerre; per questo non costruirai il tempio al mio nome, perché hai versato troppo sangue sulla terra davanti a me. Ecco ti nascerà un figlio, che sarà uomo di pace; io gli concederò la tranquillità da parte di tutti i suoi nemici che lo circondano. Egli si chiamerà Salomone. Nei suoi giorni io concederò pace e tranquillità a Israele. Egli costruirà un tempio al mio nome..." (1Cronache 22,7-10a)

Davide aveva evidentemente travisato le parole del Signore che aveva parlato della discendenza di Davide non nell'immediato, infatti, il Signore aveva detto: "...egli sarà figlio per me e io sarò padre per lui. Stabilirò il trono del suo regno su Israele per sempre" (1Cronache 22,10b) e non fu così, basta ricordare che:
  • Adonia, saputo che Salomone era stato fatto re ebbe paura e chiese pietà e Salomone che parve concederla, ma morto Davide, Salomone si sbarazzò di Adonia e di Ioab.
  • Salomone ebbe tantissime mogli e concubine anche straniere che lo portarono ad adorare i loro idoli e a essere permissivo nei riguardi del loro culto.
  • Alla sua morte vi su la scissione del regno in due parti e al figlio Roboamo restò solo il regno di Giuda e Beniamino mentre le altre tribù seguirono Geroboamo e formarono il regno d'Israele detto del Nord.
La storia di Davide e dei suoi figli fa comprendere come il Signore della storia sa trarre il bene anche dal male.
Certo in questa situazione generale di peccato risuona il Salmo 51,7 "Ecco, nella colpa sono stato generato, nel peccato mi ha concepito mia madre."
Da questa famiglia, circa 900 dopo, a un padre Giuseppe e a una madre Maria, fu consegnato il Figlio di Dio, nato per intervento dello Spirito Santo senza ombra di peccato, Gesù di Nazaret che assumerà sulle proprie spalle e cambierà alla fine in bene la storia del mondo.

"IL FIGLIO DI DAVIDE", L'ATTESO
Abbiamo visto che il Vangelo di Matteo in 1,1 esordisce con: "Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo."
Ciò, perché dagli ebrei, il Messia era proprio pensato come l'atteso "figlio di Davide", un uomo che Dio avrebbe riconosciuto come figlio, ma che l'ebraismo ritiene sia solo un modo per dire da Lui "eletto", uomo che secondo la profezia del profeta Natan sarebbe venuto dalla sua discendenza e che avrebbe ripristinato il regno di Dio in Israele per sempre.
È, infatti, da ricordare che il regno si divise alla morte di Salomone in quello del Nord d'Israele e quello del Sud di Giuda e poi, dalla distruzione di Gerusalemme da parte dei Babilonesi avvenuta nel 587 a.C., l'ebraismo restò senza trono.
I re istituiti poi al tempo dei Romani, in effetti, erano solo dei vassalli di Roma e quella profezia per loro era come fumo negli occhi.

È noto, infatti, l'interessamento e poi il comportamento dell'infido Erode nello stesso Vangelo quando i Magi, sapienti d'oriente che venivano dai pagani, chiesero a Erode il grande: "Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo"; questi allora fece fare delle ricerche e: " Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta." (Matteo 2,4s)

Il profeta lì citato è Michea che nel libro omonimo al 5,1 dice: "E tu, Betlemme di Efrata così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall'antichità, dai giorni più remoti."

Nel pensiero del profeta c'è l'idea, evidentemente consolidata a quei tempi, VII-VIII secolo a.C., che la venuta del Messia fosse stabilita fin dalla fondazione del mondo.
Il collegamento poi a Betlemme, villaggio d'origine di Iesse e di Davide, tramite le profezie di Natan, porta a un "figlio di Davide", che sarebbe dovuto venire a ripristinare il regno, perciò necessariamente uno tra i suoi discendenti anche lontani, come del resto propongono le genealogie di Matteo e di Luca.
Il Vangelo di Giovanni informa che su Gesù di Nazaret in Galilea la gente si domandava se era il profeta che doveva venire e altri se non fosse il Cristo, appunto il Messia, ma rimanevano interdetti perché dicevano: " Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo?" (Giovanni 7,41s)

L'angelo in sogno, del resto, a scanso di ogni dubbio, ebbe a dire a Giuseppe: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati." (Matteo 1,20s)

Nei Sinottici, peraltro, specie in Matteo che si rivolge chiaramente ai provenienti dall'ebraismo, Gesù varie volte è chiamato con l'epiteto di "Figlio di Davide":
  • Matteo, 9,27 lo chiamano in tal modo due ciechi, evidentemente avevano sentito ciò che diceva la gente al vederlo, infatti, in 12,22 la gente si domandava se non fosse il figlio di Davide, in 15,22 addirittura fuori della Palestina nel territorio di Tiro e Sidone una donna cananea lo invocò gridando e lo chiamò in tal modo, poi in 20,30-31 lo chiamano così due ciechi all'uscita di Gerico, infine si trova che gridano a Lui "Osanna al figlio di Davide!" in 21,9 e 15;
  • Marco, in 10,46 e 48 lo chiama in tal modo un cieco, Bartimeo, a Gerico;
  • Luca in 18,38 e 39 così lo chiama il cieco di Gerico.
Sia il Vangelo di Marco 12,35-36 che quello di Luca 20,41-44 segnalano però che quel titolo "figlio di Davide" con l'accezione che vi annettevano gli ebrei di quel tempo, in effetti, a Gesù stava stretto.

Al riguardo, infatti, il Vangelo di Luca evidenzia che rivolgendosi ad alcuni scribi Gesù disse loro: "Come mai si dice che il Cristo è figlio di Davide, se Davide stesso nel libro dei Salmi dice; Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi? Davide dunque lo chiama Signore; perciò, come può essere suo figlio?" (Luca 20,41-44)

Si tratta del Salmo 110 che nel primo versetto è attribuito a Davide, "Di Davide. Salmo", "ledavid mizmor" e inizia presentando un "Oracolo del Signore" "n'um IHWH".
L'oracolo è rivolto "la" a un imprecisato "'adoni" , mio signore, per cui Gesù coglie l'occasione per far meditare gli scribi che erano attenti alle Scritture.

È da ricordare che nella lettura pubblica in sinagoga della Torah proprio la parola "'Adonai" o "'Adoni", che significa Signore. è pronunciata in luogo di , ossia del Tetragramma Sacro che sottende il nome ineffabile di Dio, il misericordioso IHWH, perciò il testo della traduzione in italiano della C.E.I. del 2008, recita:

"Oracolo del Signore al mio signore : Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi. Lo scettro del tuo potere stende il Signore da Sion: domina in mezzo ai tuoi nemici! A te il principato nel giorno della tua potenza tra santi splendori; dal seno dell'aurora, come rugiada, io ti ho generato. Il Signore ha giurato e non si pente: Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchìsedek. Il Signore è alla tua destra! Egli abbatterà i re nel giorno della sua ira, sarà giudice fra le genti, ammucchierà cadaveri, abbatterà teste su vasta terra; lungo il cammino si disseta al torrente, perciò solleva alta la testa."

Il quarto figlio di Davide fu Adonìa, "Adoni-Iah" , il cui nome in ebraico si trova scritto con il segno di raddoppiamento vocalico della "Iod" , considerato che il verbo essere in genere è sottinteso, in effetti, significa: il "mio Signore è IH(WH)".

Questo Adonia nacque a Davide dalla moglie Agghìt, ma Adonia non fu re e, come visto, fu fatto uccidere da Salomone quando divenne re, perciò il Salmo non poteva riferirsi a quel figlio, ma proprio al "mio Signore IHWH".
In quel Salmo il Signore dai cieli parla di un Signore che sarà un uomo della terra, quindi sarà anche Signore di Davide, ma che sarà assunto nei cieli e sarà fatto sedere alla destra di Dio.

Dice IHWH di questo Signore: "dal seno dell'aurora, come rugiada, io ti ho generato", e la parola rugiada come ho evidenziato in "La rugiada luminosa che viene dal Messia" è parola densa di significato che allude alla risurrezione.

Questo Signore sarà anche "sacerdote per sempre" come Melkisedek ossia il mio re "malki" di giustizia "tsoedoek" .
Le lettere della parola "'Adoni" , peraltro danno luogo a vari pensieri se si leggono in modo separato anche con i significati grafici insiti nelle lettere ebraiche:
  • "l'Unigenito che in aiuto inviato sarà ";
  • "l'Unigenito per il giudizio sarà ".
Quest'ultimo concetto traspare, peraltro, anche dal testo del Salmo quando viene detto "sarà giudice fra le genti".

È questo a mio parere il pensiero che in definitiva da parte di Gesù interessa far meditare agli scribi, perché questo personaggio "'Adoni" , riconosciuto come tale dal cielo e della terra, non sarà soltanto il Messia degli ebrei, ma di tutte le genti onde "Figlio di Davide" è riduttivo perché è molto di più essendo generato da Dio stesso.
Il figlio di Davide o semplicemente porta a ricordare che il nome Davide deriva dal termine ebraico "dwd", che letteralmente per "amato", e per "diletto", che sottende appunto anche l'idea di eletto.
Al riguardo, sono importanti le voci dal cielo che vengono da Dio segnalate dai Vangeli e che confermano che è vero figlio di Davide non solo perché proveniente da Davide stesso, ma perché è il "Figlio prediletto" ossia eletto e predestinato a cui gli uomini debbono obbedienza, e a cui l'invito "Ascoltatelo":
  • al battesimo di Gesù nel Giordano, "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto". (Matteo 3,17; Marco 1,11; Luca 3,22)
  • nell'episodio della Trasfigurazione, "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo". (Matteo 17,5; Marco 9,8; Luca 9,35)
Gesù nasce nella fede d'Israele, ne incarna pienamente le profezie.
Quanto era il desiderio di un popolo diviene prospettiva di salvezza per l'umanità per portare a compimento la storia salvezza preparata da Dio per tutti i popoli che ha urgente necessità di un regno di giustizia e di pace.
Nelle Sacre Scritture ebraiche, peraltro, era detto che:
  • il Messia sarebbe venuto per tutte le nazioni secondo Genesi 18,17-18b e Genesi 22,18b e ne segnalano il compimento Atti 3,24-26 e Galati 3,14;
  • il Messia sarebbe venuto per tutte le genti secondo Genesi 28,14b, 2Samuele 22,50, Salmo 18,49 e Isaia 11,10b Isaia 49,1a e ne segnalano il compimento Galati 3,26-29, Romani 15,8-9, Efesini 3,4-6, Atti 13,47-48 e 1 Timoteo 2:4-6;
  • il Messia sarebbe stato una luce anche per i Gentili secondo Isaia 9,1-2b, Isaia 42,6d, Isaia 49,6b e Isaia 42,1d e ne segnalano il compimento Luca 2,28-32, Giovanni 8,12, Atti 13,47-48 e Matteo 24,14.
APPENDICE - DECRIPTAZIONE 1RE 1
Il libro dei Re, che nella Tenak ebraica non è diviso in due libri come nella Bibbia cristiana, inizia con la descrizione dettagliata di come avvenne la successione al trono tra Davide e Salomone e degli intrighi di corte del tempo.
Salomone che pare essere favorito dalla volontà celeste signore della storia che accettò che le vicende andassero nel modo ivi descritte, poi certamente non fu molto caritatevole con i fratelli e in particolar modo con Adonia che addirittura s'era appellato alla sua misericordia e pietà, ma di ciò si curerà punire la storia stessa che vedrà svanire quel trono in attesa proprio di quello che dovrà essere proprio del nuovo Adonia, "Il Signore IH" che sarà del Messia, Gesù di Nazaret.

È questa del capitolo 1 di 1Re una pagina molto curata sia nel testo di primo livello che nella preparazione del criptabile considerato che i nomi dei personaggi si prestano a richiamare il nome di IHWH che in effetti è il personaggio del criptato che esce fuori in tutta l'epopea del Messia molto ben articolata.
Presento interamente decriptato il capitolo 1Re 1 formato da 53 versetti con i criteri di "Parlano le lettere". E con i significati grafici delle lettere ebraiche di cui alle schede che s'ottengono cliccando a destra della Home di questo mio Sito sui simboli delle lettere stesse.
Non commento il risultato, ma segnalo solo che il decriptato dei versetti 1Re 1,7-11 sono profezia dell'annunciazione a Maria e a Giuseppe della nascita del Signore.

Per prima cosa riporto il testo della traduzione C.E.I. del 2008.

1Re 1,1 - Il re Davide era vecchio e avanzato negli anni e, sebbene lo coprissero, non riusciva a riscaldarsi.

1Re 1,2 - I suoi servi gli suggerirono: Si cerchi per il re, nostro signore, una giovane vergine, che assista il re e lo curi e dorma sul suo seno; così il re, nostro signore, si riscalderà.

1Re 1,3 - Si cercò in tutto il territorio d'Israele una giovane bella e si trovò Abisàg, la Sunammita, e la condussero al re.

1Re 1,4 - La giovane era straordinariamente bella; ella curava il re e lo serviva, ma il re non si unì a lei.

1Re 1,5 - Intanto Adonia, figlio di Agghìt, insuperbito, diceva: Sarò io il re. Si procurò un carro, un tiro di cavalli e cinquanta uomini che correvano dinanzi a lui.

1Re 1,6 - Suo padre non lo contrariò mai, dicendo: Perché ti comporti in questo modo? Anche lui era molto avvenente; era nato dopo Assalonne.

1Re 1,7 - Si accordò con Ioab, figlio di Seruià, e con il sacerdote Ebiatàr, i quali sostenevano il partito di Adonia.

1Re 1,8 - Invece il sacerdote Sadoc, Benaià, figlio di Ioiadà, il profeta Natan, Simei, Rei e il corpo dei prodi di Davide non si schierarono con Adonia.

1Re 1,9 - Adonia un giorno immolò pecore, buoi e vitelli grassi presso la pietra Zochèlet, che è vicina alla fonte di Roghel. Invitò tutti i suoi fratelli, figli del re, e tutti gli uomini di Giuda al servizio del re.

1Re 1,10 - Ma non invitò il profeta Natan né Benaià né il corpo dei prodi e neppure Salomone, suo fratello.

1Re 1,11 - Allora Natan disse a Betsabea, madre di Salomone: Non hai sentito che Adonia, figlio di Agghìt, è diventato re e Davide, nostro signore, non lo sa neppure?

1Re 1,12 - Ebbene, ti do un consiglio, perché tu salvi la tua vita e quella di tuo figlio Salomone.

1Re 1,13 - Va, presentati al re Davide e digli: O re, mio signore, tu non hai forse giurato alla tua schiava dicendo: Salomone, tuo figlio, sarà re dopo di me, ed egli siederà sul mio trono? Perché allora è diventato re Adonia?

1Re 1,14 - Ecco, mentre tu starai ancora lì a parlare al re, io ti seguirò e completerò le tue parole.

1Re 1,15 - Betsabea si presentò al re, nella camera da letto; il re era molto vecchio, e Abisàg, la Sunammita, lo serviva.

1Re 1,16 - Betsabea si inchinò e si prostrò davanti al re. Il re poi le domandò: Che hai?

1Re 1,17 - Ella gli rispose: Signore mio, tu hai giurato alla tua schiava per il Signore, tuo Dio: Salomone, tuo figlio, sarà re dopo di me, ed egli siederà sul trono.

1Re 1,18 - Ora invece Adonia è diventato re senza che tu, o re, mio signore, neppure lo sappia.

1Re 1,19 - Ha immolato molti giovenchi, vitelli grassi e pecore, ha invitato tutti i figli del re, il sacerdote Ebiatàr e Ioab, capo dell'esercito, ma non ha invitato Salomone tuo servitore.

1Re 1,20 - Perciò su di te, o re, mio signore, sono gli occhi di tutto Israele, perché annunci loro chi siederà sul trono del re, mio signore, dopo di lui.

1Re 1,21 - Quando il re, mio signore, si sarà addormentato con i suoi padri, io e mio figlio Salomone saremo trattati da colpevoli.

1Re 1,22 - Mentre lei ancora parlava con il re, arrivò il profeta Natan.

1Re 1,23 - Fu annunciato al re: Ecco, c'è il profeta Natan". Questi entrò alla presenza del re, davanti al quale si prostrò con la faccia a terra.

1Re 1,24 - Natan disse: O re, mio signore, hai forse decretato tu: Adonia regnerà dopo di me e siederà sul mio trono?

1Re 1,25 - Difatti oggi egli è andato a immolare molti giovenchi, vitelli grassi e pecore e ha invitato tutti i figli del re, i capi dell'esercito e il sacerdote Ebiatàr. Costoro mangiano e bevono con lui e gridano: Viva il re Adonia!

1Re 1,26 - Ma non ha invitato me, tuo servitore, né il sacerdote Sadoc né Benaià, figlio di Ioiadà, né Salomone tuo servitore.

1Re 1,27 - Questa cosa è forse avvenuta per ordine del re, mio signore? Perché non hai fatto sapere al tuo servo chi siederà sul trono del re, mio signore, dopo di lui?

1Re 1,28 - Il re Davide, presa la parola, disse: Chiamatemi Betsabea! Costei entrò alla presenza del re e stette davanti a lui.

1Re 1,29 - Il re giurò e disse: Per la vita del Signore che mi ha liberato da ogni angustia!

1Re 1,30 - Come ti ho giurato per il Signore, Dio d'Israele, dicendo: Salomone, tuo figlio, sarà re dopo di me, ed egli siederà sul mio trono al mio posto, così farò oggi.

1Re 1,31 - Betsabea si inchinò con la faccia a terra, si prostrò davanti al re dicendo: Viva il mio signore, il re Davide, per sempre!

1Re 1,32 - Poi il re Davide disse: "Chiamatemi il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaià, figlio di Ioiadà. Costoro entrarono alla presenza del re,

1Re 1,33 - che disse loro: Prendete con voi la guardia del vostro signore: fate montare Salomone, mio figlio, sulla mia mula e fatelo scendere a Ghicon.

1Re 1,34 - Ivi il sacerdote Sadoc con il profeta Natan lo unga re d'Israele. Voi suonerete il corno e griderete: Viva il re Salomone!

1Re 1,35 - Quindi risalirete dietro a lui, che verrà a sedere sul mio trono e regnerà al mio posto. Poiché io ho designato lui a divenire capo su Israele e su Giuda.

1Re 1,36 - Benaià, figlio di Ioiadà, rispose al re: Così sia! Anche il Signore, Dio del re, mio signore, decida allo stesso modo!

1Re 1,37 - Come il Signore fu con il re, mio signore, così sia con Salomone e renda il suo trono più splendido del trono del mio signore, il re Davide.

1Re 1,38 - Scesero il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaià, figlio di Ioiadà, insieme con i Cretei e con i Peletei; fecero montare Salomone sulla mula del re Davide e lo condussero a Ghicon.

1Re 1,39 - Il sacerdote Sadoc prese il corno dell'olio dalla tenda e unse Salomone; suonarono il corno e tutto il popolo gridò: Viva il re Salomone!

1Re 1,40 - Tutto il popolo risalì dietro a lui, il popolo suonava i flauti e godeva di una grande gioia; il loro clamore lacerava la terra.

1Re 1,41 - Lo sentì Adonia insieme agli invitati che erano con lui; essi avevano finito di mangiare. Ioab, udito il suono del corno, chiese: Perché c'è clamore di città in tumulto?

1Re 1,42 - Mentre parlava ecco giungere Giònata figlio del sacerdote Ebiatàr, al quale Adonia disse: Vieni! Tu sei un valoroso e rechi certo buone notizie!

1Re 1,43 - No - rispose Giònata ad Adonia - il re Davide, nostro signore, ha fatto re Salomone

1Re 1,44 - e ha mandato con lui il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaià, figlio di Ioiadà, insieme con i Cretei e con i Peletei che l'hanno fatto montare sulla mula del re.

1Re 1,45 - Il sacerdote Sadoc e il profeta Natan l'hanno unto re a Ghicon; quindi sono risaliti esultanti e la città si è messa in agitazione. Questo è il clamore che avete udito.

1Re 1,46 - Anzi Salomone si è già seduto sul trono del regno

1Re 1,47 - e i servi del re sono andati a felicitarsi con il re Davide, nostro signore, dicendo: Il tuo Dio renda il nome di Salomone più celebre del tuo nome e renda il suo trono più splendido del tuo trono! Il re si è prostrato sul letto.

1Re 1,48 - Poi il re ha detto anche questo: Sia benedetto il Signore, Dio d'Israele, perché oggi ha concesso che uno sieda sul mio trono mentre i miei occhi lo vedono.

1Re 1,49 - Allora tutti gli invitati di Adonia si spaventarono, si alzarono e se ne andarono ognuno per la sua strada.

1Re 1,50 - Adonia, che temeva Salomone, alzatosi, andò ad aggrapparsi ai corni dell'altare.

1Re 1,51 - Fu riferito a Salomone: Sappi che Adonia, avendo paura del re Salomone, ha afferrato i corni dell'altare dicendo: Mi giuri oggi il re Salomone che non farà morire di spada il suo servitore.

1Re 1,52 - Salomone disse: Se si comporterà da uomo leale, neppure un suo capello cadrà a terra; ma se in lui sarà trovato qualche male, morirà.

1Re 1,53 - Il re Salomone ordinò che lo facessero scendere dall'altare; quegli venne a prostrarsi davanti al re Salomone, poi Salomone gli disse: Va a casa tua!

Per ben 15 volte si trova il nome Adonia che si trova scritto in 2 modi e che, abbiamo visto significa "Il mio Signore è IHWH".
Riporto decriptato come esempio il primo versetto poi presento la decriptazione tutta di seguito dell'intero capitolo.

1Re 1,1 - Il re Davide era vecchio e avanzato negli anni e, sebbene lo coprissero, non riusciva a riscaldarsi.




1Re 1,1 - Si portò nel mondo tra i viventi in cammino l'amato . In questi versò l'energia dentro il Padre che nei giorni dalla Madre lo portò . Fu dal trono () al mondo a portarsi dentro ad abitare . Fortuna sarà per i viventi , ma rifiuto sarà per chi si nascose tra i viventi che da serpente si portò .

1Re 1,1 - Si portò nel mondo tra i viventi in cammino l'amato. In questi versò l'energia dentro il Padre che nei giorni dalla Madre lo portò. Fu dal trono al mondo a portarsi dentro ad abitare. Fortuna sarà per i viventi, ma rifiuto sarà per chi si nascose tra i viventi che da serpente si portò.

1Re 1,2 - E fu l'Unico in un vivente nel corpo a recare la potenza. Per portarsi a servire fu a recarsi. Sarà dentro a riversare la risurrezione recando il rifiuto in giudizio. Fu (infatti) a uscire dai viventi la potenza della rettitudine per un angelo nemico. Dentro la fine portò il serpente; entrò e per l'azione nei viventi impedì l'entrata della potenza nelle persone. Sarà a riaprire il Regno e alla fine vi entreranno. Sarà la potenza a riportare, la pienezza della rettitudine invierà a tutti e la risurrezione spengerà chi entrò dentro a vivere rovesciando l'essere impuro nascosto nei viventi. Il rifiuto nel giudizio ci sarà; uscirà dai viventi dal cammino.

1Re 1,3 - E sarà da dentro, rovesciando la risurrezione, a portare l'angelo nemico ad uscire. Sarà il soffio a rientrare dentro tutti. Scorrendo dentro riporterà la potenza. Sarà riaccesa nei corpi la divinità e saranno vivi a rialzarsi desiderosi di rivenire dal Padre. Saranno i risorti in cammino a uscire simili agli angeli. In vita saranno tutti riportati. Verranno del Potente nel Regno.

1Re 1,4 - E uscito l'angelo (ribelle) si vedranno i corpi riuscire belli nell'eternità. I viventi sulla nube recherà alla fine. A entrare saranno del Potente nel Regno. Nei gironi dei retti tra gli angeli tutti porterà. Per la risurrezione nei corpi finirà la perversità e usciranno i viventi del serpente dalla prigione. Saranno aiutati dall'azione ad uscire.

1Re 1,5 - Porterà il Signore IH(WH) il Figlio, a chiudersi in cammino. Sarà a scegliere un uomo in cui l'energia accendere della divinità. Visse nel corpo "Io sono" l'Unigenito. Dai viventi in cammino porterà a spazzare col fuoco il serpente e nei corpi lo spegnerà. Riporterà il soffio nei corpi della risurrezione che sarà i viventi a riportare dalla tomba. Salvati saranno i viventi. Gli uomini con i corpi si rialzeranno; risaranno a vivere. La potenza nelle persone sarà riportata.

1Re 1,6 - E il serpente alle origini dall'albero fece ingresso. Dentro si portò dei viventi nei giorni. Fu a recare il rifiuto amaro con la vita dell'essere impuro. Per l'azione la rettitudine spense. Si vide l'illuminazione che c'era in tutti portarsi a scappare dai viventi. La perversità iniziò nei cuori e dentro finì la luce. Nei viventi l'originario aiuto che portava l'Unico finì e furono a nascere nel mondo dopo esseri con paternità accesa dal serpente che portavano nel vivere.

1Re 1,7 - Ma IH(WH) fu a portare aiuto. Dentro un corpo fu a portarsi per agire tra i viventi. Fu a portare il Padre il Figlio. Scese in un corpo IHW(H). Sentì la madre che il Padre sarebbe stato. La prescelta il corpo aprì, della rettitudine entrò l'energia e si vide questa il corpo portare del primogenito, nascosto nel corpo c'era il Signore IH(WH).

1Re 1,8 - E giù in aiuto si portò per vomitare, per spegnere l'angelo (ribelle). E in una casa, inviato dal Signore, che il Figlio si sarebbe al mondo a portare fu la conoscenza a recare un angelo alla prescelta. L'angelo le aprì la profezia e ascoltatala il sia portò. Nel corpo in azione l'Essere si portò ad entrare. Scorse dentro portando nel corpo la forza della maternità. La donna col corpo a nascere portò aiuto al Potente Unigenito. Al mondo fu portato alla vista dei viventi il Signore IHW(H).

1Re 1,9 - E fu in questa casa a nascondersi il Signore IHW(H) che giù da primo frutto versò il corpo portato dalla madre. In un corpo fu da primogenito alla vista dei viventi. Al padre (Giuseppe) l'angelo aprì che questi nascondeva il Potente che aveva scelto della moglie il corpo onde l'Unigenito scendesse. Il Potente ad agire fu. L'angelo alla testa/mente rivelò. E fu a chiamarlo a venire con la sposa a iniziare a vivere e figlio fosse per il mondo di re. Si portò il Potente in cammino da un uomo (Giuseppe) che era di Giuda che a servirlo fu (essendo) uscito da re.

1Re 1,10 - E avvenne quanto Natan il Profeta aveva portato: che in un figlio (di re di Giuda) il Signore si porterà a venire in cammino, dentro si porterà nel corpo sarà tra i viventi a recarsi verrà da Salomone, fuori dal fratello (il Natan di cui parla Luca) sarà e dal rifiuto (Giuseppe) richiamò.

1Re 1,11 - E fu ad iniziare a vivere nel corpo il dono di Dio nella casa prescelta. Una luce sulla casa si vide per quel primogenito che vi viveva; la pace vi entrò. Del Potente l'Unigenito viveva nel corpo nel mondo che il Potente aveva portato alla donna in seno, completamente retto sarà. Il Re, il Signore IHWH la casa guiderà nel cammino. Saranno i prescelti aiutati il figlio a portare, che (era) l'amato del Potente Unigenito erano a conoscenza.

1Re 1,12 - E nel tempo del mondo la potenza della rettitudine fu nel primogenito. Spazzerà giù l'angelo (ribelle) che all'origine dall'albero la perversità ai viventi da serpente nei cuori fu a recare. Verrà l'angelo superbo arso venendo l'energia del Verbo a bruciarlo. Per (quel) figlio retto la pace riuscirà.

1Re 1,13 - Per la potenza della rettitudine che è a recare dentro dall'Unigenito sarà la divinità ad uscire; il regno dell'amato porterà dell'origine ai viventi. Nel corpo di tutti la divinità sarà a recare e rientrerà la potenza delle origini. Venne all'origine il giudizio, furono a uscire dal regno per l'angelo (ribelle). Nel settimo (giorno della creazione) finirà il negativo che i morti tutti originò. Nei viventi nei corpi la rettitudine sarà riaccesa perché il Figlio, che retto è, ai viventi nel cammino ai fratelli nei corpi sarà a recarla. Lui siederà sul trono, un giorno aiutandoli li porterà a vedere il Regno del Signore IHWH.

1Re 1,14 - Entrò per l'angelo (ribelle) nel mondo il peccare con lo sbarramento della rettitudine nei viventi. Insinuandosi nei corpi finì l'illuminazione sulla vita. I popoli dal mondo nel regno riporterà; a incontrare saranno il Padre. Condurrà l'Unigenito i fratelli. Nei corpi sarà a riardere la pienezza. Tutti saranno a venire per l'aiuto dentro con corpi, riessendo retti.

1Re 1,15 - Li condurrà tutti a casa dell'Unico per abitarvi alla fine del settimo (giorno). Di Dio aprirà il Regno. Aprirà l'assemblea per le generazioni del mondo e v'entreranno vivi camminando. Questi verserà tra gli angeli. Le centinaia aiutate porterà al Padre. Saranno stati risorti nel cammino gli entrati. Simili a angeli i viventi saranno, integri, salvi, con i corpi tutti entreranno nel Regno.

1Re 1,16 - E tutti verserà alla porta di casa. La risurrezione dentro il peccare avrà finito. Risorti tutti dalle tombe avrà portato del Potente nel Regno, ma sarà l'originario essere ribelle fuori dal Regno, reciso dalla rettitudine.

1Re 1,17 - E tutti uniti i viventi col corpo accompagnerà sulla nube dove gli angeli stanno. Vi verranno inviati del settimo (giorno) alla fine. Dentro saranno ad entrargli. Li porterà ad uscire in Dio dal mondo dove erano in prigione tra i morti. Come retti saranno in pace entrati col Figlio. Per la rettitudine saranno nel Regno del fratello. Nel corpo sarà a portarli Lui. Saranno nel settimo (giorno) in cammino nel foro che nell'Unigenito ci sarà.

1Re 1,18 - Li porterà dal tempo fuori dal mondo. Tra gli angeli entreranno del Signore IH(WH) nel Regno e si vedranno tutti uscire dal Signore IH(WH) in cui i viventi guizzarono tutti. L'Unigenito fu ad aiutarli nel tempo.

1Re 1,19 - E fu ad immolarsi per i simili. In alto il corpo fu dell'Unigenito portato. Su l'Unigenito per finirlo una moltitudine recò. Fu rovesciato vedendone nel cammino il cuore che dall'angelo (ribelle) fu aperto i viventi in cammino vi si portarono. Dal Potente Padre saranno dal crocifisso dal corpo ad uscire. Retti usciranno tra gli angeli. Li porterà dal Potente per stare col Padre. I risorti con i corpi entreranno tra le schiere condotti del Potente alla luce. Il Potente i viventi uscirà a servire. La sposa l'Unigenito verserà alla vista.

1Re 1,20 - Si porteranno nell'Unigenito crocifisso. Entreranno nel Signore IH(WH). Per i viventi in cammino una sorgente ci sarà per tutti in Israele. In alto sarà la sposa in cammino a stare. Per mano al Potente usciranno i viventi per viverne l'esistenza. Si siederà sul trono Il Signore IH(WH) nel Regno. I fratelli con i corpi sarà a portarvi.

1Re 1,21 - I portati dal mondo saranno ad entrare tra i retti. Con la risurrezione avrà spento l'Unigenito nel giudizio che ci sarà stato nel mondo sui viventi il serpente. Retti i popoli dal Padre tutti sarà a recare e entreranno nell'esistenza per stare con il Crocifisso che furono ad incontrare. Saranno riportati da figli essendo stato bruciato il serpente nei viventi, uscì il peccare che c'era nei viventi.

1Re 1,22 - Portò nel mondo l'angelo (ribelle) a entrare il peccare. Giudicato, uscito, i viventi s'insinueranno nel corpo del Crocifisso che ai popoli aprirà il Regno che porterà loro in dono. Entreranno degli angeli a casa, staranno col Padre Unico.

1Re 1,23 - E l'annuncio portò con potenza del Regno che il Potente, diceva, riaprirà. Tra lamenti invierà il dragone, uscirà l'angelo (ribelle) che dentro sta dalle origini e ci sarà dentro la divinità nelle persone che fu ad uscire. Ai viventi nel cammino porterà la forza per risorgere tutti dalle tombe e del Potente nel Regno l'innalzerà. Dell'Unico il Verbo sarà a portarli dalla terra a uscire.

1Re 1,24 - Ma furono a iniziargli amarezze per l'angelo (ribelle). Dal drago gli iniziarono impedimenti. Un apostolo fu a uscire. La vita i Potenti gli affliggevano per i segni che uscivano. Dissero di crocifiggerlo. Iniziarono con un giudizio: forzava con perversità per essere re. Quel primogenito imprigionarono, furono a bastonarlo, aprirono con un'asta l'uomo innalzato, così un foro nell'Unigenito ci fu.

1Re 1,25 - Pur retto essendo, fu calpestato nel mondo. In quel giorno portato fu al sacrificio dai simili. In alto il corpo fu. Desideravano innalzare l'Unigenito per finirlo. La moltitudine si portò obbediente alla vista dei Potenti. Così il cuore l'angelo (ribelle) fu ad aprire al re con un'asta. Dal Potente la risurrezione nel corpo fu a entrargli. Giù dentro all'Unigenito la portò il Potente Padre. Fu nel Crocifisso nel corpo ad entrargli. Per la rettitudine uscì l'energia per riportarsi. Rientrò dagli apostoli vivo. Primo fra tutti fu a rivivere e risorto dalla croce fu in vita. La potenza nella persona si riportò e fu a dire che portassero: è vivo nel mondo con i viventi cammina il Signore IHW(H).

1Re 1,26 - Ma il serpente sarà a incontrare per spazzarlo da solo con la rettitudine che porterà. La potenza scenderà, nella polvere scenderà, ne spengerà l'energia e dai cuori l'angelo (ribelle) sarà ad uscire bastonato dal figlio di IHWH. Sarà sbarrato il peccare del serpente, la pace rientrerà. L'azione dentro aiuterà; le prigioni rovesciate si vedranno.

1Re 1,27 - Ricominceranno a vivere. I viventi verranno dell'Unico al giudizio che ci sarà nel mondo. Dal Regno l'angelo (ribelle) uscirà, sarà dal mondo ad uscire chi s'insinuò nei corpi. Uscirà colpito per la perversità, il rifiuto gli uscirà portandogli lo sbarramento nel tempo, l'Unigenito lo finirà con l'azione solo della rettitudine. Il viventi saranno a sedere in alto per la rettitudine in pienezza ricominciata. Il Signore IH(WH) nel Regno i fratelli con i corpi sarà a recare.

1Re 1,28 - E, spazzato l'angelo (ribelle), entreranno nel Regno,. Il diletto li porterà a stare con l'Unico a vivere con i corpi. Chiamatili, li porterà di notte. Dentro alla fine del settimo (giorno) li porterà da arca. Per la divinità che nelle persona ci sarà rientrerà nei viventi la potenza. Retti riporterà tutti i popoli, liberi dal soffio dell'angelo (ribelle), entreranno nel Regno.

1Re 1,29 - Li porterà del settimo (giorno) all'uscita nel Regno. E saranno a ricominciare a vivere i corpi che nelle tombe stavano. Col Signore beati, liberi verranno, tra gli angeli del Verbo nella luce. Vivranno tutti dalle angosce fuori.

1Re 1,30 - Così sarà! Retti, beati, con gli angeli nel settimo dei segni saranno. Il serpente spento sarà stato nel mondo e uscita la maledizione che sia staranno la luce a vedere del Potente. Rifiutato l'essere ribelle così sarà stato arso dalla risurrezione nei viventi entrata. Figli retti saranno a vivere dal Potente come fratelli (in quanto) col corpo fu a portarsi nel mondo e da uomo vi abitò. Innalzato sul trono fu il Crocifisso. Dalla tomba il Crocifisso rifù, retto essendo, come un angelo per primo si vide risorto uscirne, al mondo fu a riportarsi vivo.

1Re 1,31 - Ma il Crocifisso si riverserà in aiuto. Dentro alla fine del settimo (giorno) dell'Unico il Verbo risarà dai viventi della terra e alla fine risorti tutti dalle tombe riporterà al Potente nel Regno. Porterà la fine del primo ribelle dalla vita che unico giudicato starà fuori dal Regno. Amati dal Potente (saranno) per sempre.

1Re 1,32 - E fu a dire che per entrare nel Regno l'amato li avrebbe chiamati e, di notte, su per mano li avrebbe portati. Vomitato, spento l'angelo (ribelle) portando del Potente l'energia finito tra lamenti, tra gli angeli a casa saranno. Nel corpo del Figlio saranno a entrare e figli di IHW(H) saranno. Impedito il peccare, saranno alla casa desiderata del Potente. Di persona saranno a entrare nel Regno.

1Re 1,33 - E sarà l'originaria vita nei corpi a rientrare nei viventi che potenti tutti usciranno. Dalla putredine delle tombe riporterà i popoli quel retto vivente venuto a servire che era il Signore. Sarà stato con la rettitudine i i viventi a portare a rigenerare che retti dentro integri verranno con la risurrezione perché da figli saranno innalzati entrando nel Verbo che col corpo li aiutò nel mondo. Felici dal Potente saranno portati. A entrare avrà portato nei corpi la legge divina. A vivere verranno condotti da Dio. Camminando nell'assemblea li porterà tra gli angeli.

1Re 1,34 - Li porterà il Messia. Verrà a portare la risurrezione ai viventi. Giù l'essere impuro vomiterà, lo spegnerà, i figli dal drago usciranno, l'energia dentro ci sarà di Dio. Al Regno innalzati saranno i risorti. Vedranno il Potente e suonerà la tromba shofar, li porterà all'Unico a vivere con corpi integri. Daranno a vivere nel Regno illuminati dal Potente chi viveva nel mondo.

1Re 1,35 - Porterà all'Altissimo integri i fratelli. Col corpo sarà a portarli e a casa dell'Unico li porterà a risiedere. In alto sul trono sarà a portarsi Lui essendo il Re. Sotto fu a portarsi venne e giù portato fu in croce. Furono i potenti del mondo che furono a portarlo in croce. L'energia a scorrere fu. L'Altissimo fu a risorgerne il corpo. Da Dio si riportò in alto. IH(WH) portò aiuto nel mondo.

1Re 1,36 - Portò ad agire con energia il Figlio IHW(H). Il Figlio fu al mondo a portare a esistere la conoscenza che veniva nel Regno a condurli. Era, disse l'Amen con la rettitudine dell'angelo (ribelle) che fu il primo dei ribelli, per cui, per la perversità, maledetto fu. Dall''Unico giudicato era stato; uscirà dei viventi dal cammino.

1Re 1,37 - Così da una donna dal corpo nel mondo fu ad entrare il Signore. Lo videro vivere da primogenito. Giudicato fu nel mondo dei viventi dai potenti, pur retto così tra lamenti ad uscirne fu. Risorse, il Potente la vita a rientrargli portò. Fu nella gloria e venne al trono ma da piaghe forato. Quel primogenito dalla nube riinviato sarà al mondo; dei viventi in cammino (è) l'amato.

1Re 1,38 - E riscenderà. A caccia si porterà, vomiterà, spengerà l'angelo che ha recato l'energia per il drago. Uscito l'angelo (ribelle) a casa sarà l'Unigenito a condurre i figli di IHW(H). Saranno per la conoscenza dal mondo portati a uscire. L'agnello, il Crocifisso, sarà a condurli fuori. Il Verbo del Potente quel Crocifisso era e ne fu il corpo spento, ma venne risorto. La potente vita gli rientrò dall'alto. Il Verbo nel corpo aiuterà tutti a entrare nel Regno. Verranno condotti in alto in cammino, nell'assemblea li condurrà degli angeli.

1Re 1,39 - E sarà riversata la fine. Con la mano porterà a rovesciare il mondo. Spento l'angelo (ribelle) verrà riversata nei corpi l'anima (divina - la "nishmah" che Dio soffiò ad Adamo in Genesi 2,7) con la vita angelica. Ai viventi l'energia che entrerà lo splendore riporterà. Sarà col Messia a venire la pace in quanto la perversità sarà a finire, rovescerà il peccare nei simili, il soffio nei corpi riporterà, sarà l'originaria vita nei corpi portata. Tutti del mondo i popoli saranno a entrare a stare di IH(WH) nel Regno di luce che per i viventi aprirà.

1Re 1,40 - E sarà in alto a recare la sposa che agendo da madre di fratelli un corpo fu a recare e entreranno i popoli a vivere. Trafitto fu dai viventi. Dentro la tomba la potenza dal Potente rifù, lo strappo via vivo dalla tomba, fu salvato. Dalle midolla gli uscì la gloria e il Crocifisso a casa si riversò alla vista. Aprì dalla terra per gli abitanti una fune del Potente per i viventi.

1Re 1,41 - E fu a sentire il Signore IHV(H). Gli portava la sposa la chiamata. Rifosse tra i viventi, dell'Unico la risurrezione dei corpi venisse a recare. (In effetti) al mondo dalla piaga (il Crocifisso) la potenza aveva recato. Potenza dell'Unico per tutti aveva recato che era ad accendere in seno, portandosi, la paternità. Veniva da fune del Potente nel mondo per i simili. A far frutto recò. Recava la forza per iniziare l'essere ribelle nei viventi con l'essere impuro per l'azione a rovesciarsi e il serpente usciva si riversava dai corpi, era a uscire la perversità dai viventi del mondo.

1Re 1,42 - Al peccare un impedimento gli apostoli avevano portato a i viventi con la parola e nel mondo l'energia entrò della colomba (Spirito Santo). Per il Crocifisso gli apostoli figli del Padre erano a segnarli. Un corpo uscì di sacerdoti che dentro l'Unico recavano. Erano a dire che il Signore IHW(H) aveva abitato (nel mondo). Un primo retto ci fu tra gli uomini. La vita il Potente venne a recare; l'amore portò dentro il Crocifisso nella carne.

1Re 1,43 - Fu a portare in azione negli apostoli la colomba (Spirito Santo) che del Crocifisso l'energia reca. Erano a dire che del Signore IHW(H) la paternità del Potente originavano; avrebbe portato a entrare nel Regno. L'essere impuro impedivano nel mondo con parole rette, venivano ad illuminare sul Potente i viventi del mondo.

1Re 1,44 - Ma sarà dal Risorto il vigore a venire e entrerà nei viventi. La potenza della rettitudine verrà giù l'essere impuro a rovesciare nel mondo. La rettitudine uscirà a rifiutare il drago. Del Crocifisso per gli apostoli usciranno profeti e figli saranno al mondo portati dal Figlio di IHW(H). È da sbarramento al peccare la rettitudine nel corpo/popolo/Chiesa del Crocifisso. Sono a recare nel mondo le meraviglie. Dalla croce sono a recare la forza nei corpi per spegnerlo e viene dall'alto il soffio nel corpo, aiuto del Crocifisso che esce per i viventi in cammino.

1Re 1,45 - E sono salvati dall'annuncio che l'Unigenito dalla croce portò giù l'aiuto e riversò sul mondo la rettitudine. Nel mondo gli apostoli recò. Inviati dalla Crocifisso, gli apostoli uscirono da profeti del Potente. Il Regno dentro al cammino annunciarono. Gli apostoli si portarono a spazzare il serpente e per salvare i viventi la risurrezione in vita dalla tomba dove saranno nella morte usciranno. Vivi usciranno si riverserà nei corpi la forza uscita da Lui. Usciranno alla sua voce. Felici ascolteranno il crocifisso i viventi.

1Re 1,46 - E nel cammino strappano via da dentro con la risurrezione il serpente dai viventi, che esce al sentirne. La potenza della rettitudine, che dal foro dell'Unigenito uscì, con la parola che recano lo spengono.

1Re 1,47 - E nel cammino dei viventi dentro l'Unigenito li portò per servire, furono ad aprire il Regno. Dal Potente la benedizione venuta, il Signore con gli apostoli recò al mondo. Le parole rette dell'amato col rifiuto del ribelle furono nei cuori. In casa il maledetto furono ad affliggere per il Crocifisso che da sole potente per i viventi uscì. Salvi i viventi dalla rettitudine che recarono furono nel cammino. Li aiutavano al rifiuto dell'oppressione. La pienezza desideravano. Le piaghe forate, da cui quel primogenito la rettitudine portò, erano con la risurrezione dalla croce ad annunciare ai viventi nel cammino. Per l'agire il serpente usciva dai salvati per la rettitudine che li riabitava.

1Re 1,48 - E scorrendo dalla piaga la rettitudine uscì dall'Unico che viveva nel corpo nel mondo, uscì per i viventi in cammino da benedizione. IHWH, Dio nel mondo fu. Fu ad accendere un corpo di divinità. Per primo risorse il corpo. Il dono (della risurrezione) uscirà un giorno. Risarà il risorto dentro dall'alto. Dal trono sarà a riportarsi. Si vedrà stare con gli angeli. Lancerà (quanto) desiderato da tutti.

1Re 1,49 - Portandosi, sarà la rigenerazione in aiuto a recare. Porterà la forza per rialzarsi e tutti del mondo chiamerà. Saranno dei viventi dall'Unigenito risorti i corpi. Il Potente inizierà il giudizio, sarà nel mondo a portarlo e sarà il serpente ad ardere. L'uomo rinascerà con il corpo per la rettitudine recata.

1Re 1,50 - E il Signore IHW(H) sarà alla vista dei viventi in persona, risorto, potente. I viventi dal mondo porterà sarà in alto a portarsi. Saranno in cammino e nel petto a riversarglisi. Dentro si verseranno tra canti. Si porteranno nel Crocifisso ad entrare. I viventi in Questi dentro si chiuderanno.

1Re 1,51 - A portarli sarà nella gloria. Nella luce del Potente i viventi entreranno. Dal Potente inizieranno a vivere nei corpi; entreranno tra gli angeli. Usciranno dal Signore IHW(H); saranno alla vista a venire del Regno. Alla luce dal Potente Vivente usciranno. Si porteranno fuori tra gli angeli. Usciranno dall'Unigenito dal petto, dentro li verserà tra i canti. Tutti usciranno vivi per il sacrificio che il serpente primo ribelle accese. I viventi dall'Altissimo retti saranno portati a vivere; entreranno nel Regno della pace. Entreranno nell'Uno a vivere. Nei giorni crocifisso venne, da servo si portò, Dentro la tomba il suo corpo abitò.

1Re 1,52 - Ma fu il primo dei viventi il cui corpo risorse. Il Potente visse nel mondo. L'origine della vita fu nel mondo. Fu a entrare in un cuore l'energia della vita. Del Potente il rifiuto fu con un volto. Dal serpente salverà. Del nemico la fine recherà. Dalla terra Lui con i viventi da compagna integra salirà al Padre e vi condurrà gli uomini.

1Re 1,53 - E sarà con la risurrezione il vigore a recare per entrare nel Regno di pace. Nel mondo si portò, fu nel corpo per aiutare. Una mano nel mondo recò ai viventi. Innalzato dai viventi in sacrificio recò una forza da dentro. L'Unico lo riportò a riesistere. Risorto il Crocifisso dalla tomba si riportò potente. Ai viventi la potenza della rettitudine recò. Fu a dire che li accompagnava illuminandoli. Il serpente reciderà in tutti; dentro sarà a finirlo la rettitudine.

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